Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Affittopoli, ci risiamo

    Affittopoli, ciak due. Torna lo scandalo (parola qualunquistica; se qualcuno mi suggerisce un sinonimo gli sarò grato).
    Anzi si è risvegliato dopo un lungo sonno. I
    l sonno dell’onestà, della buona amministrazione, della decenza. Il Comune di Milano, come tutti i Comuni, è proprietario di migliaia (diconsi migliaia) di immobili, la maggior parte dei quali di lusso, situati in centro, palazzi storici, imponenti.
    Un esempio che dissipa ogni eventuale dubbio: ve ne sono perfino in Galleria, uno dei simboli della città, lì a un passo dalla Scala, da via Manzoni, dove solamente i sciuri si concedono un appartamento a prezzo di mercato, sganciando montagne di euro. Ma le eccezioni, appunto, non mancano.
    Sapete quanto pagano due signori - scelti a caso nel mucchio - per 81 metri e 71 metri nel cuore della citata (e rinomata) Galleria Vittorio Emanuele? Sedetevi se non volete subire le conseguenze di uno svenimento. Pagano 1.938 e 1.716 euro l’anno. Traducete pure in lire e gli importi rimangono una miseria, un insulto alla logica, uno sputo in faccia a chi, viceversa, per un monolocale semiperiferico sborsa sei o settemila euro, spese escluse. Vi piace questa inchiesta, vi garba apprendere che i cittadini (in questo caso milanesi, poi ci occuperemo dei romani eccetera) sono divisi in figli e figliastri?
    Voi siete figliastri perché sfortunati o perché non avete santi in paradiso, quindi privi di scelta: o vi svenate per saldare pigioni da strozzo oppure andate a dormire sotto i viadotti delle tangenziali. Beati i figli.
    I quali invece, essendo amici degli amici, hanno ottenuto (ottengono) splendidi alloggi praticamente gratis. Nelle pagine interne sono pubblicati gli elenchi (un primo lotto) dei baciati dalla buona sorte e da sindaci, assessori e roba simile.
    Ripeto e sottolineo, figli che abitano dove voi sognate di abitare (confidando in una vincita alla lotteria). In quartierini e quartieroni deliziosi, artistici, gioielli architettonici assegnati così, grazie a conoscenze giuste. Figli abili nello scrocco, nell’insinuarsi nei meandri burocratici e politici che conducono al privilegio. Compulsateli, quegli elenchi, contengono informazioni illuminanti. -Primo. Non c’è imbroglio e non c’è inganno. Gli inquilini non hanno commesso alcun reato. Per carità. Se il Comune è tanto stupido da non sfruttare le regole di mercato e da rinunciare a riscuotere affitti in misura proporzionale al valore degli immobili, il pigionante non ha colpa tranne quella, morale, di aver forse brigato allo scopo di rientrare nel novero dei figli preferiti. Sia dunque chiaro: non ce l’abbiamo con loro, ci limitiamo a segnalarne il nome in modo sia noto che hanno un rapporto di “amorosi sensi” col Municipio e col “sancta sanctorum” politico. Secondo. Gli immobili in questione vengono “regalati” da anni, decenni, a raccomandati e generi affini. Siccome sono migliaia, calcolate il danno che l’amministrazione si è volontariamente procurata. Mettiamo mille alloggi (sono molti di più). Moltiplicate per 10.000 euro di mancato introito. Ecco, il buco annuo ammonta a dieci milioni. Che moltiplicati per dieci anni fanno 100 milioni di euro. Gettati al vento. Con 200 miliardi di vecchie lire si realizzano tante opere. Macché, zero. La somma è stata distribuita a capocchia o con criteri che ambiremmo scoprire. Terzo. Già una quindicina di anni orsono avevo personalmente denunciato lo scandalo dalle colonne dell’Europeo. Poi ancora nel 1995 da quelle del Giornale. Era ovvio che i gestori del patrimonio immobiliare pubblico dovessero provvedere ad aggiornare gli affitti. Ciò non è avvenuto. Nulla è cambiato. E pensare che da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Tre o quattro sindaci si sono avvicendati, però il cancro immobiliare anziché ridursi si è sviluppato. I privilegiati seguitano ad essere privilegiati; il bilancio del Comune soffre oggi quanto ieri e l’altro ieri, e l’immensa proprietà pubblica in mattoni rende un decimo del dovuto. Quarto. Evidentemente il seme politico delle Giunte è irrilevante. Qualsiasi governo abbia la città, di sinistra o di destra, il problema delle case a prezzo stracciato non si risolve. Neppure in parte. Serve uno scossone e noi non mancheremo di darlo. Non si illuda Albertini. Ha l’obbligo di dirci come sia possibile che un appartamento in via Palestro (uno dei luoghi più belli e chic di Milano) possa essere affittato al risibile canone di 7.500 euro nonostante le dimensioni: 240 metri. Qualcosa non quadra? Qui non quadra niente. C’è solo l’esigenza di intervenire drasticamente. Sì, caro sindaco Gabriele Albertini. O si dà una mossa o non le lasceremo scampo. La braccheremo ogni dì, finché non sarà venuta fuori la verità. Quinto. I palazzi del Comune sono di proprietà dei cittadini; la gestione non può essere né privatistica né clientelare. La contabilità bisogna sia sottoposta a controllo. Neanche una lira deve sfuggire. Pretendiamo spiegazioni. Pretendiamo che, attraverso Libero, i suoi concittadini siano informati sui motivi che hanno indotto lei e la sua Giunta a trascurare gli interessi della città e a favorire quelli di un club con numerosi soci, dei quali si ignorano i “meriti”. Avverto. La pubblicazione degli elenchi nominativi non cesserà finché giustizia non sarà fatta. Oggi una prima tranche, domani la seconda. E via andare. Tremate tremate, le inchieste son tornate.

