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  1. #11
    Senatore e Magno Pilastro
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    In Origine postato da S.P.Q.R.
    dico soltanto di stare a vedere perche da qui a marzo sai quante cose possono succedere
    ...intanto Arafat sta passando a miglior vita!

  2. #12
    SENATORE di POL
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    e gli agiografi, sulla stampa italiana ed Europea riescono a scrivere la sua biografia senza mai citare la parola terrorista....

    ma torniamo a quello che è accaduto in Israele...

    www.avvenire.it

    " LO STRAPPO
    I coloni non si rassegnano alla decisione della Knesset e promettono che non cederanno all’ordine di abbandonare le loro case. Il primo ministro cerca di convincere i deputati riottosi facendo appello al sostegno degli Usa ed evocando Rabin

    Sharon: «Sul ritiro no agli ultimatum»

    Cinque ministri guidati da Netanyahu insistono sul referendum Il premier: «Piuttosto elezioni anticipate» L'unilateralismo è «necessario in assenza di interlocutori»

    Di Graziano Motta

    Non si sono per nulla calmate le tensioni e le impuntature polemiche che hanno caratterizzato il dibattito e l'approvazione da parte della Knesset del contrasto piano del primo ministro Sharon sul ritiro di soldati e coloni dalla striscia di Gaza e da quattro insediamenti della Cisgiordania. Soprattutto perché le divergenze di natura ideologica e di strategia politica che erano "dietro l'angolo" non sono state compiutamente esplicitate dai protagonisti della votazione.
    I deputati di sinistra, e in particolare i laburisti, appoggiando Sharon, hanno inteso demolire il principio della intoccabilità delle colonie stabilite nell'Eretz, la Terra promessa, in nome della sua sacralità; spianando così la strada per una riattivazione del dialogo di pace con i palestinesi. Nel gruppo parlamentare del Likud, il partito di cui Sharon è leader, la grande spaccatura si è verificata proprio sulla sacralità dell'Eretz, e di conseguenza sulla improponibilità della evacuazione di un solo villaggio o fattoria di coloni, e ha avuto come capofila il ministro Uzi Landau che per aver votato apertamente contro Sharon è stato da questi subito estromesso dal governo. Ieri Landau in una conferenza stampa ha insistito sulla sua visione ideologica definendo «legale ma non legittima» l'approvazione del piano di ritiro e si è detto convinto che riuscirà alla fine a «ricondurre» Sharon sulla strada che ha abbandonato.
    Altri quattro ministri, il più noto dei quali è Benjamin Netanyahu, già leader del partito ed ex premier, d'accordo sostanzialmente con Landau, hanno voluto evitare una clamorosa rottura con Sharon facendosi paladini della richiesta rivoltagli dal collega e leader del Partito nazionale religioso di un referendum di convalida del voto della Knesset; diversamente fra due settimane tutti e cinque lasceranno il governo. Ma Sharon in un'intervista ha sostenuto che «non cederà a pressioni e ricatti». «In casi estremi - ha detto Lior Horev, un consigliere
    di Sharon - il primo min istro preferirebbe andare a elezioni
    anticipate, piuttosto che accettare il referendum».
    Sharon teme, alla stessa stregua del leader laburista Shimon Peres, che i lunghissimi tempi necessari per introdurre un referendum, stabilirne le modalità e poi attuarlo, siano il pretesto e "una trappola" per rinviare, anzi non effettuare, il ritiro da Gaza.
    Di converso Sharon è riuscito a persuadere alcuni altri ministri e deputati, della necessità di andar via da Gaza per l'impossibilità di governare, in nome di ottomila coloni ebrei, un piccolo e stretto territorio ove vivono un milione e 300mila palestinesi dalla crescita demografica esponenziale. E poi è convinto che gli Stati Uniti, meglio se Bush sarà confermato presidente nelle imminenti elezioni, manterranno la promessa di far integrare nel territorio dello Stato d'Israele i grandi insediamenti di coloni della Cisgiordania e le città satelliti di Gerusalemme nel contesto di un trattato di pace.
    Ma le prospettive di una ripresa del dialogo non sono certo vicine. Lo affermano i collaboratori di Sharon reagendo all'interpretazione che del voto della Knesset danno non solo Egitto e Giordania, ma anche Russia e Unione Europea per i quali il ritiro da Gaza ha senso se inserito nella Road map, il piano di pace: «È stato un ritiro unilaterale perché non è possibile negoziare con i palestinesi. Sia perché non hanno un leader credibile, essendo Arafat non interessato alla pace; sia perché, non combattendo il terrorismo, hanno impedito che la Road map si mettesse in marcia. E infine non reagiscono all'esultanza dei fondamentalisti di Hamas, protagonisti di innumerevoli attentati e della guerriglia, che considerano il nostro ritiro da Gaza un loro successo».
    Ma proprio queste dichiarazioni sui fondamentalisti fanno sussultare di sdegno i coloni che, per nulla rassegnati dall'insuccesso della loro protesta, promettono che non cederanno all'ordine di abbandonare le loro case (stracciano e bruciano le lettere di preannuncio de ll'evacuazione) e alzano i toni del loro rancore contro Sharon che, dimentico dei loro voti, ora li accusa del «complesso del messianesimo» e di essere propensi a «un fanatismo assassino». Proprio nella ricorrenza, commemorata tra ieri l'altro ed ieri, del nono anniversario dell'uccisione di Yitzhak Rabin.
    "


