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  1. #721
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    La Voce di Romagna - mese di Gennaio 2007

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  2. #722
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    Ravenna: è dovere della politica quello di dare segnali per contenere la spesa/La proposta dell'Edera finalizzata al dimagrimento della struttura comunale iniziando dal corpo dirigenziale
    Fondamentale la gestione rigorosa della cosa pubblica

    A Ravenna i repubblicani circa un anno fa presentarono il loro programma elettorale nel quale erano posti in modo molto chiaro alcuni punti che dovevano qualificare la partecipazione del PRI all'interno della maggioranza di centro sinistra.

    Nel programma sono stati evidenziati e più volte sottolineati - anche dal Segretario Gambi - i seguenti punti:

    - contenimento dei costi della "politica",

    - non aumento della pressione fiscale locale.

    Siamo consapevoli delle difficoltà in cui si trovano anche tutti gli Enti locali, e della loro necessità di coniugare il rispetto dei "patti di stabilità" con il mantenimento del livello attuale di "welfare" (raggiunto anche dal Comune di Ravenna), ed è per questi motivi che i repubblicani devono sollecitare le Amministrazioni Comunali (ed in particolare quella di Ravenna) a non intervenire solo sulla leva fiscale locale, ma a mettere in campo atti di programmazione che incentivino ulteriormente il contenimento dei costi, la riqualificazione della spesa.

    I questo modo si possono liberare ulteriori risorse utili agli investimenti e alla promozione del territorio, che sono un reale e tangibile sostegno all'economia del nostro Comune.

    Segnali importanti

    Oggi, ancor di più di ieri, la "politica" deve dare importanti segnali di contenimento della spesa andando a ridurre prima di tutto i propri costi. Per questo motivo sarebbe importante che i repubblicani fossero i principali attori affinché l'attuale maggioranza che governa la città definisse, nel proprio programma di mandato, un capitolo specifico sul contenimento delle spese della "macchina Comunale" e inserendo nello stesso precisi e concreti obiettivi.

    Di qui nasce anche l'obiettivo di fare dimagrire la struttura comunale andando a rivedere innanzitutto la pianta organica dirigenziale (oggi conta 39 dirigenti di cui 12 con funzioni di capo area, mentre ad esempio nei Comuni di Faenza e Lugo vi sono rispettivamente 8 e 9 dirigenti) che si integri con una politica che porti ad un reale snellimento gli iter burocratici attualmente in essere. Tali scelte porterebbero risultati positivi, sia a favore del contenimento diretto delle spese della Amministrazione Comunale, sia a favore del mondo produttivo che ovviamente impegnerebbe meno tempo e meno risorse per l'ottenimento di autorizzazioni, permessi, certificazioni.

    Un impegno questo che i repubblicani dovrebbero tradurre in azione politica andando anche a proporre una razionalizzazione dell'attuale Decentramento e definendo quali ruoli e competenze ricoprono le Pro Loco e i Comitati Cittadini.

    Fisco

    Per quanto riguarda invece la pressione fiscale locale il PRI di Ravenna dovrebbe impegnarsi affinché l'Amministrazione Comunale definisca, sempre nel proprio programma di mandato, il tetto della spesa corrente dandosi così anche l'opportunità di determinare nei prossimi anni l'ammontare delle risorse che devono essere reperite dalle imposte e tasse comunali. Tutto ciò è molto importante in considerazione anche del passaggio delle competenze ai comuni (a partire dal 2008) degli estimi catastali che sono la base impositiva dell'ICI. L'obiettivo quindi è quello di contenere e perché no ridurre la pressione fiscale e comunque dare certezza ai cittadini e alle imprese sul peso delle imposte e tasse comunali.

    Per le considerazioni sopra espresse non è certamente positivo l'aumento previsto della tassazione locale nei confronti dell'impresa. Difatti è politicamente negativo l'aumento del 10% delle imposte di occupazione del suolo pubblico e della pubblicità che il Comune di Ravenna ha in procinto di effettuare e che andrà a toccare principalmente le attività del terziario (commercio, pubblici esercizi, artigianato di servizio) collocate nei centri abitati, attività che in questi ultimi anni hanno maggiormente risentito negativamente della congiuntura economica. Tale aumento contribuisce peraltro solo in modo molto marginale al capitolo delle entrate tributarie del comune.

