Le menzogne, le paranoie e l'odio hanno vinto sulla politica


Le menzogne, le paranoie e l'odio hanno vinto sulla politica


E vabbeh, si sa che al giorno d'oggi le elezioni si vincono così.
Almeno là l'informazione era abbastanza indipendente.
Non voglio neanche immaginarmi cosa sarà la campagna elettorale 2006, qua da noi.


A perdere,sono state le menzogne,le bugie,le paranoie e l'odio che nel suo provincialismo,la nostra sinistra ha sparso e sparge a piene mani sia in Italia,sia quando parla(o per meglio dire straparla)delle vicende internazionali.
Kerry che è una persona seria e meritevole e la cui piattaforma politica non ha nulla da spartire con quella della sinistra italiana,non c'entra nulla.
Brunik invece ha ragione,nel sostenere che mentre negli USA l'informazione è davvero(nella misura del possibile)indipendente qui da noi appare schierata.In effetti lo è,nella maggior parte dei casi dalla parte opposta a quella che pensa lui però....
omar proietti
Com’è stato giustamente notato da molti, noi tutti sostenitori di Kerry sapevamo che, in realtà, avrebbe vinto Bush. Kerry era una mera reificazione di nostri desideri anti-Bush, nulla più: questo ci portava a credere (sapevamo che era una balla, ma al cuor non si comanda), che con Kerry l’America sarebbe stata diversa, e, naturalmente, migliore di quello che è (ovviamente secondo la nostra ottica, che è poi, se non ricordo male, anche la stessa dell’80% degli europei, che come noi tifava per Kerry). Molti di noi, rimpiangendo Clinton (e dimenticando dunque il terribile verbo della Albright), ritenevano che Bush fosse una sorta di alieno calato in USA per far danni al mondo. Molti di noi erano pienamente convinti che fra gli USA e Bush vi fosse una frattura profonda, una palese dissintonia (tradotto in due parole “l’America non può essere questa”), soprattutto a seguito della sciagurata guerra in IRAQ. Ai nostri occhi (volutamente ciechi), Moore, Springsteen, la Sarandon ecc. erano i vessilliferi di una sorta di rivolta democratica contro il tiranno guerrafondaio.
Mentivamo a noi stessi: ora che non c’è più ragione di farlo, poiché la cruda realtà ci mollato un sonoro ceffone, sarebbe bene ficcarci in testa una volta per tutte, per non perseverare nell’equivoco, che STATI UNITI DI AMERICA ED EUROPA SONO DUE ENTITA’ DEL TUTTO DIVERSE E SEPARATE, ATTUALMENTE CON POCO IN COMUNE. E’ chiaro che debbono collaborare, per forza o per amore, è chiaro che hanno radici comuni, è chiaro che fanno entrambe parte a pieno titolo dell’occidente, anche se con ruoli profondamente diversi, è chiaro che vi è del bene e del male sia nell’una che nell’altra, è chiaro che ciascuna ha la sua storia e la sua arte (noi Caravaggio, loro Miles Davis, per citare due grandissimi a caso), ma è chiaro che, soprattutto dopo la fine del collante potente dell’anticomunismo, gli Usa sono una cosa, l’Europa un’altra (circa i giudizi di valore, che ho ben chiari - cioè so bene in quale delle due sponde dell'Atlantico preferisco vivere - potremmo parlare in altra sede, anche se credo che sarebbe inutile per il sopraggiungere inevitabile in copiosa schiera di due opposti estremisti irriducibili ed idioti, antiamericanisti e iperamericanisti)
Noi non possiamo tentare di capire perché Bush piace agli USA senza implicitamente giudicare degli idioti tutti gli statunitensi (e non mi pare esattamente la migliore metodologia ermeneutica..................) per il fatto che noi siamo europei, e pensiamo e ragioniamo da europei: ci mancano, per lo più, gli strumenti per capire a fondo gli USA, e forse con il tempo diventerà sempre più difficile procurarseli.
Non è escluso che mentre cadeva il muro di Berlino, i flutti dell’Atlantico siano diventati a poco a poco più innavigabil.


