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  1. #491
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 24 gennaio 2005

    Il Pri abbraccia il centrosinistra

    RAVENNA - Un congresso animato, con una grande e accesa partecipazione, qualche strascico polemico e anche un pizzico di “giallo”.Dall’assise provinciale e comunale del partito repubblicano, iniziata venerdì sera a Villanova di Ravenna e conclusa nel pomeriggio di ieri, scaturisce una schiacciante maggioranza, a livello provinciale, per le due mozioni che si riconoscono nel centrosinistra: quella che vede capofila Paolo Gambi (54,56%) e quella guidata da Alessandro Carli (26,17%), che assommate superano l’80 per cento dei voti, rispetto a quella “autonomista” rappresentata da Gianni Ravaglia, al 19,27 per cento.Altrettanto netta l’affermazione a livello comunale, dove le mozioni erano solo due, con la mozione Gambi al 75 per cento e la Ravaglia al 25. Nella direzione provinciale del Pri siederanno quindi, in prima battuta, 14 membri della mozione Gambi - che avendo la maggioranza assoluta esprimerà il segretario -, 7 della mozione Carli e 5 della mozione Ravaglia. La nuova geografia della direzione comunale invece vede assegnati 30 componenti alla mozione Gambi e 10 a quella guidata da Ravaglia.Le percentuali uscite dalla tre giorni di congresso si sono rivelate quindi ancora più nette di quelle scaturite dalle assemblee congressuali di sezione, dove a livello comunale le due mozioni avevano ottenuto rispettivamente il 70 e il 30 per cento dei consensi. Un risultato, questo, che non ha mancato di suscitare malumori e dubbi nella mozione che ne è uscita in qualche modo indebolita - perdendo fra l’altro i due ulteriori consiglieri che si aspettava di eleggere nella direzione comunale e quello in più nella direzione provinciale.“Non mi spiego cosa possa essere successo - commenta amareggiato Giancarlo Cimatti, segretario comunale uscente e sostenitore della mozione Ravaglia -. Ciò che è certo è che il voto dato nelle sezioni è stato seppur parzialmente modificato. Ma i delegati non avevano il potere di cambiare opinione e quindi di modificare il voto e questo mi suscita qualche perplessità. Credo che il Pri sia il partito della democrazia e quello che mi infastidisce è il mancato rispetto delle regole - che sono neutre -, indipendentemente di chi poi ne trae vantaggio”. Detto questo, anche per Cimatti non sono mancati motivi di soddisfazione: “Il congresso ha avuto alcuni momenti esaltanti, con gli interventi di Battistuli e Ravaglia che hanno incantato la platea come ai bei tempi, e una grande partecipazione: ho rivisto con gioia amici che non sono più iscritti e questo è per me motivo di ottimismo rispetto al futuro. E soprattutto ho visto di nuovo orgoglio e passione: ho rivisto finalmente il mio partito”.Non nasconde la propria soddisfazione il vicesindaco di Ravenna Giannantonio Mingozzi, fra i sostenitori della mozione Gambi: “Questo risultato, ancora migliore del previsto, ci rende più autorevoli per i prossimi tavoli del centrosinistra a Ravenna e in Regione. Da un lato favorisce la serenità con cui esamineremo i programmi per le campagne per le Amministrative, dall’altro ci dà più forza nel sostenere le nostre idee di alleanza locale. Un partito espresso in questi termini ci porterà più rispetto, ed è anche una bella indicazione per il prossimo congresso nazionale”.Chi ha qualcosa da ridire è invece la consigliera regionale Luisa Babini, che ha sostenuto la mozione Carli, promossa dal Pri di Cervia e Lugo, che pure si riconosce nella collocazione dell’Edera nel centrosinistra: “Avevo fatto appello all’unità, ma da parte degli esponenti della mozione Gambi ho trovato non solo una completa chiusura, ma persino l’irrisione della proposta di accordo. In questo modo, pur avendo una percentuale di poco superiore al 50 per cento, si assumeranno la grandissima responsabilità di paralizzare il partito provinciale. Si sarebbe potuto governare il partito provinciale con oltre l’80 per cento: averlo rifiutato in malo modo comporta per loro una responsabilità enorme”.Ribatte a distanza Gambi: “Ciò che è certo è che abbiamo una netta maggioranza contraria alla collocazione del Pri nel centrodestra. Ci sarà tempo per discutere e trovare il modo di gestire insieme il partito”.

    e.d.m.

