



La complessa situazione politica e l'azione del PRI - intervento di Giorgio La Malfa nel quadro dei seminari di approfondimento politico della Federazione dei Giovani dell'Emilia - Romagna - "Illumina la mente" - 13 - 16 dicembre - Cesenatico (FC)- Hotel Miramare
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Sempre nell'ambito dei seminari di approfondimento politico della Federazione dei Giovani dell'Emilia - Romagna - "Illumina la mente" - 13 - 16 dicembre - Cesenatico (FC)- Hotel Miramare ... gli interventi di Paolo Montesi, Marco De Andreis, Francesco Calogero
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A PENSAR MALE …
In questi giorni di torpore festivo le cronache sono pressoché monopolizzate dal dibattito sulla revisione della legge 194 e, a quanto pare, allo stuolo dei politici cattolici che, a vario titolo, si contendono il ruolo di più fedeli interpreti dei dettami vaticani (cosa non si farebbe per un voto!?), stupisce che si siano accodati anche alfieri (!?) del pensiero laico.
D'altronde la strada era gia stata tracciata dall’ex Presidente del Senato, Marcello Pera: e poco importa se quest’ultimo sia oramai universalmente ritenuto il peggior Presidente che il senato repubblicano abbia avuto; il suo esempio continua, evidentemente, a fare scuola in tutti coloro che pretendono di interpretare, in chiave personale (o personalistica), il ruolo dei laici nella società.
Così mentre nella Ravenna dai trascorsi laici e dei mangiapreti c’è la LEGA che si inventa la “romagna cristiana”, a Roma si spingono i ragionamenti fino agli eccessi e ai paradossi.
E allora cosa di meglio che strumentalizzare un dramma di coscienza come l’aborto?
Sia chiaro che pur essendo uno strenuo e convinto difensore della legge 194, non pretendo che le mie convinzioni prevalgano sulle decisioni di altre persone le quali, ovviamente e laicamente, sono libere di non ricorrere all’interruzione di gravidanza.
Convengo con chi sostiene che il ricorso all’interruzione di gravidanza non possa considerarsi un “metodo”, ma ostinarsi a non considerarlo come un diritto di grande civiltà, mi sembra altrettanto colpevole.
In un paese normale il tema della revisione di una legge come la 194 che, nonostante le fisiologiche imperfezioni di tutte le umani leggi, continua a funzionare, avendo quasi annullato gli aborti clandestini e tutelato i diritti e la libertà di migliaia di donne di essere padrone della loro vita, non si porrebbe.
E non si porrebbe principalmente per tre semplici ragioni: primo perché oltre ad aver funzionato, la legge 194 è scaturita da un referendum sofferto, ma che ha visto la maggioranza degli italiani (inclusi molti cattolici) esprimersi a suo favore; in secondo luogo perché i problemi del paese sono ben altri, ed una classe politica avveduta non sprecherebbe il tempo per dibattere capziosamente su un tema che non è sul tappeto; infine, anche se non ultimo, perché ogni discussione su temi che riguardino la sfera pubblica o i diritti civili, in un moderno stato occidentale, non può essere né influenzata né tantomeno indirizzata da istituzioni religiose.
Ma in Italia nulla è normale, e lo sappiamo bene; a maggior ragione oggi, dopo che un alfiere della laicità come Giuliano Ferrara, si è assunto l’onere di aprire un varco alle già numerose interferenze confessionali nella vita pubblica del nostro paese.
Eppure, conoscendo ed apprezzando le doti intellettive dell’uomo, un dubbio mi assale: e se fosse un modo per gettare ancora scompiglio nel centrosinistra, alimentando le sottolineature e i distinguo di tutte le varie senatrici Binetti, con o senza cilicio?
Fantasticherie? Può essere; ma perchè proprio adesso quando Prodi, evitando la spallata e smettendo di fare il “Prodi”, sta muovendo passi decisivi per la vita del governo (e del Paese) come l’accordo ALITALIA-AIR France/KLM, l’unico percorribile per la salvezza della compagnia, nonostante i vaneggiamenti padano-lombardi sull’Hub di Malpensa?
