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  1. #231
    F***ing stubborn
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    Io ti dico che venivo chiamato nel PRI " RIfondatore" perchè ero a favore del proporzionale.....fa un pò te
    saluti
    echiesa

  2. #232
    laico progressista
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    Io non finisco di stupirmi per i volteggi e le giravolte di certi politici. La Malfa fa quasi concorrenza a Ferdinando Adornato.
    Per non parlare dell'intera classe dirigente di An, che fino a ieri decantava le lodi del maggioritario....
    Almeno, a sinistra, i Rizzo, i Diliberto, i Bertinotti e i Mastella non hanno mai nascosto la loro vocazione proporzionale, e quando ricominceranno a tesserne le lodi, saranno ben più credibili.
    A proposito, domani a Roma c'è

    l'Assemblea nazionale della
    "SINISTRA PER IL PROPORZIONALE".
    Appuntamento alle 9.30, alla Casa della Cultura
    via di San Crisogono, 32 (Trastevere)


    Siete tutti invitati.

  3. #233
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    Predefinito Ma certo Calvin,

    Non c'è alcun problema per Prodi e per l'Unione.Scherzi?Lo sanno tutti che questa nuova legge elettorale danneggia Berlusconi e la CDL!!
    Perchè allora la sinistra e Prodi si sono opposti?Ma facevano finta suvvia,non dirmi che non l'hai capito??!!La loro è stata una geniale mossa tattica per far cadere in trappola la maggioranza e quelli ci sono caduti!!Mortadella in realtà,non vedeva l'ora che fosse approvata!


    p.s.un monumento a Berlusconi per aver dato la spinta decisiva a bloccare il maggioritario?D'accordissimo!!Io per conto mio,con la foto del Cavaliere, sto già allestendo un altarino nella mia umile dimora!
    omar proietti

  4. #234
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    Predefinito La Sinistra per il proporzionale?

    Molto bene,peccato che nei giorni scorsi a Montecitorio non si sia nè vista nè sentita.Affari loro comunque...
    omar proietti

  5. #235
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    Predefinito La dichiarazione di Nucara?

    Va politicamente interpretata.Non è difficile farlo,solo che occorre masticare un minimo di politica...
    omar proietti

  6. #236
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    Predefinito Il punto Lucifero,