    Il contenimento della spesa corrente sicuramente può liberare delle maggiori risorse provenienti dagli oneri di urbanizzazione a favore degli investimenti e dei consorzi fidi, che in questi anni hanno dato un grande contributo allo sviluppo economico del nostro comune.

    Coscienza critica

    I repubblicani si devono riappropriare del ruolo di coscienza critica che li ha sempre contraddistinti e cioè di forza politica attenta alla gestione rigorosa della cosa pubblica e capace di indicare soluzioni adeguate, ancorché impopolari, anche dal punto di vista degli assetti istituzionali. La proposta avanzata dal PRI trentacinque anni fa di abolire le Province e di istituire organismi più snelli e più vicini ai problemi della gente tra il Comune e la Regione, dimostra come le idee dei repubblicani conservino nel tempo la loro validità.

    Antonello Piazza, componente della Direzione dell'Unione comunale del Pri di Ravenna

    tratto da http://www.pri.it

  3. #723
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    Riceviamo dalla Tipo Litografia Valbonesi - 47100 Forli' (FC) - Via Rio Becca, 2/B - Tel. 0543 754093 - Tel .0543 754418


  4. #724
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    Cervia, incontro con Nucara

    Giovedì 8 febbraio, alle ore 20,30, per il 158° anniversario della Repubblica Romana, il segretario del Pri Francesco Nucara è a Cervia, nella sala del Consiglio Comunale, per un incontro con Giancarlo Mazzuca, direttore de "Il Resto del Carlino", "il Giorno" e "La Nazione", autore del libro "La storia della Repubblica Romana". Presiede l'incontro Alessandro Carli, segretario Unione comunale Pri Cervia.

    tratto da http://www.pri.t

  5. #725
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    Mazzini nostro contemporaneo/L'attualità del suo pensiero nell'anniversario della Repubblica Romana
    Associazione: concetto valido in un mondo globalizzato

    di Vittorio Bertolini*

    Sul "Corriere della Sera" del 5 gennaio Francesco Giavazzi ha scritto: "Il merito dei buoni risultati sui conti pubblici non è né di Prodi né di Berlusconi ma degli imprenditori e dei lavoratori delle aziende private. I conti vanno bene perché c'è stato un boom inaspettato nelle entrate fiscali, ma le entrate crescono solo se le aziende vendono, guadagnano, assumono nuovi lavoratori e fanno fare più ore a quelli che già impiegavano". Corollario implicito dell'affermazione di Gavazzi è che se la crescita, anche se generata dai fattori spontanei del mercato, se accompagnata da comportamenti virtuosi e convergenti di imprenditori e lavoratori, si trasforma, seppure attraverso la mediazione del miglioramento dei conti pubblici, in un aumento del benessere collettivo. Resta però da chiedersi se la cultura dei comportamenti virtuosi e convergenti fra imprenditori e lavoratori, il cosiddetto patto sociale, abbia un diffuso diritto di cittadinanza nel sistema delle relazioni industriali. Se alla convention della Fondazione Italiani - Europei le dichiarazioni di esponenti autorevoli del governo, come D'Alema e Franceschini, sembrano remare nella direzione del patto sociale, altri episodi, come la contestazione dei vertici sindacali a Mirafiori, paiono indicare che il patto sociale, invece di venire inteso come la prassi delle relazioni industriali, è ancora visto come accordo di vertice che lascia però invariate - se non peggiorate - le condizioni quotidiane dei lavoratori, in parecchi casi "milleuristi" (quelli da mille euro al mese), ai quali non può certo essere addebitata una scarsa comprensione delle alchimie macroeconomiche di Tommaso Padoa - Schioppa.