    Shalom

  3. #13
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    dal quotidiano LIBERO di oggi:


    " Sharon contro i rabbini: danneggiate lo Stato
    GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano è intervenuto ieri per bloccare sul nascere gli inviti alla disobbedienza da parte di alcuni religiosi: gli inviti a disubbidire agli ordini dei superiori di far sgomberare i coloni dagli insediamenti di Gaza, rivolti ai soldati da influenti rabbini, sono una « minaccia esistenziale per lo stato » . Il premier si è così espresso nel corso di un discorso alla Knesset, convocata in seduta speciale in occasione del nono anniversario ( secondo il calendario ebraico) dell’uccisione del premier Yitzhak Rabin, colpito dall’estremista ebreo Yigal A m i r. Intanto il segretario di Stato americano Colin Powell si è congratulato con Ariel Sharon e con il ministro degli esteri Silvan Shalom, dopo l'approvazione parlamentare del ritiro d'Israele da Gaza e da una parte della Cisgiordania. Secondo fonti ufficiali americane di alto livello citate dalla Ap, Powell ha parlato di « passo avanti » verso la visione del presidente George Bush di uno stato palestinese che viva in pace accanto ad Israele. Anche il segretario generale dell’Onu Kofi Annan aveva inviato ad Ariel Sharon le sue congratulazioni per lo storico voto al Parlamento israeliano che conferma il ritiro dalla Striscia di Gaza.
    "

    Shalom

  4. #14
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    In Origine postato da Cirno
    ...intanto Arafat sta passando a miglior vita!
    e non è sicuramente buon segno

  5. #15
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    dal quotidiano LIBERO due articoli in un solo post...

    1)

    " Già si litigano il posto di Arafat
    RAMALLAH - Il primo ministro Ahmed Qorei, nome di battaglia Abu Ala, e il suo predecessore Mahmoud Abbas ( Abu Mazen) hanno rilevato ieri i poteri di Yasser Arafat e li manterranno per tutta la durata del ricovero del presidente palestinese e, nell’ipotesi peggiore, anche oltre. Entrambi hanno sottolineato che l’anziano leader resta il presidente e che non saranno prese decisioni politiche e strategiche durante l’interim. Ma in caso di impedimento o di morte di Arafat, per legge sarebbe il Consiglio Legislativo, il parlamento palestinese, ad assumere il potere sino a nuove elezioni, da convocare entro 60 giorni. Quanto prevede la costituzione palestinese sembra però superato dagli evidenti equilibri di potere: il presidente del Consiglio legislativo, Rawhi Fattouh, non compete in peso politico con i due “ rivali”, attualmente insieme al vertice. Il leader maximo, che si trova da ieri mattina ricoverato nell’ospedale militare Percy de Clamart, sobborgo della cintura occidentale di Parigi, per curare la probabile leucemia, « ha promesso di tornare presto » , hanno detto fonti arabe. Ma il rischio di lotte intestine per la successione è altissimo. La riunione di oggi sarà così presieduta da Abu Mazen e da Abu Ala, in un simbolico passaggio di consegne che potrebbe diventare ufficiale fra qualche tempo. L’obiettivo principale, ha detto l’ex ministro del governo Abu Mazen, Ziyad Abou Amr, è quello « di fornire l’impressione di una continuità e stabilità » politica. L’impressione, appunto. Intanto però il leader 75enne deve pensare alla sua salute. E mentre il presidente francese Jacques Chirac, che ieri era impegnato a Roma nella firma del trattato costituzionale dell’Unione europea, spiegava che l’accoglienza ad Arafat era nel solco della tradizione di « terra d’accoglienza » del paese, l’avvocato delle vittime francesi di sei attentati avvenuti in Israele tra il 1996 ed il 2002 sollecitava il giudice per l’antiterrorismo di interrogare il presidente dell’Autorità palestinese una volta ristabilito. « Arafat è affaticato, ma cosciente e felice di essere qui » ha detto Leila Shahid, delegata generale dell’autorità palestinese in Francia. I rapporti fiduciari tra Arafat e la Francia risalgono da oltre un ventennio, quando Francois Mitterand aveva inviato dei militari per salvarlo nell’estate del 1982: lo avevano evacuato da Beirut bombardata dagli israeliani e trasferito a Tunisi. Da allora la Francia non ha mai smesso di sosten e rl o. Anche l’arcinemico di sempre, il capo del governo israeliano Ariel Sharon, si trova ora in una situazione d i f fi c i l e . Martedì scorso Sharon ha strappato in parlamento un sofferto quanto storico sì al ritiro da Gaza. Ma il Likud è lacerato e la coalizione di governo in tumulto. E con queste premesse bisognerà vedere se Sharon riuscirà a completare il suo piano oppure se il 2005 sarà per lui l’anno delle elezioni anticipate. Con o senza Arafat. [ AP]