  2. #492
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Emilia Romagna: non entrerà in vigore il nuovo Statuto/Si voterà con la vecchia legge e rimangono 50 i consiglieri da eleggere

    Rammarico per il mancato rinnovamento

    Il nuovo Statuto Regionale della Regione Emilia-Romagna e la nuova Legge elettorale ad esso connessa non entreranno in vigore prima delle prossime consultazioni per il rinnovo del Consiglio Regionale il 3 e 4 aprile di quest’anno. La notizia sembra ormai certa: si andrà a votare con il vecchio Statuto e con la vecchia legge elettorale dal momento che non ci sono i tempi tecnici per rendere esecutive le nuove norme.

    Dunque il numero di Consiglieri da eleggere rimarrà a quota 50 anziché 65, come indicavano le nuove disposizioni visto anche l’aumento della popolazione emiliano-romagnola che ha abbondantemente superato i 4 milioni di abitanti.

    Non posso che esprimere in mio rammarico per l’impossibilità di applicare le nuove norme per le quali abbiamo lavorato in seno alla Commisione Statuto per oltre quattro anni. La maggiore autonomia e capacità gestionale delle Regioni giustificavano appieno l’adozione del nuovo Statuto.

    Abbiamo lavorato ad un nuovo Statuto per quasi un’intera legislatura, per adeguare anche il testo regionale ai nuovi cambiamenti, seguiti alla riscrittura del Titolo V della Costituzione, che conferiscono alle Regioni nuove e maggiori competenze. Abbiamo speso molte energie e lavorato molto su un testo fortemente voluto da questa maggioranza di centro-sinistra, che era riuscito a mettere d’accordo un po’ tutti, raccogliendo anche dall’opposizione un ampio sostegno. La prova della grande coesione è sotto gli occhi di tutti, essendo lo Statuto stato approvato in seconda lettura il settembre scorso.

    Presentarsi alle prossime elezioni regionali con il vecchio Statuto e la vecchia Legge elettorale, quindi, sa proprio di beffa e rischia di ripercuotere i propri effetti sull’opinione pubblica che potrebbe recepire la vicenda come una sconfitta da parte di questa maggioranza. In realtà la mancata operatività del nuovo Statuto dell’Emilia-Romagna e della nuova Legge Elettorale si inseriscono in un contesto politico di attrito da parte del Governo contro la nostra Regione. Non dimentichiamo, infatti, che all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna del nuovo Statuto, il Consiglio dei Ministri lo aveva impugnato davanti alla Corte Costituzionale, sollevando - così come per tutte e tre le Regioni "rosse"- il dubbio di incostituzionalità su nove punti, poi tutti puntualmente smentiti dalla Consulta, tranne uno, quello dell’incompatibilità fra la carica di Assessore e quella di Consigliere, che si presenta tuttavia come una di-sconformità puramente formale, da ripararsi facilmente con un intervento soppressivo.

    In virtù di questa sentenza, che praticamente ha dato ragione in pieno all’Emilia-Romagna, la Regione si è rivolta al Consiglio di Stato per chiedere il recupero dei 24 giorni intercorsi fra l’approvazione dello Statuto in seconda lettura e il ricorso del Governo alla Corte Costituzionale, ed accorciare così i tempi di promulgazione del nuovo Statuto - 3 mesi - riuscendo a fare entrare in vigore la legge prima della fine del mandato.

    Purtroppo però ormai i il tempo è scaduto, le elezioni sono già state indette e l’Emilia-Roamgna sia accinge ad eleggere i 50 Consiglieri che faranno parte del prossimo Consiglio Regionale.

