Giovanni Damiano,
Elogio delle differenze. Per una critica della globalizzazione, Edizioni di Ar.

Elogio delle differenze è un autentico manifesto del differenzialismo o –comunque la si voglia chiamare- dell’unica concezione metapolitica radicalmente alternativa nei confronti della globalizzazione. I (dis)valori della modernità occidentale, i suoi presupposti ideologici e giuridici, la sua prepotenza assimilatrice sono analizzati e presentati in relazione alla effettive e concrete risposte che una comunità organica tradizionale -o quanto ne rimane- deve dare in termini di difesa della propria (e altrui) identità. Damiano osserva giustamente che la modernità “si fonda su un cumulo di macerie”, perché non può sopportare la compresenza di differenze che prescindano da mode di massa, da aspettative effimere e da diktàt livellatori. Con le buone o con le cattive -con la “persuasione” sottile e il consumismo o con le operazioni di “polizia internazionale”- la tendenza è quella di eliminare ogni radicamento, ogni specificità culturale, religiosa ed etnica, presentata come espressione fastidiosa di intolleranza ed egoismo. Il differenzialismo riconosce, di contro, l’esistenza di forme oggettive -etnie, religioni, tradizioni- nelle quali il singolo si situa secondo modalità e gradazioni, nonché attitudini, diverse. La relazione fra tali forme si instaura non secondo un principio di superiorità/inferiorità dell’una rispetto all’altra, e nemmeno di eguaglianza, ma viene scandita dalla diversità (non – equivalenza) di ogni forma, dalla loro capacità di connettersi e di separarsi a seconda della situazione.
Sono, invece, i processi di assimilazione e di integrazione –ideologicamente determinati- a colpire mortalmente tali diversità, secondo una logica giacobina di falsa tolleranza.
(A. Braccio, in 'Margini' n. 33, gennaio 2001)