Se poi dovesse concretizzarsi quanto il Presidente del Consiglio va dicendo (e conoscendo l’ostinazione del Premier c’è da scommetterci!), e cioè che alla trimestrale di cassa, se confermati i positivi dati economici, si potrebbe cominciare a redistribuire parte delle entrate, cominciando dalle “buste paga”, con evidenti ricadute reali sulla capacità di acquisto dei salari, ergo sulla ripresa dell’economia, e con buona pace sia della turbolenta sinistra radicale sia del centro moderato, allora il cerchio si chiude.
Staremo a vedere: intanto, come direbbe un noto politico italiano, peraltro ministro in un governo a guida D.C. ai tempi del referendum, “a pensar male…..”.
Eugenio Fusignani
assessore provinciale repubblicano
Ravenna 5 gennaio ’08
tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm
http://www.fgr-fc.it/documenti/sulla..._fusignani.doc


Riceviamo da Paolo Montesi
Comunicato stampa FGR Emilia-Romagna
Con richiesta di pubblicazione sul sito www.fgr-italia.it
Dimissioni Postorino
Un ringraziamento per l'attività svolta dal 2004 ad oggi
09 gennaio 2008 - La FGR Emilia-Romagna, ringrazia sentitamente il Segretario Nazionale Giovanni Postorino, per l'attività svolta in questi anni per la rinascita della Federazione Giovanile Repubblicana, e per l'impegno profuso a sostegno del necessario ricambio generazionale all'interno del PRI.
Anche se in passato non sono mancati momenti di divergenze sulle modalità di gestione della Federazione, l'ultimo anno è stato un periodo di cooperazione proficua, che ha seminato nei tanti giovani iscritti l'ideale di un impegno politico come servizio alla collettività, secondo i valori del repubblicanesimo.
I giovani repubblicani dell'Emilia-Romagna, ringraziano Giovanni Postorino per la disponibilità a partecipare alle numerose inziative svolte in Romagna durante la sua segreteria, riconoscendo che i risultati sin qui ottenuti siano da ascriversi anche al suo personale sostegno politico ed umano.
Siamo certi che queste dimissioni non siano altro che il passaggio naturale ad un rinnovato impegno dell'amico Postorino nel Partito Repubblicano Italiano, che ci vedrà ancora fianco a fianco per molto tempo.
Paolo Montesi
Segretario FGR Emilia-Romagna
www.fgr-fc.it


La Malfa, Spadolini e il Partito Democratico
di Luigi Di Placido
CESENA - Come sempre ci accade, abbiamo letto con interesse l'ultimo numero de "Il diario", giornalino edito dalla federazione cesenate dei Democratici di Sinistra.
Lo leggiamo perchè ci piace la politica, perchè è sempre utile conoscere come la pensano altri, perchè i Democratici di Sinistra sono una forza con la quale abbiamo sempre avuti confronti, positivi o negativi che fossero.
Nel corso della lettura ci siamo imbattuti in un articolo in seconda pagina dal titolo: "La scelta del segretario del PD".
L'estensore, proveniente dalla cosiddetta "sinistra repubblicana", argomentando le sue personali maggiori o minori vicinanze con i candidati, afferma che il suo ingresso prima nel PDS e poi nei Ds è stato funzionale, cito testualmente, "alla costruzione di quel partito nuovo che avevo nel cuore: quello dell' Altra Sinistra di La Malfa, quello del Partito della Democrazia di Spadolini".
Oggi il cammino volge al termine, prosegue, e la soddisfazione non è totale.
Non intendiamo entrare nel merito nel grado di soddisfazione che ognuno prova per come sta procedendo la marcia di avvicinamento al Partito Democratico, ci preme piuttosto, da umili seguaci dei valori laici e repubblicani, sottolineare come occorrerebbe sempre grande prudenza nell'accostare certi personaggi alle vicende politiche attuali.
Sinceramente crediamo che Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini abbiano poco a che vedere con questo Partito Democratico.