    Propongo anche questo articolo di Maniero, pubblicato sempre sul Quotidiano LIBERO di oggi 30 ottobre 2004, che al di là della condivisibilità o meno di taluni passaggi "cattivisti", magari esagerati, ma in fondo degni del forum dello zio Vlad, offre, nella parte finale, numerosi spunti di riflessione, fondati su dati di fatto difficilmente controvertibili.


    dal quotidiano LIBERO:

    2)

    " Son scorretto Non piango per Arafat

    di MATTIAS MAINIERO
    IL COMMENTO

    Questo è un articolo politicamente scorretto. Va bene così: arriva sempre un momento in cui bisogna avere il coraggio di dirsi certe cose, corrette o scorrette che siano. Domanda: ma a voi dispiacerebbe la dipartita di Yasser Arafat? E se Fidel Castro, reduce da una caduta con frattura al ginocchio, tirasse anche lui le cuoia? Gli uomini buoni e pii non dovrebbero mai augurare cattiverie del genere. Che diamine, non siamo barbari e non dobbiamo macchiarci di peccati mortali. Eppure, pensate un po’ che bello per il mondo e la libertà, per la democrazia, i cubani, i palestinesi, gli israeliani e tutti noi se questi due signori togliessero il disturbo. Oltretutto non sono neppure diciottenni e il male che dovevano fare l’hanno già fatto fino in fondo: missione compiuta. Si può sospendere il nostro supplizio? Si può sperare in una spintarella verso l’inferno, un colpetto e via, addio Fidel, addio Yasser, finalmente si volta pagina? Proprio un articolo politicamente scorrettissimo, ma pare che siano in tanti ad amare le scorrettezze per amore della tranquillità e della giustizia. In questi giorni, un’emittente televisiva israeliana, Canale Due, ha commissionato un sondaggio all’istituto demoscopico ”Maagar”. Cinquecento le persone contattate. Il 47 per cento ha espresso chiaro e tondo un desiderio: crepi Arafat e non se ne parli più. Pietra tombale sull’uomo in kefiah. Il 32 per cento è stato ancora più cattivo: nulla osta alla guarigione, il guerrigliero però deve continuare a soffrire. Diciamo che l’augurio è un’infinita e dolorosissima convalescenza fino al sopraggiungere della morte. Il 21 per cento ha scrollato le spalle: nessuna particolare opinione, forse perché la grave malattia ha già ipotecato il futuro. Facile obiezione: sono israeliani e sono nemici di Yasser Arafat, non potevano che augurarsi questo. E invece no: assicurate al despota mediorientale tutte le necessarie cure, perché anche i criminali meritano siringhe e flebo, in fondo al cuore resta la speranza che la medicina alla fine dichiari la sua impotenza. Per bontà, non per malvagità. Perché Yasser Arafat è il tappo mediorientale, così come Fidel Castro è il tappo cubano, il vicolo cieco dove vanno a morire la pace e la libertà, persino il buonsenso. Perché il settantacinquenne tiranno di Gerusalemme, pur avendo avuto ripetutamente la possibilità di avviare il Medio Oriente verso la pacificazione, ha ripetutamente fatto saltare qualsiasi accordo o tentativo di pace. Fu così nel 2000, dopo Camp David. Stava per arrivare il sereno e giunse la seconda Intifada. Così nel 2001: dichiarato il cessate il fuoco, Hamas e Jihad islamica, braccio armato di Arafat, dichiararono di nuovo guerra. Così a maggio scorso: in Israele gli iscritti al Likud votano il referendum sul piano di ritiro da Gaza, nello stesso giorno la solita Jihad porta a termine l’ennesima strage con l’evidente scopo di spingere gli iscritti al Likud a pronunciarsi contro il Premier