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Discussione: che ne pensate?

  1. #11
    Indipendentista sardu
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    Originally posted by Prescott Bush
    hai senza dubbio ragione, e cercheró di informarmi di piś sui vostri programmi.

    Eppure non credo che l'accostamento fra gli indipendetisti sardi e corsi baschi sia del tutto insincera. Proprio su questo forum ho visto anche interventi in corso per esempio. Non vi é nulla di male, ma non ho capito bene allora dove la differenza fra voi e loro debba stare.

    Io poi non ho mai scritto che oggi il nazionalismo sardo sia violento, esiste il pericolo che lo diventi, ma non era questa la mia critica centrale, piuttosto mi chiedevo se risultasse la maniera piś efficace per donare un indipendenza di fatto alla Sardegna.

    Per esempio alcune azioni come la nazionale sarda di calcio, sono molto simpatiche, ma dove portano?
    Non é un po la stessa storia con la nazionale padana, catalana ecc ecc?
    portano a prese di autocoscienza, non di certo in senso nazionalista, dato che io sarei il primoa mandare a cagare nazionalisti di ogni stirpe, sardi inclusi.

    I FRATELLI corsi, baschi e catalani (e dopo di loro tanti altri) sono esattamente nella stessa nostra situazione, non hai visto male, e con loro ci confrontiamo e collaboriamo. Quello a cui mi riferivo io č l'immagine che i mass-media involontariamente o non, danno dei corsi e dei baschi in primis (e dei catalani, sardi, e consimili come corollario); infatti in Italia, tra le masse, il vocabolo "basco" per esempio č immediatamente associato a ETA e a terrorismo, mentre nella realtą il terrorismo basco č un fenomeno estremamente di nicchia, mentre la quasi totalitą dei partiti e movimenti indipendentisti ed autonomisti nazionalitari baschi sono assolutamente pacifisti e democratici. In questo senso qualcosa di simile esiste per l'indipendentismo sardo, per il quale i poteri forti della Repubblica Italiana troppo spesso tentano di diffondere luoghi comuni che sono in netto contrasto con i nostri principi. Basti pensare che se esplode una bomba carta contro i carabinieri in qualche villaggio dell'interno, subito scatta Pisanua parlare di "anarcoinsurrezionalisti forse legati a fazioni indipendentiste"... come dire che non sanno chi sia, ma tantovale approfittarne per tirare l'ennesima cantonata alla categoria "indipendentista", sparare nel gruppo fa sempre comodo. Poi atti simili se accadono in Emilia sono forse imputabili ai comunisti, e altrove al nemico locale di turno... Un modo come un altro per avere un seppur minimo tornaconto da atti isolati a cui non si viene a capo...
    Sarebbe pił facile che noi stessi denunciassimo atti di terrorismo (se solo ne fossimoa conoscenza), piuttosto che lo faccia chiunque altro...

    Per quanto riguarda iRS, il movimento a cui fa riferimento questo forum, puoi trovare pagine e pagine di documentazione nel sito del movimento, raggiungibile clickando sul logo che compare in cima alla pagina principale del forum.
    Troverai il materiale che forse stai cercando, leggendo il quale penso troverai risposta al 99% delle domande che ti possano venire in mente. Tieni conto che questo movimento č nato solo da un anno, ma ugualmente ha visto bene di mettere subito le cose in chiaro, e soporattutto mettere in pratica fin da subito tutto ciņ che č stato scritto su carta.

    Per qualsiasi altra cosa sei il benvenuto nelle nostre discussioni, che come avrai notato hanno la caratteristica di essere rilassate e perchč no anche animate da parentesi scherzose e goliardiche.

    A si biri mellus

  2. #12
    Indipendentista sardu
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    Per capirci, da qui si accede al sito di iRS (clicca sopra la figura):






  3. #13
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    Ovviamente ho gia dato sguardo al vostro materiale, per quanto durera un po prima che mi sia letto la maggiorparte dei vostri documenti. Lo scrivo, per non dare l'impressione di essere capitato qui giusto per rompere le scatole, senza avere un idea di cosa sto scrivendo.

    Stranamente trovo le mie critiche confermate da quello che leggo.
    Il vostro movimento appare ben organizzato, le persone che vi partecipano, interessanti, vitali.

    Le idee, il sito, il ricorso alla lingua sarda, alla simbologia dell'albero sradicato, i temi sulla storia della Sardegna, sono tutte cose bellissime. Certamente l'idea di sarditį che si evince da questo sito e da questo movimetno, é rinfrescante.