Caro Arsenio, dissento.
Kerry non era il paradigma dell'anti Bush. Kerry è un politico serio e preparato e ha prodotto un programma politico serio e intelligente. Il che non significa, e nessuno lo ha mai pensato, che sia un politico europeo, o che avrebbe cambiato l'America.
Molto, molto più semplicemente incarna la faccia dell'America politica che più mi piace, ossia quella altezzosa ma non arrogante, quella capace di parlare ma, a volte, anche di ascoltare. Quella, soprattutto, attenta ai diritti a quelli civili e, a volte, addirittura a quelli sociali. L'America di Clinton, per capirci.
Politicamente non è l'idillio, non vorrei che i democratici aprissero delle sedi in Italia. Tuttavia un modo di fare politica che, soprattutto sullo scenario mondiale, mi soddisfa.
L'Amreica è quello che è. Il popolo americano è quello che è, e di certo non brilla per cultura. Tuttavia è una nazione divisa, e le apparentemente lievi oscillazioni del pendolo portano, di volta in volta, a risultati profondamente diversi. Da Kennedy a Nixon, da Reagan a Clinton, da Carter a Bush. Differenze piccole eppure abissali.


non vale neanche la pena rispondere, vista la totale impermeabilità all'intelligenza.


Tu non ci crederai ,ma riesco a sopravvivere anche senza conoscere le tue brillanti opinioni.Riconosco che è dura perchè non brillando anch'io per cultura come quegli ignorantoni degli americani,avrei tutto da guadagnare nell'ascoltare le dotti dissertazioni di un intelligentone come te però che vuoi farci,quando uno ha la testa quadrata..... Però suvvia,capisco il momento per te indubbiamente difficilema un minimo di stile e di buone maniere.....
omar proietti


Pare che il sentimento di Arsenio sia molto diffuso: l'Europa e l'America hanno divorziato.
Alain Minc
«È la fine di un’idea di Occidente America più lontana dall’Europa»
Il politologo francese: la sconfitta di Kerry segna il tramonto degli ideali comuni alle due sponde dell’Atlantico
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
dal Corriere - 5 novembre 2004
PARIGI - La vittoria di Bush è la fine di una certa idea di Occidente? Se lo chiede, come al solito con il gusto della provocazione, il saggista e politologo Alain Minc, fra i più ascoltati guru dell’establishment francese, che pubblica in questi giorni «Il mondo che verrà» (Grasset). La tesi è suggestiva, ma poggia sull’analisi dell’America di oggi, sulla delusione degli europei, sul comportamento elettorale degli americani. Dice Minc: «La sconfitta di Kerry è la sconfitta di una certa idea dell’America che abbiamo noi europei e che molti speravano che potesse essere resuscitata. In una parola, la fine del sogno americano, dell’America di Kennedy e Woody Allen, degli ideali comuni che avevano unito Europa e Stati Uniti di fronte alle minacce del comunismo e della guerra fredda. Adesso si delinea una situazione opposta: interessi comuni e valori divergenti. E’ l’America a non essere più un Paese occidentale come l’intendiamo noi europei. L’America è cambiata anche sul piano demografico e sociale, guarda all’Asia, alla Cina. Gli effetti dell’immigrazione hanno cambiato il paesaggio politico e sociale e i valori della società civile. In prospettiva, gli asiatici conteranno nelle élites come i bianchi e gli ebrei e i latino americani saranno i nuovi poveri al posto dei neri. Il tutto condizionato dal consolidarsi di una forte impronta religiosa, messianica, che ispira l’azione politica e che costituisce l’arma in più per il presidente Bush. Oggi gli strati popolari, condizionati ai nuovi valori spirituali, sono i battaglioni elettorali per la conquista del potere».
Eppure si continua a riaffermare la necessità delle relazioni transatlantiche e il rafforzamento dei valori comuni.
«Il problema è chiedersi quali siano oggi i valori davvero comuni che uniscono: il mercato, le relazioni commerciali, gli interessi strategici comuni ai Paesi ricchi e il suffragio universale come sistema politico. Ma le società civili, i contenuti etici, appunto i valori si separano. Noi europei diventiamo il congelatore dei vecchi valori occidentali. Pensiamo al ruolo della religione, alla legislazione sull’aborto, alla pena di morte, all’azione politica e alla guerra concepite come una missione da compiere. Tutto questo allontana l’America da una certa idea dell’Occidente che le democrazie europee continuano a rappresentare».
Del fattore religioso nella società americana parlava già Tocqueville, due secoli fa.
«Sì, ma oggi è diventato elemento strutturale, determinante della vita civile e della politica estera. Non è un elemento soltanto spirituale. L’Europa può solo prenderne atto, cercare di essere più coesa e unita e nello stesso tempo prendere le distanze senza troppi traumi da questa America. Più si allontanerà e più sarà costretta ad esistere come entità unita e forte. Ma dubito che i leader europei siano capaci di questa coesione e all’altezza di questa visione. Anche se, paradossalmente, la vittoria di Bush aiuta il divorzio. Ciò che ancora manca è proprio l’idea di un "homo europeanus", come formidabile fattore d’armonizzazione dei comportamenti e di scelte».
Le reazioni in Europa sono contrastanti. Gran parte dell’opinione pubblica sperava in Kerry. La Francia sembra la più delusa.
«Certo, con in testa il sogno americano che non esiste più. Oggi tutti sembrano delusi, tranne Berlusconi che comunque non dovrebbe avere lunga vita politica. Sono deluse la società e la politica francese. Ma, sotto sotto, Kerry avrebbe creato problemi a tutti, in particolare alla Francia. Chi avrebbe osato rifiutare a Kerry una partecipazione militare in Iraq? La Francia e la Germania rischiavano di trovarsi isolate o di essere costrette a cambiare politica. Così, invece, Bush consente alla Francia di Chirac di continuare a rappresentare valori e visioni europee alternative e a catturare il consenso internazionale dell’opinione pubblica anti americana».
Come dovrebbe essere celebrato il divorzio?
«Senza drammi. Un divorzio culturale, filosofico che non significa diventare anti-americani, ma prendere atto che ci sono relazioni commerciali importanti e stabili, interessi economici comuni e valori di riferimento diversi. Noi resteremo l’Occidente e loro diventeranno un’altra cosa. Si può commerciare e convivere con la Cina senza avere in comune la stessa visione del mondo. All’epoca di Stalin si parlava di guerra fredda. Oggi si dovrebbe parlare di pace congelata. I problemi dell’Europa non si risolvono guardando esclusivamente all’altra sponda dell’Atlantico. Anche perché gli Usa guardano al Pacifico. Questo cominciano a capirlo anche gli inglesi. L’unico Paese che in prospettiva continuerà ad avere relazioni privilegiate con gli Stati Uniti è la Spagna, per la grande presenza di popolazione di origine spagnola dall’altra parte dell’Atlantico».
Non crede che il modello americano continui a influenzare tutto l’Occidente e in particolare le giovani generazioni? Pensiamo ai consumi, alle tecnologie, alla musica, agli stili di vita, al cinema di Hollywood.
«Tutto questo conta sempre meno. Anche gli arabi e gli indiani indossano i jeans e bevono Coca-Cola, ma non per questo condividono valori americani».
Massimo Nava


