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Discussione: Negli U$A vince.....

  1. #21
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    LA CORTE SUPREMA


    Il Tempio dei trentatreesimi gradi della Massoneria di Rito Scozzese è l'edificio che occupa la Corte Suprema, il massimo organo giudiziario della nazione americana, superiore addirittura al Presidente. All'ingresso del tempio massonico della Corte Suprema, vigilano due sfingi: simboli di origine egizia che furono fatti propri dalla tradizione massonica dopo Ashmole, il fondatore della massoneria cosiddetta "teorica", in contrapposizione alla massoneria "pratica" dei costruttori di cattedrali e templi antichi. Il sottotimpano, in corrispondenza dell'ingresso della Corte (nell'immagine a destra), rappresenta il sole nascente che, come specificato precedentemente, è un simbolo esoterico massonico fondamentale, rappresentando la meta dell'ascesi alchemica che conduce alla Luce e, al tempo stesso, una figurazione della deità egizia Horus. Ovviamente, i membri della Corte Suprema sono 13: un numero che, come si è visto a proposito del Sigillo degli Stati Uniti, ha un preciso significato esoterico che i padri della patria americana disseminarono nella simbologia nazionale.


    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #22
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    Quella fotografata qui a fianco è la Grande Porta d'Oriente del Jefferson's Memorial di Saint Louis, nel Sud degli Stati Uniti, con due immagini collaterali di luoghi che ricalcano la struttura massonica di Tempio e loggia. Tutta la sistemazione urbanistica di Saint Louis corrisponde effettivamente alla logica della geografia sacra con cui furono costruite le cattedrali alchemiche e che sfrutta polarità e vibrazioni energetiche di origine cosmica. Come accade a molte corporation Usa, la simbologia massonica degli esordi della nazione americana ha contagiato anche i brand delle multinazionali. La contaminazione è evidente e conclamata in casi quali la CBS (che ha l'occhio di Horus come marchio), la Apple (la mela dell'Eden morsicata), AOL (anche qui, l'occhio di Horus), Columbia Pictures (la Minerva che ispira la Statua della Libertà e nasconde Iside, la piramide e il sole di Horus). L'arco d'oro del Jefferson's Memorial ha invece ispirato il simbolo della diffamatissima catena di fast food globali di Mc Donald's. La catena, originaria dell'Illinois, è stata tra l'altro più volte accusata dai dietrologi di avere esercitato influenze a livello massonico per imporsi come una delle grandi corporate statunitensi. La gif animata presente sul sito ufficiale Mc Donald's è ben più che esplicita: si vede addirittura il "libero muratore" che ripulisce l'arco.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #23
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    La planimetria di Washington DC, capitale degli Stati Uniti dedicata al presidente massone George Washington, è stata sottoposta a miliardi di interpretazioni simboliche ed esoteriche. Va detto che a ideare la mappa urbanistica di Washington DC fu l'architetto francese massone Pierre Charles L'Enfant, che realizzò disegni originali di Jefferson e dello stesso George Washington. Praticamente tutti i simboli basali della dottrina massonica trovano una collocazione precisa e intenzionale nel corpo della città: dal pentagramma alla squadra, dalla stella di David al segno solare, le vie principali di Washington disegnano i sigilli alchemici, mentre i vertici dei simboli sono quasi sempre localizzati in punti chiave quali la Casa Bianca o il Congresso o la Corte Suprema. Gli angoli delle vie confluenti a quelle principali misurano quasi sempre 33°, mentre l'inclinazione della mappa permette di osservare un percorso lineare del sole da est a ovest nel momento preciso dei solstizi, proprio come a Stonehange.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #24
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    LE ÉLITE TECNOCRATICHE


    A muovere i fili del vertice
    un gran burattinaio di nome Cfr
    di Maurizio Blondet
    da L'Avvenire