    Luisa Babini
    consigliere regionale
    Pri Emilia Romagna

  3. #493
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    Predefinito Nota negativa per il PRI

    Con 50 consiglieri invece di 65 è più difficile eleggere un consigliere direttamente e non tramite listino.
    Nota positiva per i cittadini: risparmio consistente nel bilancio della regione a carico di tutti i cittadini.
    Nota demoralizzante per i vecchi repubblicani: una volta avremmo fatto una battaglia contro questi sperperi ed ora siamo costretti ad appoggiarli.

    Tex Willer

  4. #494
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 25 gennaio 2005

    Successo del Pri cervese al provinciale

    CERVIA - Il risultato finale del Congresso Provinciale repubblicano, ha evidenziato un “grande successo” del partito cervese”. Lo assicura il segretario locale Alessandro Carli, che evidenzia la sua mozione, con la quale si è ottenuto oltre il 26% dei voti congressuali.“Siamo partiti in ritardo - premette Carli - e non siamo riusciti a trovare un presentatore della mozione, anche per il Congresso Comunale di Ravenna. Non abbiamo pertanto potuto contare sul voto d’inerzia, che molti iscritti della città bizantina hanno attuato, sostenendo la stessa mozione anche in ambito Provinciale. Nonostante ciò, durante il mese di avvicinamento al provinciale, siamo comunque andati a presentare la nostra mozione anche in molte sezioni del ravennate; ovunque abbiamo ottenuto consensi per le nostre posizioni, che richiamavano all’unità interna, e per il nostro entusiasmo. Questo ci ha permesso di ottenere diversi delegati al Congresso, non solo a Cervia o nel Lughese, ma anche a Faenza, Russi e San Pancrazio”.L’esito dell’assemblea ha quindi delineato una “unità di intenti” del partito a livello provinciale, esclusa Ravenna; si potrà contare su 13 membri della Direzione Provinciale dei 44 complessivi, pari al 29%. “Il segnale politico è importante - aggiunge il segretario - perché laddove nel Comune di Ravenna le due mozioni sono state presentate con obiettivi politici diversi, la provincia extra Ravenna si è compattata su obiettivi comuni, rivendicando un ruolo di maggiore importanza all’interno del Partito Provinciale. Questo significa che sentiamo la necessità di un confronto continuo, su scelte programmatiche che coinvolgano tutta la Provincia nel suo complesso, e non circoscritte solo a Ravenna”. Il riconoscimento della posizione del Pri ravennate nella coalizione di Centro Sinistra, non deve però “accomunare” la mozione cervese con quella presentata da Gambi, come “al contrario si cerca di fare”, e nonostante le “affinità”. Oltre a Carli, i cervesi eletti alla Direzione provinciale di Ravenna direttamente dal congresso, sono il vicesegretario Claudio Lunedei ed il capogruppo in Consiglio comunale Giancarlo Cappelli. Altri tre verranno nominati dalla Direzione comunale, convocata per venerdì 28 gennaio.

    m.p.

  5. #495
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 28 gennaio 2005

    Repubblicani decidono il loro futuro

    CESENA - Vincerà Mario Guidazzi e la sua linea autonomista rispetto ai due grandi poli. Ormai i giochi sono fatti, ma c’è comunque attesa per il congresso dell’Edera cesenate, che si aprirà questa sera con le relazioni di Renato Lelli e Nazario Sintini, rispettivamente segretario della Consociazione e dell’Unione comunale del Pri. I due continuano a sostenere l’opportunità di rinnovare l’alleanza con il centrosinistra di Errani alle prossime elezioni regionali. Ma dalle assemblee nelle sezioni è emerso in modo chiaro che la base crede invece nella possibilità di una “terza via”. A Cesena questa opzione, incarnata da Guidazzi, dovrebbe ottenere il 75-80 per cento dei consensi: le votazioni si svolgeranno domani sera. Naturalmente, però, i repubblicani cesenati dovranno poi confrontarsi con le inclinazioni filo-centrosinistra della direzione regionale del partito e con l’opposta volontà dei vertici nazionali di abbracciare la Casa della Libertà.

