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  1. #141
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    12.02.2005
    Lor servitori
    di Maria Novella Oppo*

    Che Berlusconi appaia ad Emilio Fede anche nelle ore notturne per inveire contro il centrosinistra, è del tutto normale, ma che venga ripreso paro paro dal Tg1 e triangolato a tutti gli altri, è una novità.
    Vuol dire ammettere che il premier è il padrone unico della tv, come noi ci permettiamo di sostenere da tempo.
    Quando Vespa disse che la Dc era il suo editore di riferimento, disse la pura verità, ma risultò piuttosto volgare. Come dare del pezzente a un povero.
    Purtroppo però, quello che era volgare ieri, è del tutto normale oggi.
    Così Mimun non si vergogna più della sua servitù e, subito dopo il tg, arriva il pr di Berlusconi, Riccardo Berti, con “Batti e ribatti”.
    Tema del giorno: la riduzione delle tasse, che, secondo il conduttore, è ottima e abbondante.
    Una conferma entusiasta viene da Renato Brunetta, che ne è l’ideologo.
    Mentre, a un rappresentante degli artigiani, che sostiene trattarsi soltanto di «dose omeopatica» non in grado di rilanciare l’economia, Berti subito domanda da che parte sta; e quello sciagurato confessa di essere di centrosinistra.
    Ma caspita, bisogna stanarli prima questi infiltrati!


    *
    M.N.Oppo è la giornalista de L'Unità varie volte messa all'indice dal dossier calunnioso e "tecnicamente omicida" distribuito dal Cavalier Capobastone durante il cosidetto "consiglio nazionale".

  2. #142
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    Oggi il presunto ministro ing. Castelli ha detto che si rivolgerà alla Vigilanza sulla Rai.
    Tranquilli; non per le vergogne dei Tg bananas.
    Per cacciare Gene Gnocchi e la Ventura...

    Il furore leghista, intanto, se la prende anche con la Rai, per la precisione con Quelli che il calcio.
    Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha sollecitato l'intervento della commissione di Vigilanza, perché oggi il programma condotto da Simona Ventura ha dato spazio a un assessore comunale di Bergamo, Fabio Rustico, che ieri ha partecipato ad un corteo no global, organizzato da un centro sociale, "durante il quale - ha detto Castelli - è stato messo a soqquadro il centro della città con numerosi atti di vandalismo".

    "Devo ammettere
    - aggiunge il Guardasigilli - che dopo quasi quattro anni di governo non siamo riusciti a cambiare molte storture di questo sistema. Penso alla legge Mancino, ai reati di opinione ma anche all'enorme ingiustizia secondo la quale, come cittadino, sono costretto ope legis a contribuire, attraverso il canone Rai, ai cachet multimilionari di due personaggi di cui non condivido nulla. Spero che la commissione Rai intervenga su questa vicenda".


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  3. #143
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    18 Febbraio 2005

    Tg1
    Si notava un certo imbarazzo nel Tg1, una difficoltà. Mica facile rivoltare la frittata: forzisti, finiani, leghisti e folliniani non sfileranno per chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena, non sfileranno nemmeno muti, per solidarietà. Come raccontare all’affezionato teleutente questa fuga, questa arcigna vigliaccheria? Intanto c’è Attilio Romita, che chiosa: “Gran parte del centrosinistra parteciperà alla manifestazione”. Gran parte? Mancherà solo Rutelli ma non sarà assente la Margherita, come il Tg1 ha fatto intendere. Segue il bravissimo Pionati: “Il fronte comune non si incrina, non aderisce il centrodestra, che non intende sollevare polemiche”. Ecco fatto: non solo i berluscones non si faranno vivi, ma – generosamente – non solleveranno polemiche. L’Italia intera, commossa, ringrazia. Sul voto che ha mandato sotto il governo, solo un Romita in studio e nemmeno un accenno ai tre di Fi che hanno disobbedito al principale.

