Questo dovrebbe essere il periodo più favorevole a Putin, sia sul piano interno sia su quello internazionale.
Infatti a livello interno Putin ha eliminato i suoi avversari interni più potenti e agli oligarchi è stato lanciato un chiaro segnale, mediante la vicenda, che ha visto il travolgimento di Khordokovski e l'economia cresce su buoni livelli (+6,8% nel 2003 con una previsione di raddoppiare il PIL al massimo entro il 2015).
A livello internazionale gode ancora oggi di un'importante popolarità e la sua credibilità non vede grandi sintomi di debolezza.
La vicenda ucraina deve però insegnarci, che non tutto sta andando alla perfezione nella macchina da guerra di Vladimir I.
La situazione politica interna può tranquillizzarlo relativamente, il suo consenso ed il suo potere sta certamente impedendo la possibilità di creare alternative e a livello parlamentare la sua maggioranza è solida sia da un punto di vista di coesione che a livello numerico, ma cominciano a vedersi delle crepe.
Infatti il 35% delle grandi aziende è controllato da oligarchi non molto vicini alle posizioni politiche del Cremlino e nel lungo periodo questo potrebbe determinare dei problemi a livello di consenso e di controllo politico.
La democrazia controllata, infatti potrebbe trovare negli oligarchi una possibilità di ribellione da Putin, attraverso l'azione, ma soprattutto i mezzi finanziari dei grandi oligarchi.
Per ora niente all'orizzone, visto la fine della compagnia Yukos e del suo Presidente, ma la situazione da questo punto di vista è tutt'altro che sotto controllo.
A livello internazionale la vicenda ucraina ha messo in rilievo come Putin abbia problemi nel ritagliare un posto importante alla Russia, dopo averlo ritagliato in questi anni per sé.
Il progetto di rifederarsi con alcune repubbliche ex URSS sta incontrando delle difficoltà, non tanto a livello di Stati Uniti, che hanno fornito il loro via libera in cambio di un Cremlino morbido sulla vicenda irachena, ma per responsabilità di Nazioni, che mostrano diffidenza verso Mosca.
L'Ucraina in tal senso sta rappresentando un grave problema per il suo progetto, che si aggiunge a quello ormai tristemente storico della Cecenia, dove la situazione sta peggiorando ulteriormente.
Infine nonostante la sua enorme popolarità estera Putin si sta rivelando incapace a tessere alleanze a livello internazionale e riducendosi all'isolamento.
La dottrina della guerra preventiva americana ha prodotto effetti collaterali, come la rottura dei rapporti con l'Europa, le difficoltà in Medioriente, ma anche una marginalizzazione della Russia.
I rapporti con l'Europa sono piuttosto incerti, come d'altronde le difficoltà con la Nato e proprio per questo in questi giorni Putin sta facendo sentire il suo peso annunciando al mondo il completamento del processo di ammodernamento degli armamenti nucleari, come anche il diritto futuro di attaccare Paesi preventivamente, sul modello Rumsfeld.
Putin pertanto sta giocando una partita difficile. Sul piano interno cresce il consenso, ma anche vanno di pari passo i nemici importanti, quelli dei piani alti, coloro che potrebbero in futuro mettere in dubbio Putin. A livello internazionale la marginalizzazione internazionale sta portando la Russia a riaffermare il suo ruolo di superpotenza nucleare. Un ruolo che potrebbe spostare il baricentro delle sue relazioni pericolasamente verso l'Asia.


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