L'impatto del voto di domenica e lunedì/Un "Sì" per giungere a migliorare quel testo vigente
Rimediare ai danni degli altri
Ormai siamo arrivati all'epilogo. Domenica e lunedì prossimi si terrà (finalmente?!) il referendum costituzionale.
Vista la portata della riforma in relazione alla quale siamo invitati a pronunciarci, l'esito del referendum - che sarà in ogni caso valido qualunque sia il numero dei votanti - avrà un impatto importantissimo, quale che sia il risultato del medesimo.
Al riguardo tantissimo è stato detto e scritto anche se, in verità, temo che il semplice cittadino (e per semplice intendo il cittadino che non si occupa attivamente di politica o che non segue con particolare e costante attenzione le vicende politiche quotidiane) poco abbia ascoltato, ed ancor meno abbia riflettuto.
Per questo motivo ritengo utile rappresentare in maniera sintetica, onde non annoiare oltre modo il paziente lettore, i motivi che hanno indotto il Direttivo della Sezione Bonfiglioli di Bologna ad invitare a votare SÌ.
In particolare è stato ritenuto che il nuovo Titolo V della Costituzione, il quale, in caso di approvazione, entrerebbe immediatamente in vigore, sia decisamente migliorativo rispetto al testo vigente, sconsideratamente introdotto dal primo governo di centro-sinistra.
L'attuale testo, che viceversa rimarrebbe in vigore in caso di vittoria del NO, ha infatti portato ad un'esplosione della conflittualità Stato/Regioni innanzi la Corte Costituzionale, ed al blocco di molte, strategiche, Opere Pubbliche di rilevanza nazionale.
In particolare, il nuovo testo del Titolo V introduce - tra l'altro - il concetto di "interesse nazionale" e giustamente attribuisce all'esclusiva competenza statale alcune importanti materie quali, ad esempio, l'energia, le infrastrutture, etc.
In tal modo si evita che una Regione, magari perché governata da una giunta di diverso orientamento politico rispetto al governo nazionale, possa strumentalmente opporsi alla legificazione su temi di preminente interesse e rilevanza nazionali.
E' stata poi considerata cosa assolutamente necessaria la revisione dell'attuale sistema di bicameralismo perfetto, un unico a livello mondiale, ma da rivedere profondamente quella parte della riforma relativa ai poteri del Senato e quelli della Camera.
Tale parte della riforma, però, entrerebbe in vigore solo tra diversi anni. Ciò, da un lato potrà consentire l'introduzione dei necessari miglioramenti, alla quale si sono dichiarate ben disponibili anche le forze politiche che hanno approvato la riforma costituzionale, dall'altro potrà costituire il pungolo necessario a procedere a tali migliorie.
Se vincesse il NO, viceversa, si avrebbe come conseguenza il persistere della vigenza dell'attuale, pessimo, Titolo V, ed il blocco totale del necessario aggiornamento della Carta Costituzionale.
Ciò stante l'assoluta frammentazione di vedute anche tra le diverse componenti dell'attuale maggioranza.
La stessa, infatti, già piuttosto fragile, rischierebbe seriamente di frantumarsi di fronte agli scogli di una profonda quanto necessaria riforma costituzionale, per cui accantonerebbe senz'altro la questione.
Da ultimo, è stato poi considerato che, se si volesse impropriamente attribuire alla consultazione referendaria anche la natura di giudizio politico sull'operato dell'attuale maggioranza, tale giudizio allo stato non potrebbe che essere fortemente negativo per cui, anche sotto tale aspetto, votare SÌ appare la scelta senz'altro preferibile.
Lorenzo Casanova, segretario politico della Sezione Pri "Bonfiglioli" di Bologna
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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