    Eppure sono sicuro che ci voglia un approccio diverso per risolvere i problemi reali dell'isola.

    Ad esempio, il governo italiano ha deciso di impugnare di fronte alla corte costituzionale la decisione della regione Sarda di bloccare le coste sarde.
    Qui abbiamo un chiaro scontro fra la Sardegna ed i suoi rappresentanti democraticamente eletti, e delle lobby regionali e nazionali che hanno uomini nel governo nazionale.

    Sarebbe importante un'azione di massa e di protesta contro il governo nazionale. Tale azione di protesta é purtroppo destinata a riscontrare grandi problemi, per il semplice motivo che tanti sardi sono contrari al blocco delle coste.
    Perché? Perché stupidamente credono che bloccare la costruzione sulle coste significhi impedire lo sviluppo, e portare meno soldi e meno posti di lavoro.

    Oltre che combattere certe malsane idee grazie ad una migliore e maggiore informazione (purtroppo l'unione sarda é schierata con il mattone) non si puó negare, che se vogliamo convincere i sardi a non svendere il loro patrimonio naturale, dobbiamo anche dargli una speranza di uno sviluppo diverso.
    Uno sviluppo "sostenibile" ma anche reale, e rapido, perché la regione ha molti troppi disoccupati, ed ha una struttura produttiva debole e dipendente ancora da il flusso di denaro statale.

    Sino a quando, l'edilizia ed il turismo concentrato in Agosto, saranno ancora economicamente importanti, sarį difficile sconfiggere i progetti di cementificazione. La gente, si fa comprare dalle promesse dei cementificatori.

    Se invece i Sardi avessero un alternativa, allo svendere la propria terra le cose andrebbero diversamente.

    Un approccio possibile sarebbe quello di innegiare all'indipendenza e protestare contro l'interferire del governo nazionale. Ma qui ci si scontrerebbe contro una parte consistente dell'opinione pubblica sarda, che vuole lo sblocco delle coste.

    Un'altra possibilitį sarebbe quella di fare pressione sui comuni ribelli perche rispettino indipendentemente dalle decisioni del governo italiano, il limite dei due chilometri, o presentino piani urbanistici in norma con le regole regionali e nazionali.

    Ma per far questo bisogna anche portare la gente dei vari comuni costieri
    a conoscere maniere diversi di strutturare il turismo, bisogna creare un sentimento diverso nella gente, portare proposte, dare la possibilitį ai cittadini di mettere su un imprenditoria che sfrutti in maniera diversa il flusso turistico.

    Quello che a prima vista pare essere un problema di limitata sovranitį risulta, invece essere un problema interno, dato alle divisioni politiche, alle lobby sarde che hanno voglia di farsi comprare per pochi soldi dallo straniero, all'ignoranza della gente, alla povertį.

    Se sono questi i problemi reali, allora perché sprecare energie importanti nella ricerca di un indipendenza, che difficilmente sarį raggiungibile con i pochi mezzi che abbiamo?
    Credo che invece il movimento ha una sua valenza culturale importante, apre la strada a tutti coloro che non si riconoscono nella politica regionale italianizzata, a tutti coloro che amano la storia della Sardegna, e che si riconoscono altri, ed orgogliosamente altri dagli italiani.
    Eppure prima che tali energie riescano veramente a contare a cambiare la politica in Sardegna, devono divenire portatrici di uno sviluppo diverso alternativo, cambiare la matrice economica della Sardegna, da regione "schiava" economica, a regione economicamente indipendente.
    Lo schiavismo economico continuerį sino a quando le amministrazioni comunali e provinciali, controlleranno dato la scarsezza di risorse private, le entrate economiche del territorio, grazie ad opere pubbliche, a permessi di costruzione sulla costa, alla creazione di posti di lavoro stagionale, o legati all'edilizzia.
    Se i privati sardi, invece avessero piś denaro, se la richezza fosse meglio distribuita, se le amministrazioni non avessero il potere di formare intorno a se un amplia clientela, se lo sviluppo delle attivitį produttive fosse legato alla qualitį delle risorse ambientali della regione, la Sardegna sarebbe di fatto spinta a rendersi indipendente.
    L'intervento di uno stato esterno sarebbe visto dagli imprenditori sardi e dai cittadini, come un interferenza dannosa nei propri affari, le amministrazioni sarebbero costrette a negare i permessi agli imprenditori continentali, e di fatto si creerebbe un forte blocco economico sociale contro gli interventi esterni.

