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  1. #591
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 23 novembre 2005

    Slitta il congresso dei Repubblicani

    FORLI’ - L’esecutivo della Consociazione forlivese del Pri non ha confermato per questo fine settimana il congresso annunciato e lo rinvia, per ragioni tecniche, al 9 e 10 dicembre. Il Pri forlivese attende, in effetti, che il vertice nazionale permetta, con le conclusioni delle operazioni di tesseramento alla fine dell’anno, di concedere il diritto o a effettuare i congressi in scadenza (fra cui quello di Forlì) o a congelarli tutti fino a dopo le elezioni di aprile. Questo è l’intendimento del segretario Luigi Sansavini, pur mantenendo ferme tutte le pregiudiziali di carattere politico nei confronti dell’alleanza che la maggioranza nazionale dell’Edera ha espresso ribadendo, anche di recente, la propria preferenza al Centrodestra. Sansavini posticipa la data congressuale e resta in attesa di un cenno nazionale, per verificare se da parte della direzione nazionale del partito gli verrà consentito di effettuare l’assise ai sensi dello statuto senza incorrere nella misura estrema del commissariamento della consociazione. Un’operazione che consentirebbe invece a Stelio De Carolis di prendere in mano ciò che resta del Pri. Partendo da un dato di fatto: la maggioranza degli iscritti al partito forlivese si dichiara per il Centrosinistra e seguirà le scelte di Sansavini.

    pi. car.

  2. #592
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 1 dicembre 2005

    Polemica sul cantiere della scuola

    ALFONSINE - Due interpellanze presentate in Consiglio Comunale dal gruppo del Partito Repubblicano hanno riaperto la discussione sul Polo Scolastico di Alfonsine. Questa volta, però, a finire al centro della diatriba politica non è stata la scelta programmatica della maggioranza di realizzare il Polo, bensì l’attività della ditta a cui sono stati commissionati i lavori.A finire particolarmente sotto accusa dei repubblicani è stato lo strato di conglomerato bituminoso derivato da scarificazione che l’impresa ha sparso sul terreno del cantiere ed in particolare nella zona di manovra dei camion. “Questa sostanza - ha affermato il capogruppo del Pri, Pasquali - è altamente inquinante, ritirata da tempo dal commercio, che può essere utilizzata solamente come riempimento, sotto uno strato di materiale impermeabile e dopo essere stata analizzata dall’Arpa ed autorizzata dalla Provincia”.Per questi motivi il Pri ha chiesto all’Amministrazione se la ditta avesse fatto le dovute richieste, se nell’utilizzo sono state rispettate le norme di sicurezza ed in caso contrario quali provvedimenti avrebbe adottato nei confronti della ditta per far rimuovere il conglomerato sparso ed infine, se intende promuovere accertamenti per verificare se le piogge cadute in questi ultimi giorni, assorbite dal terreno, abbiano, o meno inquinato la falda acquifera sottostante. Inoltre Pasquali ha anche imputato all’Amministrazione il fatto di non vigilare sufficientemente su quel cantiere che, invece, proprio perché lì deve sorgere una scuola e quindi un luogo frequentato dai bambini, necessita della massima vigilanza da parte dell’ufficio tecnico del Comune e degli assessori di riferimento.“L’Amministrazione sta vigilando sul cantiere molto attentamente - ha risposto l’assessore all’Istruzione, Michele Babini specificando anche che quella usata in cantiere non è ritenuta sostanza inquinante - e la ditta ha inoltrato alla Provincia le dovute richieste e nel caso in cui queste non vengono accettate l’impresa dovrà, a sue spese, rimuovere lo strato di conglomerato e provvedere alla bonifica del luogo nel rispetto delle norme vigenti”.Da parte sua l’ingegnere Elisabetta Rivola, che sovrintende i lavori per conto dell’Acer di Ravenna ha sottolineato che il conglomerato bituminoso derivato da scarificazione non é considerato rifiuto tossico e viene normalmente usato per poi essere rimosso dal terreno a fine lavori. Infatti, ancor prima che fosse presentata l’interpellanza da parte del Pri alfonsinese, lei aveva già provveduto ad emettere un ordine di servizio per la ditta invitandola a toglierlo appena non fosse più servito. Rivola ha ulteriormente specificato che questa sostanza non verrà assolutamente utilizzata nel cantiere alfonsinese come materiale di riempimento.Pare però che i guai creati da questa impresa non si fermino solo a quanto sparso sul terreno, infatti il Pri con la seconda interpellanza ha lamentato la rottura del marciapiede, dei tombini antistanti il cantiere chiedendo all’Amministrazione se non sia il caso di verificare eventuali rotture prodotte dal passaggio dei mezzi pesanti alle condutture sotterranee di acqua, gas e fognature.“Per quanto concerne il pozzetto rotto -ha risposto l’Assessore Babini - si è già chiesto alla ditta il suo ripristino, inoltre si è provveduto a chiedere di spostare l’ingresso del cantiere di qualche metro. Il marciapiede verrà ripristinato alla fine dei lavori e le condutture sotterranee non hanno subito danni di sorta”.Infine, l’assessore ha informato che sono state date disposizioni alla ditta di pulire la strada antistante il cantiere ogni sera e qualora sia necessario si farà intervenire Hera e le fatture saranno a carico della Ditta. Naturalmente l’ufficio tecnico del comune continuerà a vigilare anche su questo fronte giornalmente.

