Devo premettere che nella mia comunità ideale, il mercato è completamente libero e quindi anche i rapporti di lavoro vengono decisi liberamente dalle parti e la solidarietà si dovrebbe basare sul precetto evangelico di dare la propria seconda tunica a chi non ne ha senza la pretesa che esista un'autorità che imponga tale comportamento.
Venendo apparentemente più al concreto, visto che cmq qui di concreto ci sono solo le scelte dei nostri politicanti che non dipendono certo dalla ricerca del bene comune, il punto su cui riflettere secondo me è che la salvaguardia del lavoratore rispetto al datore di lavoro, dipende molto semplicemente dalla possibilità del lavoratore di poter rifiutare un impiego non gradito.
Questo può essere ottenuto in due modi che non necessariamente si escludono a vicenda, il primo è che il lavoratore abbia a disposizione molte alternative, molte possibilità di scelta riguardo al proprio impiego e questo si ottiene a mio parere rendendo il più libero possibile il mercato.
Il secondo è che il lavoratore sia nelle condizioni di non dover accettare l'impiego costretto da impellenti bisogni primari, tipo quello di mettere insieme il pranzo con la cena, perché in quel caso sarà costretto ad accettare qualsiasi sopruso specialmente nell'ambito di un mercato non libero come il nostro dove le su citate alternative non ci sono.
In questo senso prima di esporre un abozzo di soluzione, vorrei far notare che io sono di quella scuola di pensiero che ritiene deleterio che i salari minimi vengano stabiliti dall'alto, questo per specificare che di seguito scriverò del reddito, cioè per come lo intendo io, di un introito di denaro del tutto indipendente dal lavoro.
Trovo che se tutti avessimo un reddito diverso da zero, tale da poter mettere insieme un modico pranzo con la cena, potremmo rifiutare impieghi al limite dello sfruttamento se non oltre.
Voi mi direte ma questo nei paesi dove c'è un "fiorente" welfare già succede, in realtà nella maggioranza dei casi, il sostegno al reddito è vincolato all'iscrizione al collocamento, in realtà in Italia addirittura alla ricerca di un politico amico, il che mette il lavoratore in balia di ricattatori molto più efferati quali sono i politici e i burocrati.
Trovo invece che sarebbe molto più conveniente per lo stato, invece di mantenere questa macchina burocratica e clientelare, erogare a tutti, universalmente un reddito minimo, ma proprio a tutti, pure ai ricchi, magari attraverso l'efficiente strumento della tassazione negativa.
A chi strabuzza gli occhi, pensando che costerrebbe allo stato uno sproposito di denari, faccio notare che il carrozzone burocratico attualmente in auge ai fatti secondo me costa in misura maggiore, ma naturalmente il carrozzone garantisce una capacità di ricatto sui lavoratori infinitamente maggiore da parte dei politicanti.
Concludo affermando, che in una comunità ideale, quindi priva di stato coercitivo, potrebbero essere proprio i singoli ad associarsi volontariamente per garantirsi reciprocamente un reddito minimo universale.




Rispondi Citando