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  1. #91
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Una riflessione...

    In Origine Postato da McManus
    Abbiamo - incredibile - qualche cosa in comune… Anch'io ho letto (fin che è stato in vita) Montanelli. Ed è stato l'unico, sottolineo l'unico, a cantare fuori dal coro. Non a caso è finito gambizzato (a Tobagi è andata peggio). Anche oggi io leggo di tutto, compresa la stampa bananas, compreso il Manifesto (che ritengo l'unico giornale comunque coerente con se stesso fino all'autodistruzione, come è stato per il caso della falsa vittoria di Kerry). E le "penne a gettone" sono al servizio dell'una o dell'altra faccia della medaglia di un potere che resta sempre uguale a se stesso, come nella peggior tradizione gattopardescca.

    Ora mi dirai, dal momento che leggi di tutto, che sono al servizio di Berlusconi anche i noti killer del giornalismo Gian Antonio Stella e Francesco Merlo… O l'intera redazione di Repubblica. O de l'Unità. Sulla tv (che guardo il meno possibile) il tg3 è stato espugnato, prossimo direttore Rossella.
    Siamo seri. Tutti questi, sono comunque organi di "informazione" al servizio di padri e padrini politici. O di qua o di là, l'importante è "starci". E chi non ci sta? Tace, anche se non acconsente.
    Io ho la "vecchia" abitudine di andare a controllare (se non ne ho già conoscenza) la veridicità (nei FATTI) delle "notizie" che mi propinano; con le RARISSIME eccezioni (alla Montanelli, per dire) di "fonti" STORICAMENTE attendibili (scevre da condanne per calunnia e diffamazione, per dire) e, perlomeno, nel tempo coerenti con se stesse.

    Poi, come ti dicevo, mi faccio una MIA opinione; che difendo.

  2. #92
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    Predefinito Due gocce d'acqua...

    Libertà d’informazione.

    «Chi lavorava ai telegiornali della sera doveva consegnare i servizi ai dirigenti in contatto con le autorità. Potevamo solo leggere ciò che ci veniva consegnato. Dalla presidenza arrivavano anche videocassette che eravamo costretti a mandare in onda».
    Di quale Paese si tratta?

    Anche se a molti può essere venuta in mente l’Italia, si tratta dell’Ucraina.
    Il testo è tratto da un intervista di “Repubblica” alla giornalista Julia Borisko, popolare volto della tv di Kiev.

    Ecco la sua testimonianza:
    «Chi lavorava ai telegiornali della sera doveva consegnare i serivizi ai dirigenti in contatto con le autorità. Potevamo solo leggere ciò che ci veniva consegnato.
    Negli ultimi anni sono passati ai “Temnik”: ordini online sui servizi da fare, divieti sull’opposizione. Arrivavano dalla presidenza, anonimi, precedendo le videocassette esterne che ci costringevano a mandare in onda. Al potere servivano solo le nostre facce, le nostre firme. Chi lavorava ai notiziari del mattino invece, se sgarrava, veniva punito con la sospensione dello stipendio».

  3. #93
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    In Origine Postato da Esmor
    Dico solo una cosa: una volta chi scriveva pubblicazioni contro un regime era costretto ad una vita fatta di precarietà e difficoltà a causa della condizione di clandestinità nella quale si trovava a distribuire tali pubblicazioni, rischiando in prima persona l'arresto se non la vita.
    Se le stesse pubblicazioni non erano gratuite, il ricavato aveva tuttavia come scopo il SOSTENTAMENTO (inteso come ciò che permette la sopravvivenza) dello stesso oppositore, il finanziamento del gruppo al quale apparteneva e ovviamente il permettere al gruppo di stampare nuove pubblicazioni.

