Dopo venticinque anni di tentativi, un progetto di riforma complessiva di forma di Stato e di governo viene adottata da una maggioranza parlamentare.
Se le successive letture confermeranno il testo così com’è, la riforma costituzionale arriverà al giudizio definitivo degli elettori e poi entrerà gradualmente in vigore.
Il percorso sincopato con cui la maggioranza ha costruito l’accordo definitivo ha suscitato, e giustamente, anche momenti di sarcasmo.
Ma ora, a lavoro concluso, bisogna esaminare il contenuto, non il processo di lavorazione.
In sostanza la riforma ha puntato a superare le troppe aree di sovrapposizione di poteri già presenti nel testo originario e quelle aggiunte dalla frettolosa riforma del titolo V approvata dal centrosinistra al termine della precedente legislatura.
Ora sono più chiare le competenze esclusive dello Stato e quelle delle Regioni, non c’è più la duplicazione del bicameralismo perfetto (una peculiarità solo italiana), sono meglio definite le prerogative del Capo dello Stato e del primo ministro.
La costituzione formale si avvicina a quella reale, che con l’elezione diretta dei presidenti delle regioni e quella di fatto nominativa di quello del governo, aveva anticipato di fatto i nuovi assetti ora ratificati nella riforma.
Naturalmente del buon funzionamento del nuovo sistema costituzionale, dell’efficacia del meccanismo di contrappesi istituzionali, si potrà davvero giudicare solo quando sarà stato messo alla prova concretamente.
Intanto si può dire che le varie spinte unilaterali, che avrebbero provocato squilibri, si sono composte e corrette reciprocamente. Chi denuncia uno “stravolgimento” della costituzione dimentica che il meccanismo di riforma è previsto dalla costituzione in vigore e, soprattutto, che le regole precedenti ormai non funzionano più. Autonomie regionali rafforzate e bipolarismo (cause e non conseguenze della riforma) realizzate solo con modifiche delle leggi o dei comportamenti elettorali, confliggono con un meccanismo istituzionale che non le prevedeva.
Ora c’è un quadro in cui possono convivere, che potrà sempre essere perfezionato, una volta dimostrato che la costituzione è riformabile.
saluti




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