LA DOTTRINA MONROE: GLI USA
CON LICENZA DI IMPERIALISMO
Il 2 dicembre del 1823 il presidente degli Stati Uniti annuncia al mondo
le linee direttive della politica estera del suo Paese nel continente americano
http://www.storiain.net/artic/artic1.asp
Introduzione
Ieri come oggi, la difesa dell’american way of life e degli interessi degli Stati Uniti. Ieri come oggi, dalla Dottrina Monroe alla Dottrina Bush, dal Western hemisphere al mondo intero, una politica internazionale aggressiva. La storia della Dottrina Monroe, delle sue applicazioni ed estensioni, è la storia di una potenza che da periferica, orgogliosamente a margine del “concerto europeo” e dai suoi cinici metodi di governo forieri di guerre, ha conquistato nel giro di un secolo e mezzo l’indiscussa superiorità militare ed economica. È la storia di una democrazia, autoinvestitasi di una universale missione di civilizzazione (retaggio della puritana Città sulla collina) e convinta della superiorità dei propri valori, che nella proiezione all’esterno ha spesso negato i principi sui quali fondava, e fonda tuttora, il proprio orgoglio “missionario”. Questo articolo, più che una rassegna di interventi militari, vuole principalmente offrire un excursus sulle mascherature ideologiche che li hanno accompagnati, così da mettere in luce, nell’ovvia cornice della discontinuità storica, la loro permanenza anche nell’attuale epoca della “guerra al terrorismo”.
La nascita della “Dottrina Monroe”
La dichiazione d’indipendenza
degli Stati Uniti d’America (1776)
Il 2 dicembre del 1823, nel suo messaggio annuale al Congresso, il presidente americano James Monroe annuncia al mondo le linee direttive della politica estera Usa nel continente americano. Sullo sfondo ci sono il movimento di liberazione e indipendenza che si sviluppa nel centro e sud del continente e la volontà delle potenze della Santa Alleanza (Austria, Francia, Prussia e Russia) di estendere all’America Latina la “restaurazione” dei legittimi governi, nello specifico, quelli coloniali. Di contro c’è il riconoscimento nord-americano dei nuovi Stati indipendenti, peraltro considerati, per il futuro, un importante sbocco commerciale per i prodotti statunitensi. Lo riconosce molto chiaramente George Halcombe, rappresentante del New Jersey al Congresso, quando sottolinea che il consolidamento delle repubbliche nel sud america è da “considerarsi, invero, tra i migliori auspici […]. Tra un breve volger di tempo verranno stipulati trattati commerciali tra queste repubbliche e noi; e in relazione alla priorità che ci saremo assicurata nel riconoscere la loro indipendenza , conserveremo sempre il diritto al riguardo e ai privilegi riservati alla nazione più favorita”.
Il Presidente dichiara “pericolo per la pace e per la sicurezza” e “atteggiamento ostile” verso gli Stati Uniti ogni tentativo da parte di qualsiasi potenza europea di estendere sul continente americano “il loro sistema” o il loro “controllo”, vale a dire la creazione di rapporti economici privilegiati o esclusivi. Il discorso presidenziale, noto come “Dottrina Monroe”, assume un tono difensivo, ma non esclude, tacendo completamente a questo proposito, l’espansione del controllo e del dominio degli Stati Uniti in tutta l’area, anche a danno dei nuovi stati indipendenti. Così, dopo aver voltato le spalle all’Europa, ai suoi condannabili metodi di governo, gli Stati Uniti ora la allontanano dal continente americano per assicurarsi mano libera per il proprio espansionismo ai danni degli indiani e degli Stati confinanti. Insomma, la politica di potenza è esecrabile solo se europea. Mentre l’Inghilterra accoglie con favore l’iniziativa Usa, peraltro da lei sollecitata in opposizione alla Santa Alleanza, sarcastica è invece l’accoglienza del cancelliere von Metternich che definisce “indecenti” le dichiarazioni del Presidente Monroe.
L’uso aggressivo della dottrina si manifesta nel 1845 con l’annessione del Texas, staccatosi dal Messico su pressione dei coloni americani, e l’anno successivo con l’invasione del Messico, impunemente accusato di aggressione, per strappargli il Nuovo Messico e la California e portare sul Rio Grande il confine tra i due paesi. Ad enunciare la versione aggressiva della dottrina, operazione cui non è estraneo l’interesse sudista all’estensione dello sfruttamento schiavistico, è in quegli anni il presidente Polk che respinge a chiare lettere ogni interferenza europea tesa a limitare l’espansione della forma americana di governo e giustifica l’annessione del Texas come necessaria per evitare che uno sta indipendente diventi “alleato o succube di qualche nazione straniera più potente degli Stati Uniti”. Mentre il giornalista O’Sullivan con il Destino Manifesto collega ai disegni della Provvidenza l’estensione del dominio ovunque si trovi il “piede anglo-sassone”, in modo da garantire il “libero sviluppo dei milioni di individui che ogni anno vi si moltiplicano” e da raggiungere le coste del Pacifico ai fini dello sviluppo del commercio con l’Asia. Le conseguenti mire espansionistiche sui Caraibi, in particolare il tentativo di acquisire Cuba e il riconoscimento del regime dell’avventuriero americano Walker in Nicaragua, sono legate al progetto di un canale interoceanico, ma vengono momentaneamente interrotte dallo scoppio della Guerra Civile. Nel 1868 la dottrina Monroe viene rispolverata dal presidente Andrew Johnson per giustificare l’acquisizione dell’Alaska dalla Russia: “il possesso o il controllo straniero di quelle comunità hanno finora impedito la crescita e ostacolato l’influenza degli Stati Uniti. Una condizione cronica di rivoluzione e anarchia in quei paesi sarebbero egualmente insopportabili”.





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