israeliano e di sabotare il piano. Così da sempre, perché Yasser Arafat, dismessi i panni del guerrigliero, non è mai riuscito ad indossare quelli dell’uomo di Stato. È rimasto a mezza strada, vittima di se stesso, della corruzione dilagante, dei suoi rapporti ambigui, delle pressioni dell’ala più violenta del suomovimento. E il Medio Oriente è rimasto una polveriera. Laggiù muoiono bambini, uomini e donne kamikaze armati se non dall’odio dall’incapacità di Arafat, muoiono israeliani, saltano in aria scuolabus e intere case, e apparentemente non c’è soluzione perché chi potrebbe lavorare per porre fine al massacro non lo fa. Non lo fa oggi che è malato. Non lo faceva ieri quando era in perfetta salute e si presentava all’Onu per spiegare le proprie ragioni portandosi dietro anche fondina e pistola. Proprio tanto scorretto augurarsi che questo anziano despota se ne vada all'altro mondo, non perché se l’è portato via un colpo di pistola ma perché la natura ha fatto il suo corso dimostrando di saper essere anche benigna con gli altri uomini? Davvero riprovevole sperare che in Medio Oriente si apra un nuovo ciclo? Se è così orripilante, chiediamo scusa ai benpensanti, agli uomini pii e buoni. Sapete, noi abbiamo un difetto: ci sta a cuore anche la vita di tanti bambini kamikaze che forse neppure sanno cos’è veramente un guerrigliero e che ogni tanto saltano in aria perché un anziano e malato signore ha deciso che così deve essere, non per il bene del Medio Oriente ma delle bande di cui lui è ancora il capo.
    "


    Con Senescenza

  6. #16
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    " Il piano di disimpegno di Sharon
    Questo il testo completo del piano di disimpegno dalla striscia di Gaza e da una parte della Cisgiordania comunicato alla stampa il 18 aprile 2004.

    1. Linee generali

    Israele è impegnato per il processo di pace e aspira ad arrivare a una soluzione concordata del conflitto sulla base del principio "due stati per due popoli", lo stato di Israele come stato del popolo ebraico e uno stato palestinese come stato del popolo palestinese, nel quadro dell'attuazione della prospettiva indicata dal presidente Bush [nel discorso del 24 giugno 2002].

    Israele si preoccupa di far progredire e di migliorare la situazione attuale. Israele è giunto alla conclusione che attualmente non esiste un interlocutore palestinese affidabile con cui possa fare progressi nel processo di pace bilaterale. Di conseguenza, Israele ha sviluppato un piano di disimpegno unilaterale basato sulle seguenti considerazioni

    I. Lo stallo imposto dalla situazione attuale è dannoso. Per uscire dallo stallo, Israele deve avviare iniziative indipendenti dalla cooperazione palestinese.

    II. Il piano condurrà a un miglioramento delle condizioni di sicurezza, perlomeno a lungo termine.

    III. Il concetto secondo cui qualunque futura composizione definita non prevederà città o villaggi israeliani nella striscia di Gaza. D'altra parte, è chiaro che in Cisgiordania vi sono zone che faranno parte dello stato di Israele, comprese città, cittadine e villaggi, aree e installazioni di sicurezza e altri luoghi di interesse particolare per Israele.

    IV. Il trasferimento dalla striscia di Gaza e dalla Samaria settentrionale (come indicato nella mappa) ridurrà le frizioni con la popolazione palestinese e comporterà un potenziale miglioramento dell'economia e delle condizioni di vita palestinesi.

