Il sito del P.R.I. della Sezione "G. Mazzini" di Forlimpopoli (Forli'-Cesena)
http://www.priforlimpopoli.it/


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MANCATA MESSA A NORMA DELLA CERVESE, LUCCHI (PRI) PONE IL CASO IN PROVINCIA
(Sesto Potere) - Forlì - 17 ottobre 2007 - “Che fine a fatto la messa in sicurezza della strada Provinciale n.2 da tutti conosciuta come la Cervese?“. A porre la domanda, sottoforma di interrazione è Giovanni Lucchi, capogruppo provinciale di Forlì-Cesena del Partito Repubblicano Italiano.
“La Cervese è un’arteria strategica per il collegamento di Forlì alla stratale Adriatica e al Comune di Cervia e Cesenatico. Nonostante gli annunci – spiega lo stesso Lucchi – ad oggi non sono state ancora attuate sostanziali opere di ammodernamento e messa in sicurezza della strada provinciale. E questo nonostante nel corso del 2006 siano stati eseguiti rilievi da parte dei tecnici incaricati dall’amministrazione Provinciale, rilievi in precedenza effettuati da Anas e Comune in accordo con l’ Anas. Ma il problema adesso è un altro…”.
Quale?
“E in previsione – rivela il capogruppo provinciale di Forlì-Cesena del Partito Repubblicano Italiano - lo sviluppo di un area artigianale tra Borgo Sisa e Carpinello con realizzazione di una nuova arteria stradale che colleghi il casello autostradale di Forlì con Carpinello. Circola la voce che la Provincia stia progettando un nuovo tracciato alternativo alla S.P. n° 2 che colleghi Carpinello e Casemurate a Forlì in prossimità dell’uscita dell’E45 a Casemurate di Ravenna. Logica di buona amministrazione vuole che alla base di ogni scelta ci sia un progetto generale sull’intera strada che comprenda lo studio della viabilità e degli insediamenti residenziali e industriali. Sarebbe deleterio che si procedesse, come spesso è avvenuto, per stralci indipendenti senza nessuna vera visione d’insieme, sprecando risorse ed energie”.
“La strada Provinciale Cervese è una delle grandi arterie della nostra Provincia che collega Forlì con Cervia e Cesenatico. L’amministrazione Provinciale e il Comune di Forlì hanno in questi anni solo elaborato studi di fattibilità, indetto convegni dibattiti sulla stampa e nessun progetto esecutivo che si possa cantierare e così la strada resta stretta nel traffico e insicura per tutti gli abitanti del circondario. Non è più possibile perdere altro tempo”: conclude Giovanni Lucchi.
tratto da http://www.sestopotere.com/index.iht...110&Rid=138548