    rispondo ad un intervento di Lucifero apparso su altro thread

    è che la sinistra ha ricevuto un sonoro schiaffone con l’approvazione della riforma elettorale alla Camera(questo sì un fatto politico vero ed importante).Il suo gruppo dirigente, che fino a qualche giorno prima riteneva scontata la vittoria elettorale,in virtù della nuova legge e di altri segnali sia pur vaghi che si avvertivano,ha fatto due conti e cominciato agitandosi, a porsi qualche dubbio al di là ovviamente delle dichiarazioni di facciata.Oltre a ciò,hanno cominciato a rendersi conto di quello che era appena avvenuto e cioè della fine del bipolarismo maggioritario,del ripristino totale del proporzionale(sia pure corretto) e di ciò che questo avrebbe significato per la coalizione(anche in caso di vittoria)e più in generale per la politica italiana.
    Era urgente lanciare un messaggio quindi, ad uso e consumo dei militanti di base e degli elettori per tenere desto il loro entusiasmo,per fargli credere che nulla era cambiato,che il nemico era sempre quello e che l’Unione di centro-sinistra era sempre la stessa, pronta alla battaglia.Quale migliore occasione della kermesse di ieri,vista anche la capacità di mobilitazione da sempre riconosciuta alla sinistra, per una robusta iniezione di entusiasmo in un clima di auto-esaltazione?Questa era la vera anche se non la sola reale funzione dell’appuntamento tenutosi ieri e da questo punto di vista,non c’è dubbio che ha svolto splendidamente il suo compito.Tutto qui.Se la sono cantata e se la sono suonata da soli?Certo che sì,ma in politica queste cose ci stanno da sempre e c’è un perché.
    Hanno sbagliato?A conti fatti no.La mobilitazione è essenziale e ieri è avvenuta una manifestazione politica(sotto forma di” referendum autogestito”diciamo così) bene organizzata e che ha saputo interpretare gli umori di una parte dell’elettorato di riferimento, umori che peraltro erano già noti.Va detto che “il popolo della sinistra”ha risposto con grande entusiasmo alla chiamata perché 4 milioni di partecipanti(anche se la cifra fosse gonfiata) sono una cifra enorme per una singola mobilitazione.
    Appuntamenti di questo tipo possono essere pericolosi insinuano argutamente Alberich e Arsena per quel substrato di demagogia, populismo e plebiscitarismo già diffuso e che viene in questo modo ulteriormente alimentato?Il rischio c’è,ma quello di ieri spero sia una sorta di colpo di coda del sistema maggioritario morente e non credo che verrà ripetuto(se non in ambito locale qua e là) chè organizzare” primarie” serie e con veri candidati è tutto un altro paio di maniche e state pur certi che i partiti primarie così non le faranno(giustamente)mai!In regime proporzionale poi...
    Ma a parte questa ed ogni altra ovvia considerazione sull’iniziativa,quello che è avvenuto ieri era un pò surreale.Non solo perché le primarie(parlo di quelle vere naturalmente)possono avere un senso prese in sé, solo nelle democrazie sostanzialmente bipartitiche non certo laddove vige un regime elettorale proporzionale,ma perché sono state svolte nel nome di un soggetto(l’Unione) che con la nuova legge elettorale non esiste più e che come tale non comparirà sulle schede(se non, ma nel caso solo in una sua parte)al Senato.
    Il fatto è che moltissima gente(anche tra quella che ieri ha partecipato)ma anche dall’altra parte,non ha ancora realizzato quello che è successo,è ancora preda della sbornia propagandistica venata di populismo anti-partitico , nata con il sorgere del maggioritario all’epoca di “tangentopoli”,non ha ancora capito che con la riforma elettorale, l’assetto politico così come lo abbiamo conosciuto sino a ieri,è destinato a non esistere più,che ci saranno (anche sulla scheda)solo i partiti ognuno per sé e in competizione con gli altri(anche quelli del proprio stesso schieramento)e che i parlamentari eletti non li eleggerà più la coalizione nel suo insieme ma verranno eletti dai singoli partiti,ognuno dei quali eleggerà i propri e sarà al proprio partito che prima di tutto l’eletto risponderà.Questo,se l’iter di riforma elettorale giungerà in porto naturalmente,altrimenti quello che dico non va considerato.
    Come sempre, ci vuole tempo prima che le novità vengano metabolizzate.
    La mobilitazione di ieri è stata quindi inutile?In termini politici generali sì,per i motivi detti più sopra e per quanto riguarda la coalizione di sinistra invece no,non è stata del tutto inutile.Questa ha davanti a sé non pochi problemi da risolvere, legati al suo assetto interno in virtù del nuovo quadro elettorale e da questo punto di vista l’evento di ieri qualche influenza può anche averla,anzi ce l’ha, se non altro perché la politica è anche percezione.Ha reso,questo sì ,la candidatura di Prodi più forte(Arsena,devi rassegnarti,d’altro canto se a uno gli organizzi l’incoronazione…)anche agli occhi dell’opinione pubblica(di sinistra).Prodi è IL candidato(anche se questo già lo si sapeva)ed ora sta anche a lui gestire con intelligenza la fase che si è aperta(non con le primarie naturalmente, ma con il mutato scenario politico) e l’investimento fatto sulla sua persona(dai partiti, chè senza i partiti ieri non si sarebbe tenuta nemmeno una scampagnata anche se è vero che molti elettori senza tessera,sono andati a votarlo molti magari anche spontaneamente).
    .Sarà all’altezza?Visti i precedenti e lette le sue prime dichiarazioni c’è da dubitarne.E’ probabile che torni alla carica con più forza,per una lista dell’Ulivo(e sarà più difficile ora per i Ds e la Margherita dirgli di no) che però, con un sistema di voto proporzionale, non so quanto possa essere conveniente per la coalizione nel suo complesso(vedi le ultime europee).Prodi si candida con la Margherita?Non credo che i Ds se lo possano permettere e che lo permetteranno.Si fa una lista sua?Dal punto di vista elettorale converrebbe sicuramente,inoltre così Prodi si porterebbe in Parlamento un gruppo di fedelissimi che gli farà comodo(eccome!).Politicamente però penalizzerebbe un po’ i Ds e soprattutto spaccherebbe la Margherita.Staremo a vedere quello che combinano.Obbiettivamente,non sono scelte facili quelle che Prodi e con lui gli altri, devono fare e non poteva essere certo l’happening di ieri a sciogliere di colpo tutti i nodi che hanno davanti.Da queste scelte però, dipende il percorso politico che lì porterà alle elezioni e dipende soprattutto la loro successiva capacità(se vincono, cosa ad oggi ancora probabile anche se a mio avviso non scontata se si vota con la nuova legge)di tenersi poi in sella su un terreno che-con il nuovo sistema elettorale-sarà comunque per Prodi e compagnia, piuttosto minato.Ma la nostra classe politica,prigioniera fino ad oggi della gabbia maggioritaria bipolare,non è notoriamente dotata di molta lungimiranza e si preoccupa generalmente solo dell’immediato che,in questo caso,significa vincere le elezioni per mandare a casa l’altro.Per fare cosa,sembra che gli interessi di meno,difatti di programmi nemmeno ne parlano anche perché se ne parlassero sul serio, si dividerebbero(specie a sinistra)subito.Io da repubblicano, mi limito ad augurarmi nell’interesse del Paese che possa profilarsi in quell’area,un qualche timone “riformista”diciamo così, che possa arginare il più possibile,l’influenza della sinistra radicale.Ci spero quantomeno.Noi repubblicani, osserveremo dall’esterno l’evolversi della situazione.Da una posizione chiara,beninteso,che ci vedrà nel caso la sinistra dovesse vincere le elezioni,all’opposizione.Su questo non ci piove.Poi,un domani…
    omar proietti

