L’8 per Mille è Finito nel Buco di Tremonti
Nedo Canetti
Distolti 80 milioni di euro per arginare il deficit
ROMA Il contribuente italiano, al momento della denuncia dei redditi, decide di destinare la quota dell'8 per mille o allo Stato o ad una confessione religiosa a sua scelta. Se opta per questa seconda soluzione, sa che il suo contributo sarà destinato per esigenze del culto, interventi caritativi, sostentamento del clero. Se sceglie lo Stato sa che, in base alla legge 20 maggio 1985 n.222 , il suo otto per mille dovrà essere utilizzato «per interventi straordinari per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali».
Ritiene così di aver compiuto un atto utile, rinunciando, con coscienza tranquilla, ad una parte del suo reddito. Non ha fatto però i conti con il governo Berlusconi e con i guai che alla finanza pubblica ha arrecato Giulio Tremonti.
Ecco, infatti, che come arriva alla commissione Bilancio del Senato, per il prescritto parere, lo schema del decreto del Presidente del Consiglio sulla ripartizione, appunto dell'8 per mille per l'anno 2004, i senatori si trovano davanti ad una sorpresa non da poco. Una decisione scandalosa. Quella di destinare una parte di quelle entrate, pari a 80 milioni di euro, «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica». Per tappare, in parole povere, qualcuno dei buchi che l'ex ministro dell'Economia ha aperto nel bilancio dello Stato. E non è finita. Sempre il governo ha presentato un emendamento ad un suo decreto in materia di politiche sociali, che prevede di utilizzare, una quota delle entrate dell'8 per mille, per la copertura di parte degli oneri derivanti dai prepensionamenti dei dipendenti dell'Alitalia, non trovando altra copertura.
Immediata la reazione dell'opposizione. Protesta Antonio Pizzinato, ds, rilevando che è il modo questo di «snaturare il contenuto della legge del 1985, utilizzando le somme a disposizione per finalità spesso improprie, come in questo caso, in palese violazione delle norme legislative». Protesta l'opposizione, ma anche nella maggioranza sorgono non poche perplessità, che trovano corpo nello stesso parere che la commissione emette, al termine dei lavori e che, per questa parte di critica all'esecutivo, viene votato anche dal centrosinistra. Si rileva, nel documento, che «la suddetta misura (quella di destinare una parte delle entrate a tappare i buchi di bilancio, ndr) presenta elementi di problematicità sotto il rispetto della normativa sulla contabilità dello Stato». Ed inoltre che «la suddetta misura si pone in palese contraddizione con l'opzione esercitata dai contribuenti in sede di dichiarazione sulla destinazione dell'8 per mille». Sempre la commissione raccomanda «l'adozione di misure legislative necessarie per il ripristino, per i prossimi esercizi finanziari, della completa disponibilità delle risorse, relativamente alla quota destinata allo Stato, per le finalità previste dalla legge, in coerenza con le opzioni formulate dai cittadini in sede di dichiarazione dei redditi sulla destinazione dell'8 per mille dell'Irpef».
Già lo scorso anno, c'erano state alcune avvisaglie di voler utilizzare il contributo in maniera diversa dalle finalità di legge. Allora si era levata solo qualche protesta dell'opposizione; quest'anno si è però esagerato, tanto da far insorgere la stessa maggioranza, la quale però non se l'è sentita di andare a fondo, fino ad esprimere parere contrario allo schema della Presidenza. Dura rampogna a cui, però, fa poi seguito un contraddittorio «parere favorevole», non votato ovviamente dal centrosinistra.
Dal quotidiano libero (benchè mobbizzato) L'Unità.
(di oggi)




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ragion per cui la mia quota la passo ai Valdesi...
