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    Predefinito Parole chiare sull'antisemitismo

    New York. Elie Wiesel è un uomo minuto, mingherlino, dà però certe strette di mano vigorose, con quel palmo largo, liscio, energico.
    Quando gli dici che è una leggenda vivente – sopravvissuto ad Auschwitz e alla Shoah, presidente del Consiglio degli Stati Uniti per il Memoriale dell’Olocausto, Nobel per la pace nel 1986, fondatore della Foundation for Humanity, testimone degli orrori del XX secolo e difensore infaticabile delle vittime di violenze e persecuzioni politiche – si schernisce guardandoti dal fondo dei suoi occhi tristi da rabbino della Transilvania, e risponde di no, che non è vero, lui per sé non è affatto una leggenda.
    Eccoci qui nel suo studiolo traboccante di libri, al 14° piano della Carlton Tower, nella 64° Strada, Upper East Side. Wiesel, in maniche di camicia con cravatta allentata, indica perentorio il divano su cui sedersi, mentre lui per sé sceglie una sedia, in postazione dominante.
    Se gli domandi di spiegarti come fa un sopravvissuto all’Olocausto a reggere l’odio nuovo che corre per il mondo e affligge l’occidente, ti guarda fisso. Comincia a scegliere le parole mettendo fra l’una e l’altra lunghe pause, e le scandisce lentamente nel suo americano da rumeno emigrato:
    “No, l’odio non è nuovo. E’ vecchio quanto il mondo, a volte però raggiunge livelli di guardia per la sua crudeltà, per la brutalità, per gli effetti omicidi che raggiungono certi eventi apocalittici”.
    Ma quando insisti per capire come risponde all’onda nuova di odio venuto dall’islam, Wiesel ammette:
    “La nuova ondata ha provocato in me più stupore di altre. Perché? Perché dopo la guerra ero convinto che antisemitismo e razzismo, odio etnico e religioso fossero morti ad Auschwitz. E invece mi sbagliavo. Solo le vittime erano morte. L’odio che le ha uccise è ancora vivo”. E aggiunge: “Dico stupore, perché allora ingenuamente pensavo che non avrei mai dovuto combattere in questo mondo. Ma dall’11 settembre dobbiamo combattere tutti”.
    Wiesel viene da una famiglia di Hassidim della Transilvania. E’ cresciuto leggendo i libri del Pentateuco e studiando il Talmud. Quando i nazisti arrivarono a Sighet e lo deportarono ad Auschwitz con la sua famiglia era un ragazzo di 15 anni. La madre e la sorella più piccola morirono subito. Le due sorelle maggiori sopravvissero. Elie e il padre furono portati a Buchenwald, dove il padre morì nell’aprile 1945 pochi giorni prima della liberazione, e il figlio riuscì a sopravvivere ai lavori forzati, alle marce nel gelo, alle fame, alle botte, alle torture.
    Dal 1945 al 1956 Elie Wiesel ha vissuto in Francia, e della giovinezza francese ha conservato la lingua che coltiva a distanza di anni come un tesoro, leggendo i romanzi americani solo in traduzione francese, e pubblicando i suoi libri in Francia prima che in America. Ha appena pubblicato un nuovo romanzo “Les temps de déracinés”, mentre sta per finire il terzo volume dell’autobiografia, “Mes maîtres et mes amis”.
    Non si fa illusioni: “La letteratura da qualche decennio attraversa un periodo meno privilegiato di altri. Chi è il nuovo Dostoevskij?Il nuovo Dante? Il nuovo Vittorini? Il nuovo Thomas Mann? Mancano oggi grandi scrittori che affrontino grandi temi per descrivere il presente. Peccato. Io penso che la storia abbia scelto di investire il suo genio e il suo talento altrove, non nella letteratura o nella filosofia, ma nella scienza e nella tecnologia”.
    Pure se la tecnologia porta all’autodistruzione?
    “E’ la spada biblica all’ingresso del paradiso. Noi creiamo gli strumenti per guarire dalla malattia, e giustificare la vita, e se non facciamo attenzione li trasformiamo in strumenti di morte. Ma alla fine la scelta è solo nostra”.
    Parla di scelta Wiesel come un americano nato, mentre lo è diventato solo da adulto, e da allora conserva intatta la devozione al civismo.