    Solo allora, la separazione dallo stato italiano puó essere ipotizzabile, e forse inevitabile.

  4. #14
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    ABETA PAGU PAGU, MIGA SU DU EUS NAU NOSU A SORU DE SI PONNY CUN IS PARTIDUS ITALIANUS, DU ADI SCEBERAU ASSOLU E IMMOU, SA CURPA IADA A ESSI NOSTA POITA NO BANDAUS A MANIFESTAI PO ISSU? MA PO PREXEI, NOSU SI DU EUS NAU CA DE AICI, NO ADA A BANDAI A NISĒUNU LOGU, E ADDIRITTURA NOI NON AFFIANCHEREMMO NELLE PROTESTE PERCHÉ << ..Ma qui ci si scontrerebbe contro una parte consistente dell'opinione pubblica sarda, che vuole lo sblocco delle coste.>>!! NON SI PUO' COMMENTARE
    C'č un po di confusione nella tua esposizione, dagli un'ordine, porta un'argomento per volta e vedrai che le risposte arriveranno ... vedrai che l'indipendenza č l'unica strada da percorrere affinchč quei mali vengano sanati.
    saludi

  5. #15
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    Originally posted by amsicora
    ABETA PAGU PAGU, MIGA SU DU EUS NAU NOSU A SORU DE SI PONNY CUN IS PARTIDUS ITALIANUS, DU ADI SCEBERAU ASSOLU E IMMOU, SA CURPA IADA A ESSI NOSTA POITA NO BANDAUS A MANIFESTAI PO ISSU? MA PO PREXEI, NOSU SI DU EUS NAU CA DE AICI, NO ADA A BANDAI A NISĒUNU LOGU, E ADDIRITTURA NOI NON AFFIANCHEREMMO NELLE PROTESTE PERCHÉ << ..Ma qui ci si scontrerebbe contro una parte consistente dell'opinione pubblica sarda, che vuole lo sblocco delle coste.>>!! NON SI PUO' COMMENTARE
    C'č un po di confusione nella tua esposizione, dagli un'ordine, porta un'argomento per volta e vedrai che le risposte arriveranno ... vedrai che l'indipendenza č l'unica strada da percorrere affinchč quei mali vengano sanati.
    saludi


    ...gai confusione, vinzas a cristianu atta cuffusu!

  6. #16
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    Prescott, ho letto attentamente il tuo intervento, e ne condivido la sostanza, il male maggiore della Sardegna č la povertą, č giusto quanto dici, i privati senza capitali non sono 'padroni' del territorio e sono succubi delle pubbliche amministrazioni, questo porta alla subalternitą nei confronti delle lobby sarde al soldo delle italiane, malgrado ci pensi da un secolo, non riesco a trovare una soluzione al problema, un grimaldello, un passpartou, insomma un qualcosa che non blocchi, ma 'risolva' l'handicap.
    Il "problema" si fa evidente periodicamente, vedi legge Soru sull'edilizia costiera, e vedi pure il problema Parco del Gennargentu. Credo di poter sintetizzare il tuo pensiero nell'ordine :

    indipendenza culturale ---> indip. economica ---> indip. politica

    saluti

  7. #17
    Indipendentista sardu
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    Originally posted by juanna maria
    ...gai confusione, vinzas a cristianu atta cuffusu!

  8. #18
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    Predefinito pochi ma buoni

    Originally posted by amsicora
    ABETA PAGU PAGU, MIGA SU DU EUS NAU NOSU A SORU DE SI PONNY CUN IS PARTIDUS ITALIANUS, DU ADI SCEBERAU ASSOLU E IMMOU, SA CURPA IADA A ESSI NOSTA POITA NO BANDAUS A MANIFESTAI PO ISSU? MA PO PREXEI, NOSU SI DU EUS NAU CA DE AICI, NO ADA A BANDAI A NISĒUNU LOGU, E ADDIRITTURA NOI NON AFFIANCHEREMMO NELLE PROTESTE PERCHÉ << ..Ma qui ci si scontrerebbe contro una parte consistente dell'opinione pubblica sarda, che vuole lo sblocco delle coste.>>!! NON SI PUO' COMMENTARE
    C'č un po di confusione nella tua esposizione, dagli un'ordine, porta un'argomento per volta e vedrai che le risposte arriveranno ... vedrai che l'indipendenza č l'unica strada da percorrere affinchč quei mali vengano sanati.
    saludi


    Non intendevo scrivere che voi siate colpevoli di non appoggiare Soru e condivido la tua posizione al riguardo, ma non era voi che avevo in mente, valutando il fatto che forse tutta questa compatezza nella difesa della coste non c'é. Proprio su questa debolezza interna poi le manipolazioni esterne trovano terreno fertile.

