...si sostenere il governo Allawi
Roma. Prima dell’inizio della campagna irachena il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, aveva paternamente
- e un po’ provocatoriamente – invitato gli Stati Uniti a valutare bene se valesse la pena iniziare una guerra contro un miliardo di musulmani.
Ieri, con il realismo che contraddistingue la diplomazia della Santa Sede, lo stesso porporato ha concesso una intervista alla Stampa dai toni alquanto differenti: molto comprensivi verso gli Usa non senza stilettate polemiche verso l’Europa un po’ troppo antiamericana e laicista.
Cos’è cambiato nei Sacri Palazzi?
“La Santa Sede – ci dice Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali alla Cattolica di Milano ed editorialista di Avvenire – era e resta critica sulla guerra, sull’unilateralismo con cui è stata decisa, ma dice che oggi sarebbe criminale abbandonare l’Iraq a se stesso. Non deflette dai principi, ma sa applicarli giudicando una situazione mutata”.
Dice infatti Sodano: “Va considerato un fatto: questo figlio (il governo Allawi, ndr) è nato . Sarà anche illegittimo, ma ora c’è, e bisogna allevarlo ed educarlo”.
Insomma: “bisogna aiutare il governo Allawi”.
Per questo, informa il cardinale, “presto” Allawi invierà un suo ambasciatore in Vaticano. Quanto ai rapimenti e alle violenze che quotidianamente sconvolgono l’Iraq afferma che “spesso si tratta di bande criminali che approfittano della mancanza di autorità”.
E a questo proposito introduce un paragone che probabilmente non piacerà molto alla sinistra italiana, movimentista e no: quello con i delitti compiuti nell’Italia del dopoguerra “ad esempio in regioni come l’Emilia Romagna”.
Non solo. Per l’autorevole porporato
“i terroristi sanno che se una democrazia stabile prendesse piede a Baghdad metterebbe in difficoltà anche i paesi vicini come l’Iran e l’Arabia Saudita, dove ancora si va in prigione per il possesso di un Crocefisso”.
Sodano che sposa la teoria del contagio democratico?
Forse, di certo, dice Parsi
“la Santa Sede è da sempre preoccupata della situazione religiosa in medio oriente e si trova ora di fronte a due problemi, quello di istituzioni politiche non democratiche e quello di società non liberali, cioè di un sistema in cui non solo il governo abbia l’appoggio della maggioranza dei cittadini, ma in cui anche le minoranze siano tutelate nei loro diritti naturali. Non isolare Allawi può aiutare questo processo. D’altronde quella di non isolare l’Iraq è sempre stata una preoccupazione della Santa Sede: si oppose alle sanzioni economiche che strangolavano il paese ma che, come s’è visto, non hanno fatto cadere Saddam, e lo chiede coerentemente oggi per l’Iraq di Allawi. Un nuovo isolamento, cui porterebbero atteggiamenti come quello della Francia di Chirac, vorrebbe dire rinunciare alle prospettive democratiche per quel paese e al suo effetto d’esempio per i paesi vicini”.
Sulla libertà religiosa Sodano è duro con Iran e Arabia Saudita, per Parsi
“è un segno che, pur non negando il valore del dialogo, la Santa Sede sa che occorre reciprocità, non si può concedere tutto senza mai ottenere nulla: la moschea a Roma e l’impossibilità di dire messa a Riad… insomma i colloqui di Sant’Egidio, l’islam moderato… tutto bene per carità, ma non bastano”.
Il segretario di Stato vaticano usa poi parole più che comprensive per le misure di sicurezza adottate dall’amministrazione americana:
“New York mi è parsa in stato di assedio, ma l’autodifesa è il primo obbligo. Questo antiamericanismo in Europa è facile, però chi è stato scottato ha priorità diverse. Naturalmente il terrorismo non si sconfigge solo con le misure di sicurezza e gli strumenti militari, ma bisogna proteggere la popolazione”. Commenta Parsi:
“Chi ha cercato di arruolare il Vaticano nelle fila dell’antiamericanismo, quando la Santa Sede condannava la guerra preventiva, ha commesso un errore. E infatti il Papa ha smesso di essere l’eroe citato da chi marcia invece che ragionare. La posizione del Vaticano, che chiede un maggior coinvolgimento della comunità internazionale, spiazza, schiacciandolo sui suoi slogan, chi in questo anno, invece di ragionare sui fatti, si è limitato a rilanciare sterili posizioni di propaganda e di schieramento”.
Bisognerà vedere ora se queste esternazioni giornalistiche del cardinale Sodano verranno confermate anche in discorsi formali e ufficiali. La prima occasione di verifica sarà il prossimo 29 settembre quando all’Assemblea plenaria del Palazzo di Vetro prenderà la parola il “ministro degli Esteri” vaticano, l’arcivescovo Giovanni Lajolo.
saluti




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