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  1. #81
    laico progressista
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    Il totopercentuali mi diverte. Azzardo anch'io un pronostico.

    Prodi 55-60%
    Bertinotti 30-35%
    Di Pietro 4-7%
    Pecoraro 1-3%

  2. #82
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    Citazione da Intervento Principale di by brunik
    Amici, alzare le orecchie.



    Questa Ekma Ricerche è un istituto di sondaggi che sforna sondaggi inventati, da guerra psicologica, I suoi sondaggi sono sempre rivolti a destabilizzare l'opposizione, con uno scopo ben preciso: dimostrare che nell'Ulivo comandano i komunisti.



    Testa a testa/ Sondaggio Ekma: CdL avanti di un punto sulla Gad. Balzo di Fi, Udc superata dalla Lega. Flop di Uniti nell'Ulivo, vola Rc. I dati

    Affari Italiani 28 gennaio 2005




    L'Italia si prepara alle elezioni regionali e mentre i diversi schieramenti politici allestiscono le ultime direttive prima del rush finale, un sondaggio della Ekma individua quali sono al momento le intenzioni di voto.

    La rilevazione diffusa dai Radicali è stata effettuata tra il 21 ed il 24 gennaio. Con un campione di 1.000 interpellati.

    Il dato più significativo consiste nel sostanziale pareggio tra i due poli, con i Radicali arbitri della situazione, in base alle alleanze allacciate.

    Ecco i risultati nel dettaglio. Con un raffronto con i dati delle europee.

    Forza Italia registra il 24,2% - alle Europee aveva il 21,0
    Udc 4,2 - alle Europee 5,9
    AN 11,6 - alle Europee 11,5
    Lega Nord 5,3 - (5,0)
    Nuovo Psi 0,7 - (2,0)

    Il totale del Centrodestra è così del 46%. Alle Europee era del 45,4%.

    E per il Centrosinistra?

    Uniti nell'Ulivo 28,9 - (31,1)
    Rifondazione Comunista 7,7 - (6,1)
    Verdi 3,3 - (2,5)
    Società civile Di Pietro - 2,2 (2,1)
    Comunisti Italiani 1,5 - (2,4)
    Popolari Udeur 1,4 - (1,3)
    Il totale della Gad è del 45%. Mentre alle Europee era del 45,5%.

    Tra i partiti che attualmente non si riconoscono in alcun schieramento...

    Lista Bonino/Pannella/Radicali 3,0 - ( 2,3)
    Insieme per un M.S. 0,5 - ( 0,7)
    Partito Pensionati 0,5 - ( 1,1)
    Alternativa Sociale-Alessandra Mussolini 1,2 - ( 1,2)
    Altri 3,8 - (3,8)

  3. #83
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    Corriere della Sera, 29 gennaio 2005


    Le primarie: una buona soluzione applicata male

    Vorrei conoscere la sua opinione sulla praticabilità in Italia delle elezioni primarie americane.
    A me pare che la prassi politica di scegliere le candidature a cariche elettive basato sulle elezioni primarie sia valida nei Paesi dove vige un sistema di partiti praticamente binario.
    In Italia, con un numero così alto di partiti, la logica - ammesso che possa questa scienza guidare la politica - indicherebbe come il più valido il sistema elettorale a doppio turno. Come si fa in Francia per l'elezione del presidente (non per nulla è la patria di Cartesio) .