    Donatella Gennari

  3. #593
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 3 dicembre 2005

    Gli assessori Pri si fanno sentire: “Sì al congresso”

    FORLI’ - Gli assessori comunali Lodovico Buffadini (Bilancio, finanza, patrimonio, logistica) e Giovanni Bucci (Sport, rapporti internazionali) prendono posizione sulle scadenze del Pri. “Siamo perfettamente a nostro agio e in clima di piena collaborazione - precisano i due assessori repubblicani della Giunta Masini - nella coalizione di Centrosinistra che guida il Comune di Forlì. Siamo anche convinti - sottolineano congiuntamente - che il congresso della consociazione forlivese entro l’anno servirebbe a confermare la bontà delle scelte decise dopo l’esito elettorale della primavera del 2004, oltreche confermare la tradizione repubblicana che da sempre, a Forlì, è forza di governo e da più di trenta anni è al fianco delle componenti della sinistra anche perchè - ribadiscono - Buffadini e Bucci - il repubblicanesimo forlivese ha autentiche radici popolari e non può riconoscersi nella politica nazionale del Pri che ha scelto una linea che riteniamo idealmente suicida dei nostri valori e non ha, tra l’altro, mostrato, anche di recente, quei segni di autonomia ideale e politica dal partito-persona del presidente del Consiglio”. Buffadini e Bucci, noti per la loro combattività all’interno dell’Edera locale, non si nascondono dietro a un dito di fronte alla possibilità che la loro richiesta di effettuare il congresso di consociazione entro la fine dell’anno possa portare nuovamente la segreteria nazionale del partito a scegliere di commissariare la Consociazione ribelle. “A cinque mesi dal voto delle Politiche - cercare di schiacciare nella città che fu di Aurelio Saffi chi rappresenta la maggioranza degli iscritti alla consociazione forlivese da parte del livello nazionale sarebbe una scelta miope e stolta che si ritorcerebbe anche in termini elettorali su chi la tentasse. Chi semina vento - concludono - raccoglierà tempesta”.

  4. #594
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 8 dicembre 2005

    “Il quinto assessore è una scelta solo politica”

    GAMBETTOLA - L’ingresso in Giunta di un nuovo assessore continua a suscitare dibattito. Ampia soddisfazione nelle segreterie dei partiti che sostengono la maggioranza e la Giunta Garavina, strali invece da parte delle forze di minoranza. Ma come valutano i Verdi di Gambettola (movimento che sostiene dall’esterno la maggioranza anche se spesso in modo critico non lesinano osservazioni sulla politica di governo della città)? Siete o meno favorevoli all’ingresso del Pri in Giunta comunale? “L’esigenza operativa in termini di efficienza di riportare la Giunta comunale da quattro a cinque assessori non c’era - afferma il portavoce Giancarlo Biondi - lo dimostra l’assegnazione delle nuove deleghe (agricoltura e sport al nuovo entrato). C’era invece da soddisfare una esigenza politica del Pri, il cui apporto in Consiglio comunale è diventato determinante a fronte di una fase politica che vede il partito della Margherita fuori della maggioranza. E’ la politica partitocratica che non ci piace. Auguri però a Nicolini”.Il vostro sostegno esterno alla Amministrazione Garavina rimane?“Noi abbiamo già da tempo considerato come i rapporti nel centro-sinistra siano eccessivamente competitivi: la dialettica sulle cose da fare è un metodo di confronto invece che occasione di rivalità. Comunque la figura del sindaco caratterizza molto anche questa Amministrazione e il nostro sostegno di fondo non ci solleva dalla necessità di intervenire anche criticamente sulle questioni importanti come l’urbanistica, lo sviluppo sostenibile del territorio e la salvaguardia dell’ambiente”.Si è conclusa definitivamente una stagione politica a Gambettola?“A livello personale ritengo che i partiti seguano a volte logiche troppo stringenti successivamente sconfessate dai fatti. Questo elemento non fa parte dello stile politico dei Verdi di Gambettola e credo che non mi appartenga. Mi auguro che si riapra un tavolo politico di confronto a cominciare dalla forte critica alla politica economica del Governo nazionale’.

    Giorgio Magnani

  5. #595
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 9 dicembre 2005

    L’Edera va per la sua strada “Forza Italia inaffidabile”

    CESENATICO - Tra Forza Italia e Partito repubblicano non c’era mai stato idillio. Ora, però, la presa di distanze da parte del Pri suono quasi come una cesura invalicabile, assoluta. Questo avviene in previsione delle elezioni comunali di primavera. Il Pri, che si propone forza di governo e di programma, giudica il passato partner, mai amato, come “incoerente”.Specie dopo la scelta presa “in modo unilaterale” di proporre un proprio candidato alla poltrona di sindaco. La direzione dell’Unione comunale dell’Edera propone la linea dell’autonomia. “Questo significa non essere tenuti a scelte di schieramento, ma piuttosto confronto con tutte le forze politiche presenti in città”, recita la nota diramata dal partito. L’obiettivo è giungere a lavorare “con trasparenza e rigore a tutela degli interessi collettivi”. I rappresentati dell’Edera hanno espresso la necessità di prendere le distanze nei confronti di Forza Italia. Che, per questi quattro anni, giudicano “inaffidabile e incoerente”. Ai forzisti viene messa in conto “la scelta unilaterale di stabilire il proprio candidato a sindaco alle prossime elezioni amministrative”.L’Edera si propone come partito di governo e di programmi. Sostiene la necessita di un nuovo Piano Regolatore che tenga presente il comparto turistico e salvaguardi maggiormente l’ambiente, la difesa dell’abitato dalle esondazioni. Chiesto un riequilibrio del ruolo di Gesturist e un politica più attenta alle politiche giovanili, culturali e sociali. Detto ciò il Pri, dice di prendere atto del quadro politico, va per la sua strada, ma quanto pare, lancia anche messaggi di disponibilità al confronto, a volte anticamera d’intese politiche.

  6. #596
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 13 dicembre 2005

    “Diciamo la verità, o non conquisteremo il paese”

