Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Riforme

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riforme

    Dopo venticinque anni di tentativi, un progetto di riforma complessiva di forma di Stato e di governo viene adottata da una maggioranza parlamentare.
    Se le successive letture confermeranno il testo così com’è, la riforma costituzionale arriverà al giudizio definitivo degli elettori e poi entrerà gradualmente in vigore.
    Il percorso sincopato con cui la maggioranza ha costruito l’accordo definitivo ha suscitato, e giustamente, anche momenti di sarcasmo.
    Ma ora, a lavoro concluso, bisogna esaminare il contenuto, non il processo di lavorazione.
    In sostanza la riforma ha puntato a superare le troppe aree di sovrapposizione di poteri già presenti nel testo originario e quelle aggiunte dalla frettolosa riforma del titolo V approvata dal centrosinistra al termine della precedente legislatura.
    Ora sono più chiare le competenze esclusive dello Stato e quelle delle Regioni, non c’è più la duplicazione del bicameralismo perfetto (una peculiarità solo italiana), sono meglio definite le prerogative del Capo dello Stato e del primo ministro.
    La costituzione formale si avvicina a quella reale, che con l’elezione diretta dei presidenti delle regioni e quella di fatto nominativa di quello del governo, aveva anticipato di fatto i nuovi assetti ora ratificati nella riforma.
    Naturalmente del buon funzionamento del nuovo sistema costituzionale, dell’efficacia del meccanismo di contrappesi istituzionali, si potrà davvero giudicare solo quando sarà stato messo alla prova concretamente.
    Intanto si può dire che le varie spinte unilaterali, che avrebbero provocato squilibri, si sono composte e corrette reciprocamente. Chi denuncia uno “stravolgimento” della costituzione dimentica che il meccanismo di riforma è previsto dalla costituzione in vigore e, soprattutto, che le regole precedenti ormai non funzionano più. Autonomie regionali rafforzate e bipolarismo (cause e non conseguenze della riforma) realizzate solo con modifiche delle leggi o dei comportamenti elettorali, confliggono con un meccanismo istituzionale che non le prevedeva.
    Ora c’è un quadro in cui possono convivere, che potrà sempre essere perfezionato, una volta dimostrato che la costituzione è riformabile.

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Roma. Nel giorno in cui la Camera approva la legge di riforma costituzionale, nel centrodestra ognuno cerca di tenersi stretta la sua quota di soddisfazione.
    Che sia in particolare la giornata dei leghisti lo s’intuisce nel fermo immagine dei deputati padani schierati per la foto ricordo fuori da Montecitorio (con loro anche il Cav., che dopo un Consiglio dei ministri di venti minuti ha voluto presenziare al voto).
    Comprensibile la foga con cui il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, che sul risultato di ieri aveva scommesso molto del suo futuro da dirigente leghista, ha girato ai giornalisti la contentezza espressa per telefono da Umberto Bossi.
    Per quanto sia improbabile che affiori nelle prossime ore, all’interno del movimento rimane comunque un certo scetticismo sulla qualità del progetto federale che si va disegnando.
    Fino a pochi giorni fa, tra i deputati di Bossi meno entusiasti, circolava la battuta secondo cui il cammino della devolution non avrebbe subìto altri ritardi poiché non rimaneva più quasi nulla da emendare. Al leader del Carroccio Berlusconi ha dedicato personalmente quel che considera un successo di cui può godere l’intera maggioranza. Almeno in parte è così, a cominciare dal presidente del Consiglio riuscito nell’impresa di ottenere un testo che non stravolge le caratteristiche di un premierato forte e abbastanza protetto dal rischio di ribaltoni.
    Elemento su cui converge anche il tenue compiacimento di Alleanza nazionale.
    An – come dice più d’un deputato finiano – nel premierato individua un passabile succedaneo del presidenzialismo.
    E nel complesso della riforma può rivendicare il peso dell’interesse nazionale, per la cui sopravvivenza si è battuta assieme all’Udc.
    Nel momento in cui questo giornale va in stampa, è comunque significativo il silenzio che Gianfranco Fini ha riservato alla notizia politica del giorno.
    Silente anche il segretario dell’Udc, Marco Follini.
    A voler trovare una stonatura, c’è infatti la freddezza con cui i centristi hanno votato un disegno di legge che considerano un po’ sgangherato. I centristi hanno anche ascoltato con mestizia la requisitoria dell’attuale avversario ma consanguineo Ciriaco De Mita (Margherita): “La lavata di testa di un padre nobile dc”. Anche i parlamentari di Follini, tuttavia, rivendicano qualcosa oltre agli emendamenti con cui hanno corretto la riforma (tra i più rilevanti, quello che introduce la sfiducia costruttiva): “Siamo stati leali, l’unico passaggio a vuoto l’ha provocato An bocciando l’articolo 24 sui poteri del capo dello Stato”, dicono.

    L’opposizione sembra unita nel coro di disapprovazione levato contro la riforma della Cdl, e nel referendum con cui intende scardinarla.
    Ma è un’unità apparente, perché in molti contestano a Romano Prodi il modo in cui ha gestito da lontano il confronto con la maggioranza.
    Nel gruppo parlamentare diessino e in quello della Margherita d’obbedienza rutelliana, era dominante la posizione di chi invitava al dialogo con il Polo secondo schemi già stabiliti durante la stagione della Bicamerale.
    Obiettivo: mostrarsi collaborativi come voleva Ciampi e al tempo stesso provare a rompere la compattezza della Cdl sulle (poche) questioni trattabili.
    Dal che, al debutto dei lavori in Aula, quel voto d’astensione sul Senato federale, promosso da Luciano Violante (fra reciproche aperture sull’ipotesi di un’assemblea costituente) e rumorosamente smentito da Prodi, intento ad avviare un tardivo muro contro muro.
    Il veto di Prodi ha isolato gli orfani della Bicamerale.
    E ha rafforzato chi, come Verdi, Pdci, Rifondazione comunista e correntone ds, avrebbe assunto sin dall’inizio un atteggiamento comune di rifiuto per ogni trattativa.
    Si contano mugugni sia fra questi sia fra quelli.
    I dialoganti avrebbero preferito continuare a dialogare, oppure accordarsi da subito sulla linea referendaria e sfruttarne la forza mediatica.
    Gli altri, non tutti ma in buon numero, avevano inutilmente ragionato sull’eventualità di non presentarsi in Aula e lasciare che la maggioranza approvasse in solitudine la sua riforma.

    ...ora si "riformino i Poli".

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Il PD e le riforme
    Di svicolone nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 38
    Ultimo Messaggio: 17-11-08, 13:13
  2. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 29-03-07, 11:41
  3. Riforme. Dove sono le riforme?
    Di tempestosecime nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 16-01-07, 09:42
  4. riforme
    Di Celtic nel forum Destra Radicale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 25-04-06, 17:24
  5. Le 36 riforme del G.B.
    Di v!olet nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-03-06, 12:13

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito