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  1. #11
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Tensione ad Arese: calci all'auto di Albertini

    Questa volta il destino dell'Alfa Romeo di Arese non ha scaldato solo gli animi degli operai cassintegrati, "ormai esasperati", secondo la definizione di Corrado Delle Donne dello Slai Cobas. Ma è costato anche qualche ammaccatura all'auto del sindaco di Milano, Gabriele Albertini, coinvolto nei tafferugli tra forze dell'ordine e operai, intenzionati a farsi ricevere ad ogni costo dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, che poi ha parlato con loro. Scenario per il piccolo incidente tra lo Slai Cobas e le istituzioni è stata l'inaugurazione del primo distributore ad idrogeno gassoso in Italia, alla Bicocca. Un emblema, cioè, di quell'auto ecologica tanto voluta da Formigoni, e parte centrale dell'accordo di aprile per la reindustrializzazione dell'area. I piani concordati parlavano infatti di un polo della mobilità sostenibile, con l'insediamento di 15 aziende impegnate anche a sostenere la ricerca per lo sviluppo dell'idrogeno.

    Nessuna occasione migliore dunque per lo Slai Cobas: garantito l'effetto di disturbo sull'inaugurazione all'aperto dell'impianto. I megafoni a tutto volume dei lavoratori di Arese, con in prima fila quel Delle Donne mattatore dello Slai Cobas dell'Alfa già in altre occasioni, chiedevano tra l'altro spiegazioni sulle indiscrezioni di stampa relative al "motore pulito" che sarebbe pronto a partire a Monza, proprio con aziende (Sol, Sapio, in concorso con l'Enea, Ansaldo ricerche, Aem e Bmw) che secondo i piani erano destinate a insediarsi ad Arese.

    Casus belli, una presunta promessa ai lavoratori di un incontro Formigoni. Secondo i rappresentanti dello Slai di Arese, l'appuntamento era stato preannunciato "dalle forze dell'ordine, dalla Digos e da alcuni funzionari della Regione".

    Formigoni nega, segnala come fosse già previsto un incontro con tutti i sindacati tra il 10 e il 15 di ottobre: appuntamento che avrebbe reso, del resto, inopportuno un incontro anticipato con il solo Slai, ha poi spiegato lo stesso Formigoni ai lavoratori di Arese. Ad ogni modo, vedendo sfumare l'incontro con il governatore della Lombardia e Albertini, che cercavano di allontanarsi sulle loro auto da un'uscita laterale, gli operai hanno protestato cercando di bloccarne quella che hanno definito "la fuga". La Mercedes di Albertini nei momenti più concitati è stata bersagliata da calci e pugni, con il sindaco del capoluogo lombardo barricato per qualche istante all'interno, prima che l'auto riuscisse a defilarsi. La vettura del governatore è stata invece fermata da operai sedutisi a terra per bloccarne la corsa. E Formigoni è uscito dall'auto intavolando subito un dialogo con i dipendenti di Arese.

    A parte alcuni momenti di tensione (un'operaia ha detto di esser stata picchiata dalle forze dell'ordine ottenendo parole di rassicurazione da Formigoni, che nel pomeriggio ha chiesto spiegazioni al Questore), l'incontro che non doveva svolgersi alla fine c'è stato, ed è durato poco meno di mezz'ora.

    Formigoni ha assicurato che i patti Arese, sono stati mantenuti: "Il progetto di Arese resta in piedi - ha detto -. Nel frattempo è intervenuta una decisione della Fiat". Una Fiat che, intanto, non risponde alle accuse della Regione Lombardia sui 320 nuovi esuberi all'Alfa di Arese. Il presidente Luca Cordero di Montezemolo non ha infatti ancora risposto alle proteste del governatore della Lombardia. "Se ha qualcosa da dire - ha scherzato Formigoni con i giornalisti - lo dice a voi piuttosto che a me. Se voi non avete notizie da darmi, quindi, per adesso non ci sono novità". "Resta il giudizio della Regione Lombardia - ha sottolineato - che ritiene assolutamente inaccettabile il provvedimento con cui si avvia il licenziamento di altri 320 lavoratori". Formigoni ha ricordato di averne parlato di persona con Montezemolo la scorsa settimana, chiedendo"che Fiat si assuma le proprie responsabilità sino in fondo, anche nello sviluppo dei progetti di Arese".