  6. #496
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 gennaio 2005

    Coda velenosa per il caso Acer

    CESENA - Le case popolari rischiano di mettere nei guai l’amministrazione comunale e i consiglieri della maggioranza che hanno dato il via libera alla stipula di una discussa convenzione con Acer. L’operazione è stata “benedetta” durante l’ultimo Consiglio comunale dal voto favorevole di Ds e Margherita (assenti invece gli altri due esponenti della maggioranza e contrari Pri, Forza Italia, Udc, Verdi e Cesena cambia). Ma ora su di essa incombe l’ombra dell’esame della Corte dei Conti. Mario Guidazzi, feroce oppositore di una scelta che considera anti-economica, ha annunciato che presenterà un esposto al temuto organo di controllo. Lo fa usando toni molto forti, nel corso dell’Assise, rivolgendosi a muso duro al sindaco Conti e all’assessore Gasperoni. Entrambi non hanno voluto rispondere a una critica circostanziata, facendo infuriare il leader repubblicano, che gli ha comunicato che a questo punto se la vedranno con la Corte dei Conti. Il problema tecnico-contabile riguarda gli introiti derivanti dai canoni di locazione pagati da chi occupa gli alloggi Erp. Ammontano a un milione e 240 mila euro. In base ad una clausola - ha tuonato Guidazzi - questa somma verrà incamerata direttamente dall’Acer, girando quindi nelle sue casse. In questo modo, secondo il consigliere dell’Edera, si produce “un danno erariale diretto grosso come una casa”. Quei soldi, se circolano nella Tesoreria del Comune invece che in altre “tasche”, produrrebbero utili (gli interessi bancari, che Guidazzi quantifica in 15-20 mila euro all’anno). Perciò l’ex vicesindaco (nonché assessore al Bilancio) ritiene che questa scelta sia censurabile non solo politicamente ma anche perché crea un danno economico alla collettività. E vuole sentire cosa pensano in proposito i giudici della Corte dei Conti.Critiche pesanti sono arrivate anche dal centrodestra. Gustavo Baronio (Udc) ha affermato che, se invece dell’accordo con Acer si fosse scelta una gestione diretta comunale, in dieci anni (questa la durata della convenzione con lo ex Iacp che è stata messa a punto), si sarebbero potuti costruire 50 alloggi in più per la povera gente, grazie ai soldi risparmiati. Luca Mancini (Forza Italia) ha sostenuto che sono state fissate condizioni incredibilmente favorevoli per Acer, come il riconoscimento di un compenso per ogni pratica eseguita e premi per eventuali progetti di dismissione del patrimonio (rapportati al valore dell’operazione), elargiti, seppure in una quota ridotta, anche se non vanno a buon fine. Dai banchi del Pri si continua poi a sostenere che la quota riconosciuta dal Comune ad Acer per la gestione di ogni alloggio (quasi 50 euro al mese) è del tutto fuori mercato: con quella cifra Guidazzi è convinto che un privato garantirebbe una gestione “non per un mese ma per un intero anno”. Ha poi accusato l’Acer di non essersi rivelato sempre all’altezza, riportando un caso di cui è venuto a conoscenza: “Una donna che vive in una casa popolare ha chiesto di montare un servoscala per il marito, invalido al 100 per cento, ma l’Acer ha risposto che non aveva i soldi per farlo. E’ incredibile un’affermazione del genere di fronte a un diritto sacrosanto”.Anche Davide Fabbri (Verdi) ha riferito che “troppo spesso l’Acer ha un rapporto conflittuale con gli assegnatari delle case popolari”.L’amministrazione e la maggioranza di centrosinistra hanno replicato che la convenzione con Acer contiene paletti precisi che consentiranno un controllo puntuale sulla sua efficienza e che l’ente si è anche impegnato a ridurre i costi e migliorare la qualità del servizio. Hanno inoltre detto che le competenze acquisite in questi anni non erano facilmente sostituibili da altri. E che la scelta fatta è stata condizionata anche dalla necessità di ragionare in un’ottica unitaria, di respiro provinciale.