Stiamo ancora aspettando che ci spieghi tu una volta per tutte cosa c'entrano Berlusconi, la Lega, Tremaglia e Buttiglione con la destra liberale.Citazione da Intervento Principale di by Lincoln
A perdere,sono state le menzogne,le bugie,le paranoie e l'odio che nel suo provincialismo,la nostra sinistra ha sparso e sparge a piene mani sia in Italia,sia quando parla(o per meglio dire straparla)delle vicende internazionali.
Kerry che è una persona seria e meritevole e la cui piattaforma politica non ha nulla da spartire con quella della sinistra italiana,non c'entra nulla.
Brunik invece ha ragione,nel sostenere che mentre negli USA l'informazione è davvero(nella misura del possibile)indipendente qui da noi appare schierata.In effetti lo è,nella maggior parte dei casi dalla parte opposta a quella che pensa lui però....
Piantala di dare lezioncine alla sinistra col dito puntato, amico pollista postcomunista, che non rappresenti niente se non il pollismo e il comunismo sotto le cui bandiere hai marciato acciecato dalle tue ideologie sempre perdenti.
Non ci crederai, ma noi riusciamo a sopravvivere anche senza le brillanti lezioni di un professorino fallito come te.
ONE MORE YEAR


Che se ci fai arrabbiare noi chiamiamo il nostro amico George e ti facciamo rinchiudere a Guantanamo!!!![]()
Cosi se non altro,potrai esercitare le tue brillanti e conclamate(da te stesso)doti di guaritore dal pollismo con i pollisti più coriacei del pianeta,gli invasati della Jihad.
Ocio però,vedi di comportarti bene perchè ai nostri amici carcerieri laggiù,prudono molto le mani.....![]()
omar proietti