    "I lavoratori sono sulla strada, gli animi sono esasperati. Se si sentono presi in giro perdono la tranquillità ", spiega Delle Donne nella ricostruzione degli avvenimenti. "Da aprile ad oggi la Regione è scomparsa - dice amareggiato - avevamo chiesto un incontro, mica volevamo aprire una trattativa". Al distributore ad idrogeno gassoso, un impianto da circa 400 mila euro nato nell'ambito del Progetto Bicocca, dovrebbe seguire a breve un analogo impianto a Mantova (nel programma da 18 milioni di Zero Regio, promosso e cofinanziato dalla Ue). "Tutto questo, insieme agli altri progetti che la Regione ha promosso e che sono già in corso - commenta Formigoni - ci fa capire che una società all'idrogeno è possibile e che in Lombardia stiamo costruendo".
    (21 settembre 2004)

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  2. #12
    Veneta sempre itagliana mai
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    Arese: comune di Milano stanzia fondo per i lavoratori in cassa integrazione

    La Provincia di Milano ha deciso di stanziare un fondo di 400 mila euro a favore degli oltre ottocento lavoratori di Alfa Arese in cassa integrazione (500 per i quali la cig termina in dicembre e altri 319 per i quali inizia ora).

    Il fondo, secondo ciò che ha spiegato il Presidente della Provincia, Filippo Penati, e gli assessori Bruno Casati e Luigi Vimercati, sarà gestito con le amministrazione comunali dei comuni in cui risiedono i lavorati dell'Alfa di Arese che potranno così ricevere una tantum sussidi per consentire di far fronte alle emergenze quali, per esempio, la scadenza di un mutuo per la casa, le spese per la scuola dei figli o l'assistenza agli anziani. La Provincia di Milano, sul piano politico, è intenzionata a fare tutto ciò che le compete nei confronti della Regione e della nuova proprietà dell'area "per verificare - è stato spiegato - il rispetto degli impegni assunti per impedire lo smantellamento del polo Fiat Alfa di Arese e scongiurare il rischio di disoccupazione di lunga durata, che incombe su migliaia di lavoratori coinvolti nel processo di dismissione in corso".

    Penati ha anche voluto commentare le contestazioni di ieri al sindaco di Milano, Gabriele Albertini, e al presidente della Regione, Roberto Formigoni: "Credo ci sia stato un eccesso da parte di lavoratori. Credo però che le risposte delle istituzioni debbano essere diverse da quelle che ci sono state in queste ore. Ci auguriamo il mantenimento dell'apertura al dialogo e al confronto e soprattutto il rispetto degli impegni assunti in precedenza, dando dimostrazione che si vuole continuare un percorso, ed evitando così una radicalizzazione dello scontro".

    Il presidente della Provincia di Milano ha anche sottolineato che la "Fiat ha grosse responsabilità in questa vicenda perchè non sta mantenendo gli impegni. Credo sia auspicabile che Regione, Provincia, Comune di Milano ma anche i comuni interessati sul territorio chiedano insieme un' apertura di confronto con la Fiat affinchè mantenga gli impegni che si era assunta".

    Bruno Casati, assessore alle crisi industriali, parlando del fondo stanziato dalla provincia ha voluto precisare che non si tratat di una risposta strategica alla situazione di Alfa Arese. Sulla situazione generale del gruppo ha invece commentato: "Lo dico come battuta, ma sarebbe necessario che il Montezemolo presidente della Fiat ascoltasse il Montezemolo presidente di Confindustria".


    http://www.kwmotori.kataweb.it/kwmot...idCategory=741

  3. #13
    con decision la patria vencera
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    non voglio entrare in questioni che conosco poco, ma l'alfa chi se la voleva comprare????

    La disfatta dell'alfa cominciò con l'alfasud, pertanto continuo a non capire cosa centri Prodi. prendetevela piuttosto con tutti i dirigenti che sono passati per quella ditta.

    Volecate venderla agli stranieri? siete ancora in tempo, anche la fiat potete venderla agli stranieri, sicuramente ci sanno fare meglio e pure l'alitalia la potete vendere agli stranieri.
    Attenti però che il primo passo che faranno sarà quello di licenziare tutti per ricreare l'organigramma aziendale, dalla base (leggi operai) alla testa (leggi dirigenti).
    Addesso si parla di esuberi da ricollocare, dopo saranno solo disoccupati

    Ahhhh, la Milano da bere di craxi e pillitteri....che bei tempi

  4. #14
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    Pablo, perchè infierisci così? Questi sono padani, mica romani.... Altra merce!