    Tg2
    Il Tg2 riesce a fare anche di peggio. Manda in onda Rutelli che, impegnato al congresso Udeur, dice che non potrà andare alla manifestazione. Immediatamente dopo, ecco D’Alema: “Chi non aderisce si assume le proprie responsabilità davanti ai cittadini”. Così sembra che D’Alema se la prenda con Rutelli e non con la maggioranza che non manderà nemmeno i sosia di Bondi e Schifani. Queste manipolazioni non possono essere casuali. Se lo sono, è peggio.

    Tg3
    Ammesso che il governo stia lavorando bene per la liberazione di Giuliana Sgrena, il centrodestra razzola male: nessuno parteciperà al corteo. Al Tg3 si sente benissimo Cicchitto, che da piccolo era partigiano della sinistra socialista: “Non parteciperemo perché è una manifestazione di parte”. D’Alema ha detto giusto: “Meglio così”. Certo, almeno l’intera opinione pubblica italiana aprirà gli occhi. Il Tg3 racconta come e perché la Lega abbia votato assieme al centrosinistra, mandando in minoranza il governo e il suo Castelli. Ma hanno votato con i perfidi comunisti anche tre di Forza Italia e due dell’Udc. Prove generali di disobbedienza civile.

  4. #144
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    Rai & Mediaset:
    al posto della diretta cartoni animati, natiche e vip

    Maria Novella Oppo

    La grande mobilitazione per la liberazione di Giuliana Sgrena è stata raccontata si può dire impeccabilmente da La7, che ha rappresentato sia la grande folla per le strade della capitale, sia il dibattito che l'ha accompagnata. In studio erano presenti Gustavo Selva per il governo, il vicedirettore del Corriere Magdi Allam e il pm romano Franco Ionta. In più, da Baghdad era collegato l'inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, che ha contribuito in maniera intelligente, pur ponendo i dubbi più seri. Mentre Selva si è limitato a ripetere le parole d'ordine governative con qualche punta provocatoria. Intanto anche Rainews ha seguito con continuità, per chi poteva ascoltarla, le varie fasi della manifestazione, mentre Raitre è arrivata (per gentile concessione) a cose fatte e a sport interrotto. Il pomeriggio Rai e Mediaset è stato infatti caratterizzato da memorie sanremesi, brutti cartoni animati, i soliti pettegolezzi e, su Rete 4 un approfondito confronto tra natiche e tette vip.
    Ma andiamo con ordine. Inizio alle 15.50: l'inviata Flavia Fratello riferiva che dall'elicottero della Questura era già stata fatta una prima valutazione dei manifestanti: 200.000! Tra le prime voci, quella di Gabriele Polo, del Manifesto: «Il sequestro di Giuliana è un atto di violenza contro di lei, contro di noi e contro tutto il popolo iracheno». E questa vicinanza tra Giuliana e il popolo iracheno è stata presente nella maggior parte delle dichiarazioni. Tutte prive di punte polemiche e senza citazioni per Berlusconi.