    Ugo La Malfa, al congresso di Roma del 1978, l'ultimo a cui partecipò, lamentava che si parlasse, ancora, di "padroni". Si trattava, per i leader repubblicano, di un linguaggio che, nel rimandare alla lotta di classe di stampo ottocentesco (ma negli scritti sociali di Mazzini il termine "padrone" non compare) dimostrava il ritardo culturale con cui, da parte di una certa sinistra, anche allora di lotta e di governo, si affrontavano i problemi di una moderna società industriale. Recentemente mi è capitato di leggere che Edoardo Sanguineti, nel presentarsi alle primarie dell'Ulivo a Genova, ha testualmente affermato: "I padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe". Edoardo Sanguineti, egregio intellettuale ed ottimo poeta ma non certo un "milleurista", ha indubbiamente una scarsa dimestichezza con i problemi reali e quotidiani del lavoro salariato da poco più di 1000 euro al mese, ma nonostante ciò è considerato un maitre a pénser per quel vasto demi monde di pseudo o aspiranti intellettuali le cui opinioni fanno breccia anche nel mondo del lavoro dipendente. E qui ritorna di attualità il problema posto da Ugo La Malfa, di una rivoluzione culturale nel governo delle relazioni industriali. Una rivoluzione culturale imperniata sul ruolo dell'impresa. L'impresa, cioè, non come sistema di relazioni fra padrone e servo ma fra "stakeholders" tutti consapevoli che attraverso la loro collaborazione si genera non solo il reciproco benessere, ma anche il benessere collettivo. E in questa rivoluzione culturale ritorna pienamente di attualità il pensiero sociale di Giuseppe Mazzini. Laicamente un Mazzini non ridotto al catechismo di puristi che, simili a quelli di cui narra Francesco De Sanctis nella sua "Autobiografia", mentre era in atto la rivoluzione culturale romantica si attardavano a chiosare i "Fatti di Enea" di frate Guido da Pisa.

    Ciò che, dopo un secolo e mezzo, nonostante i cambiamenti radicali avvenuti, dall'Italia preindustriale all'Italia fra le prime potenze industriali e proiettata nel mondo della globalizzazione, ci fa ancora sentire Mazzini come nostro contemporaneo, è l'empatia etica che nutriamo verso il suo pensiero. Alla base del pensiero sociale di Mazzini vi è il principio di Associazione. Per Mazzini il concetto di Associazione ha un significato bivalente. Da un lato è un concetto metastorico, attraverso il quale Mazzini interpreta il processo di civilizzazione dell'umanità, dall'altro quello più usuale, per noi, di condivisione di risorse e responsabilità al fine del conseguimento di un interesse comune. In uno scritto del 1870 leggiamo: "Il segnare una linea ostile di separazione tra le aspirazioni degli operai e i diritti degli agiati è tal cosa che dovrebbe rattristare profondamente tutte le anime oneste e vogliose del bene in Italia…. È tempo che i buoni s'adoprino a intendersi e a cancellare dall'animo le ostili, sospettose, rissose abitudini di partito. Avversi e irreconciliabili a quelle poche centinaia di tipi, che, nascenti dall'avidità o dall'ambizione, fanno bottega del tempio, noi non guardiamo ai dissenzienti sinceri come a nemici; combattiamo idee, non uomini". Da questa seppur breve citazione si evince chiaramente che Mazzini informava la propria azione politica non sull'odio di classe, che Sanguineti e il radicalismo di sinistra - che probabilmente lo appoggia - ha voluto rilegittimare, ma sul patto sociale. Un patto sociale che Mazzini definiva Patto Nazionale e che si basava sulla formula "capitale e lavoro nelle stesse mani". Una formula che sarebbe, però, fuorviante ridurre alla semplice questione degli assetti proprietari. Scrive infatti Mazzini: "La riunione del capitale e dell'attività produttrice nelle stesse mani sarà un vantaggio immenso, non solo per gli operai ma per l'intera Società, poiché aumenterà la solidarietà, la produzione ed il consumo". L'impresa, cioè, come luogo dove si produce la ricchezza nazionale e dove il rapporto fra imprenditore e lavoratore si basa sulla reciproca consapevolezza che l'impresa è un bene comune, ma non solo: è anche un bene sociale. In tempi di globalizzazione e di capitalismo finanziario la formula mazziniana si traduce in partecipazione o partnerariato. La partecipazione può avvenire su diversi piani. Un primo piano riguarda senz'altro il livello retributivo, e Mazzini dice che "l'operaio che, senza interesse alcuno materiale o morale nei risultati della produzione, non dà, generalmente parlando, se non quel tanto di lavoro necessario a rivendicargli il salario pattuito, ha dalla compartecipazione sprone a produrre maggiormente e meglio".

    Ma, connesso con il livello retributivo, vi è quello dell'organizzazione del lavoro. Le nuove tecnologie e la sempre maggiore presenza della terziarizzazione anche nell'attività manifatturiera impongono un approccio dove è prioritaria la responsabilità individuale. E' stata coniata la formula "imprenditore di se stesso" nel senso che il lavoratore, attraverso le proprie capacità e conoscenze, riesce a coniugare in modo ottimale i fattori della produzione, per es. attraverso i circoli di qualità o altri modelli che, più che privilegiare la gerarchia, puntano sulla responsabilizzazione della funzione. Ma il passaggio a un modello partecipativo richiede una rivoluzione copernicana nel sistema delle relazioni industriali, dove al centro dell'interesse delle organizzazioni sindacali, siano esse di ispirazione imprenditoriale o dei lavoratori dipendenti, stanno i problemi dell'attività produttiva. Ovviamente, con ciò, non si intende negare che le parti concertino sui grandi aggregati; se il sistema del welfare funziona ed è efficiente, è evidente che anche a livello di impresa le relazioni industriali ne vengono agevolate. Si tratta solo di auspicare che gli accordi sui massimi sistemi non sacrifichino la responsabilità dei singoli attori, trasformando il rapporto fra le parti in una mera gestione burocratica. Ad esempio, un recente decreto del ministro Damiano, auspice la Cgil, ha introdotto gli indici di congruità: un sistema simile a quello degli studi di settore che prevede di prefissare per varie tipologie produttive il rapporto fra addetti e quantità prodotta. Se l'intenzione è ottima, e cioè di contribuire a debellare il lavoro nero, rischia, però, di avere pesanti conseguenze negative sull'aumento di produttività del nostro sistema. Chi vorrà infatti impegnarsi nell'innovazione di processo, quando risulta essere più premiante appiattirsi su valori medi che per le ineludibili leggi della statistica tenderanno a volgere verso il basso? A sua volta, anche la Pubblica Amministrazione, invece di essere stimolata a innovare i controlli antielusivi, viene deresponsabilizzata verso meri controlli di routine.

    *segretario sez. Pri "Mazzini", Parma

    tratto da http://www.pri.it

  6. #726
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    Nucara, Mazzuca e la storia del Pri
    Segretario dell 'Edera e direttore di QN e Carlino al dibattito sulla Repubblica Romana

    CERVIA - IL PROBLEMA reale è capire se i repubblicani hanno ancora dentro di loro la forza morale per fare davvero politica»: questo in sintesi il pensiero di Francesco Nucara, segretario nazionale del Pri, intervenuto alla serata di commemorazione della Repubblica Romana organizzata dal Pri cervese nella sala del consiglio comunale, a fianco del direttore del Resto del Carlino e del Qn, Giancarlo Mazzuca. «Il fatto che il partito a livello nazionale stia con il centro destra — ha spiegato il segretario comunale Alessandro Carli — non ha mai influenzato le scelte a livello locale. Siamo sempre stati autonomi nelle nostre decisioni». Nucara, non senza un pizzico di ironia, ha analizzato il posizionamento del partito : «I repubblicani non hanno, per il momento, la forza di governare da soli . . .Al di là delle battute, è legittimo che a livello locale il partito repubblicano sieda a fianco alla maggioranza, perché devono pensare a governare per il bene dei cervesi . Diverse sono le scelte a livello nazionale : un vero repubblicano sa che la cosa importante è la politica estera e noi ci riconosciamo nelle scelte fatte dala coalizione di centrodestra .
    Per il resto so che i repubblicani di Cervia hanno recentemente abbandonato la coalizione di maggioranza, e anche se non ho capito i motivi di questa scelta, mi sembra comunque che sia stata una scelta responsabile. Comunque non sono all'opposizione» .

