Da "Le sfide della postmodernità" di Alain de Benoist, Arianna editrice.
Non è colpa degli immigrati se i francesi non sono apparentemente più capaci di produrre un propio modo di vita, nè di dare al mondo lo spettacolo di una maniera originale di pensare e di esistere.Nemmeno è colpa degli immigrati se il legame sociale si disfa ovunque si diffonde l'individualismo liberale, se la dittatura del privato fa svanire gli spazi pubblici che potrebbero costituire il crogiolo del rinnovamento di una cittadinanza attiva, nè se gli individui, che ormai vivono nell'ideologia della merce, diventano sempre più estranei alla loro natura. Non è colpa degli immigrati se i francesi formano sempre meno popolo, se la nazione diventa un fantasma, se l'economia si mondializza e se gli individui non vogliono più comportarsi come attori della propia esistenza, ma sempre più accettano che si decida al loro posto a partire da valori e norme che essi che essi non contribuiscono più a formare. Non sono gli immigrati, infine, che colonizzano l'immaginario collettivo e impongono alla radio e alla televisione suoni, immagini, preoccupazioni e modelli "vunuti da altrove". Se c'è "mondialismo", diciamo allora con onestà che, fino a prova contraria, è dall'altra parte dell'Atlantico che proviene, e non dall'altra parte del Mediterraneo. E aggiungiamo che il piccolo negoziante arabo di generi alimentari contribuisce a conservare, in modo conviviale, l'identità francese più del parco divertimenti americanomorfo o del "centro commerciale" con capitali francesi.
Le vere cause della disgregazione dell'identità francese sono in effetti le stesse di quelle che spiegano l'erosione di tutte le altre identità: esaurimento del modello Stato-nazione, disagio di tutte le istituzioni tradizionali, rottura del contratto di cittandinanza, crisi della rappresentazione, adozione mimetica del modello americano ecc. L'ossessione del consumo, il culto del "successo" materiale e finanziario, la scomparsa delle idee di bene comune e di solidarietà, la dissociazione dell'avvenire individuale e del destino collettivo, lo sviluppo delle tecniche, il progresso delle esportazioni di capitali, l'alienazione dell'indipensenza economica, industriale e mediatica. hanno da soli distrutto maggiormente l'omogeneità della popolazione francese di quanto abbiano fatto finora degli immigrati che non sono altro che gli ultimi a subirne le conseguenze.
Insomma, se l'identità francese (ed europea) si disfa, è anzitutto a causa di un vasto movimento di omogeinizzazione tecnico-economica del mondo di cui l'imperialismo transnazionale o americanocentrico costituisce il vettore principale, e che generalizza ovunque il non senso, ossia un sentimento di assurdità della vita che distrugge i legami organici, dissolve la socialità naturale e rende ogni giorno gli uomini più estranei gli uni agli altri.
Una identità si sente tanto più minacciata, in quanto si sa già vulnerabile, incerta, e, per farla breve, sconfitta. Non è tanto perchè in Francia ci siano degli immigrati che l'identità francese è minacciata; piuttosto, è perchè questa identità è già largamente demolita che la Francia non è più capace di fronteggiare il problema dell'immigrazione, se non dandosi al buonismo o predicando l'esclusione.




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