    Gianfranco Massi


    Caro Massi, non so se le elezioni primarie metteranno radici nel sistema politico italiano. Ma sono il comprensibile risultato della grande crisi istituzionale che ha travolto l’Italia all’inizio degli anni Novanta. La prima vittima di quella crisi fu il partito, vale a dire l’istituzione che era diventata il cuore e il ventre del sistema politico italiano. La parola è persino scomparsa dalla ragione sociale o dalla definizione corrente di un certo numero di formazioni politiche: Forza Italia, Democratici di Sinistra, Alleanza Nazionale, Margherita, Lega Nord, Rinnovamento italiano, Italia dei Valori, Socialisti Democratici Italiani, Verdi. Il vertice del paradosso fu toccato quando il progetto di Massimo D’Alema per il rinnovamento dei Democratici di Sinistra venne definito «cosa»: tutto, pur di evitare la screditata parola «partito».
    Molte di queste formazioni sono state create da un uomo e hanno un volto ancor prima di avere un programma. Altre nascono alla vigilia delle elezioni e assomigliano a quei prodotti deperibili che vanno consumati rapidamente: Lista Pannella, Patto Segni, Patto per l’Italia, l’Elefante. Dai partiti di massa siamo passati ai partiti del leader, al punto che è lecito chiedersi che cosa accadrà quando il fondatore morirà o dovrà abbandonare la politica. Per qualche mese nel 2004 la Lega Nord, ha avuto alla sua testa un uomo che era in coma terapeutico: era evidente che il partito non disponeva di un successore. Potrebbe Forza Italia sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore? Probabilmente, no. Berlusconi non ha delfini perché si è comportato come quegli imprenditori che non vanno in Borsa per il timore di perdere il controllo della società.
    La medaglia ha un rovescio, anzi ne ha molti. Esiste il partito di un solo uomo, come il PRI di Giorgio La Malfa. Esiste il leader senza partito che vuole essere il federatore di alcuni partiti esistenti, come Romano Prodi. Esiste il leader di riserva che mantiene una certa distanza dalle formazioni politiche, come Giuliano Amato. Esistono i leader potenziali (Cofferati, Formigoni, Illy, Veltroni, Storace) che si sono ritirati nelle loro città o regioni e spesso segnalano la loro indipendenza cercando di creare, al momento della elezione, una lista personale. La crisi del 1992 ha avuto l’effetto di un Big Bang e ha lasciato nello spazio della politica italiana una molteplicità di formazioni che nascono, muoiono, si trasformano e cercano di riunirsi in coalizioni, spesso effimere.
    I leader, un tempo, venivano selezionati dagli apparati e dalle macchine congressuali. Oggi, in condizioni completamente diverse, occorre inventare procedure nuove. Pur essendo alquanto diversa dalla V Repubblica francese, l’Italia ha un sistema bipolare e le primarie, se adattate alle nostre esigenze, potrebbero essere una soluzione. Ma siamo partiti con il piede sbagliato. Quando le propose, Romano Prodi non voleva aprire una libera gara, ma ottenere una sorta di plebiscito. E Fausto Bertinotti, dal canto suo, non corre per vincere, ma per meglio negoziare la sua partecipazione alla coalizione di centro-sinistra per le prossime elezioni. Usate male, finiranno per deludere gli italiani e morire prima di nascere.

  4. #84
    laico progressista
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    Citazione da Intervento Principale di by brunik



    Testa a testa/ Sondaggio Ekma: CdL avanti di un punto sulla Gad. Balzo di Fi, Udc superata dalla Lega. Flop di Uniti nell'Ulivo, vola Rc. I dati

    Affari Italiani 28 gennaio 2005




    L'Italia si prepara alle elezioni regionali e mentre i diversi schieramenti politici allestiscono le ultime direttive prima del rush finale, un sondaggio della Ekma individua quali sono al momento le intenzioni di voto.

    La rilevazione diffusa dai Radicali è stata effettuata tra il 21 ed il 24 gennaio. Con un campione di 1.000 interpellati.

    Il dato più significativo consiste nel sostanziale pareggio tra i due poli, con i Radicali arbitri della situazione, in base alle alleanze allacciate.

    Ecco i risultati nel dettaglio. Con un raffronto con i dati delle europee.

    Forza Italia registra il 24,2% - alle Europee aveva il 21,0
    Udc 4,2 - alle Europee 5,9
    AN 11,6 - alle Europee 11,5
    Lega Nord 5,3 - (5,0)
    Nuovo Psi 0,7 - (2,0)

    Il totale del Centrodestra è così del 46%. Alle Europee era del 45,4%.

    E per il Centrosinistra?

    Uniti nell'Ulivo 28,9 - (31,1)
    Rifondazione Comunista 7,7 - (6,1)
    Verdi 3,3 - (2,5)
    Società civile Di Pietro - 2,2 (2,1)
    Comunisti Italiani 1,5 - (2,4)
    Popolari Udeur 1,4 - (1,3)
    Il totale della Gad è del 45%. Mentre alle Europee era del 45,5%.