    “Sono arrivato in America come apolide, da Parigi. Il primo passaporto che ho avuto è stato americano, per questo motivo nutro sentimenti particolari verso tutti gli emigrati accolti da questa terra. Ricordo ancora il tempo in cui le porte d’ingresso erano chiuse per le migliaia di persone, donne, bambini, la maggior parte ebrei, che non riuscivano ad avere un futuro. Ricordo ancora la Saint Louis, la nave sulla quale nel 1939 s’imbarcarano più di mille profughi dalla Germania, che vennero rispediti indietro senza poter attraccare alle coste americane. E nonostante tutto, oggi che commemoriamo il 350° anniversario del primo sbarco di ebrei, sono convinto che il rifugio americano sia molto più ospitale”.
    Un profugo illustre come Wiesel dunque non può che trovare assurdo l’antiamericanismo dilagante.
    “Chi odia l’America odia anche Israele. E’ strano che un grande paese e un piccolo paese nutrano la stessa avversione. Il perché lei dovrebbe conoscerlo meglio di me, visto che vive in Europa. A volte è un problema politico. Altre volte è un problema di orgoglio nazionale. In certi circoli intellettuali di sinistra fa bene opporsi all’America e denunciare Israele. Ma tutto questo pone un problema di formazione. L’antisemitismo è una piaga che se non si ferma in tempo può invadere pericolosamente altre aree, colpire i sogni di altra gente E se l’opposizione a Israele si fa estrema, si ricade nell’antisemitismo”.
    Per essere uno che porta scritte in faccia le ferite del passato, Wiesel troverà scandaloso il paragone tra lo Stato ebraico e lo Stato nazista, che corre fra gli estremisti d’Europa.
    “Non hanno idea di cosa fossero Hitler e il nazismo. Quel paragone hanno iniziato a farlo i comunisti sovietici, alla fine degli anni 50, quando l’Izvestija paragonava Moshe Dayan a Eichmann. Ma se Dayan era Eichmann, Eichmann non poteva essere Dayan. Tra i due c’era la differenza di sei milioni di morti. Quando leggo oggi che Israele sarebbe uno Stato nazista, e Sharon un nuovo Hitler, a colpirmi personalmente e profondamente è non solo l’ingiustizia, ma l’ignoranza che il paragone contiene”.
    Wiesel non vuole polemizzare con chi vi indulge, ma lancia un giudizio severo.
    “Gli intellettuali, anche quando mostrano cosa li oppone ad altri, dovrebbero continuare a creare ponti, siano essi dialoghi o monologhi, il che significa usare le parole, non la guerra. Gli intellettuali della sinistra europea invece mettono un tale zelo nella denuncia di Israele, che a volte mi domando se si rendano conto di avere di fronte un popolo dalla memoria ferita e mutilata”.
    Si sarebbe mai aspettato di dover combattere contro l’islam?
    “No. Islam e giudaismo hanno convissuto per secoli in armonia. A volte certo ci sono stati pogrom e catastrofi, ma l’islam nel Medioevo era solito proteggere gli ebrei dalle persecuzioni cristiane. Ora, invece, è diventata una minaccia sia per Israele, sia per le democrazie nel mondo, e non solo in America. Il terrorismo suicida trascende i confini geografici delle affinità religiose. E in realtà minaccia lo stesso mondo islamico, come dimostrano gli attentati in Marocco, in Indonesia, in Spagna e in altri paesi”.
    Quanto all’angoscia di un nemico invisibile, contro il quale non può valere alcun deterrente, Wiesel cerca di aggirarla con una proposta:
    “Il suicidio per molti musulmani è l’arma assoluta. Il culto della morte è un fenomeno pericoloso. Ma un terrorista suicida vuole morire per uccidere il maggior numero di persone. E’ per questo che ho proposto di considerare il terrorismo un crimine contro l’umanità. Non che questo fermi la mano dei terroristi suicidi. Ma può servire a fermare i loro complici. Perché su chi compie un crimine contro l’umanità non c’è limitazione statale, e c’è l’obbligo da parte di tutti i paesi membri dell’Onu di estradarli e di portarli davanti a un tribunale internazionale”.
    Congedandoci Wiesel mostra grande saggezza talmudica:
    “Quando sono pessimista divento ottimista e viceversa. Ma resto un insegnante, e non ho il diritto di dare ai miei studenti ragione di disperare, perciò devo invocare la speranza, che non è un arma, ma un’arte di ispirare alla gente l’idea di futuro, di una vita comune, di un sogno condiviso dall’intera umanità”.

    Marina Valensise su Il Foglio del 15 dicembre

    saluti

  2. #2
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    August Bebel disse che l'antisemitismo è il socialismo degli imbecilli ( a riprova che l'antisemitismo di sinistra è sempre esistito ed è stato certificato in alto loco dalla sinistra internazionale stessa), oggi si potrebbe dire che è l'atteggiamento politico degli imbecilli in genere, e di quelli che si credono delle persone di intelligenza superiore in particolare (che in gran parte stanno a sinistra, ma non solo). L'antisionismo moderno è, salvo eccezioni, l'antisemitismo dei vili.

    Shalom

  3. #3
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    L'unico modo per portare allo scoperto i cripto-antisemiti che si annidano un pò ovunque nella società italiana (ed europea in generale) è quello di trovare una soluzione stabile per il conflitto israelo-palestinese.

    Senza la copertina di Linus degli antisemiti, ovvero senza la "scusa" dell'oppressione palestinese, sarà ancora più chiaro a tutti chi effettivamente ce l'ha con gli Ebrei per partito preso.

    I prossimi mesi saranno cruciali...

  4. #4
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    PATETICO!!!!! C'E' ANCORA CHI TIRA IN BALLO STA STORIA DEGLI ANTI-SEMITI DI SINISTRA!!!!! QUESTI POVERETTI NON CE L'HANNO CON GLI EBREI... SONO SEMPLICEMENTE FILO-PALESTINESI, ANTI-ISRAELE!!!!!! NON ANTI-EBREI!!!!!
    VE LO FACCIO NOTARE PERCHE' LA GENTE DI SINISTRA E' LA PRIMA A SCENDERE IM PIAZZA PER RICORDARE L'OLOCAUSTO!!

    E' MAI POSSIBILE CHE QUESTE COSE VE LE DABBANO SEMPRE SPIEGARE LE PERSONE DI ESTREMA-DESTRA????

    MA TANTO VOI DEL CENTRO-DESTRA NON ASPETTATE ALTRO CHE TROVARE APPIGLI PER DARE CONTRO ALLA SINISTR (E LORO FANNO UGUALE, SE NON PEGGIO)... LO VOLETE CAPIRE CHE BISOGNA GOVERNARE ED AIUTARE LA GENTE; NON PARLARE E BATTIBECCARE SEMPRE. LASCIAMO GLI EBREI ED I LORO AMICI AMERICANI PER I CAZZI LORO PER UN PO' E RISOLVIAMO I PROBLEMI DI QUESTO PAESE!!!! MA CRIBBIO!
    Heinrich82

  5. #5
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    In origine postato da Pieffebi
    August Bebel disse che l'antisemitismo è il socialismo degli imbecilli ( a riprova che l'antisemitismo di sinistra è sempre esistito ed è stato certificato in alto loco dalla sinistra internazionale stessa), oggi si potrebbe dire che è l'atteggiamento politico degli imbecilli in genere, e di quelli che si credono delle persone di intelligenza superiore in particolare (che in gran parte stanno a sinistra, ma non solo). L'antisionismo moderno è, salvo eccezioni, l'antisemitismo dei vili.

    Shalom
    Io sarei stato molto contento se invece che ammazzare 6 milioni di ebrei e costringere gli altri, pieni di sofferenze, ad emigrare e farsi una casa sulla terra degli sfortunati palestinesi, ce li fossimo tenuti tutti pacificamente tra noi in europa. Anche sotto casa mia.
    Cosa sono, antisemita?

    Allo stato attuale sarei per imporre a Israele i confini del 1948. Una volta riportato Israele in quei confini, randellate pesanti al primo Stato confinante che cerca di violarli.

  6. #6
    SENATORE di POL
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    La dichiarazione di Balfour a favore della nascita di un focolare nazionale ebraico in Terrasanta , da cui poi il mandato della Società delle Nazioni al Regno Unito per Amministrare la Palestina, precede la Shoà.... così come l'antisemitismo moderno precede il nazionalsocialismo e l'antisionismo dozzinale degli antisemiti che si vergognano precede la fondazione del libero e LEGITTIMO Stato di Israele.

    Shalom

  7. #7
    Alessandra
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    In origine postato da UgoDePayens
    L'unico modo per portare allo scoperto i cripto-antisemiti che si annidano un pò ovunque nella società italiana (ed europea in generale) è quello di trovare una soluzione stabile per il conflitto israelo-palestinese.

    Senza la copertina di Linus degli antisemiti, ovvero senza la "scusa" dell'oppressione palestinese, sarà ancora più chiaro a tutti chi effettivamente ce l'ha con gli Ebrei per partito preso.

    I prossimi mesi saranno cruciali...
    Uhm, ho i miei dubbi, morta una scusa se ne farà subito un'altra...a parte che quella classica ancora deve morire, e non è neanche in agonia.

  8. #8
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    Sì però una volta archiviata la "liberazione" dei Palestinesi sarà ancora più lampante a tutti quale sia realmente il nocciolo del problema.

  9. #9
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    In origine postato da Pieffebi
    La dichiarazione di Balfour a favore della nascita di un focolare nazionale ebraico in Terrasanta , da cui poi il mandato della Società delle Nazioni al Regno Unito per Amministrare la Palestina, precede la Shoà.... così come l'antisemitismo moderno precede il nazionalsocialismo e l'antisionismo dozzinale degli antisemiti che si vergognano precede la fondazione del libero e LEGITTIMO Stato di Israele.

    Shalom
    E chi dice che non sia legittimo? Entro i confini del 1948 però.

    E comunque l'emigrazione ebraica da quelle parti è stata enormemente aumentata dalla shoà... tantissimi ebrei, dopo la II GM non se la sentivano più di chiamare "casa" una serie di Paesi europei.

  10. #10
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    In origine postato da Ragioniamo!
    Io sarei stato molto contento se invece che ammazzare 6 milioni di ebrei e costringere gli altri, pieni di sofferenze, ad emigrare e farsi una casa sulla terra degli sfortunati palestinesi, ce li fossimo tenuti tutti pacificamente tra noi in europa. Anche sotto casa mia.
    Cosa sono, antisemita?

    Allo stato attuale sarei per imporre a Israele i confini del 1948. Una volta riportato Israele in quei confini, randellate pesanti al primo Stato confinante che cerca di violarli.
    ===
    SULLA PRIMA PARTE CONCORDO...
    LA PREPOTENZA ISRAELINA DI RUBARE LA TERRA AI PALESTINESI è PARI A QUELLA DI QUALSIASI IMPERIALISMO, HITLER
    COMPRESO....ED è GIà SUFFICIENTE PER CONDANNARLI ANCHE SE NON AVESSERO COMMESSO LA CARNEFICINA CHE SHARON HA FATTO IN PALESTINA.. LEGGETEVI MONTALBAN A QUESTO PRORPOSITO.
    DETTO QUESTO CREDO CHE PACE IN MEDIO ORIESNTE CE NE POTRà ESSERE SOLO DOPO CHE GLI EBREI SE NE SARANNO ANDATI....... O CI SARà UN SOLO STATO ARABO ISRALIANO CON PARI DIRITTI ED ELEZIONI DEMOCRATICHE E GIUSTE LEGGI .
    ALTRIMENTI SUCCEDERà COME TUTTE GLI IMPERI COLONIALI CHE SONO CROLLATI.. DOPO INENARRABILI LUTTI E VIOLENZE.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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