
Eluana può morire, questo è quello che hanno stabilito i giudici. Purtroppo la Regione Lombardia non permette che l’interruzione dell’alimentazione forzata avvenga nelle sue strutture e cosi; il capogruppo repubblicano Lauro Biondi due giorni fa ha lanciato la proposta di accogliere Eluana Englaro a Forlì. Ognuno può vederla come vuole e, vista la delicata situazione, ogni opinione è rispettabile, ma, per noi giovani repubblicanai è un segnale di responsabilità politica e non certo la partecipazione ad un omicidio. Accogliere Eluana è un segnale d’umanità e comprensione. Una pratica visione della politica, un modo di farla che non gira le spalle alle situazioni più complesse, ma le affronta, assumendosi le responsabilità che gli spettano. Forse fuori moda, lontano dall’anarchia quanto dall’ambiguità. La vicenda in questione è un caso limite, una situazione in cui la volontà del paziente non è accertata con un’attuale manifestazione, magari per mezzo di strumenti meccanici come per il povero Welby, quanto, attraverso una ricostruzione fondata su opinioni espresse prima del drammatico incidente. È a tutti evidente che una tale ricostruzione sia difficile ed in ogni caso soggetta a rispettabili perplessità. Il paradosso è che molti fra quelli che oggi gridano all’omicidio sono gli stessi che da anni contrastano i tanti progetti di legge sul testamento biologico che giacciono in parlamento. Il PRI con il sen. Del Pennino ha da tempo presentato una proposta in tal senso.
Ciò di cui si parla è uno strumento giuridico che permetterebbe ad ognuno di noi d’indicare preventivamente cosa si accetta e cosa no, un modo civile per garantire in ogni situazione il rispetto per quel fondamentale diritto all’autodeterminazione delle cure mediche, una realtà che è diffusa in buona parte d’Europa ma non da noi. Il principio in questione, e il suo pieno rispetto, non ha valore solo per chi si trova in casi di malattia terminale ma, anche per ognuno di noi, perché solo grazie ad esso, nella vita d’ogni giorno possiamo liberamente, indipendentemente dalle conseguenze, decidere se bere, mangiare o prendere un farmaco. Che si parli di sondini, d’alimentazione forzata o d’aspirine il principio di fondo non cambia; ogni uomo deve essere libero di scegliere in ogni momento cosa fare o meno del proprio corpo. Affidarsi alla divina provvidenza o alla scienza sono entrambe posizioni legittime, ciò che conta è che ognuno sia libero di scegliere e, ciò non è ancora, sempre, possibile.
Il testamento biologico è la risposta a questo, nulla di più, nulla di meno.
La speranza è che gli errori insegnino e che i vuoti legislativi, in cui oggi vanno a trovarsi persone cadute in terribili disgrazie, siano chiusi al più presto, magari anche con l’appoggio delle tante coscienze scosse dalla triste storia di una ragazza di nome Eluana.