    V. La speranza è che i palestinesi colgano l'occasione creata dal disimpegno per interrompere la spirale di violenze e tornare a impegnarsi nel processo negoziale.

    VI. Il processo di disimpegno servirà a cancellare attribuzioni di responsabilità a Israele per i palestinesi nella striscia di Gaza.

    VII. Il processo di disimpegno non pregiudica gli accordi israelo-palestinesi. Le intese pertinenti continueranno a essere applicate.

    VIII. Quando la parte palestinese dimostrerà la volontà, la capacità e l'attuazione in concreto della lotta contro il terrorismo e delle riforme istituzionali previste dalla Road Map, allora sarà possibile tornare al dialogo e al tavolo negoziale.

    2. Elementi principali

    I. Striscia di Gaza

    1) Israele sgombrerà la striscia di Gaza, comprese tutte le cittadine e i villaggi israeliani che vi esistono, e si riposizionerà al di fuori della striscia di Gaza. Ciò non comprende il dispiegamento militare nell'area di confine tra la striscia di Gaza e l'Egitto (la "Philadelphi Route"), come specificato più oltre.

    2) Una volta completato questo processo, non vi sarà più alcuna presenza permanente di civili o di forze di sicurezza israeliane nelle parti di territorio della striscia di Gaza che saranno state sgomberate.

    3) Di conseguenza non vi sarà più fondamento per sostenere che la striscia di Gaza è territorio occupato.

    II. Cisgiordania

    1) Israele sgombererà un'Area Settentrionale della Samaria (vedi mappa), compresi quattro villaggi e tutte le installazioni militari, e si riposizionerà al di fuori dell'area sgomberata.

    2) Una volta completato questo processo, non vi sarà più alcuna presenza permanente di civili o di forze di sicurezza israeliane nell'Area Settentrionale della Samaria.

    3) La manovra permetterà la continuità territoriale per i palestinesi nell'Area Settentrionale della Samaria.

    4) Israele migliorerà le infrastrutture dei trasporti in Cisgiordania al fine di agevolare la continuità dei trasporti palestinesi.

    5) Il processo agevolerà le attività economiche e commerciali palestinesi in Cisgiordania.

    6) Barriera di sicurezza Israele continuerà a costruire la barriera di sicurezza, in conformità con le pertinenti decisioni del governo.Il tracciato terrà conto di considerazioni umanitarie.



    3. Situazione della sicurezza dopo il disimpegno

    I. Striscia di Gaza

    1) Israele custodirà e monitorerà il perimetro di territorio esterno alla striscia di Gaza, continuerà a mantenere esclusiva autorità sullo spazio aereo di Gaza e continuerà ad esercitare attività di sicurezza nel mare di fronte alla costa della striscia di Gaza.

    2) La striscia di Gaza sarà smilitarizzata e priva di armamenti la cui presenza non sia conforme agli accordi israelo-palestinesi.

    3) Israele si riserva il proprio inalienabile diritto all'autodifesa, sia preventiva che reattiva, compreso quando necessario l'uso della forza a fronte di minacce provenienti dalla striscia di Gaza.

    II. Cisgiordania

    1) Una volta completato lo sgombero dall'Area Settentrionale della Samaria, non resterà alcuna presenza militare israeliana permanente nell'area.

    2) Israele si riserva il proprio inalienabile diritto all'autodifesa, sia preventiva che reattiva, compreso quando necessario l'uso della forza a fronte di minacce provenienti dall'Area Settentrionale della Samaria.

    3) In altre aree della Cisgiordania continueranno le attuali attività di sicurezza. Comunque, circostanze permettendo, Israele prenderà in considerazione la riduzione di tali attività nelle città palestinesi.

    4) Israele opererà per ridurre il numero di posti di blocco all'interno della Cisgiordania.



    4. Installazioni militari e infrastrutture nella striscia di Gaza e nell'Area Settentrionale della Samaria

    In generale saranno smantellate e rimosse, ad eccezione di quelle che Israele deciderà di lasciare e trasferire ad un altro soggetto.