  5. #15
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    L’offerta della Ford venne presentata, dopo un anno e mezzo di trattative, il 30 settembre 1986 ed era valida fino al successivo 7 novembre. Sembrava fatta, quando la Fiat, a sorpresa, tornò in campo. Le cronache riferirono, fra l’altro, di un incontro di Craxi con Gianni Agnelli e Cesare Romiti, allora amministratore delegato del gruppo. L’offerta «di base» della Fiat arrivò il 24 ottobre. Il contratto d’acquisto venne firmato nel novembre del 1986. L’advisor della Finmeccanica, il Crédit Suisse First Boston, certificò che l’offerta della Fiat sarebbe risultata più vantaggiosa. L’amministratore delegato della Fiat Auto, Vittorio Ghidella, rivelò che la decisione di comprare era stata determinata dal possibile sbarco in Italia della Ford. L’operazione finì a Bruxelles, dove le due proposte (anche quella secretata della Ford) vennero esaminate dalla Commissione europea. E questo fu il verdetto: «Sebbene le due offerte non fossero identiche e quindi fosse difficile procedere a un raffronto, la Commissione ha concluso che mentre l’offerta della Ford era in media leggermente superiore in termini finanziari, comportava tuttavia futuri rischi commerciali per la Finmeccanica. Al contrario, l’offerta della Fiat escludeva questo tipo di rischi. Di conseguenza, la Commissione ritiene che la mancanza di rischi futuri per la Finmeccanica spieghi la scelta a favore del gruppo Fiat». La casa automobilistica torinese si impegnò a rilevare l’intero gruppo Alfa Romeo accollandosi 700 miliardi di debiti e pagando un prezzo di 1.024,6 miliardi di lire, da corrispondere in cinque rate uguali a decorrere dal primo gennaio 1993. La Commissione calcolò che «in termini di valore di sconto» il prezzo pagato al primo gennaio 1987 sarebbe stato pari a 389,9 miliardi. La Ford proponeva invece di rilevare subito il 20% dell’Alfa, con il diritto a esercitare l’opzione per acquisire la maggioranza entro i successivi tre anni e l’intero capitale nel giro di otto anni. La casa di Detroit si impegnava a comprare le azioni dell’Alfa Romeo, delle consociate Alfa credit e leasing e delle società di vendita in 15 Paesi. In seguito avrebbe rilevato l’Arna (joint venture con la Nissan), la Spica e l’Arveco. Nella proposta, che prevedeva il ritorno in utile per il 1990, era compreso un piano d’investimenti quinquennale per 4 mila miliardi di lire, che gli azionisti Ford e Finmeccanica avrebbero dovuto sostenere in misura proporzionale ai rispettivi pacchetti azionari. Le perdite sarebbero state suddivise con identico criterio. L’operazione Alfa Romeo ha poi avuto anche strascichi giudiziari. Nel 1993 la Procura di Roma aprì un’inchiesta sulla base di un esposto di alcuni sindacalisti. Vennero ascoltati Craxi, Prodi, Amato oltre a Clelio Darida e Valerio Zanone, che insieme a Craxi finirono sul registro degli indagati. L’inchiesta si concluse con una richiesta di archiviazione.

    Da: da Il Corriere della Sera
    Data: 10/15/2002

  6. #16
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    Il Mondo lunedì, 4 agosto 1986
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    Alfa : chi tira la corda
    la fase di stasi nella trattativa dell' Alfa Romeo con la Ford.



