Misure antiterrorismo, Italia (sempre) ultima in Europa
Sergio Sergi
DAL CORRISPONDENTE BRUXELLES
Nella lotta al terrorismo solo parole. L'Unione europea è in ritardo. Ma l'Italia di Berlusconi è proprio l'ultima. Alla data del 19 novembre l'ultimo aggiornamento sull'applicazione delle 12 misure dopo gli attentati delle Torri Gemelle e di Madrid segnala una situazione particolarmente imbarazzante per il nostro Paese: fanalino di coda dei 25 Stati con il recepimento di due norme e mezzo. Penultimo è il Lussemburgo, con tre misure adottate. In testa si trovano la Polonia e la Lettonia con undici provvedimenti varati. I grandi Paesi vanno molto meglio dell'Italia: la Germania ha varato otto misure, la Francia e la Gran Bretagna sette. La Spagna ha messo in opera otto misure del pacchetto europeo ed è apparso quantomeno singolare che, secondo la versione data ieri dal quotidiano catalano La Vanguardia che ha pubblicato la tabella, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, abbia concordato nel suo incontro con il premier spagnolo Luis Rodriquez Zapatero un'iniziativa per la creazione di squadre congiunte di investigazione e di analisi nella lotta contro il terrorismo. Infatti, si dà il caso che la formazione di equipe miste tra gli Stati dell'Unione sia uno dei dodici provvedimenti concordati. Con la differenza che l'Italia non ha approvato ancora la misura antiterrorista mentre la Spagna lo ha già fatto. Insomma: la lotta al terrorismo a parole. I fatti seguiranno? Il coordinatore dell'Ue per la lotta contro il terrorismo, l'olandese Gijs De Vries, ha usato parole pesante nei riguardi dei governi che ancora tardano a mettersi in regola. «Disgraziatamente - ha detto "Mister Antiterrorismo" - questa lotta non fa eccezione nella difficoltà consueta degli Stati nell'applicare la normativa comunitaria». De Vries ha tratto una conclusione amara: «Sebbene - ha affermato - le nostre società non possono essere protette al cento per cento, sperano ragionevolmente che i governi usino tutto ció di cui dispongono per proteggerli». Come si vede, non succede esattamente cosí.
La situazione sarà al centro oggi della riunione del Consiglio dei ministri Giustizia e Affari Interni a Bruxelles. La verifica del «pacchetto antiterrorismo» è il punto forte dell'incontro, e in esso figurano il finanziamento di questa lotta, il programma di solidarietà sulle conseguenze degli attacchi terroristici, e anche l'esame della Decisione-quadro sul mandato europeo per l'ottenimento delle prove, uno strumento che andrà a sostenere il mandato d'arresto europeo già in vigore. Ci sarà, inoltre, uno scambio di idee sulla condivisione delle informazioni di intelligence; tema delicato e spinoso, soggetto a timori e riservatezze dei servizi di sicurezza dei vari Stati.
La riunione dei ministri della Giustizia e dell'Interno sarà oggi un motivo di imbarazzo ulteriore per l'Italia. Non solo il governo non ha provveduto a mettersi in regola nei confronti degli impegni assunti in sede europea (dal mandato d'arresto, scomparso dal calendario del Senato, alle squadre congiunte, sino ai protocolli sul potenziamento di Europol) ma sarà assente dall'incontro. I due ministri, Roberto Castelli (Giustizia) e Giuseppe Pisanu (Interni) hanno dapprima confermato la loro partecipazione ma poi hanno comunicato d'aver annullato il viaggio. Oltretutto si tratterà di una manifestazione di scortesia, quantomeno nei riguardi del loro ex collega Franco Frattini, il quale esordirà proprio oggi, ai lavori del Consiglio «Giai», nella sua veste di vice presidente e commissario per i problemi della Libertà, Sicurezza e Giustizia.
Il commissario Frattini avrà già il suo da fare per preparare entro la fine dell'anno il rapporto da lui stesso più volte promesso sullo stato di applicazione del mandato d'arresto europeo. L'Italia è, come ampiamente noto, ultimo Stato a dover ancora comunicare l'adozione della Decisione-quadro, che si trova al primo posto delle dodici misure antiterrorismo dell'Unione. Poichè è facile prevedere che il recepimento non ci sarà (la scadenza era il 1 gennaio dell'anno), Frattini dovrà scrivere nero su bianco che l'Italia è inadempiente. Come esordio non sarà, indubbiamente, affatto piacevole.




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