    5. Assistenza ai palestinesi sulla sicurezza

    Israele concorda che, in coordinazione con esso, vengano forniti consulenza, aiuto e addestramento alle forze di sicurezza palestinesi per l'adempimento del loro compito di combattere il terrorismo e mantenere l'ordine pubblico, ad opera di esperti americani, britannici, egiziani, giordani o altri, in accordo con Israele. Nessuna forza di sicurezza straniera può entrare nella striscia di Gaza o in Cisgiordania senza coordinamento e approvazione d'Israele.



    6. L'area di confine fra striscia di Gaza ed Egitto (Philadelphi Route)

    Inizialmente Israele continuerà a mantenere una presenza militare lungo il conflitto tra striscia di Gaza ed Egitto (Philadelphi route). Questa presenza è una necessità di sicurezza essenziale. In certi luoghi, considerazioni di sicurezza possono richiedere un ampliamento dell'area in cui viene condotta l'attività militare.

    Successivamente verrà preso in considerazione lo sgombero da quest'area. Lo sgombero dall'area dipenderà, fra l'altro, dalla situazione di sicurezza e dal grado di cooperazione con l'Egitto nel creare un accomodamento alternativo affidabile.

    Se e quando le condizioni permetteranno lo sgombero da quest'area, Israele sarà disposto a considerare la possibilità di istituire un porto marittimo e un aeroporto nella striscia di Gaza, in conformità con intese da concordare con Israele.



    7. Città e villaggi Israeliani

    Israele si sforzerà di lasciare intatti beni immobili relativi a cittadine e villaggi israeliani. Il trasferimento di attività economiche israeliane ai palestinesi comporta una potenzialità di significativo miglioramento dell'economia palestinese. Israele propone che venga istituito un ente internazionale (sulla falsariga dell'AHLC) che, con l'accordo di Stati Uniti e Israele, riceverà da Israele il possesso di proprietà che resteranno in loco e stimerà il valore di tali beni.

    Israele si riserva il diritto di richiedere che si tenga conto del valore economico dei beni lasciati nelle aree sgomberate.



    8. Infrastrutture civili e intese

    Infrastrutture relative ad acqua, elettricità, scarichi e telecomunicazioni che servono i palestinesi resteranno al loro posto. Israele si sforzerà di lasciare al loro posto le infrastrutture relative ad acqua, elettricità e scarichi che attualmente servono cittadine e villaggi israeliani. In generale, Israele permetterà la continuazione delle forniture di elettricità, acqua, gas e benzina ai palestinesi, in conformità con le attuali intese. Resteranno in vigore altre intese oggi in atto, come quelle relative alle sfere idrica ed elettromagnetica.



    9. Attività delle organizzazioni internazionali

    Israele riconosce la grande importanza della continua attività delle organizzazioni internazionali che assistono la popolazione palestinese. Israele coordinerà delle intese con queste organizzazioni per facilitare tali attività.



    10. Intese economiche

    In generale, le intese economiche attualmente in atto tra Israele e i palestinesi resteranno nel frattempo in vigore. Tali intese comprendono, fra l'altro

    I. l'ingresso di lavoratori in Israele in conformità ai criteri esistenti

    II. l'ingresso e l'uscita di beni tra striscia di Gaza, Cisgiordania, Israele e l'estero

    III. il regime monetario

    IV. intese su tasse e dogane

    V. intese su poste e telecomunicazioni.

    A lungo termine, in linea con l'interesse che ha Israele nell'incoraggiare una maggiora indipendenza economica palestinese, Israele conta di ridurre il numero di lavoratori palestinesi che entrano in Israele. Israele appoggia lo sviluppo di fonti di impiego nella striscia di Gaza e nelle aree palestinesi della Cisgiordania.



    11. Zona industriale di Erez

    La zona industriale di Erez, situata nella striscia di Gaza, dà lavoro a circa 4.000 lavoratori palestinesi. La continua operatività della zona è prima di tutto un chiaro interesse palestinese. Israele considererà la continuazione dell'operatività della zona sulle basi attuali, a due condizioni

    I. l'esistenza di appropriate intese sulla sicurezza

    II. l'esplicito riconoscimento da parte della comunità internazionale che la continua operatività della zona sulle basi attuali non verrà considerata come continuazione del controllo d'Israele sull'area.

    In alternativa, la zona industriale verrà trasferita alla responsabilità di un ente palestinese o internazionale concordato.

    Israele cercherà di esaminare, insieme all'Egitto, la possibilità di creare un'area industriale congiunta nella zona tra la striscia di Gaza, l'Egitto e Israele.



