Stavo riflettendo sull'ossessione delle sinistre e in generale della modernità di pretendere sempre più "diritti per tutti", di parlare sempre e solo di diritti, e di fare appunto dei cosiddetti "diritti umani" il proprio vessillo.
Nella democrazia ateniese fare politica, partecipare all'assemblea, essere riconosciuto cittadino di Atene a tutti gli effetti era concepito come un onore, un dovere, una responsabilità da onorare diciamo, più che come un "diritto di tutti", benchè sempre di 'democrazia' si trattasse (non si trattava niente affatto dell'idillio democratico che oggi si vorrebbe far credere che fosse Atene nel quinto secolo, anzi il paragone tra le 'due democrazia' è abbastanza forzato).
Questo dimostra come questo vocabolo sia abusato abbondantemente ai tempi nostri. Chi ti promette diritti non ti vuole attivo, non ti vuole consapevole, vuole in qualche modo comprarti, ti vuole 'morto'. Chi ti impone un dovere ti concede un onore, una responsabilità, ti conferisce importanza, ti rende vivo. Chi è abituato ad avere tutto per scontato è debole, assoggettato, niente affatto libero, chi porta sulle spalle un dovere è un privilegiato, abituato non a lamentarsi e a piagnucolare, ma a sacrificarsi e a lottare.
Oggigiorno si comunica semplicemente alla gente che è naturale e che è scontato arrogarsi diritti, diritti e ancora diritti: diritto di votare, diritto di studiare, diritto di consumare, diritto di cambiare sesso, diritto di abortire, diritto di guardare la tv, diritto di fare schifo. Un tempo -quando i treni arrivavano in orario (ma anche molto prima)- alla gente si chiedeva qualcosa in cambio, si chiedeva impegno, rispetto, forza, il motto era libertà e dovere , e le persone erano migliori di come sono oggi.
Basta con i diritti, giunga il tempo del Dovere.




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