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Discussione: Conservatori "rossi"

  1. #1
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    Predefinito Conservatori "rossi"

    Conservatori "rossi". Involuzione a destra

    di Alberto Mingardi

    il Riformista, 22 febbraio 2009


    Sembrava essersi compiuta un'evoluzione, a sinistra: ora abbiamo davanti un'involuzione della destradi Alberto MingardiNei gorghi della crisi, c'è un sottobosco ideologico che assapora il piacere della rivincita. Sull'ultimo numero di Prospect, rivista chic dell'establishment britannico, Phillip Blond ha lanciato la provocazione di un "red Tory movement". Battitore libero all'interno del think-tank Demos, Blond suggerisce a David Cameron una ricetta ideologica più tremontiana che thatcheriana, nel segno di una discontinuità forte prima ancora che con la sinistra, col sempre incombente fantasma della Lady di ferro. Blond è un teologo, formatosi fra Warwick e Cambridge, e fino a due mesi fa un personaggio di dignitoso secondo piano, nel magmatico universo culturale conservatore. Per balzare all'onore delle cronache, ha raccolto il testimone dell'autore de La paura e la speranza. Solo che mentre Tremonti affondava il coltello nella carne tremula di un liberismo improvvisato e posticcio, vissuto e pensato come un sistema di idee compiuto e coerente da una minoranza risicata nel centro-destra italiano, Blond si intesta ben altro nemico.

    Quando Margaret Thatcher finì per un caso della storia alla guida del partito conservatore, fu l'inizio di un fecondo terremoto ideologico. I Tory non erano mai stati il partito dell'economia di mercato. Erano il partito della terra e dell'aristocrazia, contro i Whig che tenevano per il commercio e le libertà. Patirono l'abolizione degli istituti feudali e l'ascesa della borghesia. Si trovarono brevemente dalla parte della società, contro lo Stato, quando, a fine Ottocento, i liberali cominciarono a scendere le scale verso il socialismo, piantando i semi del futuro welfare state. Nel secondo dopoguerra, da Churchill in poi, ebbero poco da ridire sull'inesorabile espansione dell'intervento pubblico, che fece dell'Inghilterra il Paese più "rosso" dell'Occidente. L'arrivo della Thatcher, e con lei di un gruppo dirigente ideologicamente votato allo smantellamento di quel poco e quel tanto di socialismo che aveva tarantolato le fondamenta del sistema inglese, fu a tutti gli effetti una rivoluzione. Finalmente, un leader politico di prima grandezza metteva nel mirino un programma di profondo cambiamento sociale, pensando di realizzarlo non con, ma contro lo Stato.

    Il cambiamento profondo c'è stato. È stata la trasformazione dell'Inghilterra in una ownership society, la finanziarizzazione diffusa, il coinvolgimento delle masse nella difesa attiva di una proprietà e di un capitalismo che non erano più altro da loro: ma parte della loro vita, il carro cui gioiosamente aggiogavano le proprie prospettive di crescita e benessere. Arricchitevi, moltiplicatevi.

    Questo messaggio di surreale semplicità è stato la leva che ha reso possibile un'apertura mai sperimentata prima nelle nostre società. Un investimento consapevole sulle libertà economiche, ma anche sul contatto con l'altro, sull'incontro col diverso, che pure con le libertà economiche hanno molto a che fare. L'eroe del romanzo liberista è il mercante, non il guerriero. «Eppure io non so chi sia più utile a uno Stato, se un signore bene incipriato che sa con precisione a che ora il re si alza e a che ora si corica, e che si dà arie di grandezza facendo la parte dello schiavo nell'anticamera di un ministro, oppure un commerciante che arricchisce il proprio paese, impartisce dal proprio banco ordini a Surat e al Cairo, e contribuisce al benessere del mondo». È Voltaire, che nelle sue Lettres anglaises alza preci al commercio che arricchisce i cittadini. Questa ipotesi d'eroismo borghese, questo orgoglio del fare la Thatcher portava in campo conservatore. Non a caso era la figlia di un droghiere a sancire anche una "cesura di classe" col Toryism dei grandi collegi e dei cognomi blasonati.