    Uno dei momenti piu' bui che gli uomini di Arese hanno dovuto attraversare prima di giungere con la Ford al positivo accordo sugli assetti produttivi e' stato quando i tecnici Usa hanno comunicato ai colleghi della casa del biscione i loro voti sulle diverse parti che compongono le macchine Alfa . " Il motore ? Ottimo " , hanno detto gli americani . " Ottimo il boxer , e buono il sei cilindri a V . La macchina ? Buona anche quella . Ma sulla carrozzeria e sull' arredamento , proprio non ci siamo " . A supporto dei loro pesanti giudizi hanno anche portato i risultati di alcuni test effettuati , mettendo a confronto le macchine italiane con pari categoria giapponesi . Ebbene : e' risultato che in uno stesso periodo di tempo una macchina giapponese ha bisogno di due interventi meccanici per riparare guasti alla carrozzeria , mentre una macchina Alfa ne richiede sei . Alla fine , tuttavia , il disco e' stato verde . Ma non per questo l' ottimismo dilaga . Anzi , il messaggio che arriva dalla Finmeccanica e' tutto improntato alla prudenza . Ammonisce Franco Viezzoli : " Il fatto che sia stata definita una ipotesi tecnica considerata interessante da ambo le parti sugli assetti produttivi non implica automaticamente un' altrettanto positiva conclusione anche della seconda parte del negoziato circa gli aspetti legali , economici e finanziari dell' intesa " . Fuori dai denti , il giudizio e' ancora piu' chiaro : " Ce la faremo e anche in tempi stretti . Ma certo la trattativa e' molto , molto dura " . A spingere gli uomini di Romano Prodi e' anche il ricordo di una sferzante profezia attribuita allo stesso Gianni Agnelli : " Gli americani vi metteranno un cappio al collo ; vi aspetto quando cominceranno a tirare " . Fra le tante preoccupazioni , una in particolare , in queste ultime fasi della trattativa , tiene col fiato in sospeso la squadra Iri Finmeccanica Alfa : il precedente Seat . Di che si tratta ? E presto detto . Quando la Fiat , cinque anni fa , nel pieno della crisi , comunico' al governo spagnolo la sua intenzione di mollare la Seat , il governo di Madrid per scongiurare l' abbandono propose anche sostanziose concessioni finanziarie . Compreso un alleggerimento dei debiti maturati dalla Seat . L' operazione non ando' in porto . Ma nel mondo dell' automobile la vicenda e' nota e il precedente , sia pure non realizzato , esiste . Che succederebbe se gli americani della Ford chiedessero allo stato italiano di accollarsi i debiti dell' Alfa ?

  7. #17
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    lunedì, 13 ottobre 1986
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    Pag. 042

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    pentaFiat
    All' interno della maggioranza di governo si rafforza la posizione di quanti preferiscono , per la cessione della casa del Biscione , una soluzione nazionale . A volerla non ci sono solo Craxi e i partiti laici . Anche nella Dc . . .
    l' affare Alfa Romeo


