Se devo essere sincero, avevo scartato questo 3d perché mi sembrava l’ennesimo tentativo di un provocatore di farci perdere tempo con i soliti stereotipi, luoghi comuni e via dicendo. Questa mattina mi ci sono soffermato con più attenzione ed effettivamente oltre ad alcune valutazioni che sembrano tratte dal manuale "della scontata banalità" anti indipendentista, ho trovato degli interessanti spunti di riflessione.
Nel tuo discorso noto una certa schizzofrenica altalenanza tra una voglia di cambiare la realtà attuale ed un attaccamento viscerale alla stessa. Passi liberamente da una cosciente (non mi ci soffermo) analisi della realtà economica sarda a delle conclusioni che trovo del tutto inadeguate ai presupposti da cui parti.
Vorrei ricordarti che questo movimento -iRS- ha circa un anno di vita e la sua azione politica fino a questo punto è stata volta a smuovere le coscienze dei sardi per far sì che si mettessero in moto dei processi di cambiamento.
La Repubblica di Sardegna non è per noi un semplice traguardo [una scatola vuota] da raggiungere, bensì un momento di passaggio verso la costruzione di un differente modo di stare al mondo. Tant'è che la nostra azione politica si basa sulla consapevolezza che sono necessari cambiamenti non solo nel rapporto con lo stato italiano, quanto e sopratutto nelle dinamiche interne: nel modo in cui le comunità territoriali che vivono quaesta terra si rapportano al mondo e nel modo che esse hanno di gestire la propria identità in quanto elemento propulsivo e non conservativo.
Non abbiamo mai dato spago ad alcuna forma di nazionalismo e siamo convinti che piangersi addosso, convinti di essere i più "belli" e i più "sfruttati" non serva pressochè a niente. Abbiamo visto per più di un cinquantennio all'opera il sardismo, ad esso ed ai suoi modi di costruire l'identità ci siamo forzatamente rapportati per evitare ancora una volta di commettere errori da becero rivendicazionismo, che da una parte decantava la sardità mentre dall'altra costruiva distruttivi legami di dipendenza.
Ora, ognuno di noi dovrebbe diffidare da chi promette di poter cambiare, attraverso una qualche leva miracolosa, le sorti di un popolo e del suo territorio. Noi siamo perfettamente conspevoli che esiste una complessità sociale con la quale è necessario fare i conti giorno per giorno ed è per questa ragione che non proponiamo miracolose soluzioni ai problemi economici di questa terra. Siamo consapevoli però che ogni realtà sociale, intesa come costruzione istituzionale possa cambiare. Per questa ragione alla certezza di non "essere italiani" affianchiamo la volonta, tramite una cosciente strategia politica, di raggiungere l'indipendenza.
Ci accusi di non avere strategie per far si che nasca una classe imprenditoriale sarda consapevole dei propri mezzi e delle proprie possibilità ma ti dimostri scarsamente informato circa i processi di evoluzione del sistema imprenditoriale sardo nell'ultimo cinquantennio. Le dinamiche di mutamento che hanno investito questa terra, trasformandola attraverso un rapidissimo processo di modernizzazione, non possono non venire considerate se si intende cominciare a trasformare meccanismi sociali consolidati. Che senso avrebbe una manifestazione a roma della piccola e media imprenditoria sarda?
A che pro?
Per affermare la rinuncia all'assistenzialismo in cambio di potere decisionale?
Sai benissimo che sarebbe necessario in primis una presa di coscienza sulle possibilità collettive di questa terra di stare al mondo, di esistere a prescindere dallo stato italiano.
La risposta più scontata che sentiamo nelle strade quando parliamo di indipendenza è la seguente: " e come facciamo a sopravivere?"
Ciò denota un asservimento dell'immaginario di molti nostri connazionali...
come sradicare simili luoghi comuni? è logico che si tratta di un problema per cui non è sufficente l'elaborazione teorica o un semplice programma elettorale.
Perchè la sardegna è la maggiore esportatrice di militari? Perchè ogni anno 40000 ragazzi fanno domanda per arruolarsi in una qualsiasi branca dell'esercito? E perchè le attività produttive che nascono in sardegna sono spesso e volentieri legate al settore del commercio al dettaglio?
In sardegna convinvono meccanismi classici di sfruttamento coloniale (non sto ad elencarti cose che probabilmente ssappiamo tutti) e meccanismi di autocolonizzazione. I primi si possono sradicare attraverso una forte contrapposizione politica, i secondi solo attraverso una presa di coscienza...
Stiamo lavorando affinchè questo avvenga...
Purtroppo... ora devo staccare, ben sapendo che molte delle cose da te dette non sono state nemmeno sfiorate... spero di poter concludere il mio discorso quanto prima!!!
itz.




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