Dura la vita nella padagna lombarda e c'è chi toglie la vita con i sitemi più fantasiosi questo ha pensato bene di rinchiudersi direttamente dentro la cassa, una antica tradizione celtica![]()
Tragedia a Monza, la prima ipotesi è quella del suicidio
Si chiude in un cassa dall'interno e muore
Ambrogio Rigamonti viveva da solo. Un'anziana zia aveva denunciato la scomparsa da alcuni giorni
MILANO - Ha deciso di farla finita in un modo strano: si è chiuso in una cassa di imballaggio serrando le viti dall'interno, seduto su uno sgabello, e ha aspettato la fine. O forse è accaduto qualcosa che per ora nessuno riesce ancora a spiegare.
L'unica cosa certa è che Ambrogio Rigamonti, 48 anni, celibe, è morto in questo modo assurdo. Abitava da solo in un appartamento al secondo piano del palazzo di via Ariosto 11.
Nello stesso stabile abita anche una sua anziana zia, l'unica parente conosciuta. Martedì pomeriggio la signora aveva denunciato la scomparsa del nipote da alcuni giorni.
NELLA CASSA SI ERA PORTATO ACQUA E SUCCO DI FRUTTA - Nella cassa, come ha riferito il fabbro che ha aperto il coperchio, l'uomo aveva portato con sè uno sgabello, una torcia elettrica, dell'acqua minerale e del succo di frutta, un bicchiere, e aveva praticato dei fori nel legno per poter respirare. C'era anche un timer che indicava date e ora e un trasformatore che consentiva l'accensione di una lampadina.
Aveva perfino costruito un rudimentale sistema di areazione di quella «tomba» che si era forse fabbricato con le sue mani e un timer che regolava l'illuminazione: particolari rivelati con sconcerto dal fabbro chiamato dagli inquirenti per aprire quella sorta di forziere.
FACEVA IL PERITO ELETTRONICO - I vicini di casa parlano dell'uomo come di una persona dalla vita regolare, che usciva tutte la mattine con la borsa sotto il braccio per andare al lavoro. Faceva il perito elettronico. Apparentemente era un abitudinario, dalla vita irreprensibile, senza amici, non dava ospitalità in casa propria ad altri. Gli abitanti del civico 8 hanno riferito che i carabinieri hanno bussato a lungo alla porta di casa prima di aprirla a forza e che poi sono andati nel box di via Ariosto 11 dove all'interno hanno trovato la sua automobile Golf e una cassa da cui usciva un odore nauseabondo. Sul posto, oltre ai carabinieri, ci sono il magistrato e il medico legale.
PULIZIA MANIACALE - In casa di Ripamonti c'era un ordine che si potrebbe definire maniacale. Non un granello di polvere, tutto meticolosamente al suo posto, i fili dei due computer, un Pc e un portatile, raggruppati con cura, il divano ricoperto da un drappo senza una grinza, i documenti suddivisi in cartelline scrupolosamente archiviate. Unico indizio, un dischetto di computer con scritta sopra la parola «solitudine». Forse qui è la chiave. Perchè tutto fa pensare che nella mente di Ripamonti non ci fosse lo stesso ordine che regnava nel suo appartamento.
I CARABINIERI: «NON SI ESCLUDE NESSUNA IPOTESI» - I carabinieri sono comunque cauti: «non escludiamo per ora alcuna ipotesi - hanno affermato -, la chiave del mistero verrà quando si saprà come la cassa è stata chiusa».
ERA SCOMPARSO DAI PRIMI DI AGOSTO - Gli investigatori hanno riferito che l'abitazione della vittima è stata lasciata in un ordine «quasi maniacale» e che l'uomo non dava più notizie di sè dal primo agosto, quando ha annunciato la partenza per le vacanze e ha lasciato il numero di telefono di un hotel che risulta però intestato a un altro utente
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...23/cassa.shtml


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