KOSOVO/ SERBI SFOLLATI: PRIMA ACQUA E UNA CASA, POI IL VOTO
23/10/2004 - 15:40
Famiglie sfuggite a violenze dormono ancora in palestra.
Mitrovica, 23 ott. (Ap) - Petar Milic e sua moglie Verica vennero cacciati dalla loro casa di Obilic, nel centro del Kosovo, da gruppi albanesi nel marzo scorso. Le violenze di quel mese hanno causato 19 morti e hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare la proprie abitazioni. I Milic sono due sfollati serbi kosovari; una coppia anziana che come tanti altri non ha più casa ma non ha lasciato il Kosovo. Per loro le elezioni generali che si svolgono oggi nella provincia non hanno gran senso; quello che vogliono è ritrovare un tetto e l'acqua corrente.
Da marzo i Milic vivono nella palestra della scuola di Mitrovica, città spaccata fra serbi e albanesi. Peter ha 62 anni: "Non c'è nessuno" dice "a cui vorrei dare il mio voto. Non c'è nessuno che ci stia aiutando." Sua moglie Verica, accovacciata in un letto improvvisato nell'angolo del freddo seminterrato, alza le spalle con rassegnazione: "Quando avrò l'acqua per lavarmi penserò a votare".
Sono molti i serbi kosovari che hanno scelto lo stesso atteggiamento dei Milic. Gli appelli dei leader serbi a boicottare il voto per protestare contro la mancanza di sicurezza nella regione, li capiscono sulla loro pelle. Lo sforzo che sta alla base di queste seconde elezioni generali della regione - ufficialmente serba ma sotto controllo dell'Onu sin dal 1999 - è chiaro: costruire la democrazia. Un test cruciale soprattutto per il lavoro svolto a livello internazionale.
I Milic dicono di essersi rivolti a tutti per riceve aiuto: i leader locali serbi, i rappresentanti del governo serbo, la comunità internazionale. Milica, la figlia che è laureata in economia, ha poche speranze di trovare un lavoro. "L'abbiamo fatta studiare: per che cosa?". "Una volta avevo 5 ettari di terra e adesso niente" dice Petar Milic. "Non ho nessuna speranza". Con la figlia di 24 anni, e decine di altri abitanti della città serba di Obilic, sono scappati dalle loro case il 18 marzo 2003 quando si è avvicinata una folla di albanesi infuriati. Un mezzo blindato della Nato lì ha portati via mentre alle loro case veniva dato fuoco. Quello del marzo scorso è stato il peggior episodio di violenza etnica dal 1999. A distanza di sette mesi sono pochi coloro che sono tornati alle proprie case. Molti si sono sistemati nelle zone del Kosovo a dominanza serba. Ma nonostante le promesse dei leader serbi locali di occuparsi di loro, i Milic come molti altri abitanti di Obilic continuano a restare accampati nella palestra di Mitrovica.
Qui i letti sono il più vicini possibile per combattere il freddo e le poche cose degli sfollati sono ordinatamente disposte lungo le pareti della sala, per terra. "Quello che vedete è tutto ciò che abbiamo" dice Verica Milic. "I soldati della Nato ci hanno detto che non c'era tempo per cercare troppe cose da portar via". Così restano qui, nella scuola di Mitrovica: dove è sistemato anche uno dei due seggi più importanti per le elezioni nella zona settentrionale della città, quella serba.
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