    Tra i partiti che attualmente non si riconoscono in alcun schieramento...

    Lista Bonino/Pannella/Radicali 3,0 - ( 2,3)
    Insieme per un M.S. 0,5 - ( 0,7)
    Partito Pensionati 0,5 - ( 1,1)
    Alternativa Sociale-Alessandra Mussolini 1,2 - ( 1,2)
    Altri 3,8 - (3,8)
    Qui danno tutti i numeri, pur di tirar sondaggi al proprio mulino.
    Qualche bella inchiesta sui flussi di denaro e sulla serietà di certi istituti di indagine demoscopica, sarebbe proprio opportuna....

  5. #85
    laico progressista
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    Citazione da Intervento Principale di by Jan Hus
    Corriere della Sera, 29 gennaio 2005


    Le primarie: una buona soluzione applicata male

    Vorrei conoscere la sua opinione sulla praticabilità in Italia delle elezioni primarie americane.
    A me pare che la prassi politica di scegliere le candidature a cariche elettive basato sulle elezioni primarie sia valida nei Paesi dove vige un sistema di partiti praticamente binario.
    In Italia, con un numero così alto di partiti, la logica - ammesso che possa questa scienza guidare la politica - indicherebbe come il più valido il sistema elettorale a doppio turno. Come si fa in Francia per l'elezione del presidente (non per nulla è la patria di Cartesio) .

    Gianfranco Massi

    Caro Massi, non so se le elezioni primarie metteranno radici nel sistema politico italiano. Ma sono il comprensibile risultato della grande crisi istituzionale che ha travolto l’Italia all’inizio degli anni Novanta. La prima vittima di quella crisi fu il partito, vale a dire l’istituzione che era diventata il cuore e il ventre del sistema politico italiano. La parola è persino scomparsa dalla ragione sociale o dalla definizione corrente di un certo numero di formazioni politiche: Forza Italia, Democratici di Sinistra, Alleanza Nazionale, Margherita, Lega Nord, Rinnovamento italiano, Italia dei Valori, Socialisti Democratici Italiani, Verdi. Il vertice del paradosso fu toccato quando il progetto di Massimo D’Alema per il rinnovamento dei Democratici di Sinistra venne definito «cosa»: tutto, pur di evitare la screditata parola «partito».
    Molte di queste formazioni sono state create da un uomo e hanno un volto ancor prima di avere un programma. Altre nascono alla vigilia delle elezioni e assomigliano a quei prodotti deperibili che vanno consumati rapidamente: Lista Pannella, Patto Segni, Patto per l’Italia, l’Elefante. Dai partiti di massa siamo passati ai partiti del leader, al punto che è lecito chiedersi che cosa accadrà quando il fondatore morirà o dovrà abbandonare la politica. Per qualche mese nel 2004 la Lega Nord, ha avuto alla sua testa un uomo che era in coma terapeutico: era evidente che il partito non disponeva di un successore. Potrebbe Forza Italia sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore? Probabilmente, no. Berlusconi non ha delfini perché si è comportato come quegli imprenditori che non vanno in Borsa per il timore di perdere il controllo della società.
    La medaglia ha un rovescio, anzi ne ha molti. Esiste il partito di un solo uomo, come il PRI di Giorgio La Malfa. Esiste il leader senza partito che vuole essere il federatore di alcuni partiti esistenti, come Romano Prodi. Esiste il leader di riserva che mantiene una certa distanza dalle formazioni politiche, come Giuliano Amato.......

    Come in altri casi, trovo molto acuta e condivisibile l'analisi, ma non sono affatto d'accordo con le conclusioni.
    L'autore (chi è?), finisce per giudicare il partito un ferrovecchio, per avallare e giustificare i personalismi, e per ritenere le primarie un modo nuovo per scegliere i leader, superando appunto ogni funzione partitica.

    Vorrei che si facesse un passo indietro e si riflettesse meglio sul nostro concetto di democrazia.
    A questo proposito, si può partire da due opposte premesse.