    "Sostenere la crescita e ridurre le disparità: una cornice per il nostro futuro mondiale". Trasuda fiducia e ottimismo il titolo ufficiale del World Economy Forum. Da far appisolare fra sereni sbadigli il migliaio di potenti riuniti che ascoltano, a Davos, i panel e le conferenze dei relatori. Un'oasi di pace. Un po' strana, nelle ore in cui Alan Greenspan, il capo della banca centrale Usa, allenta d'urgenza il credito (a rischio di far infuriare l'inflazione) per scongiurare all'economia americana un crac, e Condoleeza Rice ha appena formato un gruppo congiunto fra National Security Council e il Consiglio Economico della Casa Bianca per "occuparsi di crisi economico-finanziarie", evidentemente imminenti.
    Non fatevi ingannare. Il tono edulcorato fa parte della "lingua di legno" di quel tipo di consessi iper-capitalisti. L'ha messo in chiaro, a Davos, Jacob Frenkel capo supremo della Merrill Lynch: "Non parleremo di recessione. Parleremo di rallentamento di una crescita insostenibile".
    Poiché "crescita sostenibile", nel linguaggio della nomenklatura multinazionale, è un eufemismo per crescita-zero, il "rallentamento" di tale crescita è proprio la recessione.
    L'adozione di questo fraseggio rosa rivela la dipendenza culturale del Forum di Davos dal Council on Foreign Relations, fabbrica di tutta questa terminologia tranquillante. È stato Zbigniew Brzezinsky, capo del Council negli anni '70, a inventare questa lingua, dove gli aggettivi limitano i sostantivi: "crescita sostenibile" per dire meno crescita, "democrazia funzionante" per dire meno democrazia ("Per funzionare, la democrazia necessita di una certa apatia dell'opinione pubblica", sancì Zbig).
    Il Council on Foreign Relations (Cfr) fu creato nel 1918 dalla famiglia Rockefeller per contrastare le tendenze isolazioniste degli americani, contrarie (ovvio) agli interessi delle multinazionali Usa. Organizzato come un altissimo ufficio-studi, semi-segreto, e pagato dal contribuente americano in quanto Fondazione Culturale, il Cfr studia strategie "globali" che invariabilmente la Casa Bianca, poi, adotta come direttive di politica internazionale. Nel '39, fu il Cfr a suggerire l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Nel dopoguerra, lanciò il Piano Marshall e la convivenza pacifica con l'Urss (allora il Council era anch'esso pianificatore e statalista, rooseveltiano); oggi preme per la liberalizzazione globale di capitali e merci.
    Le direttive, studiate dal Cfr in riunioni riservatissime, vanno poi fatte digerire a più vaste platee di politici, imprese e decisori sparsi nel mondo. A questo servono consessi come quello di Davos, aperti (si fa per dire) a un numero più ampio di potenti minori, e persino ai nuovi "imprenditori" russi.
    Non stupisce dunque apprendere che a fondare nel '71 il World Economy Forum di Davos è Klaus Schwab, poco noto docente di business administration, allievo entusiasta di Jean Jacques Servan-Schreiber. Oggi dimenticato, Servan-Schreiber è stato un futurologo ascoltatissimo. Negli anni '60 previde che l'Europa avrebbe dovuto alzare un muro verso l'Est, per impedire ai nostri lavoratori di fuggire nel paradiso sovietico, dove trionfava il pieno impiego e lo sviluppo senza ombre. Tuttavia la sua fama non ne soffrì: Servan-Schreiber, oltre che miliardario, era una creatura di Jean Monnet. L'uomo che, per conto dei Rockefeller, dei Lazard e delle altre banche americane, distribuiva a suo arbitrio i fondi del Piano Marshall. L'intoccabile che con quei fondi impose l'Unione Europea come la conosciamo oggi, burocratica, sovrannazionale e tecnocratica.
    C'è bisogno di dire che il Forum di Davos, ente privato, agisce con contributi della Commissione Europea (cioè nostri?). Ne fanno parte come membri un migliaio di grandi imprese, ma nel comitato che conta siedono entità come Nestlé, Time Warner, JP Morgan Chase, Sony e PepsiCo. Oggi, il Forum rende note ai suoi soci minori decisioni prese da tempo dal Cfr. L'anno scorso, il Cfr ha elaborato un "Progetto per la vulnerabilità finanziaria", ossia un progetto (con simulazioni) per capire come gestire, nell'interesse delle banche, un possibile crack della Borsa americana. Questo, a Davos, viene presentato come "Sostenere la crescita".
    Quanto al "ridurre le disparità", sono mesi che Flora Lewis, autorità del Cfr, scrive che il liberismo globale deve "ridurre le iniquità" e diventare "più inclusivo", a scanso di rivolte sociali imprevedibili.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #25
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    LE ÉLITE TECNOCRATICHE


    A muovere i fili del vertice
    un gran burattinaio di nome Cfr
    di Maurizio Blondet
    da L'Avvenire

    "Sostenere la crescita e ridurre le disparità: una cornice per il nostro futuro mondiale". Trasuda fiducia e ottimismo il titolo ufficiale del World Economy Forum. Da far appisolare fra sereni sbadigli il migliaio di potenti riuniti che ascoltano, a Davos, i panel e le conferenze dei relatori. Un'oasi di pace. Un po' strana, nelle ore in cui Alan Greenspan, il capo della banca centrale Usa, allenta d'urgenza il credito (a rischio di far infuriare l'inflazione) per scongiurare all'economia americana un crac, e Condoleeza Rice ha appena formato un gruppo congiunto fra National Security Council e il Consiglio Economico della Casa Bianca per "occuparsi di crisi economico-finanziarie", evidentemente imminenti.
    Non fatevi ingannare. Il tono edulcorato fa parte della "lingua di legno" di quel tipo di consessi iper-capitalisti. L'ha messo in chiaro, a Davos, Jacob Frenkel capo supremo della Merrill Lynch: "Non parleremo di recessione. Parleremo di rallentamento di una crescita insostenibile".
    Poiché "crescita sostenibile", nel linguaggio della nomenklatura multinazionale, è un eufemismo per crescita-zero, il "rallentamento" di tale crescita è proprio la recessione.
    L'adozione di questo fraseggio rosa rivela la dipendenza culturale del Forum di Davos dal Council on Foreign Relations, fabbrica di tutta questa terminologia tranquillante. È stato Zbigniew Brzezinsky, capo del Council negli anni '70, a inventare questa lingua, dove gli aggettivi limitano i sostantivi: "crescita sostenibile" per dire meno crescita, "democrazia funzionante" per dire meno democrazia ("Per funzionare, la democrazia necessita di una certa apatia dell'opinione pubblica", sancì Zbig).
    Il Council on Foreign Relations (Cfr) fu creato nel 1918 dalla famiglia Rockefeller per contrastare le tendenze isolazioniste degli americani, contrarie (ovvio) agli interessi delle multinazionali Usa. Organizzato come un altissimo ufficio-studi, semi-segreto, e pagato dal contribuente americano in quanto Fondazione Culturale, il Cfr studia strategie "globali" che invariabilmente la Casa Bianca, poi, adotta come direttive di politica internazionale. Nel '39, fu il Cfr a suggerire l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Nel dopoguerra, lanciò il Piano Marshall e la convivenza pacifica con l'Urss (allora il Council era anch'esso pianificatore e statalista, rooseveltiano); oggi preme per la liberalizzazione globale di capitali e merci.
    Le direttive, studiate dal Cfr in riunioni riservatissime, vanno poi fatte digerire a più vaste platee di politici, imprese e decisori sparsi nel mondo. A questo servono consessi come quello di Davos, aperti (si fa per dire) a un numero più ampio di potenti minori, e persino ai nuovi "imprenditori" russi.
    Non stupisce dunque apprendere che a fondare nel '71 il World Economy Forum di Davos è Klaus Schwab, poco noto docente di business administration, allievo entusiasta di Jean Jacques Servan-Schreiber. Oggi dimenticato, Servan-Schreiber è stato un futurologo ascoltatissimo. Negli anni '60 previde che l'Europa avrebbe dovuto alzare un muro verso l'Est, per impedire ai nostri lavoratori di fuggire nel paradiso sovietico, dove trionfava il pieno impiego e lo sviluppo senza ombre. Tuttavia la sua fama non ne soffrì: Servan-Schreiber, oltre che miliardario, era una creatura di Jean Monnet. L'uomo che, per conto dei Rockefeller, dei Lazard e delle altre banche americane, distribuiva a suo arbitrio i fondi del Piano Marshall. L'intoccabile che con quei fondi impose l'Unione Europea come la conosciamo oggi, burocratica, sovrannazionale e tecnocratica.
    C'è bisogno di dire che il Forum di Davos, ente privato, agisce con contributi della Commissione Europea (cioè nostri?). Ne fanno parte come membri un migliaio di grandi imprese, ma nel comitato che conta siedono entità come Nestlé, Time Warner, JP Morgan Chase, Sony e PepsiCo. Oggi, il Forum rende note ai suoi soci minori decisioni prese da tempo dal Cfr. L'anno scorso, il Cfr ha elaborato un "Progetto per la vulnerabilità finanziaria", ossia un progetto (con simulazioni) per capire come gestire, nell'interesse delle banche, un possibile crack della Borsa americana. Questo, a Davos, viene presentato come "Sostenere la crescita".
    Quanto al "ridurre le disparità", sono mesi che Flora Lewis, autorità del Cfr, scrive che il liberismo globale deve "ridurre le iniquità" e diventare "più inclusivo", a scanso di rivolte sociali imprevedibili.