Ugo La Malfa, sempre attento alla modernizzazione e occidentalizzazione della sinistra italiana, tentò con tutte le sue forze di creare i presupposti per la fine di quella "conventio ad excludendum" che relegò per decenni una sensibile percentuale di voti fuori dalle logiche di governo (almeno ufficialmente); cercò, ad esempio attraverso i dibattiti con Ingrao e Amendola, di favorire l'abbandono da parte del PCI delle posizioni più anacronistiche e antistoriche, purtroppo riuscendovi solo in minima parte.
Da allora una parte della sinistra ha fatto passi avanti che le vanno riconosciuti ma non ancora al punto di poter inserire Ugo La Malfa nel proprio Pantheon, in virtù anche dell'equivoco rapporto con la parte che invece mantiene concezioni e comportamenti che nulla hanno a che vedere con una tradizione e un pensiero.
Stesso discorso vale per Giovanni Spadolini.
La visione che Spadolini aveva, o meglio auspicava della democrazia può essere riassunta nel termine che lui utilizzava: "la casa di vetro".
Definizione anglosassone, per l'utilizzo di pochissime parole per spiegare un concetto tanto complicato; definizione laica ed occidentale per la filosofia che tale definizione sottende, così intrisa di etica della politica, senso della responsabilità, concezione illuministica (per certi versi addirittura "protestante") della capacità degli uomini di essere artefici delle proprie fortune, stabilendo criteri di convivenza e di controllo responsabili e coerenti.
Una "casa di vetro" che desse a tutti, controllori e controllati, la possibilità di esplicare la propria funzione sociale, garantita dal bilanciamento dei poteri, e con il fine ultimo dell'avanzamento e del progresso.
Una " casa di vetro" nella quale i giudizi e le valutazioni fossero espressi sulla base dei risultati effettivamente raggiunti e manifesti e non fossero caricati di sovrastrutture ideologiche e compromessi: il potere come mezzo e non come fine, e le forme partito strumento di raggiungimento del fine attraverso l'utilizzo etico del potere.
Siamo molto lontani da quella "casa di vetro", simbolo della visione laica dello stato che ha sempre appassionato il nostro impegno politico; siamo lontani dall'utilizzo trasparente della cosa pubblica, avvalorato da comportamenti coerenti e pronti a farsi giudicare.
Sia detto senza spirito polemico, ma questo Partito Democratico al momento non ha nè la tensione ideale lamalfiana, nè la trasparenza etica spadoliniana.
Risparmiamo gli innumerevoli esempi che a suffragio di tale affermazione potremmo addurre e, con volontà costruttiva che però non ci fa dimenticare la nostra storia rivolgiamo un invito: lasciate perdere i nostri padri nobili, avere alle spalle poche luci e molte ombre non autorizza nessuno a fare incetta di splendori altrui.
tratto da http://www.pricesena.com/index.asp


Luigi Di Placido
Capogruppo P.R.I. Comune di Cesena
tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/14749
Sono felice che il mio articolo sia stato riportato nel nostro gruppo di discussione, e sono ancor più felice che esso abbia stimolato un, seppur minimo, dibattito.
Ho letto con attenzione i commenti, tutti ovviamente legittimi; mi si permetta una breve replica.
Quell'articolo è nato a seguito di un articolo letto sul giornalino della federazione Ds di Cesena.
E' inutile che ricordi a tutti la situazione politico-amministrativa romagnola, con un patto di ferro Ds-Margherita che la nascita del PD non ha fatto altro che cementare ulteriormente, sempre più arrogante ed autoreferenziale, al quale i repubblicani guardano con attenzione ma anche con fastidio da collocazioni diverse (qualche volta alleati, qualche volta oppositori).
La pochezza ideale della nascita del nuovo soggetto politico è percepibile chiaramente anche in periferia; anzi, dove esso è così onnivoro e così prepotentemente "potere", è più facile scorgere come gattopardescamente sta cambiando tutto perchè non cambi nulla.
Contestavo quindi quella fastidiosa pratica dell'arraffare a piene mani dal bagaglio ideale altrui per dotarsi di uno spessore che in realtà manca.