    - Esistono tante idee, tanti valori e tanti ideali che accomunano persone diverse. Esistono quindi forme di aggregazione fondate su questi contenuti, dotate di una propria struttura organizzativa, di regole interne e di consensi sul territorio. Ed esistono al loro interno leader che sono in grado di veicolare i contenuti, di rappresentarli, di farli pesare sulla società.

    - Esistono tante singole persone. Ciascuna dotata di una propria specificità, di contenuti e caratteristiche esclusivi, di una propria credibilità, di una ricetta e di un consenso personale. I valori e gli ideali sono strettamente incarnati nella persona stessa, che si fa partito, si circonda dei propri sostenitori, e punta a governare.

    Il primo caso corrisponde alla forma partito tradizionale, quella che l'Italia ha avuto dal dopoguerra fino alla metà degli anni '90, e che ancora oggi resiste in parte.
    Il secondo è quello che è emerso con la crisi dei partiti del dopo-tangentopoli, e che via via si è sempre più diffuso negli ultimi anni.
    Il primo necessita di una democrazia rappresentativa, perché gli ideali diffusi tra la gente vengono rappresentati dai partiti, che ricevono una sorta di delega, di mandato; il secondo invece necessita di una democrazia più diretta, giacché si tratta di scegliere una figura, una persona che incarna un modo di governare, un modo di essere specifico e non replicabile.

    Sono entrambe due forme di democrazia. Con la differenza però che quest'ultima mi sembra abbia non pochi aspetti regressivi nei confronti della prima.
    Per fare un esempio illuminante, oggi si tengono le elezioni irachene, e mi pare di ritrovare in quell'embrione di democrazia primordiale, lo stesso fenomeno di personalismo e frammentazione in atto in Italia, seppur in forma molto più esasperata e caricaturale.

    Non nego che i partiti abbiano perso vigore e credibilità. E non nego soprattutto che abbiano perso la capacità di interpretare e farsi portatori degli ideali diffusi nella società. Sia perché tali ideali sono cambiati, ma anche perché molti ideali si sono perduti, non esistono più, non fanno più parte dell'immaginario collettivo: penso da un lato al comunismo, al socialismo, alla socialdemocrazia, alla nostalgia del fascismo. Ma penso anche ai valori cattolici, e alla crisi del capitalismo, che sta rimettendo in discussione alcune certezze del liberalismo economico. Penso infine al concetto stesso di democrazia, logorato dal malcostume e dalle forzature continue, dall'assuefazione agli strappi, alla mancata osservanza delle regole.
    Penso poi a concetti più generali, che hanno perso mordente, quali: solidarietà, rispetto per l'altro, attaccamento alla patria, onestà, trasparenza.
    Non a caso si parla sempre più spesso di "decadenza" morale e civile, per inquadrare questo inizio millennio.

    Dunque, cosa fare?
    La cosa peggiore, secondo me, è assecondare questo processo, gettando via il bambino insieme all'acqua sporca. Parteggiare per forme vòlte ad annullare i partiti, personalizzare la politica, darla in mano diretta al cittadino, significa favorire questo sistema degenerativo.
    Se una soluzione esiste, ritengo che debba fondarsi sull'istituzione cardine della nostra democrazia rappresentativa: i partiti, appunto.
    Sono i partiti stessi che dovrebbero riformarsi. Da un lato, avendo l'onestà e il coraggio di chiamarsi ancora "partiti", senza rinunciare più o meno ipocritamente alla propria natura. Ma dall'altro, ricercando nelle proprie radici ciò che di buono c'è stato, ciò che di valido regge ancora delle proprie tradizioni e dei propri ideali (pur se superati). Ed essere in grado di riproporsi con contenuti nuovi, diversificati, e aderenti alla realtà odierna. Di rielaborare nuove visioni della socistà.
    E' un grande sforzo che va fatto all'interno di ogni specifica realtà, perché ogni partito può rinascere dalle proprie risorse, diverse dall'uno all'altro, e parlare ad interlocutori ben individualbili.
    Le finte terapie di gruppo formano invece i gran calderoni a cui assistiamo, che aiutano solo a dare corpo alle velleità di qualche leader, che si presenta come salvatore della Patria. Che magari ci salverà pure, nell'immediato. Ma lascerà immutato il problema di fondo, e col tempo, ne creerà un altro ancora.