  7. #237
    laico progressista
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    Ci sono parecchie cose da dire, nel merito di queste primarie.

    La prima la dico subito, e così mi levo dalla scarpa un insopportabile sassolino.
    Che Mastella abbia ottenuto il 4,6% dei voti è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Ci crederò soltanto quando mi presenteranno i quattro milioni di schede e potrò verificare di persona. Lo dico chiaramente: qui gatta ci cova.
    Mastella ha fatto il diavolo a quattro, ha protestato, millantato brogli, minacciato conseguenze dirompenti per la coalizione, quando si è reso conto del misero risultato che stava ottenendo. Il caso Mastella rischiava di diventare il boomerang che avrebbe rovinato la festa, ritorcendosi contro la coalizione.
    Niente di più facile dunque che la sua percentuale sia il frutto di un compromissorio accomodamento: scambiamo i consensi di Scalfarotto (che tanto conta come il due di picche, non ha le truppe e non può controllare) con quelli del democristiano, e pace è fatta. Mastella è contento, avrà il suo peso e se ne starà più che buono. D’altronde ieri sera Prodi una mezza ammissione l’ha fatta, se leggiamo bene tra le righe, quando ha commentato il caso Mastella ammettendo che è un uomo abilissimo nelle trattative.
    Non c’è Viminale che tenga, d’altronde: questi sospetti sono quanto meno fondati, e comunque leciti.

    Poi aggiungo considerazioni più generali. Non c’è dubbio che l’iniziativa abbia avuto successo. E’ innegabile che una mobilitazione di oltre quattro milioni di persone costituisca un evento eccezionale, in sé.
    Ma fermiamoci un momento a riflettere sul significato di quanto è accaduto.
    La manifestazione è gigantesca se la leggiamo in chiave antiberlusconiana. Chiamare a raccolta tanta gente per esprimere il proprio dissenso e il proprio disappunto nei confronti di questa destra, sia pure esprimendo un voto sul candidato alternativo, è come far scendere in piazza un oceano di persone a protestare. Uno schiaffo pesante, un avvertimento tremendo, un grido di protesta lanciato forte e all’unisono.
    Più di un dubbio invece consentitemi di sollevare sull’investitura a Prodi e sul consenso verso le primarie. Gli elettori del centrosinistra oscillano tra i 16 e i 18 milioni. Tre quarti di essi sono rimasti a casa. Il fatto che la partecipazione abbia superato ogni più rosea aspettativa non toglie nulla a questo dato, forte e incontestabile. La campagna mediatica c’è stata, ed è stata molto ampia, e non ci si può certo nascondere dietro al dito della scarsa informazione.
    Chi era contrario all’iniziativa non aveva modo di esprimerlo, se non facendo mancare il proprio voto. La maggioranza degli elettori così ha fatto.
    Dunque a conti fatti, Prodi si autoinveste del mandato popolare contanto sul 20% dei consensi del suo elettorato totale. Solo il 20 elettori su 100 lo hanno autorizzato a farlo. Nulla da dire se fossero le regole istituzionali a stabilirne la liceità, designando le primarie come metodo. Poiché invece trattasi di un’iniziativa di parte, le riserve sulla sua validità restano tutte, e tutte intere.

    Infine si apre la questione politica, estremamente complessa e fluttuante, su cui mi riservo di intervenire in altra occasione. Lincoln ha comunque fatto alcune osservazioni interessanti, a riguardo, sebbene da un’ottica diversa dalla nostra.

  8. #238
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena

    Chi era contrario all’iniziativa non aveva modo di esprimerlo, se non facendo mancare il proprio voto. La maggioranza degli elettori così ha fatto. Dunque Prodi si autoinveste del mandato popolare contanto sul 20% dei consensi del suo elettorato totale.

    E' già cominciata la campagna di ridimensionamento degli antiprodiani, stile bananas.

    Insomma è stato un flop, nella tua testolina ben 12 milioni di eletori avrebbero boicottato le primarie.

    Io ero rimasto fermo alla tesi precedente, che le primarie sarebbero state seguite solo dagli iscritti di partito, possibilmente Bertinottiani.

    Potevi fare lo sforzo di fare la fila anche tu e li avresti visti in faccia, ti sarebbe stato utilissimo, magari mi diventi meno schematico e capisci meglio anche tu quello che sta succedendo nel mondo al di fuori delle sedi dell'MRE.

    Sono 4 milioni 300.000 adesso gli iscritti di partito?

    Ma fammi ridere. Abbiamo raccolto 10 milioni di euro, cioè 6 milioni in più del minimo, vuol dire che la gente in media ha versato più del doppio per aiutare Prodi. Molta gente evidentemente è stata generosa. Io ho messo 50 euro, per esempio, e non sono manovrato da nessun partito.

    Le primarie servivano per creare entusiasmo e l'hanno creato. Poi se a te che abbiano votato il 20% alle primarie sembra poco, potevi dirlo subito che ti aspettavi il 100%, 16 milioni di votanti paganti in seggi di fortuna in una sola giornata, se no era un flop, com'è che questa ardita tesi me la tiri fuori solo a urne chiuse? A me pare che il 20% sia un risultato eccezionale, sapendo che l'80% degli italiani non segue la politica e manco sapeva che c'erano le primarie, e questi 4 milioni hanno fatto la coda e pure pagato per andare a votare.

    Per quanto riguarda Mastella, i brogli ci sono stati, ma nel senso che in alcune zone della Campania quelli di Forza Italia hanno votato Mastella dietro accordo con Mastella medesimo, il vecchia volpe DC esperta di compravendita di tessere. E' Mastella stesso il brogliatore.

  9. #239
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    Arsena Arsena Arsena ........... quel che scrivi mi ricorda un consunto un adagio avvocatesco: se le leggi ti danno torto, appellati ai fatti: se i fatti ti danno torto, appellati alle leggi; se le leggi e i fatti ti danno torto, strilla come un dannato.........

