Sottoscrivo, è spettacolare la sensazione di sciabilità nonostante le pendenze, quanto al ghiaccio difficilmente lo ho trovato certo che se fosse molto ghiacciata bisognerebbe preparare gli sci a dovere. L'unica differenza risprtto alla descrizione è che ora al posta della lenta funivia c'è una moderna cabinovia.In Origine Postato da pensiero
è esattamente questa la sensazione:
Una sfida leale
La Gran Risa incombe su La Villa come un nume tutelare. La si vede subito entrando in paese, serpeggiante tra i pini proprio sulla direttrice della funivia "Piz La Ila". Anche con il sole soltanto il grande pianoro d'arrivo è illuminato. Il resto, fino in cima, è in ombra, un percorso imbronciato come il volto di una ragazza che diresti capricciosa, o severo come un interlocutore che incute rispetto, o affascinante, come una sfida. Il balzo per raggiungere la partenza è velocissimo. Di questa pista tutti sanno già quasi tutto per sentito dire, che ha una pendenza vertiginosa e continua, che non concede respiro. Si lascia a sinistra la stazione a monte della funivia, si passa sotto i cavi della funivia su una pendenza ancora blu: è praticametne quello l'ingresso ufficiale alla pista, a 1980 metri di quota, dove partirebbe il tracciato agonistico del super G. E si capisce subito perché le punte degli sci, improvvisamente, picchiano con decisione all'in giù. Se c'è vento, d'incanto sparisce: il bosco di abeti diventa uno scrigno che ripara e protegge. E il vasto nastro della Gran Risa sembra un'invitante alcova. La ripidezza è visibile, palpabile, si intuisce costante e senza alcuna sosta guardando in giù. Ma il fondo è sempre regolare, perfetto, la pista è larga e accogliente. La severità costante della pendenza si stempera nella franchezza di un rapporto sciisticamente bellissimo, gratificante, senza trappole e senza inganni: "Guarda - sembra dirti la pista - io sono fatta così, sono difficile; ma se vuoi, se ti impegni puoi prendermi perché non ho trucchi, non faccio tranelli. Sono una linea pulita, come il profilo di queste montagne".
Ogni curva è più bella dell'altra. C'è quella "pastosità" d'azione che solo una pendenza "seria" può consentire. Il primo tratto è dritto, poi un'ambia curva a sinistra immette su un vasto "gomito" che è un balcone panoramico affacciato su La Villa. Qualche decina di metri più sotto, sulla destra, ecco la casetta di partenza del gigante di Coppa del Mondo da dove sono partiti, dal dicembre del 1985 (vittoria di Ingemar Stenmark) in poi, i più grandi interpreti del gigante: quota 1816. La pendenza non molla un metro. Se sei bravissimo puoi sbizzarrirti, alternando curve ampie e veloci allo scodinzolo. Appena lasci andare gli sci prendi subito una velocità da brivido. Se sei soltanto bravo ti diverti a controllare e a meditare la tua curva: ai sotto ai piedi uno straordinario "attrezzo da allenamento" che ti provoca continuamente. Siamo su pendenze del 40/45%. La Gran Risa inclina a sinistra con la violenza di un torrente rapinoso, entra in una vasta "esse" e ne esce proprio al Col Frata nel punto più stretto del percorso (ma 28 metri di larghezza non sono proprio un "budello") poi precipita dritta per circa duecento metri per incontrare la curva Calalt, un curvone dolcissimo dove, sulla sponda interna, si misurano i trenta metri della pendenza massima: 54%. In fondo, adesso, si intravede il tragaurdo e anche la Gran Risa finalmente (oh no, è giàfinita?) sembra acquitarsi: 42, 35, 26, 17%. È una lunga frenata, uscendo dal bosco, quasi che la Gran Risa conceda di mostrare adesso le sue parti meno nobili, dopo aver conservato nel segreto del bosco le sue bellezze più intime. La sensazione, da fermi, è di sazietà. E subito dopo la voglia di risalire in cima.
Cordiali Saluti




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..io solitamente mando sempre qualcuno in avanscoperta prima di farla, le lastre le ho trovate in occasione di forte densità di sciatori....per quello che l'ideale è sciare durante la settimana nei giorni feriali