  6. #86
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    Lunedì 7 Febbraio 2005, 14:18


    Amministrative: a Chieti Le Primarie Indicano Ricci (Margherita)
    Di (Aab/Opr/Adnkronos)

    Chieti, 7 feb. (Adnkronos) - Sara' Francesco Ricci, della Margherita, il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime amministrative di Chieti. Ieri nel corso delle primarie che si sono concluse a tarda ora Ricci ha avuto la meglio sull'altro candidato Umberto Aimola (Ds). I voti sono stati 1.780 per Ricci e 1.625 preferenze per Aimola. Alle urne si e' recato il 10% dell'elettorato chietino (3.406 votanti). Per gli esponenti del centrosinistra si e' trattato quindi di un'alta partecipazione che ha trovato l'elettorato ''molto motivato''.

  7. #87
    laico progressista
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    A proposito di primarie, ma si può sapere come siamo rimasti?

  8. #88
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    Oggi non si può far finta che non sia successo niente.
    Nel cielo plumbeo dell'Unione ha smesso di piovere, Prodi ha ceduto. O meglio, ha rallentato, ha rinviato. E Rutelli può segnare il primo punto sulla lavagna.
    Merito di Fassino e D'Alema, che hanno spiegato al faccione quadrato quello che non aveva ancora capito: che i Ds non lo avrebbero seguito oltre. Se fosse arrivata la scissione nella Margherita e fosse nata la lista Prodi, la Quercia l'avrebbe scaricato per evitare la propria emorragia elettorale.

    Il Professore, a questo punto, che ieri sera ancora intignava con i ricatti e i discorsi di principio, dicendo che si sarebbe immolato per la causa unitaria, che in fondo era disposto a farsi da parte in nome di un progetto più alto (cioè del solito papocchio su cui si è fissato come un automa), d'un canto s'è ridestato. Ha avuto uno scatto, direi piuttosto una "stretta", e si è detto: "cazzo, ma se continuo così va a finire che mi scordo Palazzo Chigi". E perciò ha mollato l'osso. Però, da qualche parte doveva pur dare sfogo alle fissazioni, perpetrare l'impasse e fuggire dall'onere di parlar di programmi. Così ha ricominciato: "E allora primarie!".
    E va beh, primarie.

    Ora la situazione è sospesa, tutt'altro che risolta. Parisi mugugna e scalpita come un mulo, Prodi ha tutt'altro che svuotato il pentolone di brodaglia fradicia, lasciandolo un attimo a fuoco spento, i Ds hanno dovuto inghiottire il boccone amaro delle primarie, e soprattutto ora si aggiunge e ci attende una nuova insidia: il duello con Bertinotti.
    Non contento di aver spaccato i componenti della Fed, il Professore vuole estendere lo squarcio a tutto il fronte dell'Unione, impastrocchiando per benino la natura del nostro sistema, mescolando regole istituzionali con ricettine di democrazia fai da te.
    Mentre il tempo passa, l'Italia non vede un modello alternativo che la faccia uscire dal tunnel del berlusconismo e non capisce cosa proponga 'sto Prodi, al di là di un formulario di simmetrie e asimmetrie da far venire la nausea.

    E' palesemente inadeguato. Lasciamolo a macerarsi coi suoi tarli.
    E cerchiamoci qualcun altro.

  9. #89
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    Te c'hai un concetto un po' astruso, degli accordi, Arsena: gli accordi sono quelle cose dette tanto per dire poi ognuno fa quel che gli pare.

    Io ero rimasto che quando gli astutissimi Rutelli Fassino e D'Alema gli hanno CHIESTO di fare il leader dell'Ulivo aveva posto come condizioni la FED, le primarie e una cinquantina di collegi.

    Poi i DS non hanno più voluto le primarie

    Poi la Margherita non vuole più il listone.

    Dopo l'estate si giungerà al dunque, si parlerà di collegi, assisteremo ad altri fuochi d'artificio.

