L'odore delle cimici è ricordo di tempi andati quando la vendemmia e tutta la frenesia ad esse legata invadeva tutta la casa, tutti i vicini, tanti amici.
Era questo il periodo in cui la cantina iniziava a vivere nel rumore dopo mesi di silenzio, importante per il vino e per la sua conservazione; le botti, i tini, le damigiane e tutto quello che era gelosamente rinchiuso tornava a vivere per pochi, preziosi, giorni.
I giorni della vendemmia.
Erano albe eccitanti per il solo pensiero che quei giorni sarebbero durati sino a notte fonda quando ancora papa' si sarebbe svegliato per controllare che il mosto non avesse troppo freddo o troppo caldo, troppa o poca umidita', quella giusta dose, quel perfetto equilibrio che rendeva quel vino unico, ed io con lui, curioso nel mio silenzio e attento a non disturbare quei momenti magici.
Nelle vigne coglievo quei grappoli d'oro sino a che le mani erano talmente zuccherate da non poterle piu' muovere, cosi' correvo sull'argine del fiume e una semplice passata di acqua diventava un bagno e qualche volta seguiva tosse e raffreddore se non influenza e quando i trattori carichi d'uva arrivano in cantina iniziava la separazione dei graspi dai chicchi e Antonio, vecchio amico di mio padre e grande esperto cantiniere, si ostinava a pestare con le mani l'uva pur di non usare i moderni strumenti di vinificazione.
Quando il mosto aveva terminato il suo processo ed il vino era pronto per essere messo nelle botti era una nuova festa, altri giorni di sapori ed odori.
Oggi pomeriggio sono passato davanti alla cantina e ho appoggiato l'orecchio alla porta, ho ascoltato il silenzio.




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Grazie... che piovano baci dal cielo