La contestavo però per arrivare, seppur indirettamente, ad un'altra implicita conclusione: se sono così interessati ai nostri "splendori" è perchè siamo stati portatori di valori e ideali difficilmente replicabili nella storia italiana, e non vedo perchè noi per primi dobbiamo abdicare da essi.
Perchè è quello che stiamo facendo.
Seguo con troppa attenzione questo forum per non notare che, sempre più, la disputa si risolve tra amici di qualcuno e amici di qualcun'altro, tra simpatizzanti di Berlusconi e simpatizzanti di Prodi, tra nemici di Berlusconi e nemici di Prodi.
Ma è questo l'insegnamento di La Malfa e Spadolini? Siamo sicuri che, così facendo, stiamo aiutando il movimento repubblicano a realizzare quel nuovo risorgimento del quale esso per primo necessita?
D'altra parte, è l'errore che, come PRi, stiamo facendo a livello politico nazionale: preferiamo seguire la logica degli schemi e delle partigianerie, piuttosto che elaborare seriamente e in maniera credibile insieme ad altri un progetto laico e liberal-democratico degno di tale nome.
Con questo non voglio vagheggiare terzi poli o prepotenti ritorni in auge dell'edera, mi accontenterei che i repubblicani fossero motore di un confronto serrato su temi quali la laicità dello stato, le riforme costituzionali, il risanamento economico, la sicurezza, il nuovo welfare, l'approvvigionamento energetico.
Tutti temi propri della nostra cultura, che abbiamo da troppo tempo messo sotto silenziatore per paura di dare fastidio a questo o a quello, più interessati alle vicende dei singoli che a quelle del Paese.
Casini che chiede il nucleare, Rutelli che chiede l'abolizione delle Province, Lanzillotta che chiede una vera liberalizzazione dell'economia; beffa della storia o incapacità?
Noi da troppi anni ci dividiamo tra amici e nemici, tra fedeli servitori e traditori, senza accorgerci che ci manca sempre più terreno sotto i piedi, che sempre meno la scena politica ha bisogno di noi.
E così a livello periferico: ormai abbiamo paura delle alleanze, le valutiamo solo in base alla distribuzione di prebende, senza preoccuparci invece di come sostanziarle, essendo fiduciosi di poter reggere ogni tipo di confronto, innanzitutto programmatico.
Siamo in balìa degli eventi, e non proviamo neanche minimamente ad orientare la barra verso un rinnovato protagonismo, comodi come siamo a barattare quell'edera.
Io invece quell'edera sono disposto anche a sacrificarla, se l'obiettivo fosse di dare vita ad un contenitore di idee e progetti che si confronta senza timori reverenziali e con la medesima capacità di incidere che avevamo un tempo, pur con la medesima esiguità di
consensi.
E invece o amici o nemici, o di qua o di là, o destra o sinistra, per i contenuti c'è tempo.
E' stato un sussulto d'orgoglio il mio articolo, di fronte a chi cercava di rubarmi i gioielli di famiglia.
Poi penso, e vedo quei gioielli tutti impolverati, dimenticati in un cassetto, nascosti quasi per esorcizzare un passato di cui ormai si sente il peso e non l'orgoglio...e mi rendo conto che forse farebbe bene ad usarli qualcun'altro, se noi non ne siamo più capaci.
Ma veramente non ne siamo più capaci?
Luigi Di Placido
Capogruppo P.R.I. Comune di Cesena
tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/14749


XXXIV di Consociazione - XII di Unione Comunale - 18–19–20 Gennaio 2008 - Sala “S. Severini” - Cesena
Congresso Pri di Cesena
Per l’Edera è impossibile sbagliare !
Qual è lo stato di salute del P.R.I. ?
Mario Guidazzi: «Non è florida, ma il malato sta prendendo le medicine per rimettersi in forza». Denis Ugolini: «Ha un raffreddore di stagione che sta guarendo». Luigi Di Placido: «Il congresso dovrà verificare le nuove forze disponibili per una nuova verve organizzativa interna». Luca Ferrini: «Il raffreddore di stagione, dicono gli inglesi, passa in una settimana».
