Omissis imperativi e delatori
«I segnalanti saranno tutelati»
La versione sintetica del Codice etico della Rai assomiglia ad un documento del vecchio Sifar.
Con una periodica frequenza (71 volte) si trova tra parentesi la scritta omissis.
C’è un segreto di stato taciuto ai dipendenti?
Ma non oziamo in domande retoriche.
Il direttore Flavio Cattaneo nella sua audizione in Vigilanza ha tagliato corto sul concetto di delazione.
«Nessun invito alla delazione», ha seccamente risposto.
Leggiamo dal Codice, pagina 9, punto 1.2, Impegni di Rai:
«Rai assicurerà, anche attraverso la designazione di specifiche funzioni interne a ciò espressamente dedicate: (omissis)
e) l’applicazione, in caso di accertata violazione, di adeguate misure sanzionatorie;
f) la tutela dei soggetti che forniscano notizie di possibili violazioni del Codice contro eventuali ritorsioni di qualunque genere, intendendosi per tali ogni atto che possa dar adito anche al solo sospetto di essere una forma di discriminazione o penalizzazione, nonché la tutela della riservatezza dell’identità dei segnalanti». Il direttore generale può anche avere le sue certezze, ma davanti ai rapporti di causa ed effetto di queste frasi c’è poco da scherzare. Il tono diventa solenne nel punto 1.3, obblighi dei destinatari del codice. (Omissis)... ogni Esponente Aziendale ha il dovere di conoscere le disposizioni contenute nel Codice e di:
a) astenersi da comportamenti contrari a tali disposizioni;
b) rivolgersi ai propri superiori o al Direttore Generale (anche attraverso la Commissione stabile di cui al punto 1.5) in caso di chiarimenti sulle modalità di applicazione delle stesse;
c) riferire tempestivamente ai superiori o al Direttore Generale (anche attraverso la Commissione stabile di cui al punto 1.5) qualsiasi notizia, di diretta rilevazione o riportata da altri, in merito a possibili violazioni delle disposizioni del Codice e qualsiasi richiesta gli sia stata rivolta di violarle;
d) collaborare con le strutture deputate a verificare le possibili violazioni».
La Rai fa sapere che sono norme in vigore da tempo.
Vien da chiedersi dove vivano i suoi giornalisti se ieri si sono così tanto scandalizzati. Quando il dovere di correttezza nei rapporti con il datore di lavoro si rafforza con un ulteriore documento che mette, nero su bianco, come contropartita, il licenziamento vuol dire che l’azienda manda un preciso segnale.
Qui non si scherza, cari dipendenti e useremo tutti i mezzi per farvelo capire.
O anche queste sono interpretazioni capziose?
Al punto 7.5, Doveri del personale, pagina 27 si trova un’affermazione che fa rientrare nell’arbitrio dell’azienda qualunque cosa:
«In relazione ai contesti in cui si trovino ad espletare la propria attività, dipendenti e Collaboratori sono, inoltre, tenuti ad effettuare le più opportune valutazioni al fine di evitare situazioni e comportamenti che possano esporre a nocumento gli interessi e/o l’immagine di Rai».
Andiamo disordinatamente.
Un dipendente può dire che in un programma si è fatta cattiva informazione, o nuoce?
Può dire che da Bruno Vespa vengono fatte domande troppo accomodanti a Berlusconi e più furbette a Fassino, o nuoce?
Può riflettere sullo scadimento di alcuni programmi che pure fanno share, o nuoce anche questo?
Si può meravigliare se vengono inopinatamente bloccati alcuni programmi, o nuoce?
Può farsi domande e darsi delle risposte o lo può fare solo Marzullo?
Il crescendo potrebbe essere rossiniano e, dunque, esitiamo.
Cattaneo, al contrario, dovrebbe seriamente preoccuparsi delle ripetute promesse che vengono fatte nei paragrafi sul valore delle risorse umane e di integrità della persona, sul reciproco rispetto nei rapporti di lavoro, sulla trasparenza, sulla responsabilità verso la collettività e sulla tutela di pluralismo, culture, donne, uomini.
Boom!




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