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  1. #871
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    Amministrative 2009, a Forlì patto Lega Nord, Viva Forlì e Pri
    Nervegna e Bartolini del Pdl "Fuga in avanti che aiuta la sinistra"

    (Sesto Potere) - Forlì - 29 novembre 2008 - "Apprendiamo dalla stampa di un’intesa a tre fra Lega Nord, Pri e Viva Forlì sulle tematiche della sicurezza e della legalità a Forlì. Se questo accordo prelude alla nascita di una sorta di terzo polo, fra Pd e Pdl, non possiamo condividere la scelta frazionista e minoritaria, che di fatto aiuta soltanto la sinistra in vista delle prossime elezioni amministrative”.

    Questo il primo commento a caldo di Antonio Nervegna e Luca Bartolini del Popolo della Libertà, in merito alla conferenza stampa che hanno tenuto Gianluca Pini, della Lega Nord, Lauro Biondi del Pri, e Francesco Casadei Gardini di Viva Forlì.

    “Non condividiamo la linea e la strategia da loro adottata – continuano Nervegna e Bartolini – si tratta di una fuga in avanti drammatica, alternativa più che altro… al Pdl e non alla sinistra, forse nella improbabile ipotesi di voler solo rosicchiare qualche voto al nostro partito. Rilanciamo un’accorato appello all’ unità della coalizione affinché l’apporto di partiti e movimenti così importanti comunque non vada disperso in una proiezione elettorale che , in forza dei numeri, non sarà destinata ad aver fortuna”.

    “Se questo è ciò che vogliono, cioè proseguire senza trovare terreno di intesa con gli alleati, è del tutto evidente che si assumeranno la piena responsabilità politica ed anche storica di agevolare soltanto la sinistra a mantenere il governo del Comune Forlì per i prossimi 5 anni. Siamo convinti che se questi gruppi vorranno insistere su questa linea, i cittadini che come noi credono ad una chiara concreta e credibile alternativa alle amministrazioni di sinistra e non a piccole battaglie di posizione dentro la coalizione, ne terranno certamente conto in cabina elettorale”.

    tratto da http://www.quotidianodelnord.it/inde...110&Rid=188547

  2. #872
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    Cesena, elezioni: Lega più vicina al Pri che al Pdl

    CESENA - In vista delle elezioni la Lega si muove con cautela, ma "per come si sta sviluppando il dibattito sul territorio siamo sicuramente più vicini al Pri che al Pdl", afferma Gianluca Pini, deputato Lega Nord Romagna. Dopo i dubbi su Italo Macori, il candidato scelto dal Pdl, "che si sono rivelati fondati", sottolinea Pini, ora si valuta una possibile alleanza con l'Edera, che propone Luigi Di Placido per la poltrona di Sindaco, "sul quale non abbiamo nulla da ridire".

    Politicamente Di Placido piace alla Lega, cosa che non accade per Macori. "I sospetti che avevamo - continua Pini - di accordi sottobanco tra Pdl e Pd si sono rivelati veri e siamo sempre più perplessi".

    Insomma distanze prese dal Pdl e nessuna alleanza di Centrodestra. Distanze prese anche da "Libertà e Futuro", coordinata da Daniele Baldini, che a Cesena ha scelto come candidato sindaco Stefano Angeli. "Mi dispiace che Franchini e Angeli si facciano prendere in giro dai personaggi di Libertà e Futuro - affonda Pini - una realtà non trasparente, specialmente sui finanziatori, da dove prendono i soldi?".

    Ma tornando al 'matrimonio' annunciato dalla stampa locale tra Carroccio e Pri, Pini stempera gli animi: "Non c'è stato nessun corteggiamento, certamente tra i due partiti c'è una vicinanza di intenti sugli interventi sul territorio e poi veniamo dall'esperienza positiva, su scala ridotta, di 2 anni fa a Bertinoro".

    Chiara Fabbri

    tratto da http://www.romagnaoggi.it/cesena/2008/11/10/107881/

  3. #873
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  4. #874
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    Le prospettive del Pri: sciogliersi in altri schieramenti? L'intervento di Widmer Valbonesi

    (Sesto Potere) - Forlì - 5 dicembre 2008 - Il segretario regionale del Pri dell'Emilia Romagna Widmer Valbonesi interviene nel dibattito, apertosi da tempo , sulle prospettive del Pri:

    "Può sopravvivere il Pri nella contingenza politica attuale in cui il sistema politico sembra incardinarsi in un bipolarismo che tende al bipartitismo? La nascita del Pd e del Pdl rispondono alle tradizioni ideali, storiche e politiche, di quella cultura laica, repubblicana, liberaldemocratica che affonda le sue radici nel Risorgimento italiano? Se si risponde a quest'ultima domanda in modo negativo, come tutti i comportamenti lasciano capire, essendo Pd e Pdl due partiti costruiti per la conquista del potere e non certo partiti con una cultura di governo fondata sull'interesse generale, allora è semplice anche la risposta alla prima domanda: il Pri deve sopravvivere per la prosecuzione di un'idea, ma anche perché quell'idea serve l'interesse generale del paese. Qualcuno pensa che si possa fare del Pri una Fondazione e poi sciogliersi nel Pdl; altri che occorra farlo verso il Pd. Dico subito che si può andare nel Pdl o nel Pd individualmente, ma nessuno si illuda che si possa liquidare il Pri, almeno fino a quando ci sono repubblicani che vogliono rimanere tali. Se qualcuno non se la sente più di combattere se ne vada, le porte sono aperte, ma nessuno può pensare di portarsi appresso la casa. E si può rimanere repubblicani anche dentro i due partiti? Si illudono coloro che pensano di essere ex Pri e rimanere repubblicani. Dove? Dentro il Pd, che vorrebbe essere il nuovo partito riformista sintesi delle tradizioni riformatrici del nostro Paese? Non è possibile, perché o si è repubblicani o si è un ibrido (comunista, socialista, liberale, cattolico). Non si può essere repubblicani e rivendicare la tradizione risorgimentale e poi essere una macedonia di tradizioni, alcune delle quali hanno addirittura combattuto il Risorgimento. E poi sarebbe anche un approccio sbagliato al nuovo partito, se ognuno degli iscritti al costituendo soggetto riformista parlasse in virtù delle proprie origini e non della nuova casa politica. Dove? Dentro il Pdl, in cui permangono posizioni nazionaliste, localiste, populiste e clericali? Le tradizioni possono rimanere nel cuore degli uomini e delle donne che le sentono; ma sopravvivono e si trasmettono solo se si è disposti anche ai sacrifici organizzativi e personali per tramandarle. Ed è un sacrificio condurre una battaglia di minoranza in un soggetto come il Pri che ha il titolo e l'eredità storica del repubblicanesimo italiano, titolo dato anche da personaggi che qualcuno intende rivendicare a simbolo della propria testimonianza politica. Mazzini, Saffi, Ugo La Malfa e Spadolini hanno operato e sono morti dentro il Pri consapevoli del ruolo che la storia aveva loro affidato. Non sono andati sotto la bandiera altrui per testimoniare la loro fede repubblicana. E lo hanno fatto col coraggio di far vivere una dialettica politica, non di andarsene quando il loro punto di vista era minoritario: lottavano anche duramente, ma dentro il Partito repubblicano. La crisi della politica richiede un confronto alto delle idee; la tradizione repubblicana e liberaldemocratica non può vivere come testimonianza individuale: deve trovare espressione politica vera. Fino a che uomini e donne rimarranno nel Partito repubblicano, nessuno di coloro che andrà altrove si illuda di poter rivendicare la nostra gloriosa tradizione. Quindi, se qualcuno pensa che non possa esistere più una cultura repubblicana attraverso una forza repubblicana autonoma, e confondesse la dignità di una posizione politica - che pur se in alleanza può essere garantita - con l'opportunismo individuale, si sbaglia. Come si può parlare di rispetto dell'avversario se non si ha rispetto delle proprie origini e di coloro che le coltivano? Quello che lo storico della letteratura Francesco De Sanctis indicava come il soggetto da cambiare attraverso "la riforma morale risorgimentale", ai giorni nostri si è trasformato nel classico "ometto" che tira a campare, chiuso nel suo scetticismo, che si ritira in un limitato orizzonte incapace di gesti generosi come l'orgoglio di lottare in minoranza. Quando si cita Ugo La Malfa, ad esempio, si sappia almeno che andò sempre controcorrente, perché ricco di quelle virtù morali che solo chi rimane coerente con se stesso può mantenere. Per fortuna ci sono ancora repubblicani che, pur divisi sullo schieramento, sono ancora capaci di serrare le file sull'appartenenza, pronti a riprendere il cammino per la costruzione di quel polo laico liberaldemocratico che prima il congresso e poi il convegno di Milano avevano individuato. E che occorre portare avanti con determinazione. E chi non ci sta si collochi dove vuole, ma lasci il testimone a chi vuole tenerlo alto": conclude Widmer Valbonesi .

    tratto da http://www.quotidianodelnord.it/inde...110&Rid=189386

  5. #875
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    Il Vaticano contro la depenalizzazione del reato di omosessualità
    FGR: "Siamo tutti omosessuali"

    È da parecchio tempo che le posizioni e le battaglie retrograde, reazionarie e oscurantiste del Vaticano hanno smesso di sorprendere noi Giovani Repubblicani. Conosciamo bene i timori della chiesa cattolica circa l’obiettivo di tutti i laici di riconoscere legalmente attraverso un patto di solidarietà le unioni civili tra gay e lesbiche. Ma la ferma opposizione del nunzio apostolico Celestino Migliore ad una depenalizzazione universale dell’omosessualità ci lascia sconcertati e inquietati per le sue motivazioni.

    L’iniziativa francese, condivisa da tutta l’Unione europea, ha come obiettivo una chiara condanna morale di quei paesi, un centinaio nel mondo, che prevedono nella loro legislazione carcere a vita, tortura, lavori forzati e a volte pure la pena di morte per chi ha la sola colpa di amare persone del proprio sesso.

    La Santa Sede, non si sa in preda a quale suggestione divina o evangelica, ha invece preferito pronunciarsi ancora una volta contro la difesa dei diritti civili ed è davvero allarmante pensare che lo Stato Città del Vaticano non espliciti il proprio dissenso al cosiddetto «reato d’omosessualità», espressione che già da sola fa rabbrividire qualsiasi persona di buon senso.

    Come si fa a sostenere che la sua depenalizzazione spalanchi le porte «ad altre e più preoccupanti discriminazioni»? Chi, dotato di un minimo di giudizio, può realmente pensare che in virtù di un documento internazionale siano domani coloro che si oppongono alle unioni omosessuali ad essere perseguitati? Quale fede è tanto stolta da credere che il progetto presentato all’Onu miri a determinare azioni penali o anche solo semplici attacchi personali alle identità sessuali o di genere?

    La Federazione Giovanile Repubblicana della Romagna
    - si augura che il Governo italiano esprima in tutte le occasioni una posizione di netto rigetto a questa iniziativa del Vaticano;
    - chiede ai rappresentanti del Partito Repubblicano Italiano eletti alla Camera dei Deputati ed esponenti della maggioranza parlamentare del nostro Paese di condannare fermamente in ogni sede le dichiarazioni del nunzio apostolico Celestino Migliore, realizzando anche insieme agli alleati e all’opposizione le opportune azioni politiche.

    Federazione Giovanile Repubblicana della Romagna

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  6. #876
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    Mi chiedo che necessita ci sia,al fine di esplicitare una critica più che giusta all'atteggiamento assunto dal Vaticano,di utilizzare espressioni esageratamente pesanti e slogan da quattro soldi tipo quel "siamo tutti omosessuali"che richiamano casomai(e tristemente)armamentari propagandistici di scuola diversa da quella repubblicana.Ma,leggendo i loro comunicati,mi sono fatto da tempo l'idea che questi ragazzotti probabilmente avrebbero fatto meglio a guardare dalle parti di Pannella e soci.
    omar proietti