  10. #240
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    Due concezioni dell´Italia

    Da condominio a comunità politica il fattore-Prodi trasfigura l´alleanza

    Il Professore rischiava di essere un "amministratore": da domenica notte è un leader carismatico
    Nel mare di schede una richiesta di mutamento che investe l´identità e l´organizzazione
    Le code ai seggi hanno evidenziato che a sinistra la democrazia resta "partecipata", mentre a destra è "mediatica"
    Gli elettori hanno "usato" le primarie per lanciare vari messaggi: su tutti, la domanda di partecipazione e di unità




    Si ricorderanno a lungo queste primarie all´italiana. E quindi specifiche, "anomale", sul piano europeo. Come tutte le cose che riguardano la politica del nostro Paese. "Primarie di coalizione". Con un vincitore annunciato da tempo. Romano Prodi. Sfidato (si fa per dire) dai leader dei partiti medi e piccoli del centrosinistra. Interessati ad acquisire visibilità e peso contrattuale, più che a contendergli la vittoria. Romano Prodi. Più che un leader, pareva destinato a diventare un portavoce. Al servizio dell´Unione dei partiti.
    Erano (eravamo) in tanti a valutare con un certo scetticismo queste primarie.

    Dove tutto sembrava scontato e senza storia. Invece hanno impresso alla storia politica del centrosinistra (ma anche a quella del paese) una svolta imprevista. Come talora avviene, quando i processi sociali sfuggono al controllo dei gruppi dirigenti. E degli analisti, che, come noi, si innamorano dei loro strumenti di interpretazione e di misurazione. Al punto da non vedere la realtà, se esce dal fuoco - troppo stretto - dei nostri binocoli. Per cui è successo che queste primarie, annunciate e annullate più volte, guardate con scetticismo da molti attori e osservatori politici, sono state prese sul serio dai cittadini. Quattro milioni e oltre di persone hanno affollato fino a notte fonda i seggi elettorali allestiti, talora improvvisati, in tutto il territorio nazionale. Attendendo molto tempo, a volte delle ore. Pagando, di tasca loro. Per votare. Anche se l´esito era scontato.
    Queste primarie, sono state "usate", dagli elettori di centrosinistra. Come un canale, uno strumento. Oltre che per esprimere sostegno a Prodi, per altri fini.
    1) Per manifestare, una volta di più, il loro dissenso verso le politiche del governo. In materia economica. E in materia istituzionale. Contro la legge elettorale proporzionale, percepita dagli elettori (non solo di centrosinistra) come un espediente per limitare il successo dell´Unione. Considerato molto probabile.
    2) Per comunicare l´insofferenza verso le logiche e la leadership dei partiti. Anche di centrosinistra. Per metterne in discussione le tentazioni oligarchiche. La chiusura nei confronti della società e della base sociale. Si tratta di una richiesta di cambiamento che investe l´identità e l´organizzazione. Visto che, per gli elettori di centrosinistra, è difficilmente sopportabile un modello di partito senza società, senza territorio e senza organizzazione. Che si riassuma nell´identificazione personale e mediatica.
    3) Le primarie restituiscono, peraltro, una grande legittimazione al leader dell´Ulivo e candidato del centrosinistra. Romano Prodi. In contrasto con le attese di quanti, nel centrosinistra, concepivano il passaggio dall´Ulivo all´Unione come lo slittamento da una casa comune a un condominio. Di cui Prodi poteva diventare, al massimo, l´amministratore. Oggi Prodi è davvero il leader del centrosinistra. Legittimato dal voto popolare di un quarto degli elettori di centrosinistra. Ma, soprattutto, è il leader di una "comunità politica", non di un cartello di sigle. Visto che molti elettori delle primarie non hanno uno specifico partito di riferimento. E molti di più, ad ogni modo, hanno in mente un soggetto unitario, non un collage di partiti medi, piccoli e piccolissimi. Non a caso (come mostrano le tabelle e le mappe presentate in queste pagine) le performance di Prodi risultano particolarmente significative nelle regioni del centronord, dove alle elezioni regionali di marzo era presente la Lista Uniti per l´Ulivo. Mentre l´Unione dei partiti si afferma nelle regioni del Mezzogiorno, presidiate dall´Udeur di Mastella.
