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Roma. Alice Schwarzer, classe 1942, per molti uomini è stata “die Hexe”, la strega. Per tante donne è l’incarnazione del movimento femminista in Germania, una delle protagoniste più attive e radicali. Non ha combattuto soltanto per le sue connazionali: nel 1979, dopo un viaggio nell’Iran di Khomeini, aveva denunciato, dalle colonne della sua rivista Emma (che porta come sottotitolo “Il magazine politico delle donne”), la condizione femminile in Iran e “questa nuova variante del fascismo”. All’articolo seguirono minacce e intimidazioni. E’ stata la prima in Germania a puntare il dito contro la condizione delle donne turche, costrette a muoversi per le strade di Berlino intabarrate nelle loro vesti, il capo coperto dal velo:
“E vediamo di non confonderlo con il fazzoletto della contadina siciliana o tedesca, e nemmeno di vederci un simbolo di devozione religiosa – dice al Foglio – Si tratta di un messaggio politico. Quando nel 1979 iniziò la crociata islamista in Iran, il chador divenne il suo primo porta bandiera”.
La paura di attirare sospetti di razzismo ha fatto sì che il dibattito sul velo, in Germania, restasse in ombra. “Dal 1945 abbiamo fatto i conti con la nostra coscienza sporca: il paese ha imboccato una strada non così laicistica come la Francia, i confini tra Stato e Chiesa sono più confusi. Così il problema del velo, anziché far parte di un dibattito pubblico, di un libero scambio di opinioni è diventato d’attualità soltanto quando, nel 2003, un’insegnante afghana si è rivolta alla Corte Costituzionale”.
A Schwarzer non importa di essere tacciata di razzismo né di trovarsi più vicina a un pensiero della destra, come le ha fatto notare sull’ultimo numero dello Spiegel l’intervistatore. “Lei pensa che tutti i conservatori siano razzisti?”, gli ha risposto.
Schwarzer denuncia la “nuova variante del fascismo”, e le sue parole riportano alla mente l’assassinio del regista Theo van Gogh, ucciso da un estremista islamico ad Amsterdam: “Dobbiamo distinguere l’islam e l’islamismo.
L’islam è una religione come il cristianesimo: entrambi hanno conosciuto periodi bui, tempi di crociate. L’islamismo è una strategia di potere politico, che usa la religione come alibi. I guerrieri di Dio prendono di mira per prime le donne, perché anche questi guerrieri non sono altro che la forma più estrema della congiura maschile. Al secondo posto tra i loro nemici giurati ci sono gli ebrei, al terzo gli intellettuali e gli artisti. E poi appunto tutti quelli che sono ‘diversi’”.
Alice Schwarzer aveva già denunciato, sempre dal suo giornale, un esempio di questa guerra globale a metà degli anni Novanta. Scriveva che la seconda guerra in Cecenia non era stata dichiarata dai russi ma dagli islamisti che avevano introdotto la sharia. Nella primavera del 2002 era poi seguito un suo libro “I guerrieri di Dio e la falsa tolleranza”. “Ma in Germania siamo ancora in pochi, troppo pochi ad avere la percezione del pericolo, ad avere il coraggio di denunciarlo, a rifiutarci di usare due metri e due misure – dice al Foglio la femminista tedesca. Esattamente quello che è successo in Olanda, fino al giorno dell’assassinio del regista Theo Van Gogh.
Per la Schwarzer il problema della cosiddetta società multiculturale è la falsa tolleranza, il che non vuol dire cancellare background e mentalità, che di per sé sono arricchenti.
Ma l’accettazione delle differenze deve presupporre che vi sia una generale e chiara condivisione dei valori della libertà, dell’eguaglianza, della democrazia, che non sono soltanto occidentali, ma universali, anche se negli ultimi anni sembrano essere stati travisati nel loro vero significato anche grazie a una tolleranza di comodo.
E in questo non poche colpe ha il relativismo culturale portato avanti dai fautori della contestazione studentesca. “Credo che nella generazione tedesca del ’68 vi sia stato un inconsapevole proseguimento dell’ideologia dell’altro, della differenza. Noi siamo ‘gli uni’, gli stranieri sono ‘gli altri’. Durante il periodo del nazismo tutto questo si è tradotto in un odio cieco per tutto quello che era straniero, oggi invece si è trasformato in una falsa comprensione, un’empatia, che, però, è soltanto l’altra faccia della xenofobia. Una vera politica d’integrazione prende sul serio lo straniero, lo misura con lo stesso metro con il quale misuriamo noi stessi”.
Andrea Affaticati su Il Foglio
saluti




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