    Non so bene in quale Sardegna tu viva, ve ne sono tante, devi riconoscere che ci sono tanti connazionali sardi che vivono sul mattone, o ci speculano.
    Cosi come vi sono quelli che vivono sui soldi dell'affitto degli ombrelloni, dei parcheggi a pagamento sulla costa, dei ristoratori, dei camerieri, dei progettisti ecc ecc.
    Ora fermorestando che a beneficiare maggiormente della costruzione di nuovi impianti a ridosso della costa, sono in pochi, ció non toglie
    che questi si facciano sentire e contino.

    Anche qui bisogna chiedersi se certe "debolezze" della nazione sarda possano farsi ricondurre ai tanti che tradiscano la causa, perché troppo confusi, come me, o vi siano forse ragioni piś profonde, che sarebbe il caso analizzare in maniera piś matura.

    Commento con un certo fastidio sopratutto questa parte del tuo post
    "C'č un po di confusione nella tua esposizione, dagli un'ordine, porta un'argomento per volta e vedrai che le risposte arriveranno "

    Certo non posso che cercare di scrivere in maniera migliore e piś incisiva ma é l'asserzione implicita secondo la quale il problema dell'indipendenza della Sardegna, sia di semplice analisi e soluzione a darmi fastidio.

    Se si vuole far parte di un movimento e fare un po di folklore allora basta senza dubbio un analisi semplice delle cose.
    Eppure un movimento agli inizzi dovrebbe cercare anche di capire per quale motivo sino ad oggi pur con tutte le ragioni e le simpatie di questo mondo le idee indipendentiste hanno sempre trovato un sostegno solo parziale o marginale da parte della maggioranza dei sardi.

    Con questo non voglio screditare le idee di indipendenza, ma il problema di come convincere i sardi a seguirvi penso sia centrale, o volete fare l'indipendenza con quattro gatti e due soldi?

  9. #19
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    Originally posted by Doloverre
    Prescott, ho letto attentamente il tuo intervento, e ne condivido la sostanza, il male maggiore della Sardegna č la povertą, č giusto quanto dici, i privati senza capitali non sono 'padroni' del territorio e sono succubi delle pubbliche amministrazioni, questo porta alla subalternitą nei confronti delle lobby sarde al soldo delle italiane, malgrado ci pensi da un secolo, non riesco a trovare una soluzione al problema, un grimaldello, un passpartou, insomma un qualcosa che non blocchi, ma 'risolva' l'handicap.
    Il "problema" si fa evidente periodicamente, vedi legge Soru sull'edilizia costiera, e vedi pure il problema Parco del Gennargentu. Credo di poter sintetizzare il tuo pensiero nell'ordine :

    indipendenza culturale ---> indip. economica ---> indip. politica

    saluti
    Si certo per quanto forse un aproccio quasi circolare rispecchia meglio il mio pensiero.

    L'indipendenza culturale porta e quella economica portano a quella politica che favorisce ulteriormente l'indipendenza culturale ed economica e cosķ via.

    Se ragioniamo l'indipendenza culturale dei Sardi per quanto disturbata da tanta sudditanza al continentale, rimane salda. L'indipendeza politica di fatto non esiste ma lo spazio di movimento autonomo dell'amministrazione c'é se pur costantemente ostacolato dal governo italiano.

    L'anello debole é proprio la forza e l'indipendenza economica. Se su questo punto si continua ad essere deboli, mancano le forze per supportare le pretese di indipendenza politica. E come se mancasse l'energia per fare un salto in avanti e raggiungere uno stadio superiore di indipendenza amministrativa e culturale.

    Credo che questo non vada sottovalutato.

    Si dovrebbe pensare ad uno sviluppo economico autonomo, magari grazie anche ad interveni della comunitį europea. Sembra una contraddizione in termini, ma nella realtį i fondi strutturali europei se bene usati possono portare del bene all'autonomia.

    Interventi destinati non ad alimentare altre clientele ma a tutelare l'imprenditoria sarda. Per esempio i nostri prodotti DOC non vengono adeguatamente difesi e vengono spesso danneggiate dalle politiche comunitarie.
    Perché? Per via di un astio nei nostri confronti?
    Questo e quello che alcuni amministratori vorrebbero farci credere per coprire la loro innativitį ed incapacitį.

    La ragione vera é che la politica Sarda é assente a questi temi, come si é dimostrato quando non siamo riusciti ad avere un seggio europeo autonomo senza la sicilia. Avremmo potuto, e la Sicila era daccordo, solo che abbiamo dormito, o meglio i nostri parlamentari hanno dormito per stupiditį o per volontį.
    La dove potremmo prendere, diamo, perché piś deboli di altre regioni europee.

    Eppure vi sono tanti voci di spesa della comunitį europea sopratutto legati a progetti di sviluppo sostenibile che potremmo sfruttare.
    Non lo facciamo non tanto perché non indipendenti ma perché ci mancano le idee e manca la politica regionale.

    La regione Sardegna per due legislature non ha avuto un governo degno di tal nome. Prima Palomba poi Pili non hanno di fatto governato. Questo piś per incapacitį che per ostacoli posti dall'alto.

    Tale incapacitį é dovuta al fatto che la politica in Sardegna sia autoreferenziale, non tiene conto delle proprie azioni ad alcuna categoria sociale.

    Questo proprio perché grazie alla povertį ed al clientelismo la politica detiene il potere in Sardegna. Manca un imprenditoria che sappia far sentire le proprie esigenze e quelle del territorio.

    Quando parlo di imprenditoria non intendo grandi gruppi o poche ricche famiglie, ma un imprenditoria diffusa, le cooperative, le piccole attivitį a gestione famigliare, che sono l'Humus vitale della nostra Regione.

    Non sarebbe intelligente per il movimento indipendentista farsi voce di tale categorie? Non sono loro i Sardi che meno di tutti hanno paura di tagliare il cordone con un potere lontano dagli interessi reali della Regione?Dalle piccole cantine sociali agli agricoltori, alle coperative artigiane, ai giovani che aprono piccole attivitį legate ad un turismo intelligente?

    Come concordare gli interessi di questa gente con quelli della libertį dei Sardi?
    Cercare di allargare questa fascia di piccoli imprenditori innanzitutto, di educarli alla fiducia nei propri mezzi e nella qualitį delle nostre capacitį e risorse. Agevolare il finanziamento e supportarli con le infrastrutture e gli apporti tecnici e culturali necessari.

    Si deve difenderli dalla concorrenza esterna, e dal lassismo del governo centrale. Sopratutto peró bisogna educarli ad un modo di fare imprenditoria moderno. Veramente moderno, rispettoso delle risorse naturali, serio, puntato ad uno sviluppo vero, umile e duraturo.

    Per esempio al posto di far costruire a pochi continentali grandi impianti costieri, incentivare le piccole soluzioni, diffuse anche all'interno, gli agriturismo, il bed and breakfast, l'artigianato, il marketing del territorio ecc ecc.

  10. #20
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    Mi rendo conto che tutti voi concorderete con me sull'esigenza di uno sviluppo economico regionale diverso. Alcuni peró giustamente potranno dire, tante belle parole e lo sappevamo giį.

    Eppure non vedo nel vostro sito una particolare strategia per l'imprenditoria e lo sviluppo, come se questi temi se pur scontati fossere per voi marginali, o non immediati nella vostra agenda.

    Questo é un grande errore.

    Cosa ci sarebbe di piś forte come una manifestazione a roma, di tutta la piccola imprenditoria Sarda, per una maggiore utonomia amministrativa ed indipendenza economica.

    Quale schiaffo piś doloroso si potrebbe dare ai continentali, di tanti sardi che dicono non vogliamo i vostri soldi, ma vogliamo poter fare il nostro lavoro in libertį? Vogliamo le nostre decisioni rispettate, le nostre risorse protette?

    Non che le nostre rivendicazioni verrebbero ascoltate, ma si delinerebbe uno strappo reale non piś saldabile fra Sardi e continente. Si scopirebbe il velo
    delle ipocrisie, si rifiuterebbe per sempre quel tacito scambio, dipendenza-finanziamento statale.

 

 
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