CRONACA
La corte d'Assise d'Appello: "Maggi e Neami sono innocenti"
La Procura chiedeva l'ergastolo come mandanti
che commemorava Calabresi: quattro morti e 40 feriti
Milano, strage della questura
assolti i due imputati
Nel maggio del '73 Bertoli lanciò una bomba tra la folla
La strage in questura
a Milano nel 1973
MILANO - Assolti per non aver commesso il fatto. Dopo 31 anni, quattro processi tra condanne e appelli, i giudici della corte d'Assise d'appello di Milano hanno ritenuto "non colpevoli" Carlo Maria Maggi e Francesco Neami per la strage alla questura di Milano del 17 maggio 1973. Quel giorno Gianfranco Bertoli lanciò una bomba davanti tra la gente che usciva dall'edificio dopo la commemorazione del commissario Luigi Calabresi, ucciso un anno prima in un attentato.
L'ordigno avrebbe dovuto colpire l'allora ministro dell'Interno Mariano Rumor, la cui automobile però si era già allontanata. Lo scoppio provocò la morte di quattro persone e il ferimento di un'altra quarantina.
Maggi e Neami, secondo l'accusa che chiedeva l'ergastolo per entrambi, avrebbero fatto parte di un gruppo di estrema destra che organizzò l'attentato eseguito da Bertoli. Quest'ultimo fu arrestato subito dopo l'episodio, processato e condannato. Disse di avere agito da anarchico individualista, ma non fu creduto e le successive indagini portarono all'incriminazione dei due presunti mandanti, che hanno sempre negato l'addebito.
Oggi i giudici hanno confermato la sentenza del primo appello. La sentenza è stata letta dopo sei ore di camera di consiglio. I giudici hanno assolto gli imputati per non aver commesso il fatto, in base all'articolo 530 del codice di procedura penale. Alla lettura i due non erano presenti in aula. Il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale aspetterà ora le motivazioni, che saranno depositate entro 90 giorni, per decidere su un eventuale nuovo ricorso alla Corte di Cassazione.
Questa causa nasce da un ritorno del fascicolo dalla Corte di Cassazione. Maggi e Neami erano stati condannati all'ergastolo in primo grado, ma la pena fu ribaltata in appello con una assoluzione generale.
La Cassazione accolse il ricorso della Procura generale e annullò il verdetto assolutorio, rimandando gli atti a Milano per un nuovo processo nel quale all'inizio figurava anche un terzo imputato, Giorgio Boffelli, la cui posizione è stata stralciata per effettuare su di lui una perizia psichiatrica.
(1 dicembre 2004)


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