    David Cameron, etoniano, è ancora un leader in cerca d'autore. E nella sua strepitosa abilità di camminare sulle uova, impeccabile com'è nel non lasciarsi sfuggire lo spiffero di un'idea, ha silenziosamente soffiato sul fuoco appiccato da Blond. Azzardiamo: per vedere l'effetto che fa. La proposta di Blond ha seminato paura fra le fila avversarie, facendosi riprendere e commentare sul New Statesman. Che suggerisce di nuovo? Nulla, è un ritorno al passato. Il teologo Blond fa variazioni sul tema di una antica osservazione di Carlo Marx. Lo scambio «non si presenta in seno alle comunità naturali e spontanee, bensì là dove queste finiscono, ai loro confini, nei pochi punti in cui entrano in contatto con altre comunità. Qui ha inizio il commercio di scambio e da qui si ripercuote all'interno della comunità, con un'azione disgregatrice». I mercati per Blond sono «contro tutto ciò che il conservatorismo ha a cuore». Il liberale sostituisce allo Stato la società, al bene comune l'interesse individuale, alla religione pubblica la libertà d'opinione. E su questo terreno c'è un'inquietante saldatura, fra valori e fatti. Perché, una volta messo al centro l'individuo, una volta accordatogli l'inedito diritto di dragare a piacimento le frontiere, egli cambia, la sua storia non è più quella della comunità in cui è nato, apprende cose nuove, si mescola con gli altri, la sua cultura si fa porosa e si lascia permeare da idee e abitudini che erano estranee ai suoi padri. Il commercio gli conquista la libertà dal passato.

    Per Blond, ogni sintesi è posticcia. Non si può predicare "morali e mercato": l'appello alla coscienza del singolo, l'etica come orizzonte individuale, un conservatorismo dei comportamenti che si fa proposta da accogliere o rifiutare, è perdente. Perché esso può acquistare salienza solo se crea un senso di comunità, solo se reagisce allo spappolamento, solo se contesta «il consenso politico che è ormai liberale di destra in economia e liberale di sinistra nella cultura». Solo se riduce l'individuo a una nota a piè di pagina nella storia dei popoli.

    Descrivendo il New Labour, alcuni parlavano di un sospirato «innervamento della cultura liberale sul ceppo della cultura socialdemocratica». Quanto tempo è passato. Sembrava essersi compiuta un'evoluzione, a sinistra: ora abbiamo davanti un'involuzione della destra, che inevitabilmente porterà anche i suoi antagonisti politici a ripiegarsi su se stessi, a rispolverare pagine perdute, a rifugiarsi in un'utopia già sconfitta.
    Vediamo se si passerà dalle suggestioni alle politiche. Gli inglesi hanno forti anticorpi e la sbandata statalista di Brown rafforza chi fra i Tories non dimentica che, nella recessione dei primi anni Ottanta, la Thatcher fece manovre di riduzione della spesa. Negli Stati Uniti, sono bastate poche settimane di Obama a restituire smalto antistatalista ai repubblicani.

    Eppure, il ritorno di fiamma del comunitarismo di destra è un fenomeno da non trascurare. Le sue determinanti sono tante, e il tatticismo di Cameron non è fra queste. C'è la frustrazione degli intellettuali nei confronti del "mercatismo", poco incline a riservare loro lo scranno dei filosofi-re. E c'è la ricerca di un posto al sole da parte della destra dei valori, che costituisce parte importante dell'elettorato e che non ci sta più a giocare un ruolo da comprimario. Negli stessi movimenti che hanno sostenuto Margaret Thatcher e Ronald Reagan, hanno convissuto segmenti della società che erano la punta più avanzata e moderna dell'Occidente, e nostalgici di un mondo che fu. Non li teneva uniti l'insofferenza per l'establishment e per lo Stato, che virtuosamente si rifiutavano di piegare ai propri fini. Li tenevano uniti leader capaci di spiegare loro perché non si doveva prendere la scorciatoia statalista. Quei leader sono estinti.


