dall'Arena di Verona:
La drammatica storia di un vicentino che da un po’ di tempo dorme nella zona dello Stadio. «Ho dovuto chiedere la carità» Senza lavoro e casa, vive nell’auto
Da alcuni giorni, di fronte allo stadio Bentegodi, ha preso residenza Teresio Grigoletto, un vicentino originario di Torri di Quartesolo. Fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che il signor Grigoletto ha fatto della propria auto la sua dimora fissa: la parte anteriore è destinata alla zona giorno, i sedili posteriori sono il letto su cui dorme da gennaio, mese in cui ha subìto uno sfratto esecutivo. Da allora vive spostandosi da un parcheggio all'altro, stando bene accorto a non sostare in zone a orario limitato («Alla stazione di Vicenza mi dovevo svegliare ogni mezz'ora per mettere mano al disco orario»).
Grigoletto ci tiene molto a rispettare le regole e la legge: «Non mi drogo, non fumo, non bevo, non ho mai rubato», racconta quasi a scusarsi del periodo infelice che sta passando. «Sono una persona per bene e non sopporto più di essere trattato come un criminale o presunto tale». Di notte in effetti non può dormire per il continuo viavai di perquisizioni e richieste di documenti da parte delle forze dell'ordine: «Sono stato controllato per ben 109 volte, per la maggior parte a Vicenza. Ma anche qui a Verona non scherzano. Il fatto è che non riesco a riposare. Tra l'altro a consigliarmi di spostarmi in questo quartiere è stata proprio una pattuglia che mi aveva fermato in un parcheggio adiacente alla stazione di Porta Nuova e mi aveva consigliato un luogo più sicuro».
Come si è ridotto a vivere in un’auto? «Sono separato ho tre figli», risponde Grigoletto. «Vivevo una vita normale, ma con la separazione voluta da mia moglie (la versione naturalmente è la sua, ndr) sono stato costretto a lasciare la casa e i miei figli che avrei diritto a vedere ma che non riesco. La ditta per cui lavoravo come vigilante addetto alla sicurezza nei vari ipermercati è in liquidazione fallimentare. Sono arrivato in questa città con la speranza di un lavoro».
Grigoletto prende dal cruscotto della vecchia Volvo alcuni fogli e ce li porge: sono curriculum che giornalmente consegna a mano nelle ditte. Ne leggiamo una copia e notiamo che di lavori ne ha cambiati: «Cercavo sempre di guadagnare di più. Mantenere una famiglia, si sa, costa», spiega. Nonostante tutto la speranza di un lavoro concreto non lo abbandona. Ma non lo lascia neppure la fame, quella vera.
Grigoletto ha però un orgoglio senza limite, una forte dignità e presa di coscienza di sé, al punto che tiene a precisare una cosa: «L'elemosina per fame, sì, lo chiesta. Ho dovuto farlo. Ma rubare non lo farei mai».
Ci domandiamo come sia possibile che una persona si sia ridotta a vivere in un'auto senza avere amici e nessuno che gli offra un aiuto. La risposta ci arriva immediata: «Ce l'ho, una famiglia. E quando ho dovuto subire la separazione ho chiesto aiuto a mia madre, ma purtroppo dopo la morte di mio padre mio fratello ha preso possesso di tutti i beni di proprietà e io non so come fare (anche questa è la sua versione, ndr). Non ho i soldi per rivolgermi a un avvocato ed ora non ho i soldi neppure per vedere i miei figli. E pensare che l'ultima volta che ho visto la più grande è stato per firmarle il consenso per una gita».


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