    Millenarismo, Terra Santa
    e nuova destra statunitense
    di Miguel Martinez
    da Kelebekler.com

    «Un raggio mortale, i cui effetti sono così terrificanti che il governo americano non ne ha ancora ammesso l'utilizzo nelle proprie forze armate, deve [...] essere consegnato ad Israele. Questo accordo a sfondo tecnologico è stato firmato dal Presidente Bill Clinton e dall'allora Presidente dei Ministri Shimon Peres. Clinton contava sul sostegno degli elettori ebrei residenti in America al momento della sua rielezione, nel novembre scorso.
    L'arma laser è ritenuta 'troppo inumana' da alcuni militari statunitensi e momentaneamente non deve essere ceduta alle forze militari statunitensi [...]. Essa può [...] essere utilizzata per mettere fuori combattimento truppe di migliaia di persone, accecandole irreversibilmente in pochi secondi. Gli strateghi del Pentagono sostengono che il terrore provocato dal possibile uso di questo raggio mobile silenzioso che nell'uomo ha di regola l'effetto di dissolvere i bulbi oculari, potrebbe scatenare il panico nelle truppe nemiche, costringendole a capitolare».

    Questo brano si trova citato su una rivista fondamentalista evangelica, Midnight Call / Chiamata di Mezzanotte nell'edizione italiana: la rivista, su carta patinata e ben illustrata, esce anche in inglese, italiano, tedesco, olandese, francese, portoghese, spagnolo, ungherese, bengali e coreano. L'opera missionaria ha diffuso "centinaia di milioni" di pubblicazioni in tutto il mondo, in particolare nell'Est europeo.
    La missione trasmette i suoi programmi via radio, con antenne anche in Armenia sul Monte Ararat. Nel mondo ispanofono, essa trasmette ogni mese circa 1900 programmi tramite più di 120 ripetitori "dalla Terra del Fuoco fino agli Stati Uniti e alla Spagna".
    Perché questa rivista si interessa alle più recenti armi in uso all'esercito israeliano? Non è certamente per criticare Israele: come affermava il defunto fondatore della "missione", l'unica cosa importante è che "l'America aiuti Israele in maniera incondizionata".
    La rivista commenta la notizia dell'arma troppo "inumana" così: «Ci si può immaginare con grande facilità che quest'arma sarà utilizzata alla fine dei giorni, quando Israele sarà minacciato di distruzione da tutte le nazioni».
    La conferma proviene da Zaccaria 14,12: «Questo sarà il flagello con cui il Signore colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, i loro occhi si scioglieranno nelle orbite, la loro lingua si consumerà nella loro bocca».

    IL CRISTIANO-SIONISMO
    Un aspetto poco noto del conflitto israelo-palestinese è il massiccio coinvolgimento del movimento cristiano fondamentalista, statunitense o di derivazione statunitense. Un coinvolgimento che si è intensificato con la crescente politicizzazione della "destra religiosa" a partire dagli anni '70, ma che risale a molti decenni fa: «[la creazione di Israele] semplicemente non avrebbe avuto luogo senza il sostegno e gli incessanti sforzi dei Cristiano-sionisti durante l'ultimo secolo e questo. È stato questo sodalizio che ha reso possibile lo Stato di Israele e una Gerusalemme unificata.» Benyamin Netanyahu, allora capo dell'opposizione, si rivolse con queste parole a una platea di cristiani a Gerusalemme nel 1995.
    L'impegno dei cosiddetti "cristianosionisti", che raccolgono circa cinquanta milioni di simpatizzanti all'interno dell'unica potenza rimasta attualmente sulla terra, assume molte forme, dalla pressione sistematica sui candidati nelle elezioni affinché si schierino incondizionatamente a favore di Israele, al servizio volontario nell'esercito israeliano in mansioni umili per liberare soldati per il combattimento; dai gemellaggi tra chiese statunitensi e le colonie militanti impiantate da ebrei fondamentalisti e non nei Territori Occupati, a trasmissioni radiotelevisive in cui si invita non solamente alla conversione, ma all'accettazione di Israele nelle "sue frontiere stabilite da Dio", un concetto piuttosto ampio.
    Troviamo così (ma si potrebbero citare molti altri esempi) in un libro cristiano-sionista una menzione favorevole dell'opera del rabbino Israel Ariel, fondatore dell' "istituto del Tempio" a Gerusalemme (l'Istituto prepara la "ricostruzione" del Tempio e il rinnovo degli antichi sacrifici animali) e autore di un Atlas of the Land of Israelits Boundaries According to the Sources ("Atlante di Israele; le sue frontiere secondo le fonti"): «Un'opera progettata in quattro volumi, che sostiene che le frontiere originarie della terra promessa ad Abramo si estendono da ovest ad est da un punto nei pressi attuale canale di Suez fino al Golfo Persico, e da nord a sud dal nord della Siria lungo il fiume Eufrate fino a una linea di frontiera che va da Eilat sul Mar Rosso fino al confine con la Persia. Entro queste frontiere ricadono oggi i paesi dell'Egitto, della Giordania, della Siria e porzioni dell'Iraq e dell'Arabia Saudita. Secondo Ariel, quando il Tempio sarà ricostruito e tutti coloro che si trovano fuori dalla terra di Israele faranno ritorno, queste terre forniranno lo spazio necessario per l'aumentata popolazione.»

    MOON, WACO E LA POLITICA
    La New Right statunitense ha le sue origini più immediate in una serie di riunioni tra Richard De Vos (fondatore del sistema di vendite piramidali Amway), gli esperti politologi Paul Weyrich e Richard Viguerie e il magnate delle assicurazioni Arthur De Moss con esponenti religiosi come Bill Bright (presidente dell'attivissima Campus Crusade for Christ), Jerry Falwell e il famoso "reverendo" Sun Myung Moon.
    Sarebbe ingenuo pensare che il movimento sia nato "a tavolino": possiamo parlare piuttosto di abili organizzatori che hanno saputo dotare di mezzi di espressione e di azione una grande realtà potenziale.
    Ma i motivi anche concreti per cui la New Right coincide largamente con il cristiano-sionismo non devono essere trascurati. Le funzioni politiche dell'alleanza con Israele sono infatti evidenti: si doveva creare un sostegno di massa alla congiunzione tra gli obiettivi dello Stato di Israele e le esigenze dell'apparato militare e produttivo statunitense; su un piano prettamente elettorale, il cristiano-sionismo permetteva di neutralizzare il liberalismo della comunità ebraica; infine, l'appoggio allo "Stato ebraico" permetteva di spendere a destra ciò che in molti paesi è un capitale ritenuto di "sinistra": quello dello sho'ah.
    Allo stesso tempo però il cristianosionismo fa leva su fattori profondi della cultura statunitense, tra cui la storica autoidentificazione come "popolo eletto": "La 'natura selvaggia' sostituiva il deserto nell'identificazione dei Pellegrini con le peripezie degli ebrei verso la 'terra promessa'[...]. Era l'inizio dell'olocausto degli indiani d'America, che vennero sistematicamente sterminati dai Puritani, i quali si ritenevano il nuovo popolo d'Israele ed erano quindi legittimati a distruggere i nuovi Cananei che attaccavano la nuova terra promessa".
    Ma questa identificazione è stata resa possibile anche dall'assenza di una propria credibile tradizione storica: nella cultura americana, la storia mitica non può che coincidere con quella biblica, come dimostra la diffusione della "sindrome di Gerusalemme" nel mondo evangelico: la sindrome di Gerusalemme è quel peculiare fenomeno delirante che ha colpito diverse migliaia di visitatori alla Città santa negli ultimi decenni, curati in un apposito reparto dell'ospedale cittadino.
    Nel 1983 ne fu colpito Vernon Howell, un chitarrista ventiquattrenne del Texas, forse predisposto dalle sue esperienze con l'LSD. Howell era membro di una piccola setta il cui fondatore era tornato a sua volta da un viaggio in Israele nel 1959, dichiarandosi il "segno" che avrebbe inaugurato l'Apocalisse. I membri credevano che al momento decisivo sarebbero stati rapiti da una mano celeste e portati in Israele. Anche Howell ebbe una "esperienza" in Israele che lo avrebbe portato, alcuni anni dopo, a prendere il controllo della setta, dandole come simbolo la bandiera dello Stato di Israele, e a proclamarsi "David Koresh", il Messia ritornato. Un Messia con il monopolio delle donne del movimento, bambine comprese, e dotato di un arsenale di armi da guerra. Il maldestro tentativo dell'FBI di perquisire la sua fattoria a Waco risultò nella più grande e disastrosa operazione militare sul suolo americano dopo Custer, con oltre 80 morti.

    LA TEOLOGIA NUCLEARE
    Il dato politico e quello immaginario si razionalizzano poi tramite il dato teologico dell'imminenza della battaglia di Armageddon. Come dice il predicatore Jerry Falwell, »ad Armageddon ci saranno circa quattrocento milioni di uomini che faranno corona all'olocausto finale dell'umanità! Proprio per questo non dobbiamo mai dimenticare com'è bello essere cristiani! Noi abbiamo un futuro meraviglioso davanti a noi».
    Il segno teologico che scatenerà gli avvenimenti ultimi sarà il ritorno degli ebrei nella loro terra, secondo un'interpretazione particolare di diversi brani tratti sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento.
    Non si tratta del millenarismo classico, pauperistico o mistico delle tradizioni europee; bensì di un momento in cui si scatena in maniera spettacolare e anche cinematografica la violenza del Giudizio, istituendo un "Regno congiunto" di cristiani rinati ed ebrei sulla terra; un "Regno" in cui le complesse contraddizioni della vita reale saranno risolte dai regnanti con "verghe di ferro".
    »Messia regnerà dal trono ristabilito di Davide a Gerusalemme. Risorto, Re Davide sarà coreggente assieme a Cristo. Israele occuperà una posizione di gloria e dominio [rulership] sulle nazioni del mondo. I cristiani rinati si riuniranno a Messia e ai dirigenti di Israele nell'amministrare il regno di Dio sulla terra. Siamo in marcia verso Sion!».
    Nel brano citato all'inizio di questo articolo, tratto da Chiamata di Mezzanotte, vediamo i diversi elementi all'opera. Il punto di partenza è una lettura politica della cronaca, o meglio di una notizia spettacolare, e non poteva essere diversamente in una società altamente mediatizzata. Probabilmente il lettore cattolico si sarebbe aspettato un'interpretazione in senso pacifista dei pericoli costituiti da nuove armi. Invece gli autori dell'articolo trovano in questo dato un elemento esaltante, come lo trova anche il predicatore neozelandese Ramon Bennett: «Israele probabilmente utilizzerà le proprie risorse nucleari come ultimo ricorso. È risaputo che Israele possiede centinaia di missili con testate atomiche e uno dei più grandi arsenali del mondo. I suoi nemici saranno abbattuti nella piena furia di una delle armi più terribili note all'uomo. Sono passati i tempi in cui l'uomo rispettava la rettitudine, la verità e la giustizia. Oggi essi [sic] rispettano la ricchezza, il potere e la forza militare».
    «Le forze che odiano gli ebrei senza rendersene conto stanno preparando lo scenario per le grandi guerre bibliche dei futuro, in cui gli eserciti di molte nazioni saranno presi nel vortice di un inferno nucleare che li consumerà».
    Un brano che conclude con l'affermazione: «Look up! Rejoice! Redemption draws near!» (Alza gli occhi! Gioisci! La redenzione si avvicina!).
    Le armi laser vengono associate a un brano biblico; in questo caso (Zaccaria 14,12) un brano preso assolutamente fuori contesto, se è vero -come sostiene il biblista Paolo Sacchi - che si riferisce agli scontri tra gli esuli tornati a Gerusalemme da Babilonia e gli ebrei rimasti sul posto. Ma poco importa, perché la conclusione rimane predeterminata e associa da una parte lo spettacolo apocalittico alla drammatizzazione di un obbligo politico a cui è vincolata la salvezza.
    Chi invece si mette dall'altra parte, cioè contro Israele, chi ha denunciato, perseguitato e accusato gli Ebrei, ha rifiutato aiuto al popolo di Dio, verrà escluso dal regno di Dio e condotto al castigo eterno.
