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Discussione: L'Unione non è...

  1. #21
    analista militare
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    Ma quanto impegno che mettiamo a dire che l'Europa non esiste più, l'Europa è di anticristi, l'Europa non si deve fare, l'Europa non si può fare, l'Europa è cattiva, l'Europa è retorica, l'Europa è burocratica, l'Europa qua e l'Europa di là... se ci mettessmo 1/60 di quell'impegno a fare proposte concrete per migliorarla forse faremmo miracoli...
    Ammettetelo apertamente: nessuno è contento di "questa Europa", come la chiamate sempre, ma o di questa o di qualsiasi altro tipo non ne avete mai voluto sentir parlare per principio, altro che "costituzione". D'accordo che ad enfasi positiva va accostata enfasi negativa della parte opposta (non a noi federalisti europei di certo, che da festeggiare abbiamo ben poco con quella che voi chiamate "costituzione" come se lo fosse davvero) ma un discorso sincero su questo argomento quando lo sentiremo?

  2. #22
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    In origine postato da -ART-
    Ma quanto impegno che mettiamo a dire che l'Europa non esiste più, l'Europa è di anticristi, l'Europa non si deve fare, l'Europa non si può fare, l'Europa è cattiva, l'Europa è retorica, l'Europa è burocratica, l'Europa qua e l'Europa di là... se ci mettessmo 1/60 di quell'impegno a fare proposte concrete per migliorarla forse faremmo miracoli...
    Ammettetelo apertamente: nessuno è contento di "questa Europa", come la chiamate sempre, ma o di questa o di qualsiasi altro tipo non ne avete mai voluto sentir parlare per principio, altro che "costituzione". D'accordo che ad enfasi positiva va accostata enfasi negativa della parte opposta (non a noi federalisti europei di certo, che da festeggiare abbiamo ben poco con quella che voi chiamate "costituzione" come se lo fosse davvero) ma un discorso sincero su questo argomento quando lo sentiremo?
    -----------------------
    Se "mettiamo" tanto impegno per dire ... dobbiamo "ammetterlo" apertamente. Tutti.
    Beh, senza una "politica estera, senza un "esercito" e una "politica militare", senza una "politica sociale e industriale", senza una "politica della sicurezza interna e delle frontiere", senza una "politica dei trasporti", senza una "politica della Sanità", senza una "politica fiscale"....e potrei seguitare, mi dici cos'è questa Europa se non una semplice " definizione di un'area geografica" con medesima moneta?

  3. #23
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    Predefinito Le nostre....

    ....radici

    Al direttore - Mi permetta qualche riflessione provocata da quello che succede e, in particolare, dall’incontro di sabato scorso a
    Milano – cui non ho potuto partecipare – che ha visto lei e Buttiglione discutere sulla “Caccia alla strega cattolica. Perché non
    possiamo non dirci cristiani”.
    Il suo giornale, nel numero scoop di mercoledì 3 novembre, titolava la vittoria di George Bush come espressione di una
    “America semplice e determinata”.
    Deve essere così.
    Ciò che ha convinto di Bush – “pieno” di errori personali (arretrato; fideista; ex etilista) e politici (non c’erano motivi
    sufficienti per la guerra) – rispetto all’assai più “a posto” e
    “moderno” concorrente, è la sua semplice determinazione ideale. Bush è riuscito a rappresentare in termini più convincenti il preambolo della Dichiarazione di Indipendenza, cui nessun americano (neanche Kerry) vorrebbe rinunciare:
    “Noi crediamo che queste verità siano evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali e dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili, tra i quali la vita, la libertà e la ricerca della felicità”. L’America continua a
    riaffermarsi come un paese che crede.
    Crede in sé, perché crede in qualcosa di più grande di sé; crede pertanto di poter cambiare e di poter cambiare il mondo.
    Il sostegno a Bush incarna proprio questa grande carica ideale, ritenuta giustamente più forte anche degli sbagli eventuali.
    Invece, il preambolo sottinteso del Trattato costituzionale europeo potrebbe essere una frase di Malraux:
    “Non vi è ideale al quale possiamo sacrificarci perché di tutti noi conosciamo la menzogna, noi che non sappiamo che cosa sia la verità”.
    Vale a dire: cerchiamo di essere politicamente corretti, di non mettere in discussione le diversità, sottacere le identità, rispettare scrupolosamente la burocrazia delle maggioranze.
    Criterio della convivenza sembra essere una democrazia intesa come, possibilmente, regola del non disturbo: aureo precetto
    della mediocre felicità che appare l’unica raggiungibile.
    Ma si tratta di un’illusione, che può risultare violenta.
    Infatti, la democrazia, senza un ideale da tutti riconosciuto, non è nient’altro che la sterilizzazione della legge della giungla: comanda il più forte e se è il caso ti elimina, ma asetticamente.
    L’ideale che tutti possono riconoscere costringe, per essere identificato, a usare una parola oggi terribilmente in disuso: verità.
    Intendendo con essa ciò per cui l’uomo è fatto e che quindi non può non volere.
    Il preambolo della Dichiarazione di Indipendenza americana è geniale perché indica questo e lo indica come una insopprimibile
    fede nell’evidenza di bene portata dalla propria tradizione (“Noi crediamo…”).
    La ragione e la sua conseguenza – l’impegno umano, personale e collettivo – senza verità, perdono il loro oggetto; diventano
    virtuali e ritengono di risolvere il rapporto con la realtà in un gioco legale.
    Niente è tendenzialmente più vuoto, opprimente e arbitrario del dominio assoluto della legge: questo è il respiro corto che sentiamo nella democrazia europea.

    Una lettura attuale di Croce
    La verità non proviene dai voti, anche se sempre si sottopone ai voti, di noi che possiamo accettarla o rifiutarla; tuttavia, vale anche se è in minoranza.
    Quindi va messa prima dei voti, perché è il motivo di essi, che sono espressione della dignità del tentativo umano di conoscerla e applicarla.
    Anche per la Costituzione europea sarebbe quindi necessario un preambolo positivo ed esplicito, posto non come comune denominatore ideologico; ma come evidenza portata, appunto, dalla tradizione.
    La verità infatti non può essere il patrimonio definito dall’accordo tra intellettuali saccenti, siano essi politici, scienziati, filosofi, o preti; la verità è più grande di loro, non è soggiogabile, è infinita. Si può però attingere a essa, partecipare di essa, attraverso l’incontro con uomini e donne che, prima di noi e insieme a noi, ne hanno fatto esperienza.
    La tradizione infatti vale se è una storia viva, presente e per noi. Il passato-passato non interessa a nessuno.
    Mi permetto di ritenere, al di là delle sue intenzioni, che l’importanza della frase di Croce, “Non possiamo non dirci cristiani”
    non stia tanto nel riconoscimento dei valori cristiani come sistema ideologico, quanto nel riconoscimento della forza di una tradizione
    vivente, senza la quale la nostra vita e la nostra società perderebbero di significato.
    La frase di Croce suggerisce pertanto la necessità di arrendersi a un dato: dato che la Costituzione europea esplicitamente non
    ammette, anche se – come dice Nehuaus, nel citato numero del Foglio – si vede come essa “sia, nonostante tutto, prodotto di una
    civiltà cristiana”.
    Forse per quest’ultima considerazione la Santa Sede, “nonostante
    tutto”, sembra favorire la firma del trattato.
    Urge una battaglia culturale, non intellettualistica, ma di popolo: stiamo parlando non di idee morte, ma del cuore vivo e pulsante
    della nostra civiltà.

    Giancarlo Cesana su Il Foglio

    anche se parzialmente in disaccordo...saluti

  4. #24
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    Predefinito Il pasticcio alla....

    ….strasburghese

    Secondo il Financial Times la prossima vittima della turbolenza incontrollabile del Parlamento europeo, dopo Rocco Buttiglione, sarà Hans Gert Pöttering, il capogruppo popolare che, secondo gli accordi, dovrebbe presiedere l’assemblea nella seconda parte della legislatura.
    L’accordo della staffetta fra socialisti e popolari era stato stipulato prima che si materializzasse l’imboscata alla commissione, che ha riaperto tutti i giochi.
    I gruppi esclusi dall’intesa, la confusa galassia che si fa chiamare liberale, e i Verdi, puntano a farlo saltare.
    E anche l’unità dei popolari, gruppo in cui confluiscono europeisti convinti ed euroscettici altrettanto agguerriti, è tutta da dimostrare.
    Il Parlamento europeo è da molti anni privo di una maggioranza predefinita, ma questa situazione veniva in qualche modo corretta dal rispetto per le intese intergovernative.
    Ora non è più così e l’ingovernabilità dell’assemblea la fa assomigliare sempre più a quella della sfortunata repubblica di Weimar, in cui, nell’ultimo decennio, le leggi non venivano mai approvate dall’aula, ma entravano in vigore perché promulgate direttamente dal capo dello Stato.
    Nell’Unione europea, però, i capi di Stato e di governo sono 25 e debbono decidere all’unanimità, oggi su tutto, se sarà approvato il nuovo trattato istituzionale, su quasi tutto.
    La bizzarra interpretazione dei rapporti istituzionali data da Romano Prodi (secondo cui la Commissione sarebbe il vero governo europeo e il Consiglio europeo e l’assemblea di Strasburgo sarebbero come due Camere legislative) ha condotto a una situazione paradossale.
    La Commissione, in realtà, è un organismo tecnico di raccordo tra le istituzioni europee.
    Averle voluto dare una funzione di preminenza è una forzatura che ha prodotto squilibri che sarà assai difficile superare. Raggruppamenti parlamentari nominalistici, sovrapposizione di poteri, prevalenza dei pregiudizi e delle battaglie personalistiche uccidono la politica, e senza politica l’Europa è solo una zona di libero scambio.
    Il che, paradossalmente, potrebbe non essere un male.

    saluti

  5. #25
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    Predefinito

    "Il che, paradossalmente, potrebbe non essere un male."

    Questo dice tutto. Con uno che scrive così a cosa serve discutere?

    Anche considerando il parallelo con la Rivoluzione Americana, questo qui sopra (così come quello che rilegge Croce mettendolo in croce, poveretto) starebbero con gli inglesi... e con gli inglesi ci stanno a tutt'oggi...

    E vengo a rispondere, con ritardo, al ragioniere...

    "Non ho capito che cosa hai contro il pescatore di vongole palermitano e il professore barese nel contesto del tuo cosmopolitismo localista..... "

    Mica ho niente contro di loro, anzi, spesso ho molto da imparare da loro. Però sono molto più diversi da me di un verduriere di Amburgo e di uno studente parigino. Ma molto. Eppure sono miei connazionali!

    "..e neppure in che senso l'Italia dovrebbe imparare dal laicismo illiberale turco (di sicuro migliore... della Repubblica Islamica)"

    L'Italia dovrebbe distinguere una morale laica, che è caratteristica dell'esistenza di uno Stato, che propone dei valori universali da promuovere nella società. Da questi si differenziano i valori personali, che ognuno ha suoi, che possono tranquillamente essere quelli religiosi, e che nessuno deve permettersi di giudicare o di ostacolare. Non sono idee mie, ti ricordi di chi sono? Beh, ad Ataturk, a Gandhi, piacevano molto. A Buttiglione un po meno. Tra i primi ed il secondo io scelgo i primi, per affinità elettiva, sia chiaro.


    "di Mann preferisci l'impolitico o "il veneziano"? E di Baudelaire gradisci più.... l'airone.... o il bevitore d'Assenzio?"

    Il Mann veneziano, sia chiaro. Quello delle beghe familiari lubecchesi lo lascio agli studentelli, e a chi ha tempo di leggersi dei bei romanzi... Baudelaire stava meglio sicuramente da fatto, altro che, l'unico mio cruccio è che l'assenzio che si pippava lui oggi lo trovi solo sui libri di storia, mentre nei bar ti propinano dei beveroni schifosi e ti devi pure sorbire il neo-com sfigato che finge chissà quali allucinazioni... come quelli che invece del marocchino comprano il pongo. Patetici.


    "chi sarebbero gli ex-com???"

    Quelli che votano Berlusconi. E Bush.

  6. #26
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    Ammettetelo apertamente: nessuno è contento di "questa Europa", come la chiamate sempre, ma o di questa o di qualsiasi altro tipo non ne avete mai voluto sentir parlare per principio, altro che "costituzione". D'accordo che ad enfasi positiva va accostata enfasi negativa della parte opposta (non a noi federalisti europei di certo, che da festeggiare abbiamo ben poco con quella che voi chiamate "costituzione" come se lo fosse davvero) ma un discorso sincero su questo argomento quando lo sentiremo?
    Le mie umilissime proposte:
    1) inserimento delle radici cristiane dell'Europa nella Carta;
    2) creazione di una Confederazione, senza tante storie: gli Europei voteranno per il Parlamento e per il Presidente dell'UE esattamente nel modo in cui votano oggi gli Statunitensi per Congresso e Presidente (abbiamo visto tutti che gli Stati americani valgono tutti tantissimo, specialmente se sono incerti);
    3) inglese unica lingua ufficiale, ogni Paese membro avrà diritto al bilinguismo certo, ma ogni cittadino dovrà sapersi esprimere correttamente in Inglese;
    4) ratifica della Carta Costituzionale solo tramite referendum popolare.

  7. #27
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    si dice che è stata la Francia a non volere le radici cristiane perché ha 5 milioni di musulmani ed ha rapporti economici con le ex colonie islamiche.

    un paese si impone sugli altri... che bella democrazia....

    w la volontà della maggioranza.

 

 
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