    " Mi cerchi Romiti " . Alle cinque di pomeriggio di mercoledi' uno ottobre , il ministro delle partecipazioni statali Clelio Darida usci' dall' aula della commissione bicamerale per l' industria pubblica , a palazzo San Macuto , interrompendo l' audizione sulla nomina dei presidenti di Iri ed Eni . Appartato in un ufficio , chiamo' al telefono il centralino riservato del Viminale . Poco prima , li' a San Macuto , Darida era stato raggiunto da Franco Viezzoli e Fabiano Fabiani , presidente e amministratore delegato della Finmeccanica , e dal direttore generale dell' Iri , Antonino Zurzolo . I tre gli avevano comunicato che era giunta la tanto attesa offerta d' acquisto della Ford per l' Alfa Romeo . " C' e' una scadenza , il sette novembre " , aveva precisato Fabiani . Aggiungendo che finche' la Fiat non avesse presentato una dettagliata controproposta l' offerta Ford sarebbe rimasta in cassaforte . Fabiani , Viezzoli e Zurzolo se n' erano andati soddisfatti . Darida era entrato nell' aula . Ma dopo poco decise di passare all' azione , cercando l' amministratore delegato della Fiat . Il telefonista non riusci' a rintracciare immediatamente Cesare Romiti , che fin dalla mattina era giunto a Roma e dal suo ufficio di via Bissolati si era tenuto in contatto con politici , sindacalisti e con Giovanni Agnelli , che si trovava a Parigi . Da li' a poco Romiti richiamo' Darida . Seppe cosi' dal ministro che la lettera della Ford era giunta a destinazione : una sorta di via libera . Decise allora di giocare immediatamente la contromossa , chiedendo di incontrarsi entro un' ora con Viezzoli e Fabiani . Cosi' , con quella telefonata di Darida , la partita a tre fra Ford , Fiat e Finmeccanica sulla sorte dell' Alfa e' entrata nella fase risolutiva . A molti e' apparso singolare che sia stato proprio il ministro delle partecipazioni statali , per di piu' democristiano (e quindi del partito che fino ad allora aveva fatto il tifo per l' ipotesi Ford) , a dare il la alla Fiat . In fondo , di li' a poco , Romiti la notizia della lettera della casa di Detroit l' avrebbe comunque letta sulle agenzie di stampa . Ma l' episodio e' anomalo fino a un certo punto : si inserisce infatti , a pieno titolo , nel clima di sfumature e di giochi politici che ormai circonda la vicenda Alfa Romeo . Sui tavoli dei partiti , l' affare giaceva da diversi giorni . Gli stessi Agnelli e Romiti , nel giro di colloqui politici compiuto alla vigilia dell' operazione Lafico , avevano confermato l' intenzione di avanzare un' offerta d' acquisto per la casa di Arese , corroborandola con questo ragionamento : riacquistando le azioni libiche la Fiat compiva un sacrificio finanziario ; ne avrebbe senz' altro tratto benefici per le commesse Usa , ma altrettanti vantaggi li avrebbe ricavati , sul piano politico e dell' immagine , il governo italiano ; di conseguenza , dopo aver liquidato i libici , la Fiat avrebbe gradito di poter godere di tranquillita' sul mercato automobilistico interno . Una circostanza , quest' ultima , che faceva a pugni con l' irruzione in Italia della Ford . Un ovvio ragionamento , di buon senso industriale , al quale ne' da parte Fiat ne' da parte della maggioranza degli interlocutori politici e' stato attribuito il valore di un do ut des . Alcuni ministri ed esponenti pubblici , anzi , hanno commentato l' operazione libica con preoccupazione : per esempio il ministro degli esteri Giulio Andreotti ha confidato di temere ripercussioni per le aziende italiane che ancora intrattengono rapporti con la Libia . E' pero' un fatto che , prima ancora che Romiti e Ghidella presentassero a Viezzoli e Fabiani la loro controproposta , in molte centrali politiche aveva cominciato ad avanzare la convinzione che la Fiat ce l' avrebbe fatta o che almeno fosse in netta rimonta . E anche qualcosa di piu' di semplici pronostici . A palazzo Chigi e in alcune sedi di partito e sindacali circolavano con largo anticipo importanti dettagli dell' offerta di corso Marconi . Soprattutto l' intenzione della Fiat di rilevare subito la maggioranza assoluta del pacchetto Alfa . Un particolare che molti politici , ovviamente bene informati , si affrettavano a considerare decisivo rispetto all' offerta Ford , che prevede inizialmente l' acquisto del solo 20% per salire al 51 in tre anni . Ad alimentare previsioni e certezze potevano avere senz' altro contribuito le dichiarazioni di Agnelli a Die Welt e al Mondo : " Faremo alla Finmeccanica un' offerta migliore di quella della Ford " . Ma nel frattempo anche all' interno dei tradizionali schieramenti filo Fiat e filo Ford cominciavano le grandi manovre e si profilavano i primi spostamenti . Bettino Craxi e' sempre convinto della bonta' della " soluzione nazionale " . Con lui ci sono i piccoli partiti laici . I comunisti , dopo alcuni tentennamenti , si sono espressi a favore della Ford . I democristiani appaiono divisi . Il segretario Ciriaco De Mita ha sempre appoggiato l' intenzione della Finmeccanica , e di Fabiani in particolare , di concludere con la Ford . Andreotti e' preoccupato per l' irritazione americana di fronte a un fallimento della trattativa con la casa di Detroit . Ma nello scudocrociato la Fiat ha recuperato parecchie posizioni . I contatti fra Romiti e De Mita , nelle ultime settimane , si sono moltiplicati . Il presidente dell' Iri , Romano Prodi , anche lui democristiano , e i suoi piu' stretti collaboratori appaiono molto piu' cauti che in passato sull ' ipotesi che l' Alfa finisca alla Ford . E fra coloro che nicchiano c' e' il ministro Darida . In questo clima , assume molta importanza stabilire chi , nel governo , dovra' dare all' Iri il via libera definitivo . Il ministro delle partecipazioni statali ? Oppure il Cipi , comitato per la politica industriale ? Il consiglio dei ministri di venerdi' 3 , nel quale Craxi ha inaspettatamente fatto inserire all' ordine del giorno una relazione di Darida sull' Alfa , ha ratificato una procedura in base alla quale la scelta tecnica sara' di Finmeccanica e Iri , la valutazione complessiva del Cipi e il nullaosta finale del ministro delle partecipazioni statali . Ma quale decisione pesera' di piu' ? Chi invece avra' un compito puramente formale ? Su questo punto (vedere riquadrato) le opinioni continuano a divergere . E non e' detto che la battaglia , nei prossimi giorni , non si riaccenda proprio sul dilemma del timbro politico all' operazione . Chi , in questo momento , segue la partita a scacchi con l' aria di avere tutto da guadagnare sono i manager pubblici . Di fronte a Fabiani e Viezzoli , la sera dell' uno ottobre Romiti ha subito compiuto un gesto distensivo . " Naturalmente " , ha detto , " non vi chiedo di sapere che cosa c' e ' nell' offerta Ford " . Fabiani ha intascato , chiedendo pero' a sua volta , sospettoso : " Lei oggi ha incontrato De Mita ? " . Romiti ha negato . Dice ora Fabiani a proposito della Fiat : " La loro non e' una manovra di disturbo , siamo di fronte a un competitore vero " . Un riconoscimento che suona bene per tutti : per la Fiat , e indirettamente anche per la Ford ; ma anche per la stessa industria pubblica . Difatti se altrove si intrecciano complesse strategie politiche , e' pur vero che Finmeccanica e Iri si vedono formalmente riconosciuto il diritto a compiere in perfetta autonomia la scelta (tecnica) fra due contendenti altrettanto validi . Se non si rivelera' una promessa da marinaio , l' evento passera' alla storia .

