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  1. #1
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    Predefinito Pasolini , per capire , per ripartire

    «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.
    […]
    Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
    L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere […] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
    […]


    il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamrente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

    Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni

    Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

    No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli.

    Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piecolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.

    La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.

    Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. U giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…


    P.P Pasolini


    ragazzi qui , e solo qui possiamo capire la realta di oggi.
    il fascismo ha vinto.
    la nostra cultura ha perso , e spesso molti di noi sono stati i promotori delle distruzione della cultura popolare italiana.
    se non ripartiamo da un altro modello culturale non abbiamo speranza.
    certo ad oggi sembrera un utopia.
    in effetti sono il primo a sentirmi un granello di sabbia in un deserto .
    ma almeno comprendere cio che pasolini capi 30 anni fa non ci farebbe male.
    per ripartire
    per ricominciare a costruire un altro mondo.

  2. #2
    Il vero è un momento del falso
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    considero quello che ha detto Pasolini a proposito dell'imborghesimento dei proletari purtroppo valido,a tutt'oggi.
    Quello che non mi convinse di Pasolini fu quando dette ragione alle forze dell'ordine nella repressione di una manifestazione di sinistra di cui non mi ricordo il nome,coll'idea che tutti i manifestanti di quel periodo furono figli di papà.E ciò non è vero.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da vlad84
    considero quello che ha detto Pasolini a proposito dell'imborghesimento dei proletari purtroppo valido,a tutt'oggi.
    Quello che non mi convinse di Pasolini fu quando dette ragione alle forze dell'ordine nella repressione di una manifestazione di sinistra di cui non mi ricordo il nome,coll'idea che tutti i manifestanti di quel periodo furono figli di papà.E ciò non è vero.
    IL PCI AI GIOVANI.
    di Pier Paolo Pasolini

    E’ triste. La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati… Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo. Io no, amici. Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.
    E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
    con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
    fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
    e lo stato psicologico cui sono ridotti
    (per una quarantina di mille lire al mese):
    senza più sorriso,
    senza più amicizia col mondo,
    separati,
    esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
    umiliati dalla perdita della qualità di uomini
    per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
    Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
    Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
    Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
    I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato,
    appartengono all’altra classe sociale.
    A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
    di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
    della ragione) eravate i ricchi,
    mentre i poliziotti (che erano dalla parte
    del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
    la vostra! In questi casi,
    ai poliziotti si danno i fiori, amici

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia
    «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè ........
    già l'idea di abbattere per ricostruire è sbagliata in partenza... e credo che se leggi la lettera di pasolini su valle giulia concorderai con me.

    abbiamo visto che fine han fatto le intelligenze del 68... soldi potere, potere e soldi...

    han fallito (e si sono prontissimamente ri-omologati) perchè volevano imporre una visione delle cose completamente staccata dalla realtà.

    sempre stato contrario alla idea bolscevica di una componente della società come avanguardia della "rivoluzione"... errore che commisero anche gli studenti nel 68... che oltretutto a livello di società che li circondava forse che forse stavan pure meglio di voi (noi).

  5. #5
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    Che Pasolini fosse un anti-intellettuale lucidissimo e profetico direi che non lo scopriamo oggi.
    Il problema sta nel fatto che se è vero che l'omologazione culturale di tipo televisivo (improprio definirla fascista) ha indubbiamente caratterizzato questo trentennio, è altrettanto vero che l'attore piu' importante nella scena dell'informazione sta entrando ora nella sua fase decisiva e "massiva".
    Ed è proprio Internet, che sta modificando la logica informativa e persino le modalita' di partecipazione.
    E' altresi' indubbio che siamo ancora ben lontani da una modellistica di democrazia partecipativa e nemmeno di lobby, (vedi caso Dean in America) pero' il mezzo avanza piano piano e nel giro di una generazione avra' sostituito il mezzo televisivo.
    E' indubbio che le logiche "sistemiche" di sfondamento sul "mercato" del mezzo informatico/telematico saranno piu' o meno identiche a quelle del mezzo televisivo, ma confido sul fatto che se la rete rimarra' aperta e un pluralismo "reale" permarra' come metodo di accesso, la modalita' di "decodifica" delle informazioni potra' essere davvero molto piu' precisa e meno "pilotata".
    Penso ad esempio a futuri motori di ricerca di carattere "euristico/semantico" all'interno dei quali sara' possibile comporre dei patchwork di informazioni provenienti dalle fonti piu' svariate.
    Attualmente i motori compiono delle ricerche "semplici" su vari termini tra di loro, ma in futuro sara' sen'altro possibile immettere un vero e proprio "tema" all'interno del quale un motore specifico potra' trovare bibliografie, conferme, smentite e quant'altro. E il famoso problema della "fonte attendibile"?
    E' francamente un tema probabilmente inutile, in quanto già ora le cosiddette "fonti attendibili" non lo sono....la ricerca sara' su base di tipo storiografico, e ricostruire il mosaico sara' la vera "sfida" degli studenti e intellettuali di domani.

    Che importanza puo' avere?

    E' una sfida.

    Perche' già oggi il dualismo tra le verità e ideologie ufficiali e una realta' ricostruibile a fatica tra le migliaia di pagine della rete è gia' fortemente stridente. E piu' si divarica e piu' una qualche coscienza critica ha ragione di svilupparsi.
    Il passo successivo è quello della eliminazione dell'apatia da "rapporto segnale/rumore".
    Ovvero il fatto che, bombardati da informazioni esterne e non credendo piu' a nessuno ci si rifugi nell'isolamento infastidito dello scetticismo individualista e del nichilismo.
    Ma se l'operazione di "decodifica della realtà" diventa un fatto creativo e di sviluppo di una coscienza critica allora la speranza c'è.

    I segnali sono molti ma di segno contrastante. C'e la rivolta delle banlieuses nata a colpi di sms, un segno tecnologico su una rivolta antistorica e antisociale, ma c'è anche il "passaparola" su siti, blog e riferimenti interessanti, e non solo per il gossip.
    La "polis" nasce anche cosi'.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da durrutibus
    già l'idea di abbattere per ricostruire è sbagliata in partenza... e credo che se leggi la lettera di pasolini su valle giulia concorderai con me.

    abbiamo visto che fine han fatto le intelligenze del 68... soldi potere, potere e soldi...

    han fallito (e si sono prontissimamente ri-omologati) perchè volevano imporre una visione delle cose completamente staccata dalla realtà.

    sempre stato contrario alla idea bolscevica di una componente della società come avanguardia della "rivoluzione"... errore che commisero anche gli studenti nel 68... che oltretutto a livello di società che li circondava forse che forse stavan pure meglio di voi (noi).
    "Hanno fallito"? No, caro durrutibus, il '68 fu un movimento libertario-comunista e non hanno fallito, scherziamo? Molti che furono gli studenti attivisti del movimento in quegli anni '60-'70 (lascia stare i vari Ferrara e considera i Capanna) sono rimasti coerentemente delle persone che sognano ancora altri mondi e che, nonostante la delusione degli anni, sono rimasti fedeli. Hanno fallito, forse, nel senso che non sono riusciti a far continuare nelle successive generazioni quel desiderio forte di cambiare il mondo, ma hanno portato, in Italia e in tutto il mondo, innovazione e idee nuove, in ogni caso: la politica nelle piazze, più vicinanza alla gente, risveglio operaio e giovanile...il fatto stesso che i movimenti sociali non sono scomparsi del tutto e che, anzi, hanno praticamente un partito di rappresentanza a livello nazionale (parlando del nostro cazzo di paese), direi che dimostra che gli eredi di quelle lotte ci sono, siamo pochi, ma ci sono caro durrutibus.
    Lo stesso Pasolini (te lo dico da pasoliniano appassionato) non era contro il movimento studentesco, egli appoggiava le loro rivendicazioni, le loro azioni e i loro motivi di lotta e contestazione; era contro quella componente forte piccolo-borghese che, sapeva, avrebbe poi fatto a pezzi il movimento, come poi è successo.
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Egol
    "Hanno fallito"? No, caro durrutibus, il '68 fu un movimento libertario-comunista e non hanno fallito, scherziamo? Molti che furono gli studenti attivisti del movimento in quegli anni '60-'70 (lascia stare i vari Ferrara e considera i Capanna) sono rimasti coerentemente delle persone che sognano ancora altri mondi e che, nonostante la delusione degli anni, sono rimasti fedeli. Hanno fallito, forse, nel senso che non sono riusciti a far continuare nelle successive generazioni quel desiderio forte di cambiare il mondo, ma hanno portato, in Italia e in tutto il mondo, innovazione e idee nuove, in ogni caso: la politica nelle piazze, più vicinanza alla gente, risveglio operaio e giovanile...il fatto stesso che i movimenti sociali non sono scomparsi del tutto e che, anzi, hanno praticamente un partito di rappresentanza a livello nazionale (parlando del nostro cazzo di paese), direi che dimostra che gli eredi di quelle lotte ci sono, siamo pochi, ma ci sono caro durrutibus.
    Lo stesso Pasolini (te lo dico da pasoliniano appassionato) non era contro il movimento studentesco, egli appoggiava le loro rivendicazioni, le loro azioni e i loro motivi di lotta e contestazione; era contro quella componente forte piccolo-borghese che, sapeva, avrebbe poi fatto a pezzi il movimento, come poi è successo.
    E' vero che hanno ottenuto delle vittorie, dei cambiamenti sociali (ma quanti di questi cambiamenti sono da attribuire più al consumismo che ai movimenti?).
    Ma avevano ambizioni ben più radicali.
    Ciao

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da vlad84
    considero quello che ha detto Pasolini a proposito dell'imborghesimento dei proletari purtroppo valido,a tutt'oggi.
    Quello che non mi convinse di Pasolini fu quando dette ragione alle forze dell'ordine nella repressione di una manifestazione di sinistra di cui non mi ricordo il nome,coll'idea che tutti i manifestanti di quel periodo furono figli di papà.E ciò non è vero.
    ...Passano i tempi ma i dubbi non si dissipano, soprattutto per un certo moralismo a vicolo cieco del Pasolini.

  9. #9
    Cancellato
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    che palle... Pasolini no, vi prego!

    Non ci ha portato proprio da nessuna parte!

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Franzele
    E' vero che hanno ottenuto delle vittorie, dei cambiamenti sociali (ma quanti di questi cambiamenti sono da attribuire più al consumismo che ai movimenti?).
    Ma avevano ambizioni ben più radicali.
    Ciao
    esattamente...

    diciamo che hanno anticipato un cambiamento sociale che comunque sarebbe arrivato cmq e non troppo tempo dopo....

 

 
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