Un decisivo passo avanti verso la riforma della Costituzione della Repubblica Italiana ha fatto esultare in particolar modo i leghisti che hanno festeggiato dipingendosi i capelli di verde e omaggiando di rose bianche il signor presidente del Consiglio e presidente di Forza ITALIA.
dal quotidiano LIBERO di oggi:
" Dalla Lega rose bianche a Berlusconi
di MARIO PRIGNANO ROMA - Il primo passo di quella che la Casa delle libertà può rivendicare come la sua più grande riforma, la riforma della seconda parte della Costituzione, è stato compiuto ieri attorno all’ora di pranzo in un’aula di Montecitorio affollata come nelle grandi occasioni. Con 295 sì, 202 no e nove astenuti, la Camera ha approvato il disegno di legge figlio di Umberto Bossi. E proprio Bossi, insieme a un Silvio Berlusconi di ottimo umore, ieri è stato il protagonista della giornata, evocato in quasi tutti gli interventi della maggioranza, subito avvisato per telefono dal premier della lieta novella. Infine, « contento, molto contento: dopo tutti questi anni di fatiche » , come lui stesso ha dichiarato ai giornalisti che nel pomeriggio lo hanno tempestato di chiamate. Quando, subito dopo il voto, Berlusconi esce dall’aula di Montecitorio ha una missione da compiere: « Devo telefonare a Umberto » . I cronisti lo pressano dai corridoi laterali, nessuna possibilità di origliare e men che meno di assistere; la coversazione si protrae più di qualche minuto. Finalmente il premier esce in Transatlantico e, sorriso a trentadue denti: « L’ho trovato raggiante, sono sicuro che questo sarà un ottimo ricostituente, speriamo che lo farà tornare presto tra noi » . La soddisfazione di Bossi non si ferma alla notizia di un applauso bipartisan partito al suo indirizzo; quel che più gli preme è ottenere da Berlusconi la garanzia che al Senato non cambi nulla di quel testo tanto faticosamente approvato alla Camera. E Berlusconi lo rassicura: « Hai la mia parola: non sarà modificata una virgola » . Pochi minuti dopo il Cavaliere è in posa davanti all’ingresso della Camera, di fianco a lui un Calderoli emozionato come si trattasse della sua prima comunione: « Dai, Roberto che ce l’abbiamo fatta, evviva » , gli urla il premier mentre i flash dei fotografi abbagliano lo specchio della grande porta di Montecitorio. Mentre è lì, tra mazzi di rose bianche incartate di verde e deputati lumbard coi capelli appositamente meshati, ammira soddisfatto lo striscione affisso in piazza per l’occasione: « Sì al federalismo, grazie Bossi » . Bossi l’inesauribile. Mentre al quarto piano del palazzo dei gruppi una fetta di parlamentari festeggia a base di tartine e spumante, dalla clinica di Brissago il Senatùr telefona e chiede di Calderoli e di Cè. Ai suoi fedelissimi, l’ex ministro, oggi formalmente europarlamentare della Lega, riferisce le rassicurazioni appena avute da Berlusconi: « Il testo non si cambia, va via così pure al Senato: ho la parola di Silvio » . È proprio la sua giornata. E a suggello arriva la notizia che domani lo stesso Berlusconi potrebbe recarsi nella sua villetta di Gemonio, dove con ogni probabilità il capo della Lega trascorrerà il week end. Magari insieme a Calderoli e Maroni, lì convocati per parlare in vista del vertice sulla Finanziaria della prossima settimana. Il resto, è cronaca parlamentare. Di una giornata molto singolare, però. Così, in un clima decisamente goliardico, il giovane Cossiga, Giuseppe, deputato di Forza Italia, racconta ad un amico: « Lo vedi? siamo tutti fuori dell’aula a seguire la seduta dai monitor perché sta parlando De Mita: e qui ci sono i sottotitoli » . Risate. Poco dopo è proprio De Mita che, sforando i tempi concessigli, provoca indirettamente una gazarra tra maggioranza e opposizione in cui il complimento più gentile, volato dai banchi Ds a quelli del centro destra è, alla lettera: « Coglione » . Su De Mita si accanisce Michele Saponara, che sibila: « Criticateci pure, ma è un fatto che noi oggi approviamo una riforma che per decenni a voi non è riuscito di fare » . Quando il bottino delle riforme è ormai al sicuro, i discorsi ufficiali esauriti, Berlusconi sta andando a chiamare Bossi ma prima incrocia Maria Latella, autrice del libro- biografia sulla first lady Veronica Lario: « Ah buongiorno, quante copie? » . Lei, in punta di piedi, nella ressa: « Più di settantamila, presidente. Più di settantamila » . "
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