    Mentre la manifestazione avanzava, quasi abbracciati dalla folla avanzavano anche gli anziani genitori di Giuliana, fragili e fortissimi come sempre. La diretta dal corteo si alternava con dichiarazioni e con il dibattito in studio, secondo modalità ormai collaudate. A parte la carenza di mezzi tecnici (quelli che la Rai avrebbe potuto mettere a disposizione) per raccontare la città. I dubbi e le ansie maggiori sono stati espressi, come dicevamo, da Cremonesi, che ha anche fatto una rivelazione. Ha ricordato la famosa manifestazione delle donne di Baghdad per la liberazione delle due Simone, raccontando che si trattò di un evento molto amplificato dai media ('con la tv si può fare tutto'), 'quattro gatti-ha detto in mezzo all'indifferenza di una piazza vuota'. Poi il giornalista ha posto la domanda centrale: se la manifestazione chiede la liberazione di Giuliana perché era schierata contro la guerra, vuol forse dire che i giornalisti non schierati è legittimo sequestrarli e ucciderli? Ed è utile manifestare, ora che in Iraq la situazione è cambiata?
    A questa domanda hanno risposto in tanti. Epifani ha ricordato la lunga battaglia dei lavoratori contro il terrorismo. Per i giornalisti ha parlato Serventi Longhi, che ha citato il tragico precedente di Enzo Baldoni, per il quale non ci fu mobilitazione alcuna. Il capo della Federazione della stampa ha poi ricordato le adesioni venute anche dai direttori di giornali vicini al premier. «Quali che siano le diverse ragioni di ognuno - ha concluso - è importante che siano qui». Commossa la dichiarazione di Prodi: «Se la signora Sgrena fosse qui... ci siamo tutti. Sono convintissimo che tutto il Paese è qui». Bertinotti: «Un intero popolo si riconosce in questa piazza.Chi non c'è, è lontano da questo popolo». In studio Selva replicava piccato: «La Sgrena è nella mani dei terroristi islamici, non di Berlusconi. Mentre loro sfilano, gli organi di governo lavorano alla trattativa».
    Alle 14.45 viene inquadrato a lungo lo striscione che dice: «I giornalisti Rai contro il silenzio». Dal palco parla Simona Torretta, ricorda Giuliana come colei che ha sempre parlato dei problemi quotidiani degli iracheni, di chi è senza acqua, senza medicine e senza cibo. Pier Scolari dalla piazza trae alla fine le sue conclusioni: «È stata una manifestazione per liberare Giuliana, una manifestazione di popolo e non di parte. Non ho sentito uno slogan contro Berlusconi o contro Bush». Piene di speranza le parole del padre della giornalista, stretto alla moglie per tutto il tempo. Speranza nelle parole di Fassino, come quelle di Di Pietro e Boselli. Gli stessi che ovviamente sono poi apparsi su Raitre, a cose fatte, per la mezz'oretta di Primo piano. Alle 17.15 era tutto finito. A parte Rainews, per chi ce l'ha.
    Alla fine è toccato ai tg riferire su un evento che ha visto assenti i partiti di governo, i quali forse si sono resi conto in extremis che la loro assenza era ingiustificata. Ma più ancora era ingiustificata l'assenza delle reti televisive nazionali. Un tentativo di oscuramento che alla fine si è rivelato auto-oscuramento.