  7. #877
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    Mi chiedo che necessita ci sia,al fine di esplicitare una critica più che giusta all'atteggiamento assunto dal Vaticano,di utilizzare espressioni esageratamente pesanti e slogan da quattro soldi tipo quel "siamo tutti omosessuali"che richiamano casomai(e tristemente)armamentari propagandistici di scuola diversa da quella repubblicana.Ma,leggendo i loro comunicati,mi sono fatto da tempo l'idea che questi ragazzotti probabilmente avrebbero fatto meglio a guardare dalle parti di Pannella e soci.
    Non voglio entrare nel giudizio sui ragazzi della FGR (che comunque mi pare troppo severo), ma approfitto per lanciare un quesito che spero dia il senso della necessaria autocritica a cui dovrenno essere chiamati come "vecchi repubblicani": ma noi che insegnamenti stiamo dando a questi ragazzi?

  8. #878
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    Evidentemente almeno nel caso specifico,non quelli giusti però vedi,come non credo che le colpe dei padri debbano ricadere sui figli,così non credo che le mancanze o i difetti dei figli,debbano necessariamente essere addebitate ai padri.Circa il comunicato di cui sopra,ad un interlocutore che mi affronta il problema sulla base di uno slogan idiota come quel "siamo tutti omosessuali"non val la pena di rispondere.Mi ricordo anni fa di un ragazzotto che nell'ambito di una discussione sull'omosessualità non contento delle mie argomentazioni per nulla imputabili(anzi...) di ostilità e pregiudizio verso gli omosessuali,mi esortava a dichiarare perchè lui si convincesse della mia sincerità,che "omosessuale è bello"...
    Ecco,una idiozia che fa il paio con quella che ha dato il titolo al comunicato in questione.
    omar proietti

  9. #879
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    Citazione Originariamente Scritto da Nullo Visualizza Messaggio
    ... che insegnamenti stiamo dando a questi ragazzi?
    Ho la netta sensazione che invece della liberalizzazione dei costumi ... si stia ottenendo il libertinaggio degli stessi ... che, moralmente, non e' la stessa cosa che considerare libertaria la scelta di nuotare verso la sponda che ognuno sceglie per se ...

  10. #880
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    Intervento Giovanni Lucchi sul futuro del Pri nello scenario politico italiano

    (Sesto Potere) - Forlì - 15 dicembre 2008 - Giovanni Lucchi, consigliere repubblicano nella provincia di Forlì - Cesena, commenta con una nota il dibattito in corso sul futuro del Pri nello scenario politico italiano: "Il nostro partito ha un grande passato, un modesto presente e un incertissimo futuro: allora la domanda "che fare?" merita una risposta, una risposta a cui nessuno deve sottrarsi guardando in faccia la realtà. Una domanda che ha la sua risposta in un'altra domanda: "Come è possibile oggi nel nostro paese mantenere vive, nella politica e nelle istituzioni, le idee del repubblicanesimo?" Valbonesi, coerente con l'ultimo congresso e con il convegno di Milano, pensa alla creazione di un terzo polo liberaldemocratico: oggi però è utopia in quanto non esistono condizioni per la nascita di una aggregazione politica del genere. Nelle passate elezioni politiche uomini e aggregazioni politiche e culturali che avevano la possibilità di dare vita ad un'area liberaldemocratica hanno fatto scelte diverse, schierandosi nelle liste del Pdl. La realtà è questa, anche se non piace. Ora i repubblicani possono continuare a tenere alta la bandiera chiedendo " diritto di tribuna "per un seggio in parlamento e presentare liste in totale autonomia negli enti locali ove possibile, con il rischio di essere semplice testimonianza di un glorioso passato o in alternativa far parte attiva, all'interno o in federazione, di una grande forza politica per far valere le nostre idee e valorizzare la nostra presenza che sicuramente, in virtù della nostra storia, peserà nel processo di elaborazione politica in tutti i livelli di governo.": conclude Giovanni Lucchi.

    tratto da http://www.quotidianodelnord.it/inde...110&Rid=190562

 

 
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