    IBL - Conservatori "rossi". Involuzione a destra

  2. #2
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    Predefinito Rif: Conservatori "rossi"

    Quest'articolo di un non-conservatore, il libertario Mingardi, è molto interessante. La tesi di fondo è che il conservatorismo anni ottanta, che vide convergere liberisti e tradizionalisti fu dovuto essenzialmente alla leadership di politici straordinari quali Reagan e Thatcher. Una volta passati, sottolinea Mingardi, il conservatorismo si è nuovamente scisso dal liberalismo economico tornando in un certo senso alle sue origini "comunitarie". E' il caso di politici pur diversi, quali George W. Bush, David Cameron e in Italia di Giulio Tremonti e Gianfranco Fini, che hanno ricongiunto la destra con lo Stato.

    Questa tesi contiene qualche verità, ma è a mio avviso un po' forzata. La dimostrazione è che anche senza un leader di rilievo i repubblicani USA sono tornati oggi al messaggio antistataliste dopo un decennio circa di politiche compassionevoli. Il motivo? Come dice giustamente Mingardi, Barack Obama.

    Inevitabilmente quando i progressisti svoltano a sinistra (USA), i conservatori contrattaccano a destra; mentre quando l'avversario occupa il centro (Inghilterra) ci si confonde inevitabilmente con esso.

  3. #3
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    Da libertario, Mingardi è schiavo del dogma della libertà.
    E ciò lo porta ad anni luce di distanza dalla realtà e dal senso della politica, facendolo apparire, lui sì, un filosofo-re incipriato che dispensa ricette sul benessere economico e materiale.
    Dovrebbe, invece, chiedersi perché la maggior parte dei commercianti e degli industriali non sono né liberali né libertari. Forse perché nella testa delle persone comuni non esiste solo l'idea di libertà, ma anche qualcosa che si chiama religione, famiglia, tradizione, patria?

    Sono questi gli articoli che alimentano i falsi miti di Reagan e Thatcher come adepti del liberismo.
    Per me Reagan e Thatcher furono conservatori. E furono dei buoni conservatori per quelle condizioni di luogo e di tempo. E questo perché, avendo a cuore il bene comune, capirono che il bene comune, in quelle condizioni di luogo e di tempo, consisteva nell'eliminazione di incrostazioni burocratice e socialiste.

    Oggi il bene comune si raggiunge mediante l'attuazione di misure diverse. Sta alla saggezza di un buon politico conservatore contrastare il mercatismo senza far scivolare la società nel socialismo stile anni '70.
    Ultima modifica di Sollus; 09-11-09 alle 10:13
    Maledetto è l'uomo che confida nell'uomo (Geremia 17 5)

  4. #4
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    Fermo restando che l'eredità della Tatcher nell'esaltato e immondo effetto "benefico" di apertura lo si può facilmente verificare nella fiorente città araba di Londrabad.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Sono questi gli articoli che alimentano i falsi miti di Reagan e Thatcher come adepti del liberismo.
    Per me Reagan e Thatcher furono conservatori. E furono dei buoni conservatori per quelle condizioni di luogo e di tempo. E questo perché, avendo a cuore il bene comune, capirono che il bene comune, in quelle condizioni di luogo e di tempo, consisteva nell'eliminazione di incrostazioni burocratice e socialiste.
    E' esattamente quello che penso anch'io. Non esiste una ricetta conservatrice valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Su questo punto la nostra divergenza dal liberalismo più dogmatico è incolmabile.
    Ultima modifica di Florian; 09-11-09 alle 13:13

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Fermo restando che l'eredità della Tatcher nell'esaltato e immondo effetto "benefico" di apertura lo si può facilmente verificare nella fiorente città araba di Londrabad.
    Fermo restando che detta così sembra una cazzata, però se ci spieghi meglio...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Da libertario, Mingardi è schiavo del dogma della libertà.
    E ciò lo porta ad anni luce di distanza dalla realtà e dal senso della politica, facendolo apparire, lui sì, un filosofo-re incipriato che dispensa ricette sul benessere economico e materiale.
    Dovrebbe, invece, chiedersi perché la maggior parte dei commercianti e degli industriali non sono né liberali né libertari. Forse perché nella testa delle persone comuni non esiste solo l'idea di libertà, ma anche qualcosa che si chiama religione, famiglia, tradizione, patria?