    12. Passaggi internazionali

    I. Il passaggio internazionale tra striscia di Gaza e Egitto

    1) Continuerà l'accomodamento attuale

    2) Israele è interessato a spostare il passaggio nella zona "dei tre confini", approssimativamente due chilometri a sud dell'attuale collocazione. Ciò va attuato in coordinamento con l'Egitto. Tale mossa permetterebbe di estendere le ore di operatività del passaggio.

    II. I passaggi internazionali tra Cisgiordania e Giordania Continueranno gli accomodamenti attuali.



    13. Il punto di passaggio di Erez

    La parte israeliana del punto di passaggio di Erez sarà spostata in un luogo all'interno di Israele secondo un calendario da stabilire separatamente.



    14. Calendario

    Il processo di sgombero è programmato per essere completato entro la fine del 2005. Gli stadi dello sgombero e il calendario dettagliato saranno resi noti agli Stati Uniti.



    15. Conclusione

    Israele conta su un vasto sostegno al piano di disimpegno da parte della comunità internazionale. Questo sostegno è essenziale al fine di portare i palestinesi a rispettare nel concreto il loro dovere di combattere il terrorismo e attuare le riforme, permettendo così alle parti di tornare al tavolo negoziale.

    Impegni degli Usa come parte del piano di disimpegno

    1. Il 14 aprile con una lettera presidenziale gli Stati Uniti si sono assunti i seguenti impegni

    - Mantenere il principio fondamentale del governo secondo cui nessun processo politico con i palestinesi avrà luogo prima dello smantellamento delle organizzazioni terroristiche, come previsto dalla Road Map.

    - Impegno americano che non verrà esercitata alcuna pressione politica su Israele affinché adotti altri piani oltre alla Road Map e che non vi saranno negoziati politici con i palestinesi finché non rispetteranno i loro impegni sulla base della Road Map (piena cessazione di terrorismo, violenza e istigazione; smantellamento delle organizzazioni; cambio di leadership e attuazione di riforme complessive nell'Autorità Palestinese).

    - Inequivocabile riconoscimento americano del diritto di Israele a confini sicuri e riconosciuti, che siano confini difendibili.

    - Riconoscimento americano del diritto di Israele a difendersi, da sé e ovunque, e salvaguardia del suo potere deterrente contro ogni minaccia.

    - Riconoscimento americano del diritto di Israele di difendersi da attività terroristiche e organizzazioni terroristiche dovunque siano, comprese le aree da cui Israele si sarà ritirato. - Inequivocabile posizione americana circa i profughi, secondo cui non vi sarà ritorno di profughi in Israele.

    - Posizione americana secondo cui non vi sarà ritorno alle linee del 1967 sulla base di due considerazioni principali importanti centri di popolazione israeliana e attuazione del criterio confini difendibili.

    - Posizione americana secondo cui importanti centri di popolazione israeliana saranno in ogni caso parte di Israele. Tutte le restanti aree di Giudea e Samaria saranno soggette a negoziato.

    - Gli Stati Uniti pongono chiare condizioni per la creazione di un futuro stato palestinese e dichiarano che lo stato palestinese non sarà creato finché le organizzazioni terroristiche non saranno smantellate, finché la leadership non sarà sostituita e non saranno completate riforme complessive nell'Autorità Palestinese.

    2. Le lettere del presidente Bush al primo ministro israeliano e del primo ministro israeliano al presidente Bush costituiscono parte del complessivo piano di disimpegno. Queste intese con gli Stati Uniti saranno valide solo se il piano di disimpegno sarà approvato da Israele. Lo scambio di lettere tra il presidente Bush e il primo ministro israeliano, nonché la lettera del capo ufficio del primo ministro al consigliere Usa per la sicurezza nazionale vengono allegate a questo piano e ne costituiscono parte integrante.

    3. Secondo la Road Map adottata dal governo d'Israele, Israele si è assunto un certo numero di impegni riguardo allo smantellamento di avamposti non autorizzati, limiti alla crescita degli insediamenti ecc. Nel quadro dei negoziati con gli americani, tutti i precedenti impegni d'Israele su tali questioni davanti all'amministrazione americana sono stati inclusi nella lettera del capo ufficio del primo ministro al consigliere Usa per la sicurezza nazionale.

    (Ministero degli esteri israeliano, 18.04.04 - israele.net)
    "


    Shalom!!!

 

 
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