    Ravenna - Al termine della serata dedicata, come sottolinea Stefano Ravaglia “ai vincitori e ai vinti caduti per un’idea ma che non hanno avuto giustizia”, la gente si attarda e continua a parlare animatamente. Ma tant’è: anche a Ravenna la Resistenza ha avuto i suoi vincitori e suoi vinti, il suo bagaglio di “errori ed orrori”. E basta poco per riaprire vecchie ferite.Di questa pagina di storia controversa e ignorata dai testi ufficiali, si è parlato ieri sera a sala D’Attorre nel corso di un'iniziativa pubblica promossa dal Pri, dalla Voce di Romagna e dalla cooperativa Mazzini con un interlocutore d’eccezione: il giornalista Giampaolo Pansa.L’occasione è la presentazione - la trentacinquesima e ultima dal 12 ottobre, data di uscita del suo libro - di “Sconosciuto 1945”. Un libro che dopo “Il sangue dei vinti”, ha condotto di nuovo il giornalista sulla strada della ricerca di una verità scomoda. Ma per “il cane sciolto” Pansa scrivere solo la storia dalla parte dei vincitori dimenticando gli “altri”, vuol dire scrivere una storia “bugiarda”, e non si rende certo giustizia ad una “Resistenza che nobilmente, da sola, si è opposta all’ultima fase del regime ed ha restituito un po’ di onore a questo paese”. “Dopo aver letto ‘Il sangue dei vinti’ - racconta Ravaglia - scrissi a Pansa e gli inviai due documenti: l’intervento in un’assemblea partigiana di Emma Orsini, moglie di Aristide, impiccato insieme al figlio e al nipote nell’agosto del 1945 per attività partigiana e il saggio di Sauro Mattarelli su Marino Pascoli”. L’omicidio, in circostanze tutt’ora misteriose, del giovane partigiano di fede repubblicana avvenuto nel gennaio del 1948 è uno degli “altri” di cui Pansa racconta la storia in “Sconosciuto 1945”. Dice il consigliere repubblicano Mauro Mazzotti: “Siamo orgogliosi dei nostri partigiani, ma all’interno del movimento di liberazione c’erano due visioni differenti. I partigiani repubblicani avevano una logica di trapasso, gli altri di scontro, ma i repubblicani hanno partecipato alla Resistenza in modo totale. Che accadessero certe cose - aggiunge - nel nostro piccolo lo sapevamo, ma solo con ‘Il sangue dei vinti’ ho avuto la dimensione di questo fenomeno. In ‘Sconosciuto 1945’ sono state pubblicate numerose lettere di gente che, per sessant’anni non ha potuto piangere apertamente per i propri lutti, e questo mi ha colpito molto”.Lettere, racconta l’autore, raccolte durante le sue presentazioni pubbliche, speditegli da chi aveva letto i suoi libri. Almeno duemila.“In questo libro - spiega Pansa - ho raccolto quelle più belle, più emozionanti, più capaci di trasmettere testimonianze”. Il primo giro di domande porta di nuovo alla ribalta la vicenda della strage di Codevigo. Pansa rifiuta con ironica eleganza ogni paragone con Bruno Vespa e racconta di “essersi scontrato nel corso della sua ricerca con tante omertà. Quando andai a Codevigo, la storia della maestra (raccontata ne “Il sangue dei vinti”, ndr) l’ho appresa per caso”. Fra le tante omertà ci sono quelle dei politici.“Quella è stata una tragedia enorme, che ha coinvolto tutti, non possiamo ridurla a scontro politico”. Pansa invita quindi un parlamentare diessino, di cui non ha voluto fare il nome, a seguire l’esempio di Renzo Lusetti e Dario Franceschini: il primo ha raccontato di suo nonno sparito nel nulla; il secondo di sua madre che aveva un padre fascista e repubblichino. Anche se l’autore non nasconde “di non credere più alle verità dei partiti che sono egemoni, alla verità propagandistica dell’Anpi e non credo - aggiunge - a quello che scrivono gli Istituti della Resistenza. La verità - tiene a precisare - voglio andarmela a cercare da solo. Il revisionismo? Smettiamo di avere paura di questa parola. La storia non è una cosa che si costruisce una volta per tutte, soprattutto se la storia è quella dei vinti”.“Le bugie hanno le gambe corte, se non raccontiamo la verità - conclude Pansa rivolgendosi a certa sinistra, che in questo periodo non lo vede certo di buon occhio - possiamo magari vincere una manche elettorale, ma non conquistiamo l’anima di questo paese”.

    ro. em.

  7. #597
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 17 dicembre 2005

    Il Pri sostiene l’affare Ferretti-Querzoli

    FORLI’ - E mentre l’inchiesta della Procura, sull’area “Querzoli-Ferretti”, sta procedendo a pieno ritmo, per dei sospetti illeciti su tutta l’operazione, Lauro Biondi, capogruppo del Partito Repubblicano in Consiglio comunale, interviene sulla vicenda. “Basta gettare fango sul partito repubblicano”. Questo lo sfogo per smentire le voci di quanti hanno parlato di un interesse partigiano dell’Edera nei confronti delle due aziende. “Non si può ridurre un partito glorioso come il nostro, da sempre preoccupato delle grande questioni dell’economia e dello sviluppo locale - attacca Biondi - ad un semplice mediatore di interessi di parte. La magistratura deve seguire il suo corso, ma noi dobbiamo difenderci dalle calunnie piovuteci addosso”. Il capogruppo del Pri non ci sta infatti a vedere dipinto il suo gruppo come il grande sponsor della Querzoli e della Ferretti: “Al contrario di quanto si sente dire in giro, non c'è stato alcun favoritismo. Si sono agevolati questi soggetti semplicemente perché il loro sviluppo coincide con quello della città. Se avessimo desiderato davvero muoverci per aiutare queste imprese, lo avremmo fatto nel 2000, quando è iniziata la discussione del piano regolatore”. Quanto alla scelta dell'accordo di programma come forma d'intesa fra amministrazione e le dirigenze di Querzoli e Ferretti, Biondi declina poi ogni responsabilità: “Per quanto mi riguarda sono un semplice consigliere, non sta a me giudicare se c’erano i presupposti di legge per applicare questo strumento”. Anche rispetto ai rischi di una possibile speculazione edilizia nell’area d'insediamento delle due imprese, che secondo alcuni potrebbero rivendere il terreno a privati, Biondi libera il campo da ogni dubbio. “Premesso che la speculazione va in ogni caso evitata - dichiara il capogruppo del Pri - penso che l’amministrazione abbia discusso ciò con i responsabili delle due imprese. Detto questo, non si può nemmeno immaginare di aprire una trattativa con un gruppo imprenditoriale ponendo in primis tale questione. Inoltre, il piano regolatore prevede che l'area possa ospitare solo attività industriali, dunque il problema non si pone neppure”. Respinte tutte le accuse mosse al suo partito, Biondi passa al contrattacco: “Il vero problema di Forlì non è ciò che si fa, ma quello che non si fa. La nostra città sconta un grave ritardo infrastrutturale che, in un momento di difficoltà come questo rischia di diventare un grave handicap alla sua crescita. Come repubblicani rivendichiamo il merito di aver sempre posto queste questioni, insieme ad altre come la valorizzazione del centro storico”.

    Matteo Dall'Agata

  8. #598
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 21 dicembre 2005

    “Qualcuno getta fango sul Pri”

    cervia - “Ancora una volta qualcuno cerca di gettare fango sul Pri, insinuando una qualche ingerenza politica nella vicenda che riguarda l’assegnazione della Casa delle Aie”. E’ furioso il segretario dell’Edera Alessandro Carli, che replica ai suoi detrattori con estrema durezza. “Mi chiedo - prosegue infatti -come si possa continuare ad essere semplicistici, cercando sempre la polemica e tirando in ballo i ruoli che le persone - componenti del Consiglio dell’Ascione - svolgono istituzionalmente per la collettività”.Il riferimento è al capogruppo del Pri Giancarlo Cappelli, chiamato in causa in quanto componente anche del Direttivo degli Amici dell’arte. “Mi chiedo - rincara la dose - come si possa parlare di ingerenza politica, quando l’assegnazione si è svolta col sistema del sorteggio davanti ad un Notaio: forse il Pri ha qualche potere divino? Era già successo con l’esponente repubblicano Roberto Parisi, che sembrava essere fra i partecipanti all’eventuale assegnazione. Oggi succede con Cappelli. Mi auguro che il Capogruppo voglia prendere in considerazione l’opportunità, di adire a vie legali nei confronti di chi getta ombre sul suo operato. Da parte nostra siamo solidali con i nostri uomini, e li sosterremo in ogni loro iniziativa auspicando una maggiore serietà da parte di tutti”.

    m.p.

  9. #599
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 22 dicembre 2005

    Si è spento Marcello Bartoli Oggi l’addio all’ex sindaco

    CESENATICO - Si è spento all’età di 77 anni Marcello Bartoli. Da sindaco caratterizzò gran parte della vita politica e amministrativa di Cesenatico per quasi tutti gli anni Sessanta: gli anni del boom economico e dei primi governi di centrosinistra a guida Fanfani.
    Marcello Bartoli
    che di professione faceva il commerciante di legnami, insieme al fratello più giovane, nello storico magazzino di viale Cecchini (oggi demolito), era persona proba e stimata. Guidò, con estrema correttezza, lucidità, trasparenza e oculatezza Cesenatico, dal 1962, fino all’inizio del 1968, per due diverse legislature. Di fede repubblicana, la sua giunta era formata dal tripartito Pri-Dc-Psi. Era nato nel marzo del 1928. Anche dopo aver ricoperto la carica di sindaco, fino al 1976 era stato eletto consigliere nelle file del Pri. Ieri sera il consiglio comunale, attraverso il suo presidente, ha ricordato la figura del sindaco scomparso, erede di una tradizione di buon governo, vicina ai valori risorgimentali. Bartoli si è spento martedì nella clinica San Lorenzino di Cesena dove era stato ricoverato. La cerimonia funebre si svolgerà oggi al Cimitero urbano dove le spoglie mortali dell’ex sindaco saranno tumulate. Prima di lui, nell’ottobre di tre anni fa, era venuto a mancare un altro sindaco, Giorgio Calisesi, assessore nella seconda giunta a guida Bartoli.

    Antonio Lombardi

  10. #600
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    Risposta a Luigi Sansavini/Un repubblicano molto interessato allo scioglimento del Pri
    Quando vedi il lampo non aspettare di sentire il tuono

    Siamo letteralmente allibiti per l'editoriale che Luigi Sansavini, segretario provinciale di Forlì, firma per il "Pensiero romagnolo": da tale articolo si comprende che egli non può essere un dirigente repubblicano, e tantomeno un semplice iscritto. Nel diritto che ciascuno ha di criticare o di non condividere le politiche del governo, così come di coltivare le ambizioni politiche che più gli sono care, un repubblicano deve pretendere da se stesso uno sforzo di obiettività e di correttezza. Sansavini le ha perse, se mai le ha avute. Colpisce in particolare che, nel momento in cui si è aperta una questione molto ampia sul fronte della moralità e della giustizia che riguarda il centrosinistra ai massimi livelli, il signor Sansavini ignori questo completamente, ripetendo luoghi comuni contro l'attuale governo e la maggioranza. Affermazioni che in questo momento perfino il primo oppositore del governo ha delle difficoltà a fare con tanta naturalezza. Tant'è che il professor Prodi chiede alla sua coalizione di riscrivere le regole morali che devono sovrintendere a politica ed affari, ed il quotidiano di Rifondazione, "Liberazione", ripubblica una intervista a Enrico Berlinguer del 1981. E lo fa polemicamente, nei confronti dei Ds.

    Colpisce il giudizio sulla politica estera del governo, che egli vede schiacciata sulla presidenza Bush, quando il Capo dello Stato ricorda che l'Italia inviò una missione militare di pace in Iraq a guerra conclusa, con il benestare e l'apprezzamento delle Nazioni Unite. E semmai è il centrosinistra oggi in difficoltà, perché costretto a riconoscere l'importanza del contributo italiano alla stabilizzazione della democrazia irachena. Ed è grottesco il suo giudizio "sulla riforma sostanziale della Costituzione del 1948", visto che egli non si è ancora accorto che tale riforma è stata fatta dal centrosinistra nella passata legislatura e l'attuale maggioranza ha riformato principalmente le modifiche costituzionali del centrosinistra.

    Riteniamo poi vergognosa la definizione che Sansavini dà del Pri, di "mera appendice laica di Forza Italia", visto che proprio sulla bioetica il Partito repubblicano si è distinto dalle posizioni della maggioranza, sulle quali invece si è convertita la Margherita. Ma che Sansavini non sappia di cosa parli, lo dimostra il passo nel quale sostiene che "la difesa della politica della Commissione di Bruxelles, condotta dal ministro La Malfa, pur condivisibile nella sua impostazione, non altera purtroppo in nulla l'immagine che la gente comune va percependo delle relazioni italo - europee". E cioè, secondo il suo parere, "ostilità del governo nei confronti degli euroburocrati, insofferenze verso direttive che costringono il nostro Paese a fare i conti con la realtà". Noi vogliamo l'Europa politica, Sansavini vuole quella della Bce e, poiché supponiamo che egli nemmeno sappia cosa significhi, glielo scriviamo per intero: Banca Centrale Europea.

    In verità questo governo ha approvato gran parte della direttive europee, e lo sforzo del ministro La Malfa non è stato teso alla difesa della Commissione di Bruxelles - con cui il governo ha eccellenti rapporti - ma alla presentazione del Piano di Lisbona per la competitività e la ricerca, un fiore all'occhiello di questo esecutivo nel campo delle liberalizzazioni e dello sviluppo economico, che un eventuale futuro governo supportato da Bertinotti, Pecoraro Scanio (e parte non insignificante dei Ds) avrebbe qualche difficoltà solo ad elaborare. Questo piano di valore strategico è la dimostrazione, non solo della non subalternità del Pri al centrodestra, ma al contrario, avendo noi portato questo contributo alla coalizione che sosteniamo, di come l'Edera sia in grado, nonostante le poche forze di cui dispone, di orientare e indicare degli obiettivi al governo del Paese. Così come dimostra la qualità di una maggioranza che sa accoglierli. Troviamo infine poi commovente l'entusiasmo di Sansavini per il partito democratico, così come è stato pensato dal centrosinistra, senza accorgersi nemmeno che tale ipotesi è stata già bloccata dalla difficoltà fra la Quercia e la Margherita a margine dei problemi giudiziari che coinvolgono i Ds in questi giorni. Per puntare allo scioglimento del Pri, come lui prospetta, occorrerebbero per lo meno delle condizioni un po' più salde, quelle che le questione morale, concernente la sinistra, impedisce di vedere.

    Se Sansavini vuole andarsene dal Partito repubblicano, lo faccia sommessamente. Se invece pensa di elaborare una strategia atta a danneggiare il Pri con il beneplacito informale di qualche santo dell'Unione, sappia che noi difenderemo il Pri in più consone sedi formali.

 

 
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