    Le primarie, anche per questo, appaiono come una sorta di viatico all´Unione (l´Ulivo?) come "nuovo" partito di massa. D´altronde, i partiti si caratterizzano, fra gli attori politici, perché formano la classe dirigente, forniscono programmi, selezionano i candidati in vista delle elezioni. Ebbene, le primarie di domenica hanno sancito la candidatura di Prodi, in vista delle prossime elezioni. Mentre la diversa identità politica dei leader concorrenti ha, in qualche misura, sintetizzato il confronto sui programmi. O almeno: il contrasto fra i progetti. Ma le primarie hanno costituito un´occasione di partecipazione. E hanno riprodotto l´organizzazione sul territorio, richiesta da un impegno elettorale tanto ampio e diffuso, quanto socialmente visibile. Infine, hanno proposto un motivo, esplicito, di appartenenza. Perché se i partiti di massa richiedevano (e richiedono ancora, come i DS) una tessera, la partecipazione alle primarie appare un vero atto, formale di iscrizione. Visto che imponeva di dichiarare, formalmente, la propria scelta di voto. E richiedeva una quota di "adesione".
    Per questo le primarie di domenica scorsa sono destinate a segnare una svolta, nel rapporto fra società e politica, in Italia.
    a) Perché rivelano (confermano) una domanda di partecipazione dei cittadini, diffusa. Visibile. Che non riflette solo insoddisfazione e opposizione. Ma, al tempo stesso, ricerca di identità e di maggiore coinvolgimento. Sulla scia delle diverse occasioni di mobilitazione e di impegno, che hanno costellato la storia del nostro paese, negli ultimi anni.
    b) Perché rivelano, una volta di più, l´ampiezza della richiesta di unità, fra gli elettori di centrosinistra. Un sentimento che l´Unione dei partiti non riesce a soddisfare.
    c) Perché, più di tanti discorsi e dibattiti, chiariscono l´esistenza di una linea di confine, netta e condivisa, fra destra e sinistra. Separa due diverse concezioni della democrazia. Una "formale" e l´altra "sostanziale". La svolta proporzionale del centrodestra, a questo proposito, appare particolarmente significativa. Non tanto per il proporzionale in sé, che può garantire, se fatto bene, prestazioni di bipolarismo non peggiori del maggioritario (come hanno ribadito, fra gli altri, Giovanni Sartori, Gianfranco Pasquino, Antonio Agosta). Ma per gli effetti di questa specifica versione, che favorisce la centralizzazione dei poteri, a vantaggio delle oligarchie di partito.
    A questo modello di "democrazia mediatica", delegata a ristrette cerchie di potere, che affida alla comunicazione e al marketing il compito di realizzare il rapporto con la società, si oppone un´altra idea. Che, nella partecipazione dei cittadini alle scelte e alle decisioni, non vede un elemento residuale e in declino; ma un fattore costitutivo.
    Certo, dimensione formale e sostanziale, nella democrazia coesistono. Diversa, però, è la rilevanza, diverso il significato loro riconosciuto, dagli attori politici. Le primarie, oggi, ne tracciano il confine simbolico. Non è un caso che il premier abbia preferito non affrontare il giudizio delle primarie. In competizione con gli altri leader della CdL. Che, coerentemente, abbia commentato la consultazione del centrosinistra in modo critico e ironico. Rammentando che le elezioni vere sono cosa ben diversa.
    Per isolare il fondamento "elettorale" della democrazia. E per marcare il contrasto fra democrazia del pubblico e democrazia deliberativa. Fra politica come marketing e come partecipazione. Trattata, quest´ultima, come residuo del passato. Un anacronismo. Che sopravvive per abitudine. Quasi un vizio della memoria. Una malattia. Che, tuttavia, molti cittadini non sembrano intenzionati a curare.

    ILVO DIAMANTI

    da Repubblica - 18 ottobre 2005

 

 
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