    Vittorio Feltri

    il primo elenco lo si legge su Libero

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    « Vede cara, abitare in centro ha anche i suoi svantaggi. E’ bello ma è scomodo. Non si riesce a parcheggiare, non si può fare la spesa, non si può scaricare... » . La signora Maria Rosa Canale, vedova senza figli, vive da oltre trent’anni in un appartamento di duecento metri quadrati al quarto piano di Piazza Duomo 21. Paga quattromilasettecento euro l’anno, trecentonovanta al mese, e si lamenta pure. « Mi deve scusare se non la faccio salire, ma ho un appuntamento » , dice uscendo dal portoncino in ferro battuto. « Signora, lei paga pochissimo d’affitto... Ma come si fa ad avere un contratto di questo tipo? » , chiedo senza far nulla per nascondere l’invidia. « Vivo qui da oltre trent’anni. E poi il Comune sta aumentando il canone, mi hanno già avvisato » , ribatte l’anziana. Insisto: « Siamo a cento passi dal Duomo, a quaranta dalla Galleria, a ventotto dalla fermata del metrò... Si rende conto? » . E lei: « Ma guardi che solo qualche finestra della mia casa dà sul Duom o. . . » . Un vero peccato.
    Prendi il professore, l’avvocato Rino Gracili. Lui sì che non può lamentarsi. Abita nello stesso palazzo, ma al quinto piano di un’altra scala. Duecentosessantanove metri quadrati per 7500 euro l’anno. Poco più di 600 al mese. Dall’ufficio studi della Gabetti, scopriamo che in questa zona un appartamento può costare da un minimo di 300 a un massimo di 500 euro l’anno al metro quadrato. Per questa casa si dovrebbero pagare da 6mila 700 euro in su. Dieci volte in più rispetto a quanto incassa il Comune. Suono alla porta blindata. Un assistente del professore ( un ex segretario comunale generale) apre e... voilà. Sotto gli occhi si dispiega lo spettacolo del Duomo con le sue guglie orlate, le pietre chiare leggere leggere che staccheresti come pezzi di zucchero filato. Il professore, che non ha messo tende alle finestre, è al telefono. « Posso affacciarmi? » . L’assistente spalanca la porta finestra del terrazzino alla sinistra dell’atrio e resto di stucco, come quelli che ho davanti. Ho la sensazione che sporgendomi in avanti, allungando un pò il braccio, riesco anche a toccarlo, il Duomo. In fondo al grande salone, tre oblò enormi proiettano in casa altrettanti squarci della Cattedrale di Milano. « Ritorni più tardi, il professore è ancora al telefono » , dice l’assistente avviandosi gentilmente verso l’uscita. Torno dopo un po’, convinta di godermi lo spettacolo dell’imbrunire. Una donna mi blocca sull’uscio. « Il professore è ancora occupato, mi dispiace » . Spiace di più a me. Riprovo con altri fortunati. Suono al citofono del signor Antonio Atzeni, ex segretario comunale generale della giunta Tognoli. Abita al quinto piano, scala numero venti. Un appartamento di novantuno metri quadrati per poco più di 2.100 euro l’anno, centosettantacinque al mese. Meno di un posto auto, meno di una cena per due in uno dei ristoranti della zona. Risponde la moglie. « Parla dell’affitto? Un attimo » . Passano dieci secondi. « Mio marito non vuole rispondere, si rifiuta. Ok? » . Ok. Provo con tutti gli altri che, chissà quando, chissà come, hanno firmato questo contratto che è più di un terno al lotto. Sarà l’orario ma al citofono non risponde nessuno. Magari si è sparsa la voce proprio come in certi condomini del Sud dove sono tutti amici, penso mentre salgo e suono ai campanelli. Macché passaparola. Qui non c’è nessuno.
    Neanche il terzo ex segretario comunale generale che abita in questo palazzo, il signor Giuseppe Albanese che, con 3mila 600 euro l’anno, trecento al mese, vive in un appartamento di novanta metri al terzo pian o. Pochi metri più avanti, andando verso via dei Mercanti, ma sempre sotto i portici col pavimento in marmo e i soffitti decorati, c’è il numero diciannove. Stesso portone stretto e lungo, stesso cancello in ferro battuto del numero ventuno. Al terzo piano c’è uno zerbino con le coccinelle. Suono. Apre Anna, la moglie di Edoardo Lovati. Non si fida, vuole chiudere la porta, vede il tesserino da giornalista e si convince. Entro. Qui il Duomo non si vede, le finestre danno sulle scale buie. I Lovati pagano 385 euro al mese per settanta metri quadrati. « Siamo operai in pensione. Abitiamo qui dagli anni ’ 50 perché mio padre faceva il portinaio. La casa è passata prima a mia madre, poi a me. E’ vero, l’affitto non è alto.. » , ammette Edoardo. Diciamo che è basso. « Sì ma noi siamo sotto sfratto, abbiamo una causa con il Comune. Qualche anno fa, ci ha detto che la casa gli serviva. Noi ce ne andremmo anche a Quarto Oggiaro, ma devono darci un’alternativa mica possono sbatterci fuori così » . Alle pareti le foto del matrimonio della loro unica figlia, sul divano un lenzuolo colorato, sul tavolo una cerata. « Siamo ex operai » , ripete Edoardo che faceva il commesso in Piazza Diaz. La sala da pranzo, una cameretta a ponte dove la sera il divano diventa letto, un lungo corridoio poi cucinotto e servizi. Anna ci mostra la sua casa. « È tutta qui » , sorride accompagnandomi alla porta. « Se ci aumentano il canone? Chissà intanto vogliono cacciarci... » . Al quarto e quinto piano ci sono altri due appartamenti del Comune. Nel primo, centottantasei metri a 426 euro al mese, abita il signor Alberto Masprone. Non è in casa. Anche Dolores Vettorello non apre la porta. Paga 155 euro al mese per ottanta metri quadrati. A quel prezzo nei negozi sotto la casa, non comprerebbe neanche una maglia.