  5. #145
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    ...e poi i berlusconiani e i leghisti dicono che è tutto in mano alla sinistra...

  6. #146
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    E il Tg1 confezionò il «panino» di giornata
    Vertice di (quasi) governo a casa di Bossi. In gioco gli accordi sulle regionali, sull’ingresso dei radicali, sul proseguimento della legislatura. L’accordo non c’è, neanche minuscolo, neanche a guardare con il microscopio. Così il Tg1 confeziona un bel «panino». Prima la dichiarazione di Berlusconi su questa sinistra che è un medico cattivo per il paese, e lui è molto preoccupato, non si può consegnare l’Italia a chi ha sempre sbagliato. Poi l’attacco a Prodi: non doveva dire quelle cose, Chirac ha smentito, non si sa comportare. In messo la tranquilla replica dei prodiani: è nervoso, sa che le cose gli vanno male.
    A chiudere il panino la controreplica di Tajani:
    «La verità è che Prodi è stato colto con le mani nel sacco, colmo di calunnie e di menzogne».

    Le calunnie e le menzogne ormai sono come la maionese o la senape; le mettono dappertutto, alla fine...

  7. #147
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    Arbore: «Raiuno vergogna, pronto a far causa»
    Lo sfogo dello showman:
    «Mai avuto una rete così. Solo Cattaneo si è detto mortificato, ma i suoi ordini vengono disattesi»



    «Raiuno sta tenendo un atteggiamento vergognoso. Se va avanti così, me ne vado. E forse faccio causa». A essere infuriato con viale Mazzini — anzi con la rete ammiraglia — è Renzo Arbore che, per la prima volta in lunghi anni di militanza nella tv pubblica, è disgustato. Si sfoga al telefono, urlando. E non è da lui perdere le staffe. Ma questa volta sembra davvero esasperato: il suo programma del sabato sera, anzi notte — «Speciale per me» dal sottotitolo ammiccante «Ovvero meno siamo meglio stiamo» — previsto per le 23.40, in realtà parte sempre oltre la mezzanotte. E le proteste di Arbore, perché venisse rispettato l’orario, finora non hanno avuto esiti felici. Le puntate previste erano quattro, diventate ben presto otto per il successo di pubblico e critica, ma ora il conduttore-cantante-musicista non è certo di portarle tutte a termine.

    Arbore che sta succedendo? «Che Fabrizio Del Noce (direttore di Raiuno) non mi ha mai risposto al telefono. L’ho chiamato varie volte, non mi ha mai richiamato. Questa è maleducazione, è una mancanza di rispetto che non merito affatto. Del Noce ha fatto un centesimo di quello che ho fatto io in Rai. Se non succede qualcosa in fretta, cambio azienda. Questa volta vado in fondo, non mi faccio mettere i piedi in testa».

    Deluso dalla Rai? «Da Raiuno. Con Del Noce il rapporto è inesistente. Dopo la conferenza stampa è sparito. Mai avuto una rete così. Invece Flavio Cattaneo, direttore generale, mi ha telefonato e mi ha chiesto scusa. Mi ha detto: "Sono mortificato". Cattaneo ha fatto di tutto, ma non è stato ascoltato, anche lui è indignato. Insomma, vengono disattesi i suoi ordini e questo è la prima volta che succede in Rai».

    Cosa chiede Arbore? «Intanto le scuse. E poi che venga rispettato il contratto. Già per cinque volte sono andato in onda oltre l’orario previsto, non più in seconda serata, ma la domenica mattina. Sono letteralmente tallonato da gente che mi dice che si addormenta, che mi supplica di cominciare un po’ prima perché non ce la fa, crolla dopo le due. Sabato scorso, la chicca di Lino Banfi che cantava "Maramao perché sei morto" è finita alle 2.20 o giù di lì».

    Ma, quando lei già due o tre settimane fa ha fatto presente il problema, che le hanno detto a Raiuno? «Mi hanno promesso che non sarebbe più capitato. E che avrebbero sfumato il programma precedente».

    Ovvero «Ballando con le stelle» condotto da Milly Carlucci. «Sì, ma non ce l’ho affatto con lei, non c’entra, è una pedina. A Raiuno dicono: "Tanto Milly è una sua creatura, l’ha scoperta lui, non se la prenderà mai con lei". E poi aggiungono: "Tanto Arbore è un bravo ragazzo, educato, gentile". E così fanno quello che gli pare».

    Ma perché tutto questo? «Per la tracotanza di chi vuol fare i propri comodi senza rispettare gli altri. Allungando lo show "Ballando con le stelle" la share aumenta di qualche punto, ecco perché. Sempre per questione di numeri, per fare una tv furba che non tiene conto delle desiderata di un pubblico che paga il canone. Quel pubblico alternativo che mi insegue nella notte».

    La sua trasmissione subisce dunque dei danni gravi? «Certo. Ho voluto il programma alle 23.40 perché è una collocazione precisa. Ma quei 30/40 minuti di ritardo sono altamente penalizzanti».

    Che intende fare ora? «Sabato prossimo dovrei andare comunque in onda, ma se non cambiano le cose io lascio. Sul serio. La Rai farà una figuraccia, me ne vado da un’altra parte. E sto pensando di fare causa».

    Ma lei è soddisfatto del programma? «Molto. Gli spot sono aumentati e l’ascolto è ottimo. Insomma il programma decolla, ma fa fatica».

    L’amarezza più grande? «Essere stato zitto, signorilmente. Una signorilità che non ho avuto dalla rete».

    Maria Volpe
    22 febbraio 2005

  8. #148
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    Rai, Previti vuole giornalisti «amici»
    Sostituito senza preavviso il cronista che ha finora seguito il processo Imi-Sir per Tg1 e Tg2

    Susanna Ripamonti
    MILANO
    È cambiato il clima, dentro e fuori dall’aula del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori. Davanti alla corte d’appello presieduta da Roberto Pallini l’imputato principale, Cesare Previti, sta seduto al primo banco, composto e attento come uno scolaretto. I suoi avvocati hanno abbassato i toni e anche quando lanciano contro la procura milanese le consuete accuse di contraffazione delle prove, sono attenti a non andare sopra le righe. La regia è attentissima, non trascura nessun dettaglio, a partire dal controllo dell’informazione.
    Ieri infatti è successo un episodio sconcertante, tipico dell’informazione di regime dell’era Berlusconi.
    Questi processi sono stati seguiti dall’inizio da due colleghi della Rai, Carlo Casoli ed Enrico Rotondi.

    Cronache sobrie, equilibrate, mai una smentita o una querela, inappuntabili. Ma ieri pomeriggio, verso le 16, abbiamo visto Enrico Rotondi che per tutto il giorno aveva seguito l’udienza, metter via il taccuino e allontanarsi dall’aula a lavori in corso. Senza nessun preavviso la Rai lo ha informato che da adesso in poi il processo verrà seguito da Maurizio Martinelli, a Milano per una sostituzione, ma accreditato come giornalista in ottimi rapporti con Previti.
    Anzi, la sostituzione era già stata fatta: nell’edizione di mezzogiorno, sempre senza preavviso, il Tg1 aveva mandato in onda il servizio firmato da Martinelli, cestinando quello di Rotondi.
    L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, sta raccogliendo firme in calce a un comunicato che racconta la storia con dovizia di dettagli e che spiega che l’operazione è stata fatta con l’accordo del direttore del Tg2 Mauro Mazza, del suo omologo del Tg1 Clemente Mimun e di Gianvito Lomaglio, redattore capo della Tgr in quota An: contestatissimo redattore capo, che la redazione ha appena sfiduciato.
    Previti e Berlusconi in altre occasioni hanno tentato di dettare la linea ad organi di informazione, a partire dal «Corriere della Sera»: il carteggio con l’ex direttore Ferruccio De Bortoli, pubblicato dal quotidiano di via Solferino, aveva evidenziato le pressioni arrivate direttamente da Palazzo Chigi e contenute nelle lettere avvelenate di Previti.
    La Rai che ormai è già militarmente occupata, ovviamente non poteva sfuggire al controllo. L’ovvio sospetto è che lo stato maggiore dell’emittente pubblica non si accontenti di un’informazione equilibrata.
    Ci vuole un notiziario schierato, che faccia da megafono alla difesa Previti quando dichiara, come è avvenuto ieri, che:
    «nel processo c'è un documento incompleto che ha impedito il diritto di difesa, il processo avrebbe avuto un corso diverso».

    Ci vuole un notiziario schierato quando l'avvocato Alessandro Sammarco sostiene che i pm Gherardo Colombo e Ilda Boccassini hanno fatto carte false e hanno nascosto prove:
    «non è stato dato accesso a prove processuali importantissime».

    E di nuovo parte alla carica chiedendo l’accesso al famoso fascicolo 9520.
    Previti sa bene che grazie alle leggi in gestazione se la caverà con una prescrizione. Ma vuole salvare la sua immagine e per questo doveva mettere le mani sull’informazione Rai.

    "Regime? Quale regime???"

  9. #149
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    Informazione: decalogo per un diritto negato

    La situazione sempre più grave che caratterizza l’informazione radiotelevisiva ha spinto un gruppo di intellettuali e giornalisti a preparare un decalogo per una comunicazione libera e plurale.
    «Si deve restituire rapidamente ai cittadini - si legge nell’appello - quel diritto all’informazione garantito dalla Costituzione ed impropriamente sottratto: diritto all’informazione, come la Corte costituzionale ha detto più volte, significa essenzialmente diritto a scegliere l’informazione e a poter esprimere una voce adeguata nel panorama dell’informazione e della comunicazione, soprattutto pubblica».
    Ecco di seguito i dieci punti del documento.

    1) Abrogare la legge Gasparri, già rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica, per palese incostituzionalità, e la legge Frattini sul conflitto di interessi che ci allontanano dalla Costituzione e dai principi europei;

    2) Introdurre nuovamente nella nostra legislazione una garanzia piena del pluralismo attraverso una corretta normativa antitrust rispettosa dei principi della concorrenza e restituire ai settori della cultura e dello spettacolo condizioni finanziarie adeguate per realizzare il pluralismo ideativo e produttivo.

    3) Introdurre limiti più incisivi alla pubblicità radiotelevisiva a tutela degli utenti e della libera stampa ed approvare rapidamente la legge sull’editoria.

    4) Restituire all’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni,attraverso nomine adeguate, un ruolo indipendente e di garanzia dei cittadini e capace di vigilare effettivamente su antitrust, quote di produzione europee, pubblicità, presenze politiche e ascolti.

    5) Rafforzare il ruolo di servizio pubblico della RAI, determinando le condizioni, anche economiche, capaci di ridurre l’omogeneizzazione assoluta con i programmi della televisione privata.

    6) Assicurare l’indipendenza e l’autorevolezza del Consiglio di amministrazione della RAI, attraverso composizione e nomine che lo separino dall’influenza diretta del Governo e dei partiti.

    7) Assicurare una piena autonomia degli operatori interni e dei collaboratori esterni, con appropriati istituti di garanzia, che impediscano ogni forma di censura.

    8) Garantire il ritorno immediato nei programmi della televisione pubblica di quanti ne siano stati allontanati per ragioni di carattere ideologico.

    9) Adottare tutte le iniziative opportune in sede locale, nazionale ed europea per restituire al nostro paese principi conformi a quelli europei anche attraverso l’elaborazione di una nuova direttiva.

    10) Promuovere una proposta di iniziativa popolare su questi principi da sottoporre ad una convenzione nazionale da convocare all’inizio del prossimo anno.



    Il testo è firmato da:
    Roberto Zaccaria,
    Lilli Gruber,
    Michele Santoro,
    Marco Travaglio,
    Giuseppe Giulietti,
    Sandro Ruotolo,
    Vincenzo Vita,
    Nino Rizzo Nervo,
    Sandro Curzi,
    Paolo Serventi Longhi,
    Renzo Santelli,
    Ennio Remondino,
    Silvia Bonucci,
    Marina Astrologo,
    Edoardo Ferrario,
    Mario Segni,
    Gianni Rossi,
    Vittorio Emiliani,
    Oliviero Beha.

  10. #150
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    Tv: intesa consumatori, no a volantini governo su digitale
    L'appello del Codacons, "e'una pubblicita'illegittima"

    (ANSA) - ROMA, 1 MAR -
    'Basta al volantinaggio per promuovere il digitale terrestre da parte del governo': e' l'appello lanciato dall'Intesa Consumatori.
    "E' illegittimo", spiegano Codacons, Adusbef, Adoc e Federconsumatori, " non puo' essere lo Stato, che mentre da un lato stanzia denaro pubblico per imporre l'avvento di uno strumento televisivo interattivo, dall'altro ne finanzi la pubblicita'".
    Per l'Intesa: "si tratta dell' ennesimo episodio di 'conflitto di interessi'".

 

 
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