    E' curioso notare come il cristianosionismo riutilizza in chiave solo apparentemente nuova il tradizionale razzismo della destra americana, che non va letto come fenomeno statico, ma come storica incorporazione di vecchie minoranze a spese di quelle nuove: il nucleo anglosassone ha così assorbito prima le altre immigrazioni protestanti, poi quelle cattoliche, mentre a partire dalla Seconda Guerra Mondiale ha accolto anche quella ebraica, creando però ogni volta nuovi nemici.
    Come afferma il predicatore David Allen Lewis, «Se il sionismo è razzismo, allora Dio è razzista perché Egli è l'autore del sionismo».
    In un'affascinante sovrapposizione di mitemi politici, biblici e razziali, Ramon Bennett (uno dei pochi cristiani ad aver potuto ottenere la cittadinanza israeliana) associa i biblici nephilim agli arabi: «I nephilim erano infatti i sottoprodotti fisici dell'unione tra carne e spirito. E come una prova che gli spiriti di questi esseri continuano a vivere sulla terra, vorrei dire che io, personalmente, conosco un arabo musulmano che è nato con sei dita su ciascuna mano. Anche suo figlio è nato con sei dita, e così suo padre e i padri di suo padre prima di lui. Ora considerate quanto segue: "Ci fu di nuovo guerra a Gath, dove c'era un uomo di alta statura, che aveva sei dita su ciascuna mano e sei dita su ciascun piede, ventiquattro di numero; ed anche egli era figlio di un gigante (2 Samuele 21,20)". Sì, il conflitto è spirituale, e gli spiriti che si oppongono sono potenti e malvagi.»
    Simili affermazioni non coinvolgono l'intero mondo evangelico. Nella "esperienza" della rinascita in Gesù la teologia razionale assume una posizione del tutto secondaria. All'interno di chiese che pure si riconoscono reciprocamente, troviamo posizioni estremamente diversificate, che vanno dal millenarismo filosionista all'amillenarismo apolitico; (18) ma anche il postmillenarismo, che sostiene la necessità di costruire il Regno in terra attraverso la militanza e quindi dà scarsa importanza ai brani profetici della Bibbia.
    E se esiste un continuum che va dagli "apocalittici" di Waco a predicatori amici del Presidente degli Stati Uniti, non si può parlare, almeno nella maggioranza dei casi, di veri e propri fenomeni "settari" nel senso di gruppi totalitari.
    Ma come in ogni religione, l'associazione tra obiettivi politici e valori assoluti implica facilmente il rischio del passaggio da una ricerca del divino alla violenza politica, o almeno al sostegno alla violenza politica altrui, in questo caso una violenza delegata alla potenza militare di uno Stato mediorientale. Uno Stato paradossalmente spesso più moderato di quanto vorrebbero i suoi sostenitori. Infatti, Chiamata di Mezzanotte commenta così l'assassinio di Rabin: «Ha fatto e dato moltissimo per il suo Paese, specialmente come soldato [ ... ]. Quali grandi vittorie gli furono donate da Dio! Rabin conquistò molte terre che Dio aveva promesso al suo popolo. I nemici tremavano dinanzi all'esercito israeliano comandato da Yitzhak Rabin! Ma cosa fece Rabin [ ... ] in questi ultimi anni? Iniziò con lo stipulare un compromesso col nemico [ ... ]. Non avviene forse lo stesso con molti Cristiani: iniziano la vita con tutte le vittorie nella fede di Gesù [ ...]. Ma improvvisamente questi fratelli e queste sorelle non conseguono più nessuna vittoria. Lo si vede dai loro volti: non riescono più a sorridere, proprio come successe a Rabin in questi ultimi anni [ ... ]. Perciò torna ora al Signore [ ... ] fintanto che sei ancora in tempo (non aspettare troppo se non vuoi ripetere l'errore di Rabin)».
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    Der Wehrwolf

 

 
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