    di LUCIA ESPOSITO MILANO su Libero

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Indirizzo, via Bagutta 24. Data di inizio del contratto: 29 dicembre 1968. Data di scadenza: 28 dicembre 2011. Dimensioni dell’appartamento: 127 metri quadrati. Canone annuale: 2.332,80. Canone mensile: 194 euro e ro t t i . Non è una beffa. E nemmeno un refuso del cronista. È la cifra che si continua a pagare a Milano nel 2004 per un trilocale in via Bagutta. A due passi da San Babila. Ad altri due dalla Scala. Un caso sui mille che figurano nella relazione del Demanio di Milano sugli affitti stracciati del Comune approdata in questi giorni nell’aula consigliare di palazzo Marino. Un dossier di cinquanta pagine in cui compaiono oltre 40 strade emigliaia di nominativi, fra liberi professionisti, avvocati, giornalisti, gente dello spettacolo, ex dirigenti e funzionari del comune. Ci sono tutti gli indirizzi della Milano bene: da via Anfiteatro a via Bergamini. Da via Dogana a via Marino. Contratti stipulati negli anni ’ 80, 90’. E scaduti in qualche caso già da un triennio. Oppure firmati nel 2001, 2002 e validi fino al 2010. Per ogni indirizzo, almeno 15 locatari superfortunati. Esempi di una Milano che ha del grottesco. Dove per un metro in piazza del Duomo arrivi a spendere dai 300 ai 490 euro se affitti a prezzi di mercato ( dati dell’agenzia Gabetti). Ma dove per 34 metri in via Rivoli sborsi appena 19 euro al mese di canone se ti affidi al Comune ( quando gli euro non sono 12). Alcuni sono contratti Erp91 sottoscritti in edilizia residenziale pubblica quando già era attiva la commissione alloggi comunale di Milano che sulla base dei bandi o situazioni contingenti assegnava, allora come oggi, le locazioni a persone in difficoltà. Altri invece sono contratti in equocanone aperti decenni fa e mantenuti a prezzi stracciati fino ai nostri giorni. Un’ultima parte riguarda contratti per case date in concessione dall’amministrazione, anche in tempi recenti, col vincolo però della ristrutturazione degli edifici. « È nell’interesse di chi ha una casa in equocanone » , spiega la consigliera di An Barbara Ciabò che ha scoperchiato la “ pentola” richiedendo l’elenco al Demanio - « tacere alla scadenza del contratto, e pagare 2 lire per una casa che ne vale mille di più » . Ed ecco il risultato. Alcuni contratti sono in essere e resteranno validi ancora qualche anno. « Molti invece sono scaduti ma nessuno ha pensato ad aggiornarli » . O, se lo ha fatto, si è premurato di restare entro i 1000- 2000 euro di aumento, ma questo sui tabulati non figura. Qualche caso eclatante? Lo studio Rino Gracili in piazza Duomo. Nella relazione del comune leggiamo che l’avvocato e i suoi associati spendono 7500 euro l’anno per 269 metri. Contattato al telefono, l’avvocato corregge il tiro. « Qui, signorina, ci sono solo 150 metri calpestabili. Più il locale sgombero da 120 metri che è difficile da utilizzare, essendo un ammezzato. Fatti due conti, paghiamo 7mila euro ogni 3 mesi comprese le spese » . Resta comunque un canone irrisorio. Ma non importa. Per un affittuario ogni cifra è troppo alta. Basta sentire il professore di Sociologia e Comunicazione dello Iulm Marino Livolsi. Secondo il Comune pagherebbe 2300 euro per 80 metri di casa in via Santa Sofia. Telefoniamo all’interessato. La moglie si domanda il senso di tanto stupore. Invece il marito dà la sua versione dei fatti: « Pago 1600 euro circa