  8. #18
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    Il Mondo, 29 agosto 1988
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    Pag. 044

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    oltre i meriti dei professori
    che Prodi , Reviglio e Valiani abbiano impresso una svolta al mondo delle partecipazioni statali e' indubbio . ma molto resta da fare . e non necessariamente il rinnovato interesse dei partiti portera' alle lottizzazioni di un tempo

    analisi

    L' industria pubblica ha attraversato il suo punto di massima tensione quando , durante un luglio afoso e turbolento per le partecipazioni statali , il ministro per la funzione pubblica Cirino Pomicino " licenzio " inopinatamente i presidenti degli enti , Romano Prodi (Iri) , Franco Reviglio (Eni) e Rolando Valiani (Efim) , dichiarando che era finita l' epoca dei " professori " . Due dei tre professori , Prodi e Reviglio , hanno un mandato in scadenza e quindi Pomicino ha ufficialmente , anche se in modo tutt' altro che ortodosso , aperto il problema della successione . Dal settore privato sono subito partiti , direttamente e indirettamente , segnali di allarme . Ci si sta muovendo verso una nuova fase di lottizzazione negli enti e in generale nell' industria pubblica con il pericolo di rigettare le aziende nel mare di perdite da cui stavano faticosamente e lentamente uscendo ? Il mondo politico esprime , invece , preoccupazioni diametralmente opposte , come risulta dalle sedute della Commissione parlamentare per la ristrutturazione e riconversione industriale e per i programmi delle partecipazioni statali , presieduta dal socialista Biagio Marzo . I privati stanno assaltando l' industria pubblica per bloccarne il rilancio ? Vogliono vederla in difficolta' per comprare i bocconi migliori ? Preso tra due fuochi il ministro delle partecipazioni statali Carlo Fracanzani , decisamente quello che ha avuto l' estate piu' calda fra i colleghi del governo De Mita , ha cercato di intervenire sui numerosi fronti che si aprivano con l' intento di restituire unita' di indirizzo politico all' industria pubblica indicando gli obiettivi da raggiungere . E alla fine si e' trovato lui stesso sotto accusa da parte dei socialisti che per bocca di Gianni De Michelis hanno espresso irritazione per il dinamismo del ministro democristiano facendo chiaramente intendere che gradirebbero essere maggiormente partecipi sia nelle scelte sia negli uomini destinati a realizzarle . Finora pero' il veto a Fracanzani si e' limitato alle parole perche' nei fatti il ministro democristiano ha messo insieme in poco piu' di un mese una quantita ' record di decisioni : sostituzione di Umberto Nordio con Carlo Verri nell' ambito di uno scontro duro e tutt' altro che chiaro fra Iri e Alitalia ; firma del polo chimico fra Eni e Montedison ; promozione di un polo ferroviario che raggruppi alcune atttivita' Iri ed Efim ; difesa in sede Cee del piano siderurgico nazionale . Decisioni nel complesso approvate proprio da quel settore privato che esprime il timore di un nuovo degrado nelle PpSs . Verri , ex Zanussi , e' un dirigente di prestigio e di mestiere , fuori dalle logiche di partito . L' Enimont e' la piu' grossa joint venture fra pubblici e privati mai fatta in Italia . Il polo ferroviario e' sicuramente utile all' intero sistema industriale e non solo alle partecipazioni statali . Eppure le accuse di scarsa efficienza delle aziende a partecipazione statale rimangono valide . Secondo i dati Mediobanca su 1 . 640 societa' italiane , quelle pubbliche hanno visto peggiorare recentemente la loro posizione . Il margine operativo netto che dai 1 . 153 miliardi (del campione) del 1978 era salito a 5 . 234 miliardi nel 1985 , e' sceso nuovamente a 3 . 500 miliardi nel 1986 e a 4 . 100 miliardi l' anno scorso . La siderurgia e' un disastro che fa tremare l' intero Iri . L' Eni perde nella estrazione e nella raffinazione , e' in crisi nell' impiantistica (Saipem) , continua a perdere nel metallurgico , mentre l' Efim e' costantemente alla vigilia di un pareggio che viene inesorabilmente rinviato di triennio in triennio . Gli oneri finanziari netti , cioe' gli interessi sui debiti , tra il 1978 e il 1987 sono saliti da 2 . 657 miliardi a 3 . 637 miliardi mentre i privati nello stesso periodo hanno migliorato di quasi 2 . 000 miliardi . Ha ragione , dunque , Pomicino nel seppellire l' era dei professori come un esperimento superato e sostanzialmente fallito ? No , perche' le stesse cifre di Mediobanca indicano un qualche miglioramento nel periodo della gestione dei professori (1982 ' 88) e perche' la loro azione se non si e' vista molto sui bilanci si e' vista di piu' in certi comportamenti . Quando Prodi arrivo' all' Iri l' ente era ancora alle prese con lo scandalo dei fondi neri cosi' come quando Reviglio arrivo' all' Eni l' ente era coinvolto nel crack Ambrosiano a cui aveva prestato 150 milioni di dollari per operazioni speculative . La finanza Iri e la finanza Eni sono state ricondotte nell' alveo istituzionale con la gestione dei professori . Che si sono spinti anche piu' in la' gestendo importanti privatizzazioni nell' interesse degli enti : l' Alfa Romeo e' stata venduta alla Fiat dopo un' abile manovra di Prodi che ha messo i torinesi in concorrenza con la Fordmentre la Lanerossi e' stata ceduta alla Marzotto benche' ci fosse in lizza il gruppo Benetton appoggiato da De Michelis , compagno di partito di Reviglio . Riconosciuti i meriti dei " professori " bisogna anche ammettere che pero' una vera svolta gestionale nelle PpSs non c' e' ancora stata . Non a caso i tre enti si sono presentati anche quest' anno in parlamento a chiedere migliaia di miliardi di fondi di dotazione per tappare i buchi dei vari settori in perdita minacciando altrimenti di cancellare migliaia di miliardi di investimenti . In pratica i soli settori che guadagnano sono i servizi in regime di monopolio , dalle autostrade ai telefoni , dalla distribuzione del gas al trasporto aereo nazionale . Servizi fatti pagare a caro prezzo e di qualita' mediamente assai scadente . Non c' e' dubbio quindi che il settore pubblico dell' economia nel suo insieme ha bisogno di una svolta di ampia portata che oltre tutto coinvolga l' intero settore delle aziende statali e non solo quelle parastatali (comprese quindi l' Enel , le Poste , le Ferrovie) e che per la prima volta si estenda anche al credito e alle assicurazioni che debbono affrontare la sfida del mercato unico europeo dopo il 1992 . Nell' ambito di questa sfida e' maturato il progetto di un riordino delle telecomunicazioni dividendo le aziende manifatturiere da quelle di servizio e raggruppandole in due rami distinti senza riguardo per chi dipende dal ministero delle poste o dalle partecipazioni statali . Va in questa direzione il tentativo di Fracanzani di rompere le difese corporative degli enti costituendo un polo ferroviario che obbliga alla collaborazione . Rientra sempre in questo quadro il confuso dibattito sulla fusione di alcuni istituti di credito pubblici perche' raggiungano dimensioni sufficienti ad affrontare il mercato piu' concorrenziale dei prossimi anni . E dalla stessa esigenza di una visione piu' ampia nascono le pressioni dell' Eni per obbligare l' Enel a comprare metano dall' ente petrolifero statale anziche' carbone sui mercati internazionali . Gli stessi privati dovranno essere coinvolti in questa ampia razionalizzazione : la Fiat e' interessata a cedere le proprie attivita' ferroviarie in cambio di alcune attivita' aeronautiche ; la Montedison ha costituito con l' Enichem un polo chimico nazionale ; la Stet deve scegliere una tecnologia per le telecomunicazioni in possesso dei gruppi internazionali (sono in ballo At& t e Siemens) . Restano aperte possibili ulteriori privatizzazioni come quella del settore alimentare , reclamata a gran voce dalla Iar (Berlusconi , Barilla e Ferrero) che vuole acquistare la Sme , o nel cemento (Cementir) . Come e' facile intuire programmi e progetti di cosi' vasta portata richiedono una guida politica forte . Non possono certo essere lasciati al management degli enti e delle societa' , come ha capito Fracanzani , perche' sono necessariamente portatori di interessi limitati , settoriali , come risulta lampante dalla condotta dell' Efim che chiede in cambio delle " cessioni " delle attivita' finanziarie l' acquisizione della Sme . Ma come dimostra proprio l' esperienza recente di Fracanzani non basta neppure un ministro perche' si tratta di un' azione che coinvolge