Pagina 3 di 5 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 50

Discussione: che ne pensate?

  1. #21
    Repùbrica de Sardigna
    Data Registrazione
    20 Mar 2004
    Località
    Aristanis-Roma
    Messaggi
    637
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Se devo essere sincero, avevo scartato questo 3d perché mi sembrava l’ennesimo tentativo di un provocatore di farci perdere tempo con i soliti stereotipi, luoghi comuni e via dicendo. Questa mattina mi ci sono soffermato con più attenzione ed effettivamente oltre ad alcune valutazioni che sembrano tratte dal manuale "della scontata banalità" anti indipendentista, ho trovato degli interessanti spunti di riflessione.

    Nel tuo discorso noto una certa schizzofrenica altalenanza tra una voglia di cambiare la realtà attuale ed un attaccamento viscerale alla stessa. Passi liberamente da una cosciente (non mi ci soffermo) analisi della realtà economica sarda a delle conclusioni che trovo del tutto inadeguate ai presupposti da cui parti.

    Vorrei ricordarti che questo movimento -iRS- ha circa un anno di vita e la sua azione politica fino a questo punto è stata volta a smuovere le coscienze dei sardi per far sì che si mettessero in moto dei processi di cambiamento.
    La Repubblica di Sardegna non è per noi un semplice traguardo [una scatola vuota] da raggiungere, bensì un momento di passaggio verso la costruzione di un differente modo di stare al mondo. Tant'è che la nostra azione politica si basa sulla consapevolezza che sono necessari cambiamenti non solo nel rapporto con lo stato italiano, quanto e sopratutto nelle dinamiche interne: nel modo in cui le comunità territoriali che vivono quaesta terra si rapportano al mondo e nel modo che esse hanno di gestire la propria identità in quanto elemento propulsivo e non conservativo.
    Non abbiamo mai dato spago ad alcuna forma di nazionalismo e siamo convinti che piangersi addosso, convinti di essere i più "belli" e i più "sfruttati" non serva pressochè a niente. Abbiamo visto per più di un cinquantennio all'opera il sardismo, ad esso ed ai suoi modi di costruire l'identità ci siamo forzatamente rapportati per evitare ancora una volta di commettere errori da becero rivendicazionismo, che da una parte decantava la sardità mentre dall'altra costruiva distruttivi legami di dipendenza.

    Ora, ognuno di noi dovrebbe diffidare da chi promette di poter cambiare, attraverso una qualche leva miracolosa, le sorti di un popolo e del suo territorio. Noi siamo perfettamente conspevoli che esiste una complessità sociale con la quale è necessario fare i conti giorno per giorno ed è per questa ragione che non proponiamo miracolose soluzioni ai problemi economici di questa terra. Siamo consapevoli però che ogni realtà sociale, intesa come costruzione istituzionale possa cambiare. Per questa ragione alla certezza di non "essere italiani" affianchiamo la volonta, tramite una cosciente strategia politica, di raggiungere l'indipendenza.

    Ci accusi di non avere strategie per far si che nasca una classe imprenditoriale sarda consapevole dei propri mezzi e delle proprie possibilità ma ti dimostri scarsamente informato circa i processi di evoluzione del sistema imprenditoriale sardo nell'ultimo cinquantennio. Le dinamiche di mutamento che hanno investito questa terra, trasformandola attraverso un rapidissimo processo di modernizzazione, non possono non venire considerate se si intende cominciare a trasformare meccanismi sociali consolidati. Che senso avrebbe una manifestazione a roma della piccola e media imprenditoria sarda?
    A che pro?
    Per affermare la rinuncia all'assistenzialismo in cambio di potere decisionale?
    Sai benissimo che sarebbe necessario in primis una presa di coscienza sulle possibilità collettive di questa terra di stare al mondo, di esistere a prescindere dallo stato italiano.
    La risposta più scontata che sentiamo nelle strade quando parliamo di indipendenza è la seguente: " e come facciamo a sopravivere?"
    Ciò denota un asservimento dell'immaginario di molti nostri connazionali...
    come sradicare simili luoghi comuni? è logico che si tratta di un problema per cui non è sufficente l'elaborazione teorica o un semplice programma elettorale.

    Perchè la sardegna è la maggiore esportatrice di militari? Perchè ogni anno 40000 ragazzi fanno domanda per arruolarsi in una qualsiasi branca dell'esercito? E perchè le attività produttive che nascono in sardegna sono spesso e volentieri legate al settore del commercio al dettaglio?

    In sardegna convinvono meccanismi classici di sfruttamento coloniale (non sto ad elencarti cose che probabilmente ssappiamo tutti) e meccanismi di autocolonizzazione. I primi si possono sradicare attraverso una forte contrapposizione politica, i secondi solo attraverso una presa di coscienza...