ogni 3 mesi. In equo canone. E le assicuro, il contratto viene regolarmente aggiornato » . Passiamo oltre. E scopriamo che a beneficiare delle locazioni a prezzi stracciati ci sarebbero ex dipendenti del comune ( particolare peraltro confermato anche dal consigliere di Fi Riccardo Albertini). Per esempio gli ex segretari generali Antonio Azzeri, Giuseppe Albanese e Gaspare Centonze. Albanese e Atzeni pagherebbero rispettivamente per 80 e 91 metri in piazza Duomo 3.678 euro l’anno e 2.105,98. Mentre Centonze ne versa 3.317, 76 per un alloggio di 143 metri in via Dogana. Sempre restando nelle stanze di palazzo Marino usufruirebbero di questi contratti anche Carla Bulgarelli, ex segretaria comunale con un appartamento in via Dogana da 76 metri a 1767 euro, Marco Lavacca, ex capo valletti della giunta Tognoli con un contratto da 2548 euro l’anno per 108 metri quadri sempre in via Dogana e Dante Mancinelli ex fotografo ufficiale di palazzo Marino. Il suo contratto è relativo a un appartamento di 40 metri in via Bergamini da 1700 euro l’anno. Non mancano i giornalisti. Come Sebastiano Grasso, titolare di un contratto scaduto nel 2002 per un appartamento in Galleria di 71 metri da 1.716 euro l’anno. Nomi che si aggiungono a nomi. Indirizzi che si sommano a indirizzi. Come corso Garibaldi: 156 euro annui per 39 metri. O piazza del Duomo: mille e 800 euro l’anno per 81 metri. Un mosaico molto articolato. Che dà l’idea di quanto sia ampio lo spettro dei fortunati. A Palazzo Marino se ne è discusso a lungo ieri. Stranamente taciturna l’opposizione. I commenti più duri si sono registrati in maggioranza. La consigliera Ciabò non ha dubbi: « In un momento in cui c’è bisogno di case, non possono esistere privilegi. Inconcepibile che ci sia gente che paga due lire con redditi alti » . Nessun riferimento da parte della Cdl alla Lega che, da titolare del Demanio, deve conoscere da tempo la situazione. Semmai un impegno: « Controlliamo i redditi uno per uno. E mettiamo fine ai privilegi. Con l’augurio che anche la sinistra abbia una reazione » . Anche il capogruppo di Fi Manfredi Palmeri interviene: « Pur non entrando nel merito della questione, ritengo che la gestione degli immobili comunali debba essere rispettosa del principio della buona amministrazione. Un buon padre di famiglia non fa queste scelte » . Infine Pagliarini, assessore al Demanio: « Sono contratti scaduti, vanno aggiornati » .

    di SIMONA BERTUZZI MILANO su Libero

    saluti

  4. #4
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Le battagle di Pagliarini per far pagare prezzi di Mercato ai negozianti del centro che occupano negozi di proprietà del comune sono arcinote.

    Giusto iniziare da gente che fa i miliardi a spese dei gonzi.


    Oltretutto per esperienza personale so per certissimo che un appartamento in centro a Milano che valeva 4 anni fa intorno ai 10.000.000 - 12.000.000 di vecchie lire al mq (oggi 7-8000 Euro)
    è stato venduto dal comune a metà prezzo a chi lo occupava che di professione non fa certo l'imbianchino o il cassiere al supermercato

    Tutto ciò in piena era Albertini

  5. #5
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mi sembra che questo davvero sia uno scandalo.
    Certo dubito che Albertini e la sua Giunta non siano al corrente di queste magagne, e dubito anche che non abbiano almeno cercato di porvi rimedio, ma è assolutamente NECESSARIO che facciano qualcosa.

    Ultimamente la Giunta milanese ha rimediato anche un altro paio di figure barbine, specialmente in occasione della "visita" a Palazzo Marino dei simpaticissimo imbrattatori di muri-evasori totali-nazicomunisti del Leonka e del Bulk, invitati a parlare in commissione del mondo giovanile (loro con età media superiore ai 30 sicuramente) e delle sue problematiche.
    Sarebbe meglio che il Comune si dimostrasse assai più rigido con certe storture.

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    E’ un imbroglio

    Questa è una storia italiana vera. Tizio (potresti essere tu che leggi) trova lavoro nel cuore di una metropoli. Gli capita addosso una responsabilità delicata, deve essere sempre reperibile, e non il caso di rientrare in famiglia ogni sera nella provincia. Meglio trasferire moglie e prole. In agenzia hanno un elenco di alloggi: per acquistare, bisogna avere un milioncino di euro; per affittare 2-3 mila euro al mese. Desolazione. Una vocina suggerisce: ci sono gli appartamenti comunali, e quelli degli enti, si risparmia e son belle case, figurano come popolari, ma è per modo di dire. Allora Tizio fa domanda. Niente. Alla fine, se va bene, palazzone in periferia (e uno magari rinuncia, chi troppo abbraccia nulla, in Italia, stringe).
    Accade sempre così. Le belle case comunali in centro? Già assegnate, e se si liberano, finiscono addirittura due volte alla stessa persona. Oppure il destinatario ne ha così bisogno, ma proprio così tanto, che non ci va, e la subaffitta a qualcuno davvero bisognoso, moltiplicando per tre volte il prezzo. Oggi raccontiamo questi imbrogli.
    Ecco, Affittopoli è imbroglio permanente.
    Dicono sia legale, con i timbri e la ceralacca.
    Sarà legale, ma imbroglio resta.
    Non è chiara, non è trasparente, non è da società civile questa lotteria dove escono sempre i numeri giusti: a ritirare il premio passano sempre gli amici degli amici. Ci fa venire il nervoso questa distanza tra il senso morale - il quale, per piccolo che sia, ancora pervade tanta parte della gente - e la prassi politico-burocratica. Cambiano le epoche, si passa dalla prima alla seconda repubblica, forse si va alla terza: ma nel campo degli immobili si èimmobili, guarda dove finisce l'etimologia, all'idea atavica di bene pubblico. Una forma di multiculturalismo africano: i capi tribù fanno coincidere la proprietà collettiva con la loro grande tasca.
    Così assistiamo nella modernissima Milano (ma anche a Roma, a Napoli, vedremo…) allo spettacolo di amministratori i quali, sempre a posto con la legge per carità, fanno entrare nel giardino di tutti noi i loro amichetti, e solo a loro lasciano cogliere le mele, con la scusa che tanto non basterebbero per tutti.
    Queste gabole facevano pena dieci anni fa.
    Allora, l'andazzo fu spiegato con le costumanze dei politicanti vecchia maniera. Adesso si giustifica il tutto con il fatalismo. La legge è questa. Che ci possiamo fare. Per le case popolari i criteri di assegnazione sono rigidi ma poi scatta la buona sorte sul luogo di destinazione.
    Su quelli sfarzosi, nei posti più esclusivi del mondo (piazza Duomo a Milano, la Galleria Vittorio Emanuele…), va come da che mondo è mondo…
    A noi piacerebbe cambiarlo. A noi questo pare sia una schifezza al quadrato. Ci rispondono: che barba, che noia, siete sempre lì con affittopoli, e roba simile. Che barba sì, ma stavolta proviamo a strapparla, magari con depilazione completa e permanente, perché ci sono girate leggermente le balle. Ce l'hanno menata a non finire sul taglio delle tasse: non si può fare, non ci sono risorse.
    La sinistra e i sindacati compatti, e pure la Confindustria.
    Romano Prodi è riapparso nei panni della profetessa Cassandra per ribadire il malaugurio: mancano i denari per finanziare la riduzione dell'Irpef.
    Invece no. Se si sono trovati solo 4,5 miliardi di euro per rimpolpare poco) i redditi spendibili dei lavoratori, è perché qualcun altro si è già ridotto le tasse da parecchio tempo, da solo o con l'aiuto della combriccola con cui si fa l'aperitivo e la prima teatrale. Che barba, un cavolo. C'è chi su questa facilità italiana del soprassedere, ci ha marciato alla grande. I furbastri sono apparsi negli elenchi due lustri fa. Non hanno fatto nessun bel gesto, magari appena qualche parolina, hanno piegato lievemente la schiena, sicuri che la marea italiana si ritira trascinando con sé solo i fessi. Hanno avuto ragione, finora. Ripetiamo: finora. Non è una minaccia, non siamo mica gente d'onore, solo un po' volgari e amareggiati, noialtri di questa brigata. Non abbiamo nessuna spada in mano da giustiziere, ma un rasoietto e una cremina depilatoria ce li stiamo procurando. Altro che barba.
    Torniamo al caso di cui abbiamo esposto l'essenziale in esordio. Tizio davvero bisognoso ha dovuto accettare la durezza del mercato e della vita. Piuttosto che trasferirsi nella periferia scalcinata rimasto a scorrazzare la sua carcassa tutti i dì dalla lontana provincia. Gli resta la domanda: perché a me no, ed invece il collega più ammanicato o con un cognome di quelli fighi si insediato a ridosso dei negozi di Montenapoleone pagando locazioni da catapecchia boliviana?
    Noi ribadiamo il concetto: in attesa della riduzione delle aliquote quel tale le tasse se le è già abbattute da solo. Non proprio da solo. Una mano gliel'hanno data gli amici. Qualcuno, degno della massima stima, come l'assessore leghista di Milano Giancarlo Pagliarini, corregge: è stata la fortuna. Chi dice il contrario? Noi sosteniamo sia una bella fortuna avere degli amici. Gli amministratori vorremmo fossero amici del popolo bue, più che della crème, la quale non ha bisogno di favori essendo già caviale e crème per conto suo. Ehi, qui c'è gente che ha due o tre case, e sceglie di sera in sera dove alloggiare: vedo le guglie del Duomo stasera o mi affaccio su Brera? Un imbroglio.
    Facciamo una proposta ai signori politici e burocrati vari.
    C'è una strada per evitare di essere accusati così ingiustamente di favoritismi. Vendete.
    Non alle immobiliari di un sodale del vostro grande elettore, a prezzi stracciati. La cosa puzzerebbe. Fate una bella asta. Comportatevi, in questo caso, come se fosse roba di famiglia.
    Se vendete un gioiellino in centro, capiremmo subito dal denaro incamerato se l'affare l'hanno fatto i cittadini o l'acquirente. Eviteremmo di tagliare le tasse a pochi e una briciola in più si troverebbe per tutti.
    A Napoli ad esempio ci sono 35mila appartamenti del comune: un patrimonio immenso. Si ricava quasi nulla.
    Si è messa in mano la gestione a un privato.
    Insomma… Si tenga una parte per i poveri, e si provi a vendere il resto per i bisognosi di giustizia, in fondo tutti.

    Renato Farina su Libero del 2 dicembre

    saluti

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Palazzi svenduti a Roma, la sinistra trema

    Più che una sfida è un avvertimento: attenzione, « perché poi magari qualcuno ci va di mezzo e non è propriamente della mia area politica » .
    Le parole sono del presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, e si riferiscono all’Affittopoli romana: il pentolone appena riscoperchiato da un comitato d’inquilini del centro storico della Capitale. Si tratta di 41 contratti, stipulati all’ombra del Colosseo o tra i vicoli che circondano la suggestiva cornice di piazza di Spagna, in cui alla fine del 2003 si sono sistemati nuovi locatari vip e « amici degli amici » . Tradotto: affitti comodissimi e, soprattutto, possibilità in quanto inquilini di riscattare l’appartamento in tempi brevi con un super sconto del trenta per cento. I nomi, spifferano dalla Regione, non sono molto diversi da quelli della prima “ Affittopoli” del 1995.
    Anche questa volta ci sono dirigenti sindacali, uomini d’affari, illustri esponenti del centro- sinistra e loro stretti parenti.
    A denunciarli, una parte degli inquilini storici che abitano da oltre trent’anni tra via Frattina e via Condotti, e ora rischiano lo sfratto nonostante risultino in possesso di un regolare contratto di affitto.
    Ce l’hanno in particolare con i “ subentranti”, che le case a fianco le occupano da pochi mesi, ma potranno, come loro, acquistarle a prezzi stracciati.
    Il primo nome che è rimbalzato nei corridoi è stato, come al solito, quello di Valerio Veltroni.
    Sì, il fratello di Walter, sindaco di Roma.
    Nessuna conferma. Abita da ventotto anni in Corso d’Italia 19 e di sentirsi un privilegiato non ne vuole proprio sapere.
    L’abbiamo cercato. « Il mio è un regolare contratto d’affitto, sottoscritto con il Comune di Roma e rinnovato quattro anni fa » , dice. « Pago 36mila euro l’anno, circa 3mila euro al mese, per un appartamento di 200 metri quadrati » . Un appartamento di proprietà della Gepra, quindi della Regione Lazio? « Non è di proprietà della Gepra. A quanto mi risulta questa casa apparteneva ad un istituto religioso che poi si è fuso con una Asl, è stata ceduta al Comune, quindi alla Romeo » . Tutto chiaro. È uno stabile ex Gepra, passato in tempi recenti alla Romeo ( la società di gestione immobiliare controllata dal Campidoglio) come gli altri di cui si sta occupando la procura di Roma in queste ore. Prendiamo piazza del Gesù numero 48, pieno centro. A due passi c’è piazza Venezia, a 50 metri Largo Argentina. Poco più in là via del Corso. Al quarto piano del palazzo, abita Maria Bufalini, vedova del senatore del Pci Paolo Bufalini. « Si è vero, pago solo 600 euro al mese di affitto in una zona dove trovare una stanza libera è quasi un miracolo. Adesso sarò costretta a fare un mutuo con l’aiuto di mio figlio per poter acquistare questo appartamento bellissimo dove ho vissuto per trent’anni e in cui desidero rimanere » .
    Un altro dei fortunati affittuari è l’ex direttore de Il Manifesto Lucio Magri. Amico dei Ds, è anche lui nella lista degli immobili di competenza della Regione Lazio. Insomma, il dossier è corposo, gelosamente custodito negli uffici della procura capitolina e forse anche sul tavolo dell’assessore regionale al bilancio, Andrea Augello, che tiene a specificare: « Da quando il patrimonio è passato nelle competenze regionali nessun politico ha sottoscritto un nuovo contratto d’affitto » . È lo stesso Augello a suonare il campanello d’allarme: « Esiste una lunga lista di politici, dirigenti sindacali e varia umanità, in parte nota alla stampa, che negli ultimi venti anni sono entrati in questo patrimonio come affittuari a condizioni del tutto impresentabili sul piano della messa a reddito degli immobili. È quindi evidente che la loro titolarità rispetto ai contratti in essere non è nelle responsabilità della nostra giunta regionale » . E specifica: « Non è entrato alcun politico nelle case Gepra dopo il 2000 e oltretutto non è ancora definito alcun diritto certo da parte degli affittuari, perché la legge consente alla Regione di esercitare diritto di opzione prima del conduttore » .
    Tutto fila, però resta il dubbio che qualcosa possa essere successo anche negli ultimi anni. Infatti la denuncia parla di un sopruso fatto di recente. Una prevaricazione che ha portato al sequestro dei contratti d’affitto di 926 immobili, 190 dei quali ad uso ufficio e gli altri destinati ad abitazioni. I carabinieri partono su disposizione del pm che ha ricevuto, lo scorso 13 ottobre, un esposto del Comitato Inquilini ex Gepra guidato da Alfonso Perrotta. La denuncia parla chiaro: affittuari alla “ last minute”, sopraggiunti cioè a pochi mesi dalla cessione del patrimonio immobiliare, avranno presto la possibilità di acquistare gli appartamenti con il trenta percento di sconto, in alcuni casi perfino scavalcando chi ne avrebbe realmente diritto. Secondo le carte depositate al pm Pietro Giordano, l’escamotage sarebbe stato questo: « Molti detentori degli appartamenti che da anni pagano regolarmente il canone di locazione » , avvertono i querelanti, « sono rimasti esclusi dal diritto di opzione in quanto la Pubblica Amministrazione ha sistematicamente evitato di prendere in considerazione le domande di stipula dei contratti di locazione omettendo doveri di ufficio » .
    Poi, prosegue la denuncia del Comitato Inquilini, « di fatto, con straordinaria rapidità, poco prima dell’avvio delle operazioni di vendita, alcuni cittadini “ particolarmente fortunati” hanno visto accolte le domande d’affitto di appartamenti nel centro storico ottenendo in tal modo il diritto ad acquisire la proprietà delle unità immobiliari con la riduzione del 30 percento » .
    Inoltre, secondo gli inquilini inferociti per questa prevaricazione, « agli affittuari dell’ultimo minuto è stata data l’autorizzazione di eseguire lavori di ristrutturazione con decurtazione del costo dei lavori dal canone stabilito » . Cioè, con un ulteriore sconto sul prezzo di acquisto, pari ai costi di ristrutturazione. La procura di Roma vuole vederci chiaro: disposti i sequestri, ha aperto un fascicolo per « abuso d’ufficio » .

    di BRUNELLA BOLLOLI e ROBERTA CATANIA su Libero del 2 dicembre

    saluti

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Hanno le case gratis e le subaffittano pure

    Appartamenti del Comune presi in affitto a prezzi stracciati nelle vie che solo il nome è un lusso. Figurarsi abitarci. E poi addirittura subaffittati a giovani coppie o famiglie. A prezzi tre volti superiori al canone popolare.
    È un affare dentro l’affare, quello che sta emergendo mano mano che si scava nella nuova affittopoli di Milano.
    Avviato da anni. E consolidato con successo alle spalle di un’amministrazione meneghina che non ha mai fatto molto per cambiare le cose.
    Decine di persone che occupano appartamenti in centro a prezzi irrisori. E li subaffittano a terzi, non sapendo che farsene. O giusto così, per guadagnarci qualcosa.
    La storia di Marco comincia proprio da qui. Da un professionista di Milano titolare di un contratto di affitto in una bellissima casa del centro. E da un giovane - lui - in cerca di alloggio.
    Ieri mattina Marco ha chiamato in redazione: « Ma davvero pensate che sia tutto qui? Che questi paghino affitti irrisori e basta? Allora sentite questa » .
    Nomi e via dobbiamo ometterli perché Marco ( un nome fittizio) sta arrivando a un accordo in questi giorni e non vuole rischiare di perdere l’occasione. Vi raccontiamo il resto della storia, raccolto e verificato punto per punto.
    Quello certo che si può dire, e va detto.
    Marco cerca casa da 2 anni. Ha un impiego a tempo determinato. Niente di definitivo. Quel che basta per prendersi un bilocale in affitto e andarci a vivere con la fidanzata. Sogno- illusione di ogni essere umano arrivato alla soglia dei fatidici trenta. Comincia la ricerca. Trovocasa. Seconda mano. Affitti Milano. Qualunque pubblicazione su carta che assomigli lontanamente a un annuncio di affitto diventa il suo pane quotidiano. Fa man bassa dei giornali alle edicole, saccheggia gli opuscoli abbandonati sugli sgabelli davanti alle immobiliari, guida con un occhio alla strada e l’altro fisso ai portoni degli edifici, sissamai che spunti l’annuncio giusto. C’è chi gli propone un bellissimo loft di 45 metri in via Meda con una serra interna, particolare e molto trendi, a 1300 euro al mese. « Un tantino alto » , ammette l’impiegata dell’agenzia, « ma sa che figura con gli amici » . E chi invece gli offre un “ sottotetto mansarda” da 60 metri commerciali in via Conchetta ristrutturato a nuovo, finiture di pregio e parquet nelle stanze. Prezzo da contratto: 900 euro. « Come potevo fermarli? » , racconta, « con quello che guadagno potrei pagare giusto l’affitto e un film al blockbuster » .
    La ricerca prosegue. Disperata. Affannosa. Fino a un mesetto fa, quando da un conoscente del conoscente Marco viene a sapere che in quella bellissima strada del centro a due passi da viale Biancamaria c’è un appartamento disponibile. Novanta metri quadrati. Cucina abitabile e arredata, ampio soggiorno, corridoio, bagno ( anche questo ristrutturato e arredato) e camera da letto. Marco non ha neppure il coraggio di chiedere il prezzo. Ma deve farlo. La risposta del conoscente del conoscente è una manna per le sue orecchie: 350 euro al mese. Più eventuali lavori di ristrutturazione.
    Concorda l’incontro con il proprietario ( per comodità lo chiameremo Rossi), perché all’inizio lui crede che sia il proprietario dell’immobile. Solo quando se lo trova davanti scopre l’arcano. Il signore in questione non ha mai acquistato l’appartamento ma è un inquilino in affitto a equocanone da oltre trent’anni. Non solo: in quel trilocale Rossi non ci vive dall’ 84. Più o meno da quando ha deciso di prendere casa con la famiglia in brianza. Una bella villetta per la vecchiaia e per i figli. « Qui a Milano non vivevo più » , racconta in confidenza a Marco. « E’ così ho scelto di andarmene. Una fortuna, guardi, ne ho recuperato in salute e benessere » . La domanda di Marco sorge spontanea: « Scusi ma ha mai pensato di recidere il contratto? » . « Per quale motivo dovrei farlo » , risponde Rossi. « Mi tengo la casa per qualche anno, ché tanto è in equocanone e non pago nulla, e appena i miei figli vogliono sistemo loro » . Arriva la parte saliente: il prezzo. Rossi non se la sente di fare la cresta con un giovane alla prima casa. Allora propone una cifra d’affare: 350 euro più spese. Naturalmente le bollette le paga Marco ma quando arrivano le gira a Rossi perchè non deve figurare da nessuna parte che è in subaffitto. Non è tutto oro quel che luccica.
    E alla fine arriva la nota dolente: la ristrutturazione.
    I pavimenti di marmo, stile vecchia Milano, da tirare a lucido perchè risentono di anni di polvere. L’impianto elettrico da mettere a norma. E una sbiancata alle pareti. « Dimenticavo » , avverte Rossi, « la palazzina è dotata di caldaia ma bisogna installare i sifoni » . Costo dei lavori: 7000 euro. In compenso ti sei trovato una casa in centro a 350 euro al mese. Che importa se in subaffitto.

    di SIMONA BERTUZZI su Libero

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Affittopoli investe il centrosinistra
    Di -Duca- nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 99
    Ultimo Messaggio: 07-03-11, 17:23
  2. AFFITTOPOLI : LA SINISTRA E’ IL PEGGIOR PARASSITA
    Di FK AZIONE SOLARE nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-03-11, 18:46
  3. Affittopoli
    Di fedege52 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-04-08, 10:10
  4. Al Cavaliere su, le elezioni, affittopoli ed altro....
    Di Alex Toscano nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 09-09-07, 20:48
  5. Affittopoli...
    Di Kobra nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 74
    Ultimo Messaggio: 31-03-07, 12:10

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito