...addosso

A un certo punto della serata, Fabio Nicolucci - giovane funzionario della sezione diessina di Forte Aurelio Bravetta, periferia di Roma - si è alzato e ha detto: «Caro direttore, George Bush ha vinto perché ha saputo toccare corde profonde, interessi e valori di molta gente. E Kerry ha perso perché il suo linguaggio e i suoi argomenti interessavano soltanto le élite colte delle città». Poi Fabio Nicolucci ha aggiunto che in Italia non c’è un regime,e sentirne parlare gli provoca l’orticaria.
È stato allora che il direttore dell’Unità, Furio Colombo, si è sentito solo e si chiesto: con chi parlo?
Furio Colombo ha raccontato l’episodio nell’editoriale di domenica. Era stato invitato venerdì 19 novembre a parlare agli iscritti della sezione sul tema “Interpretiamo insieme le elezioni americane”. Lui le ha interpretate così: «Una cosa accomuna Bush e Berlusconi. Vengono entrambi dal passato. Sono il mondo delle lobby e dei privilegi. Si fanno accompagnare da squadracce di intolleranti, religiosi o affaristi o leghisti».
Il mondo di Berlusconi «non ha quasi nulla a che fare con il nostro».
Poi però si è alzato Fabio Nicolucci e ha detto quel che ha detto. La sala ha applaudito e a Colombo è parso fossero «applausi rituali». Chissà se erano davvero rituali. Chissà,forse gli iscritti diessini di Forte Aurelio Bravetta aspettano di ascoltare cose diverse, forse il girotondeggiare gli è venuto a noia, forse Sabina Guzzanti che organizza party a piedi nudi nel suo loft di San Lorenzo e racconta della sua epurazione non gli fa battere il cuore, forse il decimo libro di Marco Travaglio sulle censure moderne non li prende allo stomaco, forse i tratteggi compiaciuti dei Tabucchi e dei Vattimo non li fa sentire più in palla.
E comunque erano applausi.
Bush ha saputo toccare corde profonde, la parola regime ci fa venire l’orticaria. Applausi.
E Colombo? Colombo si è sentito solo e si chiesto: a chi parlo? Per chi lo faccio il mio giornale?
Perché - ha poi scritto nell’editoriale di domenica - Nicolucci ha detto proprio a me quelle cose ,proprio al «direttore dell’Unità, il giornale che da anni descrive dettagliatamente le vicende di questo regime »? Perché non capiscono quello che sta succedendo in Italia e in America? Eppure è talmente chiaro, è sotto gli occhi di tutti.
Ha citato,per dare forza ai suoi convincimenti, i commentatori dei quotidiani newyorchesi, un’inchiesta giornalistica sul senatore McCarty, le note politiche di Francesco Verderami, i romanzi di Philip Roth, reportage di Vittorio Zucconi, virgolettati del drammaturgo Arthur Miller.
A un’attivista di Forte Aurelio Bravetta che accusava Kerry di rivolgersi soltanto alle élite colte delle città, Colombo ha risposto citando Arthur Miller.
L’Unità di domenica, in prima pagina, aveva Antonio Tabucchi che interpretava i versi di Giuseppe Gioacchino Belli e pubblicava un’accorata difesa del poeta Mario Luzi, preso di petto dal ministro Gasparri.
Il titolo grande era questo: «Confindustria, sindacati, opposizione contro il grande inganno delle tasse».
Fassino osservava: «Un’operazione di propaganda: ancora misteriosa la copertura delle spese».
Ieri, lunedì, il titolo grande era questo: «La destra minaccia Montezemolo - An e Forza Italia avvertono: Fiat assistita con la cassa integrazione».
Alla gente di Forte Aurelio Bravetta, Colombo risponde con Giuseppe Gioacchino Belli e Mario Luzi,e risponde dando una lustratina alle Ferrari di Montezemolo, per due giorni di fila. Risponde dicendo: «Vi tagliano le tasse, ma non c’è la copertura ».
La copertura? Oggi c’è lo sciopero generale. Si protesta perché Berlusconi ha abbassato le tasse, niente più di una mancetta, dicono, soltanto fumo negli occhi.
È talmente vero, insistono, che lo dice anche Montezemolo,
presidente di Confindustria, il capo dei “padroni”.
E si sciopera perché, per abbassare le tasse, il governo sfascia lo stato sociale e compromette la ripresa economica.
Ma sempre ieri sul Riformista, il direttore Antonio Polito annotava:
«Non ci si può opporre ai tagli fiscali dicendo che non sono veri,ma al contempo sono socialmente micidiali».
È chiaro: se sono tagli simbolici, costano poco.
Eppure,ancora sul Riformista, l’ex ministro dell’Ulivo Enrico Letta l’ha ributtata lì: «Un piccolo obolo a tutti gli italiani... costa però molto allo Stato».
Identico il ragionamento di Massimo Riva sulla Repubblica: il presidente del Consiglio ha imposto «al ministro del Tesoro e al ragioniere generale dello Stato di stiracchiare con mille espedienti la coperta corta della finanza pubblica per ricavarne qualche miliardo con cui fare fumo agli occhi dei contr ibuenti».
Con queste argomentazioni la sinistra porta la gente in piazza a contestare la manovra finanziaria del governo.
A rinunciare a un giorno di stipendio.
E mentre Berlusconi taglia le tasse - che le tagli di poco o di molto lo si verificherà in busta paga, con quali conseguenze lo si vedrà nel tempo - l’opposizione di sinistra mobilita le masse sotto il ciuffo di Montezemolo, sotto i gonfaloni della copertura e sotto l’effigie del ragioniere generale dello Stato.
Ecco, vede caro Colombo, l’opposizione di sinistra va a Forte Aurelio Bravetta a sostenere le malignità di Berlusconi citando Arthur Miller, uomo di genio che per il suo genio guadagnò molti soldi e una moglie desiderata dal mondo intero, Marilyn Monroe. Questo va a dire a Forte Aurelio Bravetta, caro Colombo, e poi trasecola e si chiede: con chi parlo?
Senza nemmeno sospettare che lì davanti ci sono delle persone che nel medesimo istante si stanno chiedendo:
chi sto ascoltando?

Mattia Feltri su Libero del 30 novembre

saluti