necessariamente l' intero governo . E siccome i governi sono l' espressione di accordi fra i partiti , ci vuole un' intesa fra questi ultimi che fornisca il quadro di indirizzo generale in cui si possono muovere ministri e manager degli enti e delle aziende pubbliche . A questo punto sembrano aver vinto i sostenitori della tesi che siamo alla vigilia di una nuova grande lottizzazione dell' economia pubblica con effetti devastanti sulle aziende perche' un accordo fra i partiti non puo' che essere in chiave di spartizione di potere , di influenza , di poltrone . Ma se cosi' fosse come si spiega la nomina di Carlo Verri all' Alitalia , passata con il consenso di tutti benche' non sia sicuramente un dirigente tesserato ? O quella di Lorenzo Necci al vertice Enimont sulla base dei meriti acquisiti come risanatore dell' Enichem e non certo per le sue simpatie repubblicane ? Certo non mancano segnali opposti come la richiesta socialista di sostituire gli amministratori delegati Alitalia possibilmente con qualcuno gradito al Psi o le dichiarazioni di Calogero Pumilia , democristiano della Commissione parlamentare sulle PpSs , il quale ha pubblicamente e onestamente riconosciuto che " finche' i socialisti non avranno un maggiore peso nelle nomine non saranno mai d' accordo su nulla e paralizzeranno la Dc " . Qui sta forse il nocciolo della questione . Le ultime elezioni hanno confermato un trend nuovo nella politica italiana destinato probabilmente a durare : e cioe' che il parlamento si va polarizzando su due partiti , il Psi e la Dc , destinati a governare nei prossimi anni o insieme o in alternativa . Questo bipolarismo elettorale non si e' ancora trasferito nei centri di potere dell' economia pubblica , ancora largamente dominati dai democristiani . Nel momento in cui emerge l' esigenza di cambiamenti profondi , di grande portata , destinati a ridisegnare la mappa del potere economico e' logico che si apra uno scontro politico tra chi e' dentro e chi non intende restare fuori dalla stanza dei bottoni . Non e' detto pero' che questo scontro invece di riprodurre antichi schemi non crei una fase nuova nella gestione del potere . Nel dopoguerra la lottizzazione e le sue degenerazioni sono state sempre accompagnate dall' instabilita' politica e dalla progressiva frantumazione del potere politico in mani via via piu' numerose (basti ricordare che furono proprio i governi di solidarieta' nazionale a procedere a nomine fortemente spartitorie) . L' ingresso della Dc nell' economia pubblica in grande stile coincise con la perdita della maggioranza assoluta alle elezioni . Coalizioni di governo sempre piu' larghe e sempre piu' deboli , un' opposizione politica e sindacale sempre piu' forte hanno contribuito a trasformare l' economia pubblica in un terreno di lotta di centri di potere sempre piu' frantumati . Negli anni 80 la tendenza si e' invertita : governi piu' stabili , piu' forti , rafforzamento progressivo di due poli dentro le coalizioni fino a costituire insieme una nuova maggioranza assoluta (Dc e Psi ora hanno il 51% ) , indebolimento dell' opposizione politica e sindacale . Una semplificazione nel quadro di comando e una maggiore stabilita' del potere politico potrebbero portare gradualmente a una minore spinta a utilizzare le poltrone dell' economia pubblica come strumento per difendere voti che arrivano comunque

  9. #19
    Veneta sempre itagliana mai
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    In Origine Postato da Dario
    Pablo, perchè infierisci così? Questi sono padani, mica romani.... Altra merce!
    appunto...altra merce...... non di scambio come siete abituati ad essere voi

  10. #20
    con decision la patria vencera
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    In Origine Postato da pensiero
    forse tu non leggi gli interventi lunghi e cataloghi come cazzate gli articolo che ci ricordano come siano andate le cose sul caso Alfa.
    E' vero che il volantino non lo hai scritto tu, ma tu hai aperto la discussione alla quale è stato risposto.

    ti posso fare una domanda....in quel periodo la lega ancora non c'era......e tu, eri per caso craxista?

    dai, non dirmi che votavi craxi.....ussignur

 

 
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