    LA SERATA, alla quale hanno preso parte molti visi noti della politica e dell'imprenditoria locale, da alcuni ex, come l'ex vicesindaco Gabriele Armuzzi, ad altri che ancora vivono e lavorano nel tessuto sociale, come Giancarlo Cappelli, e nella quale si è parlato di politica, ma anche di valori, partendo dalla presentazione del libro di Mazzuca `La storia della Repubblica Romana del 1849', si è conclusa con un invito dello stesso direttore, che si è detto «quasi cittadino di Cervia» ad intraprendere il cammino del dialogo fra Pri e Ds . «Ho seguito anche io le recenti vicende politiche cittadine — ha affermato Mazzuca — e ho apprezzato la scelta di libertà, ma mi farebbe piacere se ci fosse un ritrovato dialogo».

    DIVERSI i commenti positivi alla proposta (nel corso della serata ce ne è stata una seconda, quella di ripubblicare il libro da parte del Pri di Cervia).
    Il sindaco Zoffoli ha seguito il dibattito seduto in prima fila e con il consigliere regionale diessino, il cervese Miro Fiamminghi .
    Quanto al libro e ai valori in esso raccontati, Mazzuca ha chiosato :
    «Sicuramente oggi lo riscriverei con minor entusiasmo, perché la vita e il mestiere mi hanno cambiato, ma quella storia nasce da alcune esperienze, prima di tutte quella di mio padre, quindi, probabilmente lo riscriverei nello steso modo».

    Letizia Magnani

    tratto da Il Resto del Carlino 10 febbraio 2007

  7. #727
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    La Voce di Romagna - mese di Febbraio 2007

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  8. #728
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    45° Congresso Unione Comunale del Pri di Cervia
    Presso la Sala Spadolini in via Roma, 3-Cervia

    Venerdì 16 marzo ore 200

    - Saluti agli invitati e ai delegati
    - Presentazione Relazione del Segretario

    Sabato 17
    dalle ore 10:00 alle 120 (per i delegati)

    - Interventi dei delegati

    Sabato 17
    dalle ore 14:00 (per i delegati)

    - Interventi dei delegati
    - Approvazione dei documenti
    - Nomina della Direzione
    - Chiusura del Congresso

    tratto da http://www.pri.it

  9. #729
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    La Voce di Romagna - mese di Marzo 2007

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  10. #730
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    Strada autonoma per Il Pri dopo il congresso. Guidazzi 'vincitore morale'

    CESENA – Autonomia per il Pri nazionale, alla guida del partito sarà, quasi certamente, confermato Francesco Nucara. Il congresso nazionale di ieri si è concluso così: uno slancio verso la costruzione di un’unione liberal-democratica, con la ricerca di alleanze con socialisti, liberali, radicali, ed anche elementi di Udc e Margherita. Un’autonomia cercata e ottenuta da Mario Guidazzi, storico sostenitore di questa posizione.

    Ora però si pensa a sostituire il sistema maggioritario, che ostacolerebbe il cambiamento. Come al Parlamento europeo, si punta a coalizioni minoritarie estreme, sia a destra che a sinistra. Restano i gruppi storici socialista (Pse) e popolare (Ppe) e i liberal-democratici dell’Ldr. Il giovane ‘delfino’ del partito è Luca Ferrini, scortato delle vecchie leghe come, appunto, Guidazzi, Africo Morelli e Denis Ugolini.

    L’unità del Pri si è vista sia a Forlì che a Cesena, più reticenti i ravennati. Novità, argomentata da Nucara, con grande consenso popolare, sono state la rottura con la Cdl, ma anche la distanza da Prodi. Dunque una strada autonoma, che non esclude il difficile riavvicinamento al centrosinistra, in vista delle prossime elezioni.

    tratto da http://www.romagnaoggi.it/

 

 
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