    Ora mi pare non scandaloso, ma semplicemente deprimente, che chi scriva pubblicazioni contro il Regime ne ricavi PROFITTO (inteso qui come un notevole surplus rispetto alle spese affrontate per la pubblicqazione e alle necessità di permettere il sostentamento dell'autore).
    Insomma, l'attuale Regime fa guadagnare e far profitti sia ai suoi amici, sia ai suoi sedicenti "oppositori" ai quali, per usare un eufemismo, non toglie il pane dalla bocca.
    inutile dire chi è che ci rimette.
    Già, dovremmo ringraziare l'attuale regime

    Ma poi come farebbe a dire che Castro e Saddam sono peggio di lui? L'unico modo è concedere alcune "forme" democratiche mangiandone però quanta più sostanza possibile
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  4. #94
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    Questo è il fondo comparso ieri sulla prima pagina di Europa

    «Bruno Vespa e gli amici dell’Alleanza»
    di Nino Rizzo Nervo
    L’episodio che sto per raccontare non è notissimo ma conosciuto dai cosiddetti “addetti ai lavori” tanto da non poter configurare alcuna “rivelazione di segreto di ufficio”. Nel 1999 prima di essere nominato direttore del Tg3 ho svolto l’incarico di direttore della segreteria del consiglio di amministrazione della Rai. Erano gli anni di Celli e Zaccaria. Per ragioni di ufficio partecipavo anche alle riunioni informali del consiglio di amministrazione.
    Si chiamavano “preconsigli” ed erano l’occasione in cui direttore generale e consiglieri approfondivano più liberamente, senza essere condizionati dai formalismi delle sedute ufficiali del cda, le questioni aziendali sulle quali poi avrebbero dovuto deliberare.
    In una di queste riunioni si discusse della opportunità di fare andare in onda Porta a Porta solo due volte la settimana per evitare la sovrapposizione con altri approfondimenti informativi allo studio per Raidue e Raitre. Non se ne fece nulla. Presto arrivarono “garbate sollecitazioni” da parte di importanti leader del centrosinistra di quegli anni, quello stesso centrosinistra che un giorno sì e l’altro pure protestava contro la “faziosità” di Porta a Porta che offriva quotidianamente l’immagine di un paese in guerra e fuori controllo (immigrazione clandestina, criminalità, ordine pubblico ecc.).
    Questo ricordo mi è tornato alla mente leggendo il comunicato con il quale Ds e Margherita hanno criticato la puntata dell’altro ieri per le tabelle sul fisco taroccate dal professor Brunetta e trasmesse da Vespa senza quel minimo controllo di veridicità che un professionista serio avrebbe dovuto compiere. Bene, i due maggiori partiti dell’Alleanza usano parole di fuoco, «vergognosa scorrettezza», per il consigliere economico del presidente del consiglio, e toni più morbidi per Vespa concludendo comunque con il rituale invito alla commissione di vigilanza di intervenire. Nei confronti del Gran ciambellano del potere berlusconiano c’è sempre un certo timore reverenziale che non si capisce se sia determinato dal carisma del principe dei conduttori o dalla paura di non essere più invitati alle sue trasmissioni.
    La puntata di martedì sera in effetti non ci aveva sorpreso più di tanto. È stata la classica furbata a cui ci ha abituato da anni il “notaio” di fiducia di Silvio Berlusconi. L’uomo è intelligente e scaltro: ha colto al volo che le cifre date da Brunetta, che vivaddio fa il suo mestiere, avrebbero messo in difficoltà Letta e Bersani e le ha trasformate immediatamente in un grafico che i telespettatori avrebbero percepito come un contributo neutro della redazione al dibattito.
    Grazie ai due esponenti del centrosinistra il bluff è stato subito smascherato ma la gravità del fatto resta a testimonianza, se ve ne fosse ancora bisogno, della partigianeria e della inaffidabilità della principale trasmissione di approfondimento politico del servizio pubblico radiotelevisivo. Questo accadeva proprio nel giorno in cui Romano Prodi saliva al Quirinale per chiedere il rispetto delle regole, prima fra tutte la par condicio nell’informazione televisiva.
    Cari amici del centrosinistra, l’Economist scriverebbe che Vespa è unfit (inadeguato) a svolgere le funzioni di conduttore del servizio pubblico radiotelevisivo. Europa da tempo vi ha spiegato e continuerà a spiegarvi il perché. Se volete, continuate a frequentare quel salotto. Però sappiate che l’inquadratura migliore, la scenografia ad effetto ed il colpo di teatro saranno sempre e solo per Berlusconi.
    L’uomo, direbbe Sciascia, è del resto irredimibile.
    Fatevi venire almeno il dubbio che sarebbe meglio non varcare quella porta.
    Noi siamo convinti che anche l’elettore apprezzerebbe.
    Se però ritenete di non poter fare a meno di quella compagnia poi non protestate, perché in fondo ve la siete cercata.

