Credo che ci sia differenza fra chi ritorna indietro se un gatto nero gli attraversa la strada e chi cerca di trovare un senso e un ordine nel mondo credendo in Dio.Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
Chi parte dal presupposto che la realtà è ciò che vediamo e tocchiamo e corrisponde a ciò che la scienza può dimostrare, considera necessariamente delle credenze infondate e arbitrarie (superstizioni o credulonerie, detto in modo un po' spregiativo) tutti gli atti di fede.
"Non v'è alcun mondo dietro il mondo, va bene. Però c'è forse una sola realtà? O due? Certamente tre, quattro, forse cinque. La realtà, le idee che ne ho, e io che penso le idee, chi pensa me che penso le idee e chi cancella tutto e suscita il dubbio che ci sia solo una realtà. A uno di questi livelli è certamente Dio"
Manlio Sgalambro, Trattato dell'empietà, Adelphi edizioni, 1987, pag. 57, paragrafo 56.
Personalmente ritengo che una poesia di Montale o le variazioni Golberg di Bach siano più reali di un palo della luce, anche se non le posso nè vedere nè toccare: per quel pochissimo che ne so, la scienza non sa neanche che cosa esattamente sia la materia (corpuscoli? onde? pacchetti di energia? tutte queste cose alternativamente? altro ancora?), figuriamoci la realtà.
Il primo che mise sistematicamente in dubbio che la realtà è ciò che tocchiamo è vediamo è stato Kant: da lui a Matrix è stata prodotta una sterminata letteratura sulla contrapposizione fra noumeno e fenomeno. Si può dissentire, ma non si può non tenerne conto.
Indipendentemente da ogni altra considerazione, credo che tu possa convenire che qualificare la realtà come ciò che vediamo e tocchiamo sia un poco semplicistico perchè relegherebbe nella irrealtà una serie di realtà che non hanno corporeità.
Tutto ciò senza poi addentrarci nei labirinti della filosofia e della teologia, solo un assaggio alla portata del mio (inetto) intelletto: se si può dire che Dio non esiste perché non è reale, non si può in alcun modo dire che non esista "il concetto di Dio", che è inevece reale e che, secondo molti, è in realtà Dio stesso.
Ripeto: a me non è mai capitato. Anzi: ho avuto molteplici attestati di stima, anche pubblici, da parte di cattolici doc, che non solo non mi hanno mai emarginato, ma mi hanno inviato più volte ad esprimere le mie opinioni, senza censura alcuna, sui loro media. Svariati anni fa mi era stato addirittura chiesto di scrivere sul giornalino diocesano (mi pare che si chiami presenze), cosa che ho rifiutato perché, ragazzi, sono un ateo accomodante ed aperto, ma non vorrei finire devastato dagli spifferi............. (copyright by Paolo Rossi)Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
Su questo punto noto invece che l'articolo sui "bright" evidenzia una sottile verità. Almeno in Italia, il pensiero egemone cattolico ci ha sempre emarginato. Siamo guardati spesso con diffidenza, con leggerezza, o peggio con severo ammonimento. Una cosa che non ho mai sopportato.




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