L'integrazione sul nostro territorio
Moschea a Ravenna: Fgr ed il futuro
Ravenna - Nella nostra Italia, Moschea ha lo stesso significato, sostanzialmente, di “bomba batteriologica”. Non è una provocazione, è un semplice dato di fatto. Ogni volta che si cerca di erigerne una, saltano fuori comitati, si schierano partiti. Ora tocca a Ravenna. E le reazioni, compresa quella del PRI, le conoscono tutti. Il problema però è molto grave: scontri del genere accadranno sempre più spesso. E' necessario quindi trovare una soluzione al problema immediatamente.
Per farlo però, non basta parlare di moschea. I mezzi di informazione, e la classe poilitica, ci hanno abituato ad avere un'idea delle caratteristiche dell'immigrazione proveniente dai paesi arabi totalmente fuorviante. Anzitutto, viene troppo spesso confuso chi è arabo, con chi è musulmano. Quella araba è una cultura, caratterizzata da una regione (il Medio Oriente), e diverse tradizioni (ad esempio, la bandiera verde, nera, e bianca). La maggior parte degli arabi è musulmana, ma ci sono grandi minoranze cristiane (ad esempio i copti in Egitto), ed ebraiche (in Israele, molti cittadini sono appunto sefarditi, cioè ebrei di cultura araba). La religione musulmana è presente in tutti i continenti, e, anzi, la maggioranza non è di cultura araba: il più grande Stato musulmano è l'Indonesia, seguito da India e Cina.
Già da questa premessa, ci si rende conto di come il problema sia molto complesso. Al di là dei problemi di urbanistica, infatti, è necessario prendere coscienza del fatto che, volenti o nolenti, fra una generazione vi saranno moltissimi cittadini italiani musulmani. Bisogna, urgentemente, capire che cosa vogliamo fare di loro. O diventeremo la prossima “banlieue”.
In primo luogo, le Moschee vanno costruite. Chiariti i dubbi sui finanziamenti, come ha fatto giustamente notare il PRI ravennate, non ci devono essere ostacoli. La libertà di culto non è prerogativa cattolica. In secondo luogo, bisogna lavorare con grande impegno, affinché la Moschea , e tutti ciò che sia ad essa connesso, vengano inseriti con efficacia nel tessuto sociale e civile della città. E qui è necessario l'aiuto di tutti. L'integrazione deve essere insegnata nelle scuole, e in tutti i centri culturali (biblioteche comprese). Ma ci deve essere, d'altra parte, la presa di coscienza da parte dei residenti di religione musulmana (in maggior parte, in Italia, di cultura araba) del contesto in cui si inizia la nuova vita. La Costituzione , da cui deriva poi tutto il diritto, è fondamentalmente un prodotto culturale. Ad esempio, il rifuto della pena di morte si deve ai pochi illuministi italiani, Beccarla in primis, che prima di tutti hanno deciso di porre fine ad una delle peggiori barbarie umane.
Essere cittadini italiani significa recepire la Costituzione , esserne parte. E questo vale per tutti, al di là della divinità. E' uno sforzo che non va tanto compiuto per se stesi, ma per, appunto, chi nascerà in Italia, e sarà italiano a tutti gli effetti. Prima si comprende questo, meno problemi avremo durante il processo di integrazione. Ed è per questo, ad esempio, che potrebbe essere una buona idea officiare il rito (o almeno la parte che tratta di vita quotidiana) in arabo. Il rito islamico non è officiato da un sacerdote, ma da un capo-preghiera (l'imam, appunto); l'arabo poi, non è, come il latino, una lingua utilizzata solo per il rito. Il fatto quindi, che durante la preghiera si parli in italiano, potrebbe essere un'ottima testimonianza di integrazione.
E' necessario però, al di là di questo, garantire le medesime libertà a chiunque risieda nel territorio. Prima di tutto, i primi che devono porre fine alla grande stagione del terrorismo siamo noi: per andare avanti, è necessario togliere la paura dalle nostre menti.
E' essenziale offrire ai giovani una società in cui il razzismo e le tensioni etniche non siano all'ordine del giorno. E la prima battaglia è proprio questa: dare le stesse opportunità a tutti i credenti. Se si continua invece sulla strada della diffidenza, ciò che otterremo sarà una società frammentata in comunità chiuse, ostili verso l'esterno, e conservatrici, proprio come accade ora in Libano. In questo è l'amministrazione a dover essere lungimirante. Non è possibile privare i cittadini di un loro diritto, quando questo è esercitato con trasparenza. La legge è chiara, la Costituzione ancora di più.
“Potrà sembrare che quello dei Repubblicani sia un approccio timido. Ovviamente non è così. Al contrario il nostro è un atteggiamento basato sul grande senso di misura e di responsabilità che una forza politica "seria" ha l'obbligo di tenere di fronte ad un tema come questo. “ Scrive il segretario Ravennate del PRI Paolo Gambi, a proposito della scelta di voto del partito. Cautela e prudenza, quando si parla di integrazione, sono due atteggiamenti necessari. La proposta dell'Fgr, però, vuole aggiungere qualcosa in più alla decisione del PRi. E lo fa in un'ottica progressiva. I dubbi sul presente non devono fermare l'integrazione, e la nascita di un nuovo sistema civile-sociale. E' giusto qundi, che ci si preoccupi del presente; ma la nostra vita progredisce nel futuro.
Alla fine, tocca alla gente. Il nuovo fa paura solo agli ignoranti. Ed il terrore diviene sempre più una gabbia. Se siamo i primi, a generare odio, non stupiamoci poi di cosa raccogliamo. Una società post-industriale, ciò che deve divenire l'Italia se ha una mera volontà di sopravvivere al presente, è, prima di tutto, una società libera. E, come tale, è in grado di accettare i cambiamenti. Ma se ci si sclerotizza su posizioni xenofobe e borgheziane, il futuro, per noi, è sempre più lontano.
Alberto Ridolfi - Responsabile Programma Federazione Giovanile Repubblicana della Romagna
tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm


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Giusto ... grazie ... e' cosi' che nascono le barzellette ... per caso ...




Cesenatico - Lucchi (Pri): ''Che fine ha fatto la Cervese''
Cesenatico (Forlì-Cesena) - “Che fine a fatto la messa in sicurezza della strada Provinciale n.2 da tutti conosciuta come la Cervese?“. A porre la domanda, sottoforma di interrazione è Giovanni Lucchi, capogruppo provinciale di Forlì-Cesena del Partito Repubblicano Italiano.
“La Cervese è un’arteria strategica per il collegamento di Forlì alla stratale Adriatica e al Comune di Cervia e Cesenatico. Nonostante gli annunci – spiega lo stesso Lucchi – ad oggi non sono state ancora attuate sostanziali opere di ammodernamento e messa in sicurezza della strada provinciale. E questo nonostante nel corso del 2006 siano stati eseguiti rilievi da parte dei tecnici incaricati dall’amministrazione Provinciale, rilievi in precedenza effettuati da Anas e Comune in accordo con l’ Anas. Ma il problema adesso è un altro…”.
Quale?
“E in previsione – rivela il capogruppo provinciale di Forlì-Cesena del Partito Repubblicano Italiano - lo sviluppo di un area artigianale tra Borgo Sisa e Carpinello con realizzazione di una nuova arteria stradale che colleghi il casello autostradale di Forlì con Carpinello. Circola la voce che la Provincia stia progettando un nuovo tracciato alternativo alla S.P. n° 2 che colleghi Carpinello e Casemurate a Forlì in prossimità dell’uscita dell’E45 a Casemurate di Ravenna. Logica di buona amministrazione vuole che alla base di ogni scelta ci sia un progetto generale sull’intera strada che comprenda lo studio della viabilità e degli insediamenti residenziali e industriali. Sarebbe deleterio che si procedesse, come spesso è avvenuto, per stralci indipendenti senza nessuna vera visione d’insieme, sprecando risorse ed energie”.
“La strada Provinciale Cervese è una delle grandi arterie della nostra Provincia che collega Forlì con Cervia e Cesenatico. L’amministrazione Provinciale e il Comune di Forlì hanno in questi anni solo elaborato studi di fattibilità, indetto convegni dibattiti sulla stampa e nessun progetto esecutivo che si possa cantierare e così la strada resta stretta nel traffico e insicura per tutti gli abitanti del circondario. Non è più possibile perdere altro tempo”: conclude Giovanni Lucchi.
tratto da http://www.romagnaoggi.it/showarticl...on=news/Cesena