  5. #95
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Questo è il fondo comparso ieri sulla prima pagina di Europa

    «Bruno Vespa e gli amici dell’Alleanza»
    di Nino Rizzo Nervo
    [...]
    L’uomo, direbbe Sciascia, è del resto irredimibile.
    Fatevi venire almeno il dubbio che sarebbe meglio non varcare quella porta.
    Noi siamo convinti che anche l’elettore apprezzerebbe.
    Se però ritenete di non poter fare a meno di quella compagnia poi non protestate, perché in fondo ve la siete cercata.
    E Vespa?
    Felice.
    Aveva preparato su un’intera parete la videata delle nuove aliquote Irpef e i molossi ne propagandavano i magnifici effetti sull’economia. Non si poteva non vedere in quella videata che i benefici maggiori sarebbero andati ai redditi più alti, «ma si tratta di pochissime persone», continuava a ripetere Vespa per fugare ogni malinteso, «un migliaio forse meno, entrerebbero tutti in questa stanza».
    Naturalmente è falso, ma la verità di Vespa era quella e chi poteva impedirgli di dirla?
    Il povero Letta ha tentato per tutta la sera di ottenere che su quella videata fossero anche date le fonti della copertura finanziaria, quali nuove tasse, quali tagli a quali spese. Ma non c’è riuscito. Nella partita doppia preparata da Vespa c’era posto soltanto per l’attivo; il passivo è stato semplicemente cancellato.

    (Eugenio Scalfari, L’espresso)

  6. #96
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    Chi Domina il Pensiero
    Antonio Tabucchi

    Caro direttore, non faccio in tempo a tornare da Madrid dove ho ricevuto il premio per la libertà di opinione in virtù dei miei articoli pubblicati in gran parte da "l’Unità" e ripresi in spagnolo da "El País", per rendermi conto, leggendo certe lettere di accusa che hai ricevuto per un tuo editoriale, di quanto sia difficile, per un giornale che con me è premiato per la libertà di opinione, mantenere la propria libertà di opinione.
    L’Associazione dei Giornalisti Europei con sede a Madrid
    ha espresso col premio che mi ha dato la sua preoccupazione circa l’inevitabile regime mediatico al quale conduce in Italia l’anomala concentrazione dei mezzi d’informazione nelle mani di un capo di governo.
    Un regime mediatico da cui discende un regime politico, perché oggi dominare l’informazione significa dominare il pensiero della massa elettorale.

  7. #97
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    In Origine Postato da MrBojangles
    E Vespa?
    Felice.
    B] Nella partita doppia preparata da Vespa c’era posto soltanto per l’attivo; il passivo è stato semplicemente cancellato.

    (Eugenio Scalfari, L’espresso) [/B]
    Chissà se Tanzi e Tonna hanno visto la puntata!

  8. #98
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    In Origine Postato da Gallo Senone
    Chissà se Tanzi e Tonna hanno visto la puntata!
    Sicuramente!
    In alternativa a Zelig.
    Sai le risate che si son fatti...

  9. #99
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    L'artista respinge i controlli preventivi sul nuovo show
    "Non mi rivedranno per molto tempo ancora"
    Celentano rompe con la Rai
    "Non mi danno libertà di parola"

    Una lunga lettera con la quale l'artista attacca viale Mazzini
    "Dietro il rispetto delle leggi si celano i regolamenti dell'azienda"


    Adriano Celentano

    ROMA - Adriano Celentano attacca viale Mazzini. Il cantante rompe le trattative in corso per il nuovo show, previsto per la prossima primavera su RaiUno, bolla come "inammissibili" le condizioni poste dall'azienda (la verifica preventiva dei testi dello spettacolo) e annuncia: "Non tornerò in Rai non solo ad aprile 2005 ma per molto tempo ancora, fintanto che la Rai non mi riconoscerà la libertà di parola che ho sempre avuto". Questo il messaggio del "molleggiato" contenuto in un fax inviato da Milano alle agenzie di stampa.