    Gian Paolo Castagnoli

  7. #497
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 31 gennaio 2005

    L’Edera spera nel “ribaltone”

    Ravenna - Quella che inizia oggi è una settimana importante per l’Edera.Dopo i congressi comunale e provinciale dello scorso week end che hanno visto prevalere la mozione di centrosinistra presentata da Paolo Gambi (nella foto) giovedì sera prima riunione della direzione comunale del Pri di Ravenna e da venerdì a domenica, congresso nazionale a Fiuggi. A chiudere il cerchio da ultimo - anche per motivi tecnici visto che la direzione provinciale andrà integrata con i dieci membri eletti nella direzione dell’unione comunale - si riunirà anche l’organismo provinciale.All’ordine del giorno della nuova direzione comunale che si svolgerà nella storica sede di via Paolo Costa, ci saranno l’elezione dell’esecutivo, dei dieci membri, come si diceva, che andranno ad integrare la direzione provinciale, ma soprattutto del segretario comunale. Nel Pri ravennate la maggioranza “gambiana” conta su un 75 per cento di consensi, e quindi di altrettanta rappresentanza interna in direzione comunale. Il successore di Giancarlo Cimatti che in questi congressi ha sostenuto la mozione Ravaglia, sarà proprio, ormai pare non ci siano dubbi, Paolo Gambi. Sembra però escluso che Gambi torni a rivestire anche l’incarico di segretario provinciale che aveva lasciato qualche mese fa proprio per problemi interni. Il nome di Gambi è off limits per una questione di incompatibilità statutaria. Non solo. Mentre l’elezione del segretario comunale avverrà all’interno della maggioranza uscita vincitrice dal congresso, per quanto riguarda il segretario provinciale non è così scontato anche se la mozione Gambi ha ottenuto il 55 per cento dei consensi e potrebbe, anche in questo caso, “fare da sola”. Il provinciale ha visto infatti il confronto su tre mozioni e anche la terza, quella presentata dall’Edera cervese e da quella di Lugo, sta nel solco del centrosinistra. Quindi in questo caso la consultazione sarà un po’ più complessa per cercare di trovare un accordo per un segretario provinciale condiviso.Infine, fatto tutt’altro che secondario, nella prima riunione del direttivo comunale, verrà affrontato anche il tema della proposta dei candidati sindaco e presidente della Provincia del centrosinistra alle prossime amministrative. Alla riunione della Grande alleanza democratica di martedì scorso, Ds e Margherita hanno posto ufficialmente sul tavolo i nomi di Fabrizio Matteucci e Francesco Giangrandi, dando il via alla consultazione interna nei vari partiti della coalizione. Un confronto che avrà tempi non lunghissimi: visto che la prossima riunione del tavolo dovrebbe svolgersi entro i primi dieci giorni di febbraio. Alla luce proprio dell’esito dell’ultima tornata congressuale, l’Edera ha imboccato con decisione la strada del centrosinistra liberandosi così del marchio - che qualcuno le aveva appiccicato addosso - di alleato poco affidabile e quindi sembra essere intenzionata a fare sentire la propria voce con maggiore autorevolezza agli alleati. In particolare il Pri non vorrà rinunciare alla poltrona di vicesindaco attualmente ricoperta da Giannantonio Mingozzi, poltrona ambita anche dalla Margherita. Da venerdì sera a domenica, si svolgerà a Fiuggi anche l’attesissimo congresso nazionale del Pri. La situazione, assicurano i bene informati, è in movimento e potrebbe non essere “un grande rumore per nulla”. I repubblicani del Veneto ad esempio hanno deciso di stare con il centrosinistra, l’Edera siciliana non nasconde la sua insofferenza, il partito pugliese è alle prese con “faide” interne. Per quanto riguarda la Romagna, già acquisito il dato ravennate, le assemblee precongressuali forlivesi danno al 65 per cento la mozione di centrosinistra mentre nel Cesenate è la mozione Guidazzi (quindi con un Edera autonoma e promotrice di un terzo polo) ad avere ottenuto una maggioranza decisamente ampia. Anche se il Pri romagnolo non è compatto sulla scelta del centrosinistra lo è comunque sul fatto che il Pri non deve di rimanere nella Casa delle Libertà. Le dichiarazioni del presidente nazionale, Giorgio La Malfa nel corso di un’intervista televisiva di qualche giorno fa, viene letta in questo senso in modo positivo. Riscossa repubblicana e più in generale l’Edera della Romagna andranno a congresso con un obiettivo: quello di portare a casa quanti più consiglieri nazionali contrari alla scelta del centrodestra. Poi “chi vivrà vedrà”.