Quali i problemi della città e che ricette servono?
Mario Guidazzi: «Il Pri ha un obbligo: definire i problemi della città e indicare le ricette. Poi sarà il dibattito successivo a stabilire se ci saranno gli interlocutori. A Cesena un confronto serio e su problemi seri è da anni che non si fa. La politica è uno strumento importante e noi dobbiamo riproporla con forza». Denis Ugolini: «Faremo una profonda riflessione. C’è l’esigenza di mettere al centro i problemi della città e di avere un’interlocuzione. Cesena è una città chiusa, con molte potenzialità inespresse e rattrappite. Non si discute. Prendiamo la Carisp. Il futuro della banca deve interessare tutti, perché ha rilievo per l’economia e ripercussioni sul territorio. Invece ne parla un gotha ristretto e il Comune non pare abbia nessuna intenzione di aprire un dialogo. Per migliorare le cose serve una dialettica politica vivace». Luigi Di Placido: «Il titolo dice tutto: “Governare il futuro”. In questi anni l’assenza della capacità amministrativa repubblicana si è fatta sentire. Dobbiamo renderci conto che le prossime amministrative per noi saranno un crinale decisivo. Dobbiamo capire se riusciremo ad essere protagonisti. E’ innegabile che noi abbiamo delle capacità programmatiche che ci rendono degli interlocutori credibili. Però non possiamo vivere di subalternità. Quindi non è escluso che serva un atto di coraggio, spogliandoci della vecchia concezione di partito per metterci al servizio di progetti più grandi». Luca Ferrini: «Mi aspetto un programma definito e ambizioso e una proposta politica. Ci candidiamo a governare la città. Ci interessano tutte le aperture, ma devono essere nominative e programmatiche». Paolo Montesi: «E’ un momento importante. Servirà a far entrare alcuni giovani. Bisogna creare la squadra per vincere. Noi porteremo nuove leve che stanno facendo esperienza nella Federazione giovanile. Non so quanti altri partiti possano avere una scuola del genere». Piero Pasini: «La nostra storia passata non deve essere una gabbia. Serve impostare un dialogo che non sia frenato dai pregiudizi. Serve una dirigenza per saper dialogare con forze che sono diametralmente opposte alla nostra».
Quali i problemi della città e come dovrebbero muoversi i vostri futuri ed eventuali partner?
Mario Guidazzi: «Il sindaco dice sempre che Cesena è una città bella e felice. Se così fosse non ci sarebbero problemi. Invece non è così. Cesena, è chiaro, non è all’anno zero, ma presenta problemi di notevole complessità. L’economia segna il passo, la sicurezza diminuisce, l’inquinamento cresce tutti i giorni, le aree industriali sono ferme, il Foro annonario aspetta una risposta dai tempi di Preger, dei parcheggi di piazza della Libertà e del Lugaresi non si parla. In cinque anni non è stato fatto niente di infrastrutturale. Avevamo fatto una proposta sulla caserma della stradale e non siamo nemmeno stati degnati di una risposta». Denis Ugolini: «Uno dei problemi più gravi è il fastidio che arreca dover vedere molte persone che devono chiedere per favore anche quello che invece è dovuto. C’è la concezione che il Comune è una cosa propria di qualcuno. Quando un giovane vuole fare impresa, se non è intermediato da un’organizzazione amica, trova grosse difficoltà. A Cesena serve un sindaco con la mentalità di Sarkozy. Bisogna avere il coraggio di utilizzare professionalità provenienti anche da un’altra parte politica». Luigi Di Placido: «I problemi sono stati evidenziati anche dal bilancio recentemente approvato: aumento delle spese correnti, investimenti dimezzati, disattese le richieste del mondo economico. Bisogna risolvere il problema delle aree produttive, dei parcheggi. C’è la volontà politica di