Essendo la Beneamata già qualificata al secondo turno, questa vittoria contro i belgi dell' Anderlecht non era necessaria.
Ma è arrivata lo stesso e io sono contento per l' Armando, povero caro, che in vita sua di vittorie ne ha conseguite e godute ben poche. Il comunismo e l' Inter, le sue due grandi passioni, sono state avare di soddisfazioni per lui come per gli altri milioni di fans. Ma una fede è una fede e quando la si abbraccia, tanto quella comunista quanto quella interista, è per sempre. E le molte sconfitte non ci faranno certo cambiar casacca. Noi rosso-nerazzuri siam fatti cosi.
Certo ci fu un tempo, parlo del 46-47, quando sembrava che i rossi dovessero vincere tutto, palazzo Chigi e Montecitorio. Ma in quella triste domenica del 18 aprile del 1948, l' ultima giornata di campionato, i bianchi e i neri (gli azzurri erano di là da venire) ci scipparono la vittoria che sentivamo già in tasca.
Fu uno scippo a regola d' arte. Perpetrato con gioco sporco e falloso, come il loro solito. Dapprima, alla vigilia, dileggiarono il nostro sponsor sovietico dicendo che non valeva una cicca perché in cabina non lo avrebbero ammesso, mentre il loro li avrebbe accompagnati fin dentro. Poi trasportarono in giro per la città, su dei pullmini messi a disposizione dalla Curia, le suore a frotte per farle votare 3 o 4 volte in seggi diversi. Cosi alla fine noi, che giocavamo pulito, ce la prendemmo in saccoccia.
E che dire dell' altro Grande Balzo in Avanti delle casacche rosse, quello del 1976, quando vincemmo a man bassa il girone d' andata, quello dei sindaci. Anche allora, mi ricordo, gran tripudio di bandiere rosse, cori di sfottò contro gli avversari (sempre i soliti, i bianchi e i neri), grandi preparativi a casa Cossutta per festeggiare l' immancabile vittoria finale. Ma non avevamo fatto i conti con le cento vite e le mille risorse dei nostri avversari. Durante il girone di ritorno, quello del 1978, un gruppo di loro tifosi, dopo essersi travestiti da rossi, rapirono il nostro sponsor (un pugliese stavolta) lasciandoci in braghe di tela e in debito di fiato a 5 minuti dal fischio finale.
Noi popolo rosso-nerazzurro siamo incostanti. Facili all' entusiasmo come alla disperazione più nera, ci stanchiamo presto. Mentre in un campionato lungo come quello italiano bisogna saper dosare le forze. Bisogna imparare ad ottenere il massimo del risultato col minimo sforzo. Come fanno i bianconeri i quali, pur vincendo spesso solo per uno a zero, son riusciti a distanziarci di 15 punti. O gli azzurri che con un minimo sforzo, equivalente ad un cappuccino al giorno, son tornati ad essere i favoriti per la vittoria finale. Quella vittoria che noi, avendo vinto il girone d' andata delle amministrative, già davamo per certa. Infine occorre avere un leader di polso, quel che Prodi/Mancini ancora non hanno dimostrato di essere. Perché va bene avere una rosa con tanti campioni, i Recoba e i Bertinotti, i Vieri e i Rutelli, gli Adriano e i D' Alema, ma se i galli a cantare sono troppi non si fa mai giorno.
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