Allarme dei giornalisti:
«Socillo colpisce i fuorilinea»
02 Marzo 2005
I giornalisti di RadioRai sono stanchi di «sentirsi soli», stanchi di un anno e mezzo di «mancate risposte» sul destino della radio, anello della catena che rischia di essere il più penalizzato dalla privatizzazione. A non dare queste risposte l’azienda, hanno raccontato ieri i giornalisti nel dibattito «RadiochefaRai. I politici a lezione di...radio» con sindacati, dirigenti, politici e docenti universitari.
I giornalisti del Giornale Radio (Gr1, Gr2, Gr3 e Gr Parlamento) hanno già indetto un giorno di sciopero per «le violazioni delle norme contrattuali da parte della direzione». Le mancate risposte, infatti, sono anche quelle del direttore Bruno Socillo, pur sfiduciato dalla redazione. Redazione che, spiega Carlo Albertazzi del Cdr, «è demotivata, deve rispondere ad ordini confusi e usare tecnologie disastrate». Ma l’unico segnale che manda Socillo «è colpire chi è fuori linea»: al trasferimento di Mancini da vicecaporedattore economico ad altro incarico, si è aggiunta «la rimozione» di Maria De Santis, inviata che da due anni segue l’Ecofin a Bruxelles, che ieri si è vista rifiutare il foglio di viaggio.
Le non risposte sono molte: sugli investimenti per il rilancio, tanto più che mesi fa è scomparso il segnale di RadioDue e RadioTre dalle Am, gettando nello sconcerto gli ascoltatori. Gli impianti Am sarebbero nocivi, ha spiegato l’azienda, ma i 5 milioni promessi per riqualificare il segnale «non sono ancora arrivati», ricorda Francesco Di Domenico, direttore della produzione radiofonica; e la sperimentazione sul Dab, la radio digitale, si è fermata in Val D’Aosta. RadioRai soffre di una crisi di ascolti e del calo pubblicitario. Ricorre il timore per una privatizzazione che «nessun paese europeo si è sognato di fare», tanto più per la radio, che rischia la perdita del ruolo di servizio pubblico. Il diessino Vita e Bellucci del Prc si sono detti contrari alla vendita di quote Rai. Del resto anche al congresso Ds è stato votato all’unanimità un ordine del giorno contro la privatizzazione. Natalia Lombardo




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