    Dopo settimane di contatti, giovedì il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce aveva annunciato che la trattativa si sarebbe risolta in un paio di giorni. Ovvero quelle 48 ore poste come ultimatum da Celentano all'azienda. Del Noce aveva ribadito che l'artista avrebbe goduto dell'autonomia che la Rai gli ha riconosciuto in passato, confermandogli "libertà ideativa e editoriale", ma "fatto salvo il pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti".

    "'Non si può creare una zona franca per Celentano evitando qualsiasi controllo preventivo valido per tutti i programmi' hanno dichiarato i vertici Rai, i quali mi riconoscono carta bianca ma non abbastanza bianca per esimermi dall'informare la Rete sui contenuti da mandare in onda". Così inizia la lettera firmata dall'artista, che spiega: "sarebbe come se Bruno Vespa mi invitasse al suo programma per avere una mia opinione su come vanno le cose nel mondo, a patto però che il mio pensiero lo sussurri prima in uno orecchio ai dirigenti Rai, per avere il lasciapassare in video".


    Secondo l'artista, "si è chiarito finalmente il motivo per cui io non tornerò in Rai, non solo ad aprile 2005 ma per molto tempo ancora, fintanto che la Rai non mi riconoscerà la libertà di parola che ho sempre avuto". "Sono del parere - aggiunge - che un'azienda ha tutto il diritto di instaurare a proprio piacimento le regole che vuole e come vuole, sempre però, che questa azienda non abbia il delicato compito del 'servizio pubblico'".

    "E nel servizio pubblico - si legge ancora - oltre all'informazione rientra anche e soprattutto, la facoltà di dare al pubblico la possibilità di valutare se le cose che escono dal piccolo schermo sono giuste o insensate. Elemento essenziale per una democrazia che rischia di vacillare a causa di certe postille, dove dietro 'il pieno rispetto delle leggi', così dichiara l'ottimista Del Noce, si nascondono invece 'i regolamenti vigenti della Rai' che a dirlo sembra una parola sola ma in effetti questi regolamenti raggruppano più di 500 norme come Alessio Gorla, capo dei palinsesti, ha ricordato in una lettera inviata ieri al Clan."

    E' esclusivamente la libertà, all'origine della rottura. E non ci sono ragioni economiche, come tiene a precisare Giorgio Assumma, l'avvocato di Celentano: "La rottura dei contatti con la Rai non ha avuto assolutamente motivazioni di carattere economico, il corrispettivo proposto per la produzione del programma non era distante dalle aspettative del Clan Celentano. L'accordo su tale punto, quindi, si sarebbe facilmente raggiunto".

    "Adriano è d'accordo soltanto se si fa così - aveva detto qualche giorno fa Claudia Mori, che aveva incontrato a Roma la dirigenza di viale Mazzini - l'autonomia autoriale è una costante dei suoi contratti, da 125 milioni di caz...te a Francamente me ne infischio a Svalutation. Nessuno gli ha mai chiesto di controllare i testi. Noi non firmiamo contratti diversi da quelli che abbiamo sempre avuto".

    Troppo rischiosi, per viale Mazzini, gli show del "molleggiato". Dalle esternazioni sulla donazione di organi di 125 milioni di caz...ate a quelle sui collegamenti televisivi con i militari italiani a Nassirya fatte durante la sua partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo, che avevano suscitato uno strascico di polemiche.

    Quando alla fine di giugno, a Cannes, Del Noce aveva annunciato agli inserzionisti pubblicitari il ritorno di Celentano su RaiUno, "lui accettò - aveva spiegato Claudia Mori - perché ha un'idea molto nuova, quattro puntate ma in realtà quattro speciali, con un'idea di show molto diversa da quelli realizzati finora". Ma dalla Rai non un passo indietro: nessuna deroga, nemmeno per "lui". Eppure, aveva detto la moglie, "alla Rai dovrebbero conoscerlo, ormai. O lo prendi così com'è, oppure niente".


    (4 dicembre 2004)

  10. #100
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    Sinceramente; degli sproloqui del molleggiato ne avrei fatto, comunque, MOLTO volentieri a meno.
    La cancellazione del programma, in se, mi dispiace poco.
    La conferma della sistematica ed automatica censura del regime mediatico bananas; un "po'" di più...

 

 
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