    ro. em.

  8. #498
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Dibattito precongressuale/L’Edera e le scelte da compiere in un sistema di tipo bipolare

    Alcune proposte per caratterizzare l’immagine del Pri

    di Gianni Ravaglia

    Ho sempre creduto che un partito come il PRI, che ha avuto nella sua storia una percentuale di votanti oscillante tra l’uno e il cinque per cento, o è in grado di esprimere una forte caratterizzazione politico - programmatica, una sua diversità nel mercato della politica e quindi può continuare a vivere, oppure perde identità e ruolo agli occhi di un’opinione pubblica sempre più distratta e interessata al proprio vivere quotidiano, e rischia l’estinzione.

    La mia impressione è che questo nostro partito stia perdendo la propria identità, un ruolo riconosciuto, non tanto perché abbia scelto il centrodestra piuttosto che il centrosinistra, a Roma, salvo avere una situazione capovolta, ad esempio, in Emilia Romagna, quanto invece perché, sia a Roma che in periferia, ha scelto lo schieramento piuttosto che caratterizzarsi sui contenuti.

    E così agli occhi dell’opinione pubblica appariamo inutili, tollerati sia nel centrodestra che nel centrosinistra, in cerca di qualche posizione di potere ma vuoti di idee, tanto da registrare un progressivo declino. Eppure di idee ne abbiamo, ma non le esprimiamo fino in fondo, forse perché il serraglio dello schieramento ce lo inibisce.

    Senza voler riproporre lunghe analisi, sintetizzate comunque nella mozione che assieme ad altri amici ho firmato, appare chiaro che l’Italia si trova ormai ai margini dei mercati internazionali, la sua competitività è in declino crescente e quindi sarebbero necessarie intense terapie per riavviare prospettive di crescita.

    Quale tra i due schieramenti in campo ha dimostrato di voler applicare le terapie necessarie? E ancora come non vedere che i due schieramenti in campo hanno al loro interno le cellule del loro dissolvimento.

    Nel centrosinistra la presenza di Comunisti e Verdi è pregiudizievole a qualsivoglia politica di risanamento e di sviluppo. Costoro, in una perfetta logica collettivista, in politica interna continuano a pensare di ridistribuire reddito senza farsi carico delle politiche atte a produrlo, e in politica estera continuano a sperare sempre e comunque nella sconfitta delle nazioni democratiche ad economia di mercato. Dunque quand’anche il centrosinistra vincesse, se volesse attuare serie politiche di crescita, quale che sia il suo leader, sarebbe destinato a fare la stessa fine che fece il primo governo Prodi: pugnalato dalla sua stessa maggioranza.

    Nel centrodestra, quand’anche si superassero le anomalie del caso giustizia-Berlusconi, il federalismo leghista che ci si accinge ad approvare rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria per le tasche degli italiani. Il fatto che mi ha lasciato sconcertato è che di fronte ad un studio della Confindustria che quantifica i costi aggiuntivi del federalismo all’italiana in 80 mila miliardi di vecchie lire, la classe politica del nostro Paese non abbia battuto ciglio, né a destra né a sinistra. Altro che riduzioni di imposta, qui si prepara la Waterloo della finanza pubblica.