    Sono questi gli articoli che alimentano i falsi miti di Reagan e Thatcher come adepti del liberismo.
    Per me Reagan e Thatcher furono conservatori. E furono dei buoni conservatori per quelle condizioni di luogo e di tempo. E questo perché, avendo a cuore il bene comune, capirono che il bene comune, in quelle condizioni di luogo e di tempo, consisteva nell'eliminazione di incrostazioni burocratice e socialiste.

    Oggi il bene comune si raggiunge mediante l'attuazione di misure diverse. Sta alla saggezza di un buon politico conservatore contrastare il mercatismo senza far scivolare la società nel socialismo stile anni '70.

    Premettendo che di Mingardi, anche se "libertario", condivido poco o nulla, vorrei chiederti come fai ad essere così sicuro che i commercianti o gli imprenditori non siano libertari. Hai un'idea del libertarismo abbastanza confusa e settaria. Chi si definisce " Libertario" non deve essere necessariamente ed aprioristicamente anti famiglia, anti tradizione,contro la patria ed altre sciocchezze e luoghi comuni che ti sei sbizzarrito ad elencare. Un vero "Libertario" pretende la libertà, se lo ritiene giusto, di rivendicare l' attaccamento al proprio Credo, alla propria Famiglia, alla propria Patria; il vero "Libertario" non si scandalizza se accade il contrario,ovvero quando qualcuno rivendica il diritto di non credere nei Valori su citati. Per quanto mi riguarda, da Libertario ed imprenditore, sono assolutamente convinto della necessità di abbattere gli steccati che dividono, che ghettizzano. Il Libertarismo, almeno per come lo intendo io, è uno stile di vita aperto ma non per questo senza valori di riferimento, e le distorsioni di esso, le manipolazioni dell'essenza pura del libertarismo,il voler identificare il pensiero libertario solo con il mercato,l'individualismo più rozzo genera questa serie di incomprensioni e di false dicerie di paese.
    Ultima modifica di Mariox; 09-11-09 alle 11:44
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Dovrebbe, invece, chiedersi perché la maggior parte dei commercianti e degli industriali non sono né liberali né libertari. Forse perché nella testa delle persone comuni non esiste solo l'idea di libertà, ma anche qualcosa che si chiama religione, famiglia, tradizione, patria?
    No. Perchè Mises era un grande economista, ma un pessimo sociologo, e pensava che fosse la presenza dello Stato cattivo e corruttore a inceppare il meccanismo di libero mercato.

    Invece, industriali e commercianti sono esseri umani e se vedono uno "spazio di incertezza" da occupare per esercitare potere, lo OCCUPANO.

    A commercianti e industriali frega 'na mazza di Religione, Famiglia, Tradizione e Patria: gli interessano dazi doganali, barriere commerciali, prerequisiti di qualità, la Politica Agricola Comunitaria, i sussidi a fondo perduto, gli appalti, le commesse e altre piacevolezze

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    No. Perchè Mises era un grande economista, ma un pessimo sociologo, e pensava che fosse la presenza dello Stato cattivo e corruttore a inceppare il meccanismo di libero mercato.

    Invece, industriali e commercianti sono esseri umani e se vedono uno "spazio di incertezza" da occupare per esercitare potere, lo OCCUPANO.

    A commercianti e industriali frega 'na mazza di Religione, Famiglia, Tradizione e Patria: gli interessano dazi doganali, barriere commerciali, prerequisiti di qualità, la Politica Agricola Comunitaria, i sussidi a fondo perduto, gli appalti, le commesse e altre piacevolezze