non discutere. Da Giordano Conti e Maurizio Mancini sono arrivate solo chiusure nette. Turismo e cultura attendono risposte. Sono temi che non si possono delegare ad altri». Luca Ferrini: «Un grande problema è quello della sicurezza. Cesena diventa sempre più insicura. La città è endemicamente sotto organico. Bisogna supportare maggiormente le forze dell’ordine e potenziare l’esperienza del vigile di Quartiere». Africo Morellini: «La sanità è il settore dove più di ogni altro si esercita la forza del potere. Diversi i problemi che devono essere risolti. Innanzitutto va rivisto il rapporto fra personale burocratico e medico, è squilibrato a favore dell’apparato burocratico. Sarebbe un modo per risolvere anche l’annoso problema delle liste d’attesa. Area vasta mi sembra un concetto interessante, ma non deve essere un moltiplicatore delle spese. Quindi avrebbe ragione di esistere se fossero cancellate le Ausl di Cesena, Forlì, Rimini e Ravenna». Piero Pasini: «Cesena è un grande polo universitario, ma gli studenti non vengono coinvolti. Si va avanti con le opere di regime. Bene il riconoscimento per la Malatestiana. Ma a cosa serve fare la grande biblioteca se abbiamo un’università votata alle facoltà scientifiche? Abbiamo poi aziende di livello europeo e infrastrutture arretrate. La stazione ormai è sui livelli di Gambettola».
Alleanze: cosa chiederete al congresso?
Mario Guidazzi: «Le alleanze si fanno sulla base dei programmi. Noi le idee le abbiamo chiare, gli altri non so. Il Pd per ora non è stato una novità e l’accordo con la sinistra radicale ne attenua le capacità di governo. Il centro destra fino ad ora ha detto solo no. Non ho capito cosa vuol fare». Denis Ugolini: «Se ci dovessimo confrontare con la situazione attuale, la mia opinione è che il Pri dovrebbe fare un’opposizione furibonda. Dobbiamo però avere l’intelligenza di capire che la politica è in grande movimento. Il Pd è comunque un fatto nuovo e le aperture (nazionali) di Forza Italia e Udc sono interessanti. Tutto è legato alle affinità. Ritengo che si possa interagire dove troveremo una cultura moderna di laicizzazione politica. Comunque non giocheremo al ribasso. In qualsiasi tavolo porteremo una nostra candidatura a sindaco, che dovrà essere tenuta in considerazione». Luigi Di Placido: «Questo non è il momento della battaglia di testimonianza. Il partito deve incidere sulla vita cittadina. Le prossime elezioni sono l’ultima chiamata. Dovremo disegnare la Cesena del 2030. Se non lo faremo perderemo un’occasione. Non potrà essere nostro compagno di viaggio il candidato che avrà una visione distruttiva o di continuità con l’attuale. Poi dovremo avere il coraggio di metterci in discussione e quindi il simbolo non deve essere tabù. Dobbiamo ascoltare tutta la città e quello che ha da dire». Franco Pedrelli: «Fare una lista civica non deve essere tabù. Ci potremmo rivolgere alla forze politiche non istituzionalizzate. Potremmo intercettare quel 30 per cento di elettori che vota scheda bianca e che ha voglia di farsi sentire». Luca Ferrini: «Non c’è alcun steccato ideologico. Goethe diceva che deve scrivere dei libri solo chi ha qualcosa da dire. Noi le idee chiare le abbiamo. Per quanto riguarda il simbolo sarebbe possibile rinunciarci solo se potessimo indicare il candidato sindaco e con grosse possibilità di vincere le elezioni». Africo Morellini: «Non esistono pregiudizi ideologici. Un partito serio le alleanze le stabilisce sul programma. Quando abbiamo rotto per la presenza della sinistra estrema è perché eravamo certi che quella presenza avrebbe rallentato l’attività amministrativa ed abbiamo avuto ragione». Piero Pasini: «Dobbiamo uscire dalle logiche di destra e sinistra».
Intervista di Davide Buratti
Corriere di Romagna del 13/01/2008
tratto da http://www.pricesena.com/index.asp


Riceviamo da Paolo Montesi
Libertà di parola per il Papa
Caro Josef - atto II -
"Non condivido ciò che dici, ma morirò affinché tu possa dirlo" (Voltaire)
- 17 gennaio 2008 - Come ben sa non condivido praticamente nulla della sua politica, non ripongo in lei fede ne tanto meno fiducia, non sopporto che attacchi Galileo, non accetto che detti le norme del mio Paese, non sono dalla sua parte né sui Pacs né tanto meno sulla 194.
Ma oggi devo lottare affinché lei possa parlare.
In questo concetto risiede forse uno dei cardini di quella cultura laica a cui mi sono sempre rifatto e, son convinto tutto ciò non faccia parte di coloro che l'aspettavano alla Sapienza.
Non credo che quella gente abbia nulla a che fare con noi laici. Sin da piccolo mi hanno insegnato che laico non significa anticlericale. Se essere laico significa non avere dogmi, allora perché dovremmo sempre e comunque essere anticlericali? Ci scontriamo contro la Chiesa perché molto spesso non condividiamo le sue posizioni, perché la ragione e non il dogma ci impone lo "scontro".
Se così non fosse non saremo nulla più che un gruppo di invasati, istruiti a pennello, che rinnegano i dogmi della Chiesa per quelli dello stato.
Leggo che alcune sue posizioni sono ritenute inaccettabili, perché troppo spesso s'intromette sulle questioni del nostro Stato o perché dieci anni fa ha tirato fuori qualche eresia su Galileo. Certo pure io condanno e non condivido queste posizioni, ma la mia battaglia va pure a vostro favore, la libertà di parola non è solo per gli amici, ma anche e soprattutto per i nemici.
Laico non è colui che ha una verità assoluta; clericale o meno che sia è una verità personale, che da tutti deve esser rispettata ma non condivisa.
Qualche mese fa Ahmadinejad fu invitato all'università di Boston, ripeto Ahmadinejad quello che tiranneggia su un Paese che alimenta metà del caos mediorientale, che impicca persone a giorni alterni, che vuole eliminare dalla cartina Israele e che riabilita con orgoglio l'olocausto.
Bene questo soggetto indipendentemente dalle sue posizioni, che mi trovano palesemente contrario, aveva comunque il diritto di parlare. Se non avessi voluto ascoltarlo non sarei stato di certo obbligato ad andarci.
Più che un programma politico il laico sostiene le regole che permettono di presentare ogni genere di programma.
Credo le sia chiaro non avesse a che fare con laici ma con qualche studente, troppo imbevuto di comunismo e sessantotto, accompagnato da 67 fra i 5.000 docenti che costituiscono il corpo insegnante della Sapienza.
Mi chiedo come sia possibile che nel momento in cui si torna a discutere la 194 vi sia qualcuno che le offra sul piatto d'argento la possibilità di screditare con ragione i suoi avversari.
Ora per giorni dovremmo sorbirci la patetica scenata di un gigante che si medica per le ferite inflittegli da qualche lillipuziano. Ora che potrà far la parte dell'agnello sacrificale lasciando a noi la parte del lupo cattivo e antidemocratico credo sarà ancor più difficile promuovere le nostre battaglie di civiltà e, per ciò ringrazio i collettivi comunisti della Sapienza per il grande aiuto culturale, ma sopratutto politico che la loro azione ha offerto a noi laici.
Per concludere, Santo Padre, lei oggi ha vinto una battaglia, ma ricordi che la guerra è ancora lunga.
Michele Bertaccini - Federazione Giovanile Repubblicana - Romagna - http://www.fgr-fc.it/Home.htm




Comitato organizzativo FGR
Michele Bertaccini e Alberto Ridolfi
2 febbraio 2008 - Il Segretario regionale Paolo Montesi, su indicazione del direttivo regionale, nomina Michele Bertaccini (Segr. FGR Forlì) e in sua sostituzione Alberto Ridolfi (Segr. FGR Cervia), quali rappresentanti della FGR-Romagna per il Comitato organizzativo dei lavori del II Congresso nazionale FGR.
tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm