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Discussione: La Cdl e la mafia

  1. #1
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    Predefinito La Cdl e la mafia

    Chi ha voluto, anche SOLO per un attimo, lontanamente ipotizzare che il governo del Cavalier Stalliere non voglia combattere la mafia si vergogni e arrossisca.

    Ma come: uno schiera, in Parlamento, al governo e negli enti locali, il meglio che il fronte antimafia può offrire, rischiando anche grosso, e poi salta su un Antonio qualsiasi a dire che "la mafia, con Berlusconi, non ha motivo di avere paura"?
    Cose da pazzi antropologicamente estranei alla razza umana.
    Prendiamo il Cavalier Convivenza.
    Il 13 luglio di un paio d'anni fa disse:
    "Per noi del Nord la mafia è un fenomeno lontano, senza contare che il 90% dei mafiosi sono in carcere e quindi la mafia è sotto controllo".
    Naturalmente non è vero, ma lui lo dice per combatterla meglio.
    A distanza di un mese sostenne che il concorso esterno è un reato che non esiste, l'hanno inventato i giudici comunisti per colpire gli avversari politici.
    Per la verità il primo a codificarlo era stato Falcone, ma l'errore è scusabile con la prorompente foga antimafia del premier.
    Poi la memorabile esternazione allo Spectator sui giudici matti e antropologicamente estranei eccetera, da un'idea di Luciano Liggio: anche stavolta il Cavalier Balla viene frainteso, lui i giudici li vorrebbe più duri, piu inflessibili, invece li ha notati ultimamente un po' fiacchi.

    Anche le 90 firme di deputati della Cdl per invocare la cacciata
    (prontamente ottenuta)
    dei pm antimafia Lo Forte e Scarpinato, e le continue richieste di trasferire Scarpinato, Ingroia, Russo e Natoli da Palermo "per incompatibilita ambientale" rispondono alla stessa logica: potenziare la guerra alle cosche con forze fresche e pimpanti.

    E poi la squadra.
    Che squadra, ragazzi.
    Marcello Dell'Utri, imputato per mafia, senatore della Repubblica e parlamentare europeo
    (lo stesso che, quando Michele Santoro gli domandò se per caso esista la mafia, rispose: Mah, diceva Luciano Liggio: Se esiste l'antimafia, vuol dire che esisterà anche la mafia)
    Gaspare Giudice, imputato per mafia, deputato.
    Toto Cuffaro, indagato per mafia e corruzione, governatore della Sicilia.
    L'avvocato Nino Mormino, indagato per mafia, deputato e vicepresidente della commissione Giustizia.
    Gianfranco Miccichè, destinatario di 38 telefonate in due mesi da parte di Giuseppe Fecarotta, prestanome della famiglia Riina, deputato e viceministro dell'Economia

    (Miccichè, non Fecarotta. Non ancora, almeno)
    Senza dimenticare Lunardi, il leggendario ministro delle infrastrutture, che uscendo da un consiglio dei ministri constatò che "con la mafia bisogna convivere".
    Per combatterla meglio, s'intende.

    Estasiato da cotanto impegno antimafia del governo, il leghista Malik ha duramente censurato il forumista Antonio:
    «Va bene la lotta politica, ma a tutto c'è un limite. Solo un ginecologo e per di più comunista può arrivare a simili enormità".

    Per la verità c'è pure un tizio che, senza essere nè ginecologo nè comunista, diceva di peggio.
    Si chiama Umberto Bossi.
    Piccola antologia dai suoi pensieri più alati, dal 1994 al 1998:
    "Berlusconi è l'uomo della mafia, un palermitano che parla meneghino, nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord... La Fininvest è nata da Cosa Nostra. Ci risponda, Berlusconi: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti di droga e ora gridano da sottoterra. Sono stato io a mettere giù il partito del mafioso... Quel brutto mafioso di Arcore guadagna soldi con l'eroina e la cocaina... Ci vuole una bella commissione d'inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi... C'e un uomo che firmava gli assegni a Ciancimino, ossia a Toto Riina e alla mafia, e si chiama Dell'Utri, segretario di Berlusconi... Ma possibile che i milanesi non abbiano ancora capito che la canaglia di Arcore è un uomo legato a Cosa Nostra?... Non c'e il minimo dubbio: la Fininvest è controllata dalla mafia, Berlusconi è nel giro della mafia e le tv non sono sue, lui è il fiduciario... La Fininvest ha la testa a Palermo ed il conto corrente a Roma... Un palermitano è a capo di Forza Italia: Dell'Utri. In tv compaiono volti gentili che te la
    contano su, che sembrano perbene. Ma la mafia non ha limiti... Il problema è il camorrista mafioso di Arcore... Non è vero che "pecunia non olet". C'e denaro che ha odore di sudore buono, e c'e denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo scomparirebbe. Ecco il
    punto".


    Il 19 agosto 1998 la Padania, organo ufficiale NON delle toghe rosse ma della Lega Nord, titolava in prima pagina a caratteri cubitali:
    "Berlusconi & Mafia. Cavaliere, risponda!".
    E ancora:
    "Berlusconi, sei un mafioso?".
    Poi gli intimava di rispondere a 10 domande sui suoi rapporti con i boss, roba da far impallidire l'Economist.
    La Fininvest querelò Bossi, che alzo le spalle:
    "Siamo andati troppo leggeri, sul mafioso di Arcore".

    Poi corse ad allearsi con lui.
    Forse per combattere la mafia all'interno.
    Una specie di cura omeopatica.

  2. #2
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    I COMUNISTI E LA BORGHESIA MAFIOSA

    di Antonino Marceca

    Il mese di settembre del 2000 ha riproposto al largo pubblico la questione della mafia, prima con la proiezione alla mostra del cinema di Venezia dei due film, Placido Rizzotto di S. Scimeca e I cento passi di M.T. Giordana, che trattano della lunga lotta della sinistra di classe contro la borghesia mafiosa, rispettivamente nella seconda metà degli anni ’40 il primo e nella seconda metà degli anni ’70 il secondo, e a fine mese con la notizia, proveniente dal Palazzo di Giustizia di Palermo, sull’inchiesta in corso sul rapporto tra imprenditori, mafiosi e non, cooperative, capi cosche e dirigenti prima del PCI e poi dei DS nonché sindaci ed assessori, di governi locali e regionali.
    Il "Ministro dei lavori pubblici della mafia" Angelo Siino riferisce ai magistrati che il meccanismo di coinvolgimento delle cooperative e degli imprenditori, legati al PCI prima e ai DS poi, avveniva facendogli vincere degli appalti o associandole, successivamente all’assegnazione della gara, alle imprese di mafia che avevano vinto gli appalti. Lo stesso aggiunge che S. Lima, eurodeputato e leader della DC siciliana, riteneva opportuno coinvolgere il PCI onde evitare "un’opposizione spietata".
    I dirigenti dei Ds sotto inchiesta sono personaggi di primo piano del partito, G. Parisi è stato segretario regionale del PCI dopo Occhetto, nel ’76, ex vicepresi-dente della Giunta regionale Campione, ex assessore regionale alla cooperazione, deputato regionale fino al ‘96 e dirigente regionale dei DS; D. Giannopolo è sindaco di Caltavuturo e deputato regionale. Si tratta quindi di dirigenti politici che hanno diretto la politica del PCI prima e dei DS poi, che ne hanno assunto e ne portano la massima responsabilità.
    Non conosco gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, ma ritengo che come comunisti impegnati nel PRC questi fatti devono essere motivo di profonda riflessione, di analisi ed approfondimenti, di scelte.
    Non è questa la sede per gli approfondimenti necessari, lo faremo nei prossimi numeri della rivista "Proposta", ma ritengo opportuno ricordare che questa politica di "larghe convergenze" è stata una linea nazionale, sulla base della quale si è realizzato nel ’58 il governo regionale di Silvio Milazzo (sostenuto da una parte della DC, dai monarchici, dal MSI, dal PSI e PCI ), nel ’75 sarà Occhetto, segretario regionale del PCI dal ’72 al ’76, a firmare "il patto di fine legislatura" con il segretario regionale della DC Nicoletti; dal ’77 al ’79 sarà G. Parisi, come segretario regionale, a gestire la "politica di unità autonomistica" con la DC ed altri partiti borghesi.
    Dalle alleanze politiche alla regione, nelle province fino ai comuni si passa senza soluzione di continuità " al patto tra i produttori", il patto corporativo tra padroni, mafiosi e non, e lavoratori, gestito da un altro segretario del PCI, nella metà degli anni ’80, L. Colajanni, tale linea sarà condivisa anche dalla CGIL, con il conseguente congelamento della conflittualità operaia, pensiamo alle vicende del Cantiere Navale di Palermo, dell’operaio Basile la cui denuncia della presenza delle imprese mafiose nei lavori di appalto della Fincantieri ne provoca prima l’espulsione dalla CGIL e poi il licenziamento.
    Negli anni ‘80 nascevano quindi i consorzi tra le cooperative rosse e i più discussi costruttori di Catania (i cavalieri del lavoro che il giornalista G. Fava, aveva soprannominato "i quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa") e di Palermo (i Cassina, su cui proprio il PCI nel ’76, in Commissione antimafia, aveva presentato una relazione di minoranza che conteneva un capitolo dal titolo " Cassina e il potere mafioso a Palermo"), e a giustificazione di queste alleanze M. Russo, deputato regionale del PCI e presidente della commissione finanze dell’assemblea regionale siciliana, in una intervista a " La Stampa" dell' 8 marzo 1988 affermava che "non si può fare l’analisi del sangue agli imprenditori"; oggi su la "La Sicilia" N. Colajanni, membro del CC del PCI dal 1960 al 1988, dice che da segretario della federazione del PCI di Palermo "prendeva i soldi dagli imprenditori, se poi questi imprenditori avevano collegamenti con ambienti mafiosi era faccenda loro" (da "il Manifesto" del 26.09.2000).
    Certo non tutta la borghesia siciliana può essere assimilabile alla borghesia mafiosa, sappiamo che questa presenta delle peculiarità (il controllo del territorio e lo scoraggiamento violento della concorrenza, l’intreccio tra accumulazione illegale e investimenti nei settori legali, repressione fino all’assassinio dei militanti politici e sindacali su posizioni di classe, l’eliminazione fisica di chi può rappresentare un pericolo per le proprie posizioni di potere, la presenza di strutture paramilitari, le cosche), sappiamo che esistono contraddizioni tra settori della borghesia e la borghesia mafiosa (in particolare tra imprese industriali e commerciali ed estortori del pizzo), sappiamo che la borghesia mafiosa è maggiormente radicata e diffusa in alcune zone e meno in altre (Province di Siracusa e Ragusa) , ma non c’e’ dubbio che la borghesia mafiosa rappresenta una delle maggiori componenti del blocco borghese dominante in Sicilia.
    La storia del riformismo in Sicilia è caratterizzata dalla ricerca di un’alleanza con la borghesia, fino ad inglobare frazioni della stessa borghesia mafiosa, questo è successo nel vecchio Partito socialista ai primi anni del ’900 come in questi giorni del 2000 come abbiamo visto; accanto ed in alternativa a questa tendenza riformista ritroviamo la ricerca di una via di classe, rivoluzionaria, pensiamo ai socialisti rivoluzionari G. Orcel , dirigente della Fiom e direttore del giornale "La Dittatura Proletaria" e N. Alongi, dirigente dei braccianti, entrambi assassinati per spezzare l’alleanza operai-contadini contro la borghesia mafiosa nell’immediato primo dopoguerra; la presa di coscienza di Gaspare Bono, a partire dalla sua esperienza di sindaco comunista di Campobello (TP) alla fine degli anni ’50, dei legami tra il PCI e l’impresa che ha in appalto una strada del comune, "il partito ha bisogno di soldi, e i soldi debbono uscire da questa strada" gli dice, nella federazione del PCI di Trapani, l’onorevole Agostino Messana, inizia cosi il percorso di G. Bono verso il marxismo rivoluzionario e l’incontro con le analisi e le proposte operative di M. Mineo; la vicenda di Peppino Impastato, i tentativi di organizzare la mobilitazione di classe, pensiamo agli edili, la denuncia contro ogni alleanza o compromesso con partiti che del blocco borghese sono espressione.
    Mi chiedo quale sarà l’insegnamento che il nostro partito, i l PRC, trarrà da questo bilancio? Il segretario regionale del PRC in Sicilia, F. Forgione, commentando l’inchiesta in corso in un articolo pubblicato su Liberazione del 23.09.2000, afferma "la storia del PCI da Li Causi a La Torre, è la parte migliore della Sicilia. Altra cosa è la deriva consociativa che si è aperta nel PCI negli ultimi anni e che privilegiando alla diversità il rapporto con le imprese e la corsa al governo a tutti i costi, ha modificato il suo rapporto con la società", ma a parte l’onesta di Li Causi e Pio La Torre il compagno Forgione probabilmente dimentica che La Torre è stato segretario del PCI dal ’79 fino al suo assassinio nel’82 e che prima e dopo il PCI è stato diretto dai dirigenti sopra ricordati. Oppure il compagno Forgione si riferisce alle lotte del movimento contadino nell’immediato secondo dopo guerra, in tal caso non possiamo non rilevare oltre al coraggio di Li Causi e di La Torre anche i loro limiti teorici, espressione dei più generali limiti dei dirigenti nazionali del PCI da P. Togliatti a E. Sereni.
    Di quest’ultimo ricordiamo l’analisi della mafia come borghesia impedita nel suo sviluppo dai residui feudali, tale da porre il problema politico di una possibile alleanza con essa contro i residui feudali e per l’abbattimento del latifondo; di Togliatti la costante linea politica di alleanza con la borghesia, con le conseguenti scelte politiche, fronti popolari, governi di coalizione nel dopoguerra, fino al compromesso storico di Berlinguer, premesse teoriche e politiche per il recente ed attuale processo degenerativo fino a configurare la fuoriuscita dal campo proletario dei DS, un partito sempre più borghese, superando la precedente configurazione di partito operaio-borghese del PCI, per dirla con Lenin.
    E’ necessario approfondire, e lo faremo, riflettere, attorno agli eventi di queste settimane, ricollocandoli all’interno di un percorso teorico e storico, riteniamo utile tale riflessione per i militanti del PRC, per i giovani militanti, perché il nostro partito ha partecipato e partecipa in coalizioni con partiti borghesi ai governi regionali, penso al governo Capodicasa sostenuto da Udeur; Rinnovamento Italiano, Pss, Ppi, Democratici; Socialisti, DS oltre a Pdci e il nostro partito il PRC, governo caduto a fine giugno 2000 perchè l’Udeur, tra cui il nuovo presidente della regione Leanza, assieme ad una parte del Ppi e Ri hanno dato vita a un governo di centrodestra, ai governi provinciali e comunali, tra cui Palermo dove è assessore il segretario provinciale del PRC G.Catania, anche qui con i democratici, il Ppi, L’Udeur. Queste alleanze fanno venir meno il ruolo di forza di classe autonoma ed indipendente del PRC contro la borghesia e in particolare contro la borghesia mafiosa.
    Noi militanti del PRC, di Progetto comunista dobbiamo fare un bilancio dell’esperienza e proporlo a tutto il partito, dobbiamo ricollegarci con la tradizione dei comunisti rivoluzionari qui in Sicilia, una tradizione che presenta certamente delle lacune , delle insufficienze, ma di cui va rilanciato lo spirito di classe rivo-luzionario.
    Più di un secolo di lotta contro la borghesia mafiosa, dai Fasci dei lavoratori, dalle lotte degli operai e dei braccianti guidati da Orcel e Alongi, fino ad oggi ci insegnano che i momenti più alti di lotta contro la borghesia mafiosa e di conquista di diritti e spazi di agibilità democratica ha coinciso con il massimo di autonomia e indipendenza di classe. Oltre alla ricollocazione strategica del nostro partito all’opposizione, anche attraverso il rafforzamento di Progetto Comunista , una efficace e credibile lotta contro il blocco borghese dominante in Sicilia necessita della costruzione di un vasto blocco di classe e popolare, rafforzato da un programma transitorio i cui punti sono stati illustrati nei documenti e nelle battaglie della sinistra del partito; penso alla costruzione nei quartieri, nelle borgate, nei paesi di comitati di lotta per il lavoro, per le esigenze più sentite da larghi strati popolari, il necessario coordinamento tra essi; la necessità del rafforzamento e della presenza sindacale nei luoghi di lavoro, nelle imprese mafiose, l’urgenza di una battaglia per una svolta sindacale di classe a partire dal prossimo congresso della CGIL.

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    ProgettoComunistaSicilia

  3. #3
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    Il FILMINO è propedeutico; sia al topic che ai "muti" lettori.

    Si prega cortesemente l'amministrazione di non cassarlo.
    Grazie.

  4. #4
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Il FILMINO è propedeutico; sia al topic che ai "muti" lettori.

    Si prega cortesemente l'amministrazione di non cassarlo.
    Grazie.
    bellissimo. Grazie Mrb.

  5. #5
    moderatore di bachelite
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    In Origine Postato da Malik
    di Max Parisi
    di Parisi leggi anche dove circostanzia i rapporti "non meramente episodici" intrattenuti nel 1992/93 fra Dell'Utri e Berlusconi e Cosa Nostra.

    Per sgomberare da inutili polemiche. Max Parisi vota(va) Lega Nord.

  6. #6
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    bellissimo. Grazie Mrb.
    Figurati.
    Una volta, a far resistenza, s'andava in montagna.
    Oggi, al tempo del monopolio dell'informazione DI MASSA, bisogna attrezzarsi con questa sorta di ciclostile informatico.

    Pensa te. Quando c'erano DAVVERO i comunisti li prendevo per il culo per i loro ciclostilati; adesso che, da quindici anni, non ci sono più mi tocca farli a me i ciclostile elettronici.

    Eccotene un ALTRO in tema, se t'interessa.

  7. #7
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    In Origine Postato da Malik
    Ma nell'articolo parla di Appalti: cooperative rosse & mafia
    giusto, cose che fra l'altro mi sentirei anche di confermare.
    Cmq Parisi ha scritto anche altro.

  8. #8
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    giusto, cose che fra l'altro mi sentirei anche di confermare.
    Cmq Parisi ha scritto anche altro.
    Si; questo, per dire...

  9. #9
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    A mio modesto parere, se ci fosse un po di coerenza, il 3ad avrebbe dovuto essere intitolato "la politica italiana e la mafia", forse ci sarebbe stata più partecipazione e da ambo le parti si sarebbe ammesso che sia nella ds che nella sx ci siano personaggi collusi con la mafia, chi più, chi meno, ma purtroppo siamo alle solite, si da del mafioso solo a berlusca e soci, e questo non porterà mai da nessuna parte, purtroppo.

  10. #10
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    In Origine Postato da antonio
    la disitnzione e' che a destra il problema e' sottovalutato..direi di piu'..i collusi son difesi e protetti.
    in Sicilia Crisafulli, solo indagato, non e' stato candidato alle europee...e dunque non gli si e' offerta l'opportunita' di imboscarsi.
    a destra Dell'Utri lo si e' candidato proprio perche' in cerca di immunita'....
    Pomicino e company?

 

 
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