COME RIFORMARE LA LEGGE SUL PRECARIATO ,CHE LASCIA A CASA TANTI GIOVAMI
ADA


COME RIFORMARE LA LEGGE SUL PRECARIATO ,CHE LASCIA A CASA TANTI GIOVAMI
ADA


COME RIFORMERESTE LA LEGGE BIAGI SUL PRECARIATO < LEGGE CHE LASCIA A CASA E SENZA UN LAVORO STABILE LE NUOVE GENARAZIONI.


Non è riformabile,a meno che non si riformi il sistema fiscale sui dipendenti.
Primo Ministro di TPol...[MENTION]
Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..


Senatore Imperiale,Patrizio dell’Impero,Duca Duce di Parmula,Placentula et Guastallula,Sovrintendente agli ‘Mperial vitigni di Sangiovese,Vicecomandante del FICA.


Difetti
Alla prevista flessibilità non ha fatto seguito una riforma perpendicolare sugli ammortizzatori sociali, tramutando di fatto una situazione di lavoro flessibile in una situazione precaria, e soprattutto un contesto economico nel quale è facile e rapido il ricollocamento nel mondo del lavoro. Numerose testimonianze relative al disagio che ha comportato questa forma di precariato sono state raccolte da Beppe Grillo nel libro Schiavi Moderni, liberamente scaricabile in formato digitale. La situazione è differente da altri Paesi come gli USA dove ad un mercato del lavoro flessibile si accompagna dal dopoguerra una facilità a trovare un nuovo impiego in tempi rapidi per tutte le fasce di età che compongono la forza-lavoro.
Dovendo le aziende versare minori contributi, i lavoratori precari hanno un accantonamento pensionistico inferiore ai loro colleghi con contratti tipici. Questa situazione, combinata al progressivo invecchiamento dei componenti del nostro paese, ha fatto emergere un dibattito sull’opportunità di integrare le pensioni statali (gestite dall’Inps) con un fondo pensione privato (il cui rischio ricade totalmente sul sottoscrittore).
L’elevato numero di forme contrattuali previste ha, in molti casi, disorientato le società (soprattutto quelle medio-piccole), spingendole a sfruttare solo una piccola percentuale dell’ampio ventaglio di soluzioni messo a disposizione. Forme come il lavoro condiviso, il lavoro a chiamata o lo staff leasing sono concretamente poco o per nulla usate.
Nel mercato del lavoro, le retribuzioni e i livelli di qualifica non sono proporzionate al livello di istruzione crescente delle ultime generazioni. Esiste inoltre una forte differenza di salario, a parità di mansioni, tra operaio, quadro e impiegato di concetto, fra i differenti contratti nazionali.
Alcuni dati pongono in discussione l’ipotesi del libero mercato efficiente e della capacità del mercato del lavoro di assumere la migliore configurazione possibile nell’interesse economico delle parti, in assenza di vincoli legislativi.
Come tutte le forme di flessibilità, anche quelle introdotte dalla riforma Biagi non godono dei benefici economici della contrattazione di secondo livello (c.d. contratto integrativo).
Il lavoro precario inoltre crea delle situazioni economiche complicate per i dipendenti con in contratti “atipici” che in quanto precari, non sono in grado di poter fornire garanzie reali di un salario nel lungo periodo, lasciandoli in evidente difficoltà nel momento in cui sono costretti, anche in età avanzata, a richiedere agli istituti di credito del denaro per far fronte alle piccole spese quotidiane o per l’acquisto della casa nella quale andare ad abitare.
Il precariato, inoltre, pone il dipendente in una situazione di debolezza, nella quale, sottoposto al rischio di perdere il lavoro, più difficilmente potrà rivendicare i suoi diritti (sicurezza compresa) ed un salario migliore.
In merito al rinnovo dei Contratti Nazionali nel 2007, in particolare, quello metalmeccanico, si è più volte accennato all’introduzione dell’orario medio di lavoro, già previsto dalle leggi vigenti. Il riferimento all’orario di lavoro medio non è minimamente accennato nella legge Biagi, ma è contenuto nel poco citato Decreto Legislativo n. 66 del 2003. La legge Biagi parla di lavoro modulato e flessibile ma in riferimento a nuove tipologie di contratti a termine, che non riguardano il lavoro a tempo indeterminato.


Pensate che l'articolo che ho pubblicato abbia ragione? Oppure avete altre opinioni?


va in quadrata in una più ampia riforma del lavoro.
la legge è stata fatta xchè x colpa della trimurti sindacale si sono dati dei diritti eccessivi ed è impedito di fatto il licenziamento anche in caso di mancanze abbastanza gravi.
è intollerabile che per lo stesso tipo di reato un dipendente statale abbia più diritti di un dipendente privato: i dipendente statali che a roma si facevano timbrare il cartellino dai colleghi (report) in ambito privato sarebbero stati licenziati in tronco.
Io vieterei i contratti per un periodo inferiore ai 2 mesi lavorativi e metterei un tetto al numero di volte che ha un azienda di fare un tipo di contratto. perchè nn è possbile che un azienda assuma una persona 10-12 volte. Hai biosgno di una figura lavorativa ? bene.
la provi x tot mesi ma poi la stabilizzi.


Abolizione dell'art.18 dello statuto dei lavoratori ed abolizione contestuale di tutte le forme di lavoro atipico.
Così anche chi lavora per un mese avrà stessa retribuzione e stessi trattamenti previdenziali di tutti gli altri.
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


Devo ammettere che sono un poco indietro con la legge Biagi... nel 2007 non è stata modificata per impedire il ripetersi indefinito dello stop&go?
Perchè da quello che ho provato sulla mia pelle quando lavorai, ormai vari anni fa, per un call center quasi tutti i contratti a termine di allora sono stati convertiti in tempo indeterminato...
...certo se non sbaglio resta la possibilità per le aziende di mantenere a termine il 15% dei dipendenti...
...negli anni comunque parlando della biagi (non consideriamo questo periodo di crisi che comunque vede tassi si disoccupazione moooolto inferiori a quelli di qualche anno fa) ho letto che la crescita del numero di contratti a tempo è rimasta simile a quella dei contratti a tempo indeterminato... quindi... siamo davvero sicuri che la Biagi sia così influente sul numero dei dipendenti precari?
Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".
Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".


Da conservatore liberale quale sono mi sento di approvare la filosofia di fondo della cosiddetta "Legge Biagi", che si apre ad una età nuova del mercato e dell'economia, superando i lacci e i lacciuoli di una età superata, dominata dall'eccessivo intervento e regolamentazione dello Stato in economia.
Tuttavia, non posso che prendere atto dell'esistenza di storture che rischiano a tutti gli effetti di condannare al precariato eterno i giovani, costretti spesso a vendersi per il classico tozzo di pane ad aziende senz'anima, pronte a sfruttare senza lasciar crescere il lavoratore.
La forza lavoro infatti va, per così dire, coltivata, e non sfuttata per meri fini economici. Cosa significa "coltivare"? Sostanzialmente, significa prendersi cura, avere rispetto, capire le esigenze, e sopra ogni altra cosa formare. La formazione è un requisito indispensabile per chi voglia "aver cura" del prossimo. Una azienda non può lasciare completamente sterile e arido l'impegno di un proprio lavoratore.
Aggiungo inoltre che il precariato rischia, com'è evidente, di impedire la nascita e lo sviluppo di famiglie solide, fondate su una posizione economica, se non sicura al 100%, perlomeno stabile.
Il precariato è un elemento negativo che contrasta la Famiglia.
Pertanto, la Legge Biagi non va abrogata ma senz'altro riformata nei suoi effetti deleteri, in modo tale da salvaguardare, nei limiti del possibile, la posizione della gioventù italiana, affinchè si produca una dinamica virtuosa favorevole alla costruzione della famiglia.
Non entro nel merito oltre a ciò che ho detto perchè non sono un economista nè un esperto di questioni del lavoro, ma la filosofia, secondo il modesto parere, dovrebbe essere questa.