    Se parli degli industriali che per decenni,privatizzando gli utili e nazionalizzando le perdite, sono stati foraggiati dallo stato e per questo, ancora oggi strizzano l'occhio alla sinistra al caviale, posso darti ragione.Se invece fai di tutta un'erba un fascio, la cosa cambia. Capisco che detenere il monopolio della gestione di alcuni ceti sociali o il distribuire patenti di legittimazione, per poter appartenere ad essi, sia sempre stata una prerogativa della sinistra, ma non si può far passare l'idea che esista una parte di popolazione (imprenditori, commercianti etc) che vivono da parassiti e da avvoltoi sulla parte restante dei cittadini. La gran parte degli industriali,degli imprenditori, dei petrolieri che tu tanto denigri fanno parte o simpatizzano per la Tua parte politica. La sinistra come paladina degli ultimi, dei dimenticati è francamente poco credibile. I salotti buoni, le trasmissioni televisive in cui pontificano intellettualoidi da strapazzo che fanno gli "amici della povera gente", stanno tutti o in buona parte a sinistra. La cinematografia italiana e quella mondiale è nelle mani dei nuovi creatori di cultura, di tutti quei radical-chic che predicano uguaglianza,parlano il gergo buonista e poi fanno le pubblicità ai divani fatti da manodopera cinese, sfruttata.
    Non voglio fare il difensore d'ufficio di nessuno, tantomeno di alcuni segmenti della società che, spesso, trovo inopportuni ed arroganti; francamente,però, dato che nel mio piccolo qualcosa ho creato, di venire inglobato tra costoro non mi va. Non so quale professione tu eserciti ma diversamente dalla tua logica non mi permetterei mai di etichettarti in alcun modo. La differenza sta tutta qui.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Conservatori "rossi"

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Chi si definisce " Libertario" non deve essere necessariamente ed aprioristicamente anti famiglia, anti tradizione,contro la patria ed altre sciocchezze e luoghi comuni che ti sei sbizzarrito ad elencare. Un vero "Libertario" pretende la libertà, se lo ritiene giusto, di rivendicare l' attaccamento al proprio Credo, alla propria Famiglia, alla propria Patria; il vero "Libertario" non si scandalizza se accade il contrario,ovvero quando qualcuno rivendica il diritto di non credere nei Valori su citati.
    Nel dire questo dimostri di essere la quintessenza del libertario: il libertario "a cazzi suoi", che va oltre il liberale "uomo misura di tutte le cose" per abbracciare l' "io misura di tutte le cose".

    Non so se ho una visione confusa del libertarismo, come tu dici. Ma non credo di averne una settaria.

    Io ho questa visione. E accetto che tu mi corregga, anche se forse non lo farai perché pretendi di non essere dogmatico.

    Per me il libertario si caratterizza rispetto al liberale classico perché mentre quest'ultimo spesso cede al volontarismo e al positivismo giuridico, il libertario àncora la libertà ad una visione giusnaturalistica, incentrata sui diritti naturali.

    E' questo, a mio modestissimo parere, l'unico punto di contatto tra libertari e conservatori.

    Ma il contatto è appariscente, perché i conservatori ragionano in termini di Diritto Naturale, inteso non come complesso di diritti soggettivi, ma come complesso di precetti che impongono anche doveri, che spesso si pongono in contrasto con la libertà (vedi il caso dell'aborto, difeso a spada tratta dal libertario Rothbard, che portando alle coerenti conseguenze i suoi assiomi libertari, è arrivato a conclusioni che, per qualsiasi conservatore degno di questo nome, sono abominevoli).
    Per i conservatori cristiani il Diritto Naturale è la legge divina che con il suo dito Dio scrive nel cuore dell'uomo. Per i non credenti il Diritto Naturale è quello di ciceroniana memoria.

    Ma tu sicuramente sei più libertario di Rothbard, perché il poverino è rimasto incastrato nella tela dei suoi ragionamenti, mentre tu sei un libertario coi controcoglioni, perché "pretendi la libertà, se lo ritieni giusto, di rivendicare l' attaccamento al proprio Credo, alla propria Famiglia, alla propria Patria"

    Questo per me non è libertarismo, è political-picking (non so se questo termine esiste). L'esempio plastico del political-picking è questo: mi sveglio la mattina e mi sento culturalmente fascista, libertario in politica religiosa, anche un po' comunista... ma per carità, per come lo intendo io il comunismo: il '68, mica quel grigiume moscovita, perché sai, stanotte ho dormito male e da una vita sono alla ricerca di me stesso, solo che non riesco a comunicare con il conservatore di turno perché lo trovo settario, mentre per me non esistono dogmi, e forse anche l'etichetta di relativista mi sta stretta.

    Ora ritorno alle mie sciocchezze e ai miei luoghi comuni, ottusamente convinto che la libertà sia una cosa e la licenza un'altra.
    Ultima modifica di Sollus; 09-11-09 alle 13:04
    Maledetto è l'uomo che confida nell'uomo (Geremia 17 5)

 

 
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