    E intanto l'MRE e lo SDI grazie ai quaquaraquà della Margherita sono rimasti a piedi. Speriamo che Prodi faccia come Rutelli, si rimangi l'accordo e presenti il suo listone dove si possano aggregare tutti questi partitini.

  10. #90
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    Oggi non si può far finta che non sia successo niente.
    Nel cielo plumbeo dell'Unione ha smesso di piovere, Prodi ha ceduto. O meglio, ha rallentato, ha rinviato. E Rutelli può segnare il primo punto sulla lavagna.
    Merito di Fassino e D'Alema, che hanno spiegato al faccione quadrato quello che non aveva ancora capito: che i Ds non lo avrebbero seguito oltre. Se fosse arrivata la scissione nella Margherita e fosse nata la lista Prodi, la Quercia l'avrebbe scaricato per evitare la propria emorragia elettorale.

    Il Professore, a questo punto, che ieri sera ancora intignava con i ricatti e i discorsi di principio, dicendo che si sarebbe immolato per la causa unitaria, che in fondo era disposto a farsi da parte in nome di un progetto più alto (cioè del solito papocchio su cui si è fissato come un automa), d'un canto s'è ridestato. Ha avuto uno scatto, direi piuttosto una "stretta", e si è detto: "cazzo, ma se continuo così va a finire che mi scordo Palazzo Chigi". E perciò ha mollato l'osso. Però, da qualche parte doveva pur dare sfogo alle fissazioni, perpetrare l'impasse e fuggire dall'onere di parlar di programmi. Così ha ricominciato: "E allora primarie!".
    E va beh, primarie.

    Ora la situazione è sospesa, tutt'altro che risolta. Parisi mugugna e scalpita come un mulo, Prodi ha tutt'altro che svuotato il pentolone di brodaglia fradicia, lasciandolo un attimo a fuoco spento, i Ds hanno dovuto inghiottire il boccone amaro delle primarie, e soprattutto ora si aggiunge e ci attende una nuova insidia: il duello con Bertinotti.
    Non contento di aver spaccato i componenti della Fed, il Professore vuole estendere lo squarcio a tutto il fronte dell'Unione, impastrocchiando per benino la natura del nostro sistema, mescolando regole istituzionali con ricettine di democrazia fai da te.
    Mentre il tempo passa, l'Italia non vede un modello alternativo che la faccia uscire dal tunnel del berlusconismo e non capisce cosa proponga 'sto Prodi, al di là di un formulario di simmetrie e asimmetrie da far venire la nausea.

    E' palesemente inadeguato. Lasciamolo a macerarsi coi suoi tarli.
    E cerchiamoci qualcun altro.
    Paolo Paolo Paolo...... se lasciassi da parte per un solo attimo i tuoi radicati preconcetti, se abbandonassi per un momento il tuo livore verso Prodi, potresti dare una anche lettura diversa delle cose , ad esmpio questa (è una delle tante): rutelli, per non spaccare la margherita, è stato costretto a cedere alle primarie, cosa che gli creerà dei problemi con mastella e che rischierà di spostare l'asse della coalizione decisamente a sinistra. Nel frattempo, Rutelli doverà subire un logorante lotta all'interno del suo partito perché i sonostenitori di prodi, che non danno segno di cedimento, per quanto numericamente non consì rilevanti, sono tutti dei pezzi da novanta. Dunque ha vinto rutelli? dunque prodi inadeuato?
    Piuttosto ammetti che, ora come ora (ma le cose ,come si è visto, possono cambiare ogni minuto), le tue previsioni si sono rivelate del tutto errate, e il tuo progetto, al momento, è del tutto inattuabile e si sta rivelando per quel che è, una ardita fantasia e nulla più.
    Quanto alle proposte di prodi, se l'avessi ascoltato a Porta a Porta avrsti potuto avere una visione più chiara di quella che hai circa le sue porposte concrete (che poi sono quelle che lui ha sempre sostenuto: evidentemente. tutte le volte che prodi ha parlato o ha scritto sui giornali, tu avevi cose più importanti da fare)

 

 
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