Affittopoli, ciak due. Torna lo scandalo (parola qualunquistica; se qualcuno mi suggerisce un sinonimo gli sarò grato).
Anzi si è risvegliato dopo un lungo sonno. I
l sonno dell’onestà, della buona amministrazione, della decenza. Il Comune di Milano, come tutti i Comuni, è proprietario di migliaia (diconsi migliaia) di immobili, la maggior parte dei quali di lusso, situati in centro, palazzi storici, imponenti.
Un esempio che dissipa ogni eventuale dubbio: ve ne sono perfino in Galleria, uno dei simboli della città, lì a un passo dalla Scala, da via Manzoni, dove solamente i sciuri si concedono un appartamento a prezzo di mercato, sganciando montagne di euro. Ma le eccezioni, appunto, non mancano.
Sapete quanto pagano due signori - scelti a caso nel mucchio - per 81 metri e 71 metri nel cuore della citata (e rinomata) Galleria Vittorio Emanuele? Sedetevi se non volete subire le conseguenze di uno svenimento. Pagano 1.938 e 1.716 euro l’anno. Traducete pure in lire e gli importi rimangono una miseria, un insulto alla logica, uno sputo in faccia a chi, viceversa, per un monolocale semiperiferico sborsa sei o settemila euro, spese escluse. Vi piace questa inchiesta, vi garba apprendere che i cittadini (in questo caso milanesi, poi ci occuperemo dei romani eccetera) sono divisi in figli e figliastri?
Voi siete figliastri perché sfortunati o perché non avete santi in paradiso, quindi privi di scelta: o vi svenate per saldare pigioni da strozzo oppure andate a dormire sotto i viadotti delle tangenziali. Beati i figli.
I quali invece, essendo amici degli amici, hanno ottenuto (ottengono) splendidi alloggi praticamente gratis. Nelle pagine interne sono pubblicati gli elenchi (un primo lotto) dei baciati dalla buona sorte e da sindaci, assessori e roba simile.
Ripeto e sottolineo, figli che abitano dove voi sognate di abitare (confidando in una vincita alla lotteria). In quartierini e quartieroni deliziosi, artistici, gioielli architettonici assegnati così, grazie a conoscenze giuste. Figli abili nello scrocco, nell’insinuarsi nei meandri burocratici e politici che conducono al privilegio. Compulsateli, quegli elenchi, contengono informazioni illuminanti. -Primo. Non c’è imbroglio e non c’è inganno. Gli inquilini non hanno commesso alcun reato. Per carità. Se il Comune è tanto stupido da non sfruttare le regole di mercato e da rinunciare a riscuotere affitti in misura proporzionale al valore degli immobili, il pigionante non ha colpa tranne quella, morale, di aver forse brigato allo scopo di rientrare nel novero dei figli preferiti. Sia dunque chiaro: non ce l’abbiamo con loro, ci limitiamo a segnalarne il nome in modo sia noto che hanno un rapporto di “amorosi sensi” col Municipio e col “sancta sanctorum” politico. Secondo. Gli immobili in questione vengono “regalati” da anni, decenni, a raccomandati e generi affini. Siccome sono migliaia, calcolate il danno che l’amministrazione si è volontariamente procurata. Mettiamo mille alloggi (sono molti di più). Moltiplicate per 10.000 euro di mancato introito. Ecco, il buco annuo ammonta a dieci milioni. Che moltiplicati per dieci anni fanno 100 milioni di euro. Gettati al vento. Con 200 miliardi di vecchie lire si realizzano tante opere. Macché, zero. La somma è stata distribuita a capocchia o con criteri che ambiremmo scoprire. Terzo. Già una quindicina di anni orsono avevo personalmente denunciato lo scandalo dalle colonne dell’Europeo. Poi ancora nel 1995 da quelle del Giornale. Era ovvio che i gestori del patrimonio immobiliare pubblico dovessero provvedere ad aggiornare gli affitti. Ciò non è avvenuto. Nulla è cambiato. E pensare che da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Tre o quattro sindaci si sono avvicendati, però il cancro immobiliare anziché ridursi si è sviluppato. I privilegiati seguitano ad essere privilegiati; il bilancio del Comune soffre oggi quanto ieri e l’altro ieri, e l’immensa proprietà pubblica in mattoni rende un decimo del dovuto. Quarto. Evidentemente il seme politico delle Giunte è irrilevante. Qualsiasi governo abbia la città, di sinistra o di destra, il problema delle case a prezzo stracciato non si risolve. Neppure in parte. Serve uno scossone e noi non mancheremo di darlo. Non si illuda Albertini. Ha l’obbligo di dirci come sia possibile che un appartamento in via Palestro (uno dei luoghi più belli e chic di Milano) possa essere affittato al risibile canone di 7.500 euro nonostante le dimensioni: 240 metri. Qualcosa non quadra? Qui non quadra niente. C’è solo l’esigenza di intervenire drasticamente. Sì, caro sindaco Gabriele Albertini. O si dà una mossa o non le lasceremo scampo. La braccheremo ogni dì, finché non sarà venuta fuori la verità. Quinto. I palazzi del Comune sono di proprietà dei cittadini; la gestione non può essere né privatistica né clientelare. La contabilità bisogna sia sottoposta a controllo. Neanche una lira deve sfuggire. Pretendiamo spiegazioni. Pretendiamo che, attraverso Libero, i suoi concittadini siano informati sui motivi che hanno indotto lei e la sua Giunta a trascurare gli interessi della città e a favorire quelli di un club con numerosi soci, dei quali si ignorano i “meriti”. Avverto. La pubblicazione degli elenchi nominativi non cesserà finché giustizia non sarà fatta. Oggi una prima tranche, domani la seconda. E via andare. Tremate tremate, le inchieste son tornate.
Vittorio Feltri
il primo elenco lo si legge su Libero
saluti




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