    Prodi, in un recente comizio, evidentemente non conoscendo i problemi di cui parlava, ha denunciato il centrodestra di aver fatto una politica thatcheriana. Ma quando mai!

    Prima di ridurre le imposte la Thatcher ridusse la spesa pubblica, a cominciare dal numero dei dipendenti pubblici e degli apparati amministrativi centrali e periferici e promosse una radicale liberalizzazione dei lacci che costringevano la società inglese. Mi risulta che nulla di tutto ciò è avvenuto in Italia. Anzi, la spesa pubblica è cresciuta, gli apparati amministrativi sono cresciuti, la liberalizzazione dell’economia si è fermata. La riduzione delle imposte, tanto conclamata, è risultata di ben scarsa entità, tanto da essere ascritta più ad una logica di regalia piuttosto che ad una manovra di politica economica, per giunta coperta con le entrate dei condoni.

    V’è appunto da chiedersi: qual è la politica economica del centrodestra? Possiamo ascrivere a merito del Governo la politica estera, le riforme del mercato del lavoro e quella delle pensioni, ma poi? Sono in molti oggi a chiedersi se, in realtà, il grande rinnovamento promesso da Berlusconi abbia partorito il topolino del recupero della logica politica della vecchia Dc, del tirare a campare, senza peraltro quel minimo senso dello Stato e della civiltà giuridica che comunque la Dc aveva.

    Infatti, l’opinione pubblica pare abbia cominciato a giudicare i due poli e sceglie sempre più il non voto, forse perché manca un’offerta politica diversa, coerente e credibile. Anche se non da oggi sostengo questa tesi, la mia impressione è che oggi più che mai si avverta l’esigenza di un Terzo Polo che abbia progetti incisivi, capaci di rilanciare l’economia e il ruolo dell’Italia.

    Se il nostro Congresso, come hanno detto nella loro conferenza stampa di presentazione i vertici del PRI, deve servire anche a dare un giudizio sui risultati dell’azione di questo governo, sarebbe bene che fin da ora ci si prepari, per le politiche del prossimo anno, a raccogliere adesioni tra quei milioni di cittadini che sono sempre più delusi dal Berlusconismo, ma che non votano il centrosinistra in quanto non lo ritengono credibile. Questi oggi stanno a casa loro, ma v’è ragione di credere che possano ritornare ad esprimere il loro voto se intravedono un’offerta politica seria che non si lasci ingabbiare né nell’uno né nell’altro polo.

    Mi chiedo allora se, dopo le negative esperienze del centrosinistra e del centrodestra, vogliamo provare seriamente, a partire da questo nostro congresso, a delineare contenuti e progetti per un’Italia diversa.

    Possiamo cominciare dalle stesse battaglie sostenute dagli amici Del Pennino e La Malfa in Parlamento. Le battaglie sulla ricerca, quella sulla difesa del risparmio, quella sulla giustizia, quella sulla riforma costituzionale e sul federalismo, sulle politiche del Mezzogiorno, sull’energia, sulla riduzione della spesa pubblica improduttiva, per recuperare margini di riduzione del cuneo fiscale e di maggiore competitività del sistema Italia, sulla liberalizzazione dei servizi e delle professioni, le vogliamo combattere fino in fondo, fino a farne una sorta di manifesto politico del Terzo Polo?

    Sono convinto che abbiamo ancora idee e intelligenze in grado di dare coerenza ad un progetto compiuto di riforma strutturale del sistema Italia. Un progetto che può sostanziarsi in quattro, cinque proposte di legge-obiettivo, delle quali abbiamo delineato i titoli nella nostra mozione, che intanto diano il segnale di una volontà di svolta radicale. Su di esse potremmo iniziare una battaglia politica, in estrema libertà, fino ad arrivare alle prossime elezioni politiche con una spiccata caratterizzazione su alcuni temi fondo per l’avvenire della Nazione. Su questi contenuti e su questo progetto possiamo tentare il recupero di repubblicani dispersi e la costruzione di un Terzo Polo laico, democratico-liberale e socialista che intanto può candidarsi ad ottenere quel 4-5 % dei voti che possono permettere un’autonoma rappresentanza parlamentare.

    Sogni, utopie? Può darsi. Ma negli ultimi risultati elettorali si può leggere il fatto che l’opinione pubblica stia mandando segnali significativi, tanto da far credere che un ciclo della storia del nostro Paese stia finendo e che quindi si vadano presentando nuove opportunità politiche per chi le voglia cogliere. E poi, cosa volete farci, a chi come me, orgoglioso della storia del PRI, pur rendendo onore a chi lo ha tenuto in vita, non sa rassegnarsi a vederlo finire come tanti, né tanto meno assorbito e annullato in uno dei due poli, lasciategli almeno il sogno, l’utopia forse, di sperare che la cultura democratico-liberale che noi rappresentiamo possa ritornare ad avere, prima o poi, un ruolo decisivo in questa Nazione.

  9. #499
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 3 febbraio 2005

    PRI DI MELDOLA: "PIù TRASPARENZA O CRISI DI GIUNTA"

    (Sesto Potere) - Meldola - 3 febbraio 2005 - Mariaconcetta Schitinelli, segretario del PRI di Meldola, ha elaborato una lettera aperta indirizzata al Sindaco chiedendo più trasparenza nei rapporti fra i partiti della maggioranza e nella concertazione delle politiche amministrative.

    A seguire il testo della missiva:

    "Caro sindaco,
    il PRI fa parte della maggioranza che ha appoggiato il centro-sinistra e la tua candidatura, convinto di poter dare un contributo alle scelte dell'Amministrazione Comunale. Purtroppo dobbiamo registrare che la nostra non presenza in Giunta e in Consiglio comunale è motivo sufficiente per non coinvolgerci nemmeno a livello di un confronto sui temi amministrativi, in particolar modo sull'orientamento che l'Amministrazione intende assumere
    sul bilancio. Ci sembra, inoltre, che non giovi né al governo né alla trasparenza amministrativa della città non convocare il consiglio comunale per oltre due mesi.
    Ti chiedo, perciò, di ripristinare un metodo di confronto col nostro partito e con le forze di opposizione o, nostro malgrado, saremo costretti a prendere le distanze da questo metodo che non condividiamo. Ci sembra, infatti, che per discutere di ICI, di sviluppo economico, di lavori pubblici, di adeguamento delle tariffe o di aumenti delle
    tasse sui rifiuti sia quasi un dovere iniziare da un confronto con le associazioni e coi partiti, affinché la democrazia delegata dai cittadini corrisponda al suo effettivo svolgersi".
    (Sesto Potere)

  10. #500
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 5 febbraio 2005

    Il Pri bidentino rivendica maggiore coinvolgimento

    MELDOLA - Il Pri meldolese, che pure ha fatto parte della coalizione elettorale che ha contribuito alla vittoria di Loris Venturi, si lamenta - attraverso la nota di Maria Concetta Schitinelli, segretaria della sezione meldolese del Pri, perchè “Purtroppo dobbiamo registrare che la nostra non presenza in Giunta e in Consiglio comunale è motivo sufficiente per non coinvolgerci nemmeno a livello di un confronto sui temi amministrativi, in particolar modo sull’orientamento che l’Amministrazione intende assumere sul bilancio. Ci sembra, inoltre, che non giovi né al governo né alla trasparenza amministrativa della città non convocare il consiglio comunale per oltre due mesi. Ti chiedo, perciò, di ripristinare un metodo di confronto col nostro partito e con le forze di opposizione o, nostro malgrado, saremo costretti a prendere le distanze da questo metodo che non condividiamo. Ci sembra, infatti, che per discutere di Ici, di sviluppo economico, di lavori pubblici - continua e conclude Maria Concetta Schitinelli a nome del Pri meldolese - di adeguamento delle tariffe o di aumenti delle tasse sui rifiuti sia quasi un dovere iniziare da un confronto con le associazioni e coi partiti, affinché la democrazia delegata dai cittadini corrisponda al suo effettivo svolgersi”.

 

 
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