    Stiamo lavorando affinchè questo avvenga...

    Purtroppo... ora devo staccare, ben sapendo che molte delle cose da te dette non sono state nemmeno sfiorate... spero di poter concludere il mio discorso quanto prima!!!

    itz.

  2. #22
    Meda sabios paris
    Data Registrazione
    02 Dec 2004
    Località
    Atlantide
    Messaggi
    5,063
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Sistema feudale e ancien regime

    Caro Bush Prescott....Ti parlo in Italiano, penso tu sia italiano, non lo so, uguale....

    Condivido in linea di massima la tua analisi economica, anche se riscontra una mancanza, che posso chiamare vera e propria ignoranza (senza offendere) diciamo così, "storica".
    In Sardegna, o in gran parte di essa, vige da 500 e più anni, da quando cioè le truppe agli ordini del Re di Aragona, sfruttando una terribile pestilenza all'interno delle armate arborensi, l'hanno annessa alla suddetta Corona, un sistema di tipo feudale.
    Il resto è stato colonialismo, oppressione e vera e propria fabbricazione di servi.
    Il sistema creato allora è rimasto intatto sino ai giorni nostri: una casta "eletta" di famiglie al servizio del dominatore straniero di turno controlla le risorse, il resto si adegua, fa cioé a gara ad accaparrarsi le briciole.
    Tale casta, che oggi è italianizzata, ma che un tempo era spagnolizzata e in futuro potrà essere inglesizzata o americanizzata, uguale, basta appoggiare il sistema che la favorisce, controlla non solo le risorse economiche (campi, terre, fonti, ecc.) ma come una cappa puzzolente e viscida anche quelle politiche e culturali: scuole, università, massmedia, editoria, amministrazioni, sindacati, partiti, ecc....
    La scuola italiana in Italiano è stata da essi favorita, in quanto i loro figli, potendosi permettere insegnanti in quella lingua, andavano avanti, i sardoprlanti restavano nei campi e negli ovili.....
    Cosa che per lorsignori andava benissimo perchè, si sa, esser promossi significa carriera, e carriera significa potere! Il potere che hanno sempre mantenuto e che mantengono tuttora....Di padre in figlio, favoriti e coccolati! E chi non ha ne "padri" e ne "figli" elemosina assistenza, fa le valige o va nella legione straniera!
    Questa gente, che io chiamo lo Shogunato sardo e che anche in questo forum viene identificata come sarda, è in realtà italiana, o collaborazionista.....Sono qui da secoli, da millenni, sono qui, ripeto....Ma di sardo non hanno nulla! Il loro unico obbiettivo è il mantenimento del potere, dello staus quo, dell'ancien regime! Il popolo segue, perchè è popolo, gregge, e ha sempre seguito!
    Basta che gli dai un'auto potente, una partita di calcio, un paio di tette e cosce in televisione, il popolo è contento....Anche quando sfila nelle piazze dietro il sindacalista di turno è contento: bestemmia una mattinata contro il tiranno poi si ritira, accende la tv e alle prossime elezioni rivota il tiranno, o l'opposizione al tiranno che è uguale al tiranno!
    La casta traditrice, i lacchè, i codini rimangono.....Cambiano i governi, le giunte, i consigli, cambia il padrone coloniale, quelli rimangono, e tirano i fili!
    Quelli che vendono e svendono non sono pertanto "i Sardi", ma solo ed esclusivamente questa Casta, che da vendere, e svendere, ha! Tu, come molti, scambi una piccola parte per il tutto!

    Questo per dirti: la Sardegna oggi é come il Lombardo- Veneto sotto gli Absburgo! Truppe Imperiali, Radezky, Metternich, Luogotenenti leccapiedi, puttane di regime, cortigiane, ecc....
    Noi in tutto questo siamo i cospiratori, i mazziniani, quel 2% di Illuminati che aspettano il momento per buttarli giù dal trono! Metti Romantico al posto di Indipendentista e ci siamo...... In quanti hanno fatto il Risorgimento italiano? La stessa percentuale che oggi fa il Risorgimento Sardo!
    Molti non saranno d'accordo con ciò che dico ora, ma nemmeno i Romantici erano tutti latte e miele: questa cappa puzzolente che da centinaia di anni opprime la nostra terra non andrà via senza usare ogni arma a sua disposizione, comprese le baionette! Ma se lo farà, penso, saremmo costretti a risponderle..... Come fanno i Palestinesi, come fanno in Chapas, come fanno in tutto il Mondo i popoli attaccati che resistono!

    Nazionalismo? Io non ti rispondo come gli altri che dicono no al Nazionalismo a priori.....Innanzitutto, cosa intendi per Nazionalismo? Divise, parate, truppe in marcia, sogni di colonie, promesse di "posti al sole"?
    A questo dico anch'io no!
    O intendi forse che non dovremmo sventolare la nostra bandiera, riportare alla luce la nostra storia, difendere la nostra terra? Intendi che dovremmo ridurci a cittadini del mondo che festeggiano Halloween senza sapere cosa sia un Mamuthone? Intendi che non dovremmo avere un inno, un canto, un mito ideale da seguire? Intendi che dovremmo ridurci a ingranaggi delle multinazionali, metterci giacca e cravatta e sederci comodi comodi in un Parlamento? Chiariamo Nazionalismo! Chiariamo Patria!
    Patria, o Matria, è Terra Madre, è popolo, cultura, una tradizione millenaria che parte dalla Tribù e giunge all'Heimat, la terra natia, le radici.....Radici dalle quali ci vogliono strappare, sbattendoci in una qualunque periferia del nord a sgobbare per una qualunque schifossissima fabbrica e facendoci credere che quello sia il futuro.....
    A questa Patria dico si....Una Patria che non aggredisce nessun'altra Patria! Ma che ha il solo e semplice desiderio di tornare a vivere, a pulsare, ad amare senza che nessun viscido schifoso Bill Gates le dica: "Tu sei passato!"
    Una Patria che accomuna i propri figli e li spinge alla lotta cosciente per ciò che gli è riconosciuto dalla storia.....E in Sardagna questo è chiaro, in Sardegna non ci sono confini da discutere: è un'isola! Un'Isola che appartiene al suo popolo!
    E che il suo popolo si andrà a riprendere! Con le buone o con le cattive!
    I discorsi economici, della convenienza a stare sotto l'Austria, li facevano anche i nipotini di Radezky a Milano, sperando che i milanesi gli credessero, gettandogli il fumo negli occhi! Ha funzionato per 50 anni, poi sappiamo com'è andata a finire!
    Ora continuano a farli i nipotini dei Bogino in Sardegna, molte volte mascherati da rivoluzionari di professione, mandati dalla penisola (anche nel Lombardo-Veneto c'erano socialisti che appoggiavano l'Austria!) per vendere fumo, balle statistiche e di previsioni di bilanci, cifre da loro inventate e accettate solo per il modo in cui le esprimono.....
    Durerà, funzionerà, ma per molto meno tempo di quanto tu, e loro, pensiate......

  3. #23
    indipendentista sardo
    Data Registrazione
    21 Nov 2004
    Località
    sardigna/milanu
    Messaggi
    234
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mi permetto di entrare nella discussione, aggiungendo un solo elemento al dettaglio del commento di Bush (che condivido solo in parte) riguardo alla situazione economica sarda:

    il sistema bancario

    la Sardegna ad oggi è l'unica regione priva di una "banca regionale"!
    Il sistema creditizio è il fondamento di ogni sistema economico: l'esportazione del rispario realizzato in loco verso altri lidi (l'Emilia Romagna in primis), la mancata assegnazione di finanziamenti alle aziende sarde, una delocalizzazione di posti di lavoro verso altre regioni, e la mancanza di una programmazione a favore del sistema produttivo sono solo alcune delle gravissime conseguenze che la SARDEGNA sta subendo a colpa del TUO stato, dei suoi sporchi interessi e giochi di poteri.. l'indipendentismo è l'unica risposta possibile anche in questo ambito.. in che modo i sardi potrebbero rimediare a questa situazione se non dandosi una propria repubblica!

    Un dubbio mi sorge.. forse te non conosci (come il 99% degli italiani temo) la situazione sarda..

    avevamo un unica grande banca regionale il Banco di Sardegna, che controlla anche la seconda banca sarda (il banco di sassari), qualche anno fà il governatore della TUA banca nazionale (un certo fazio..) decise che per il bene del sistema bancario italiano, il BdS dovesse confluire nella Banca Popolare dell'emelia romagna..

    da allora le oltre 400 filiali hanno subito un grave ridimensionamento negli organici e nei budget a disposizione per il credito alla popolazione locale..

    al momento se non erro la + grande banca regionale sarda (con capitale sociale detenuto in maggioranza da SARDI) è la banca di Cagliari.. credo abbia uno o max due sportelli.. ti lascio pensare a te le conseguenze!

    a in ultimo abbiamo banca CIS.. specializzata nel credito industriale per le aziende sarde.. il controllo di questa azienda è passato in mano alla fine degli anni '90 al gruppo Intesa (banca meneghina).. anche qui con conseguenze tragiche!


    ora spiegami in che modo la Sardegna dovrebbe reagire a tutto ciò?!? In che modo potrà ottenere un minimo di rispetto e di pari condizioni verso le altre regioni.. il mio commento qui era riferito al sistema bancario, ma può essere benissimo allargato ad ogni altro settore della vita economia.. a mio modesto parere l'unica via è quella di perseguire un cammino autonomo verso l'autodeterminazione di uno STATO SARDO INDIPENDENTE!

  4. #24
    indipendentista sardo
    Data Registrazione
    21 Nov 2004
    Località
    sardigna/milanu
    Messaggi
    234
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    chiedo scusa per come ho scritto.. ma ero infervorato oltre che febbricitante! :PP

  5. #25
    Nuovo Iscritto
    Data Registrazione
    11 Jan 2005
    Messaggi
    29
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Replico ad entrambi
    Kornus e Itzoccor

    Per prima cosa parto da Kornus.

    Evito di scrivere in sardo per una sola ragione, provengo dal Sulcis Iglesiente, che pur apparenendo alla Sardegna, ha una storia, che se vuoi puoi definire coloniale, in cui la lingua Sarda é quasi scomparsa nelle generazioni piú giovani ed urbane, se non per rimanere come gergo, come dialetto storpiato.

    Con tale gergo che non é ne Sardo ne italiano, non avrei gli strumenti per scrivere alcunché.

    Essendo all'estero in momento non posso che posticipare lo studio del Sardo e concentrarmi su altre lingue che mi tornano in momento piú utili, in quanto le devo usare quotidianemente.





    Non posso concordare con la visione di Kornus, ed anche l'accostamento risorgimento-indipendenza Sarda mi pare innoportuno.

    Credo che l'analisi di Kornus sia sbagliata perché parte da un presupposto sbagliato.
    Questo perché forse per colpa mia, forse per pregiudizzio iniziale, il mio articolo di partenza é stato frainteso.
    Forse anche per via della scelta della lingua italiana.

    lo riprendo sinteticamente

    "La Sardegna ha senza dubbio tutti i requisiti per pretendere la propria indipendenza"

    "la Sardegna é stata saccheggiata per millenni, i suoi metalli, ilsuo grano, i suoi uomini, le foreste. Il saccheggio oggi continua in maniera meno diretta, e
    continuerá sino a quando i Sardi non avranno i mezzi materiali e culturali per poter opporsi."

    "Come sardo ho molto sospetto nei confronti di quelli che vogliano creare la Sarditá."
    credo che la ricerca dell'indipendenza porti
    alla costruzione di un nazionalismo artificioso,
    spesso sfociante in sentimenti reazionari. Proclamarsi
    indipendenti significa anche cercare un nemico,
    una controparte su cui scaricare le colpe. Significa riscrivere a posteriori una sarditá che esiste ma é oggi fluida, viva, proprio perchénon
    facente parte di una visione nazionale, ufficiale"
    L'indipendenza ufficiale, mi pare un obiettivo
    raggiungibile solo a patto di iniziare una lotta
    durissima, pericolosa, con il risultato che poi
    rimaremmo una regione indipendente sulla carta
    ma
    povera, e quindi dipendente, da qualsiasi lobby
    multinazionale, nazione esterna, ."

    "In piú la ricerca ostentata di caratteri e segni
    che
    ci differenzino dagli "altri" non é altro che un
    scimmiottamento, l'ultimo colpo ad una tradizione
    vera, ad una sarditá vissuta e sentita prima che
    mostrata.
    E´un' operazione di marketing, un Leit motiv sucui
    creare movimenti politici, unire la gente,
    dargli un
    nemico comune, ma non certo risolvere i problemi di
    fondo della Sardegna."

    Nel mio ragionamento, non mi pare vi sia alcun ammicamento nei confronti del potere nazionale. Non vedo come il paragone con i socialisti che appogiavano gli austriaci, o il nipote di Radetzky possa essermi appiopato cosí
    leggermente.

    Quello che scrivo si puo´riassumere in due critiche al movimento.
    Una, lo snaturamento della tradizione Sarda, in veste di una riscoperta dei valori sardo nazionali. Un operazione simile a quella fatta da tutti i movimenti nazionali, anche dal risorgimento che ha in parte ricreato la storia dell'italia, accentuando la tradizione romana-toscana su tutto il resto.

    Chiediamoci.
    Esistono alcuni di noi, che vuoi per provenienza geografica o per storia personale, sono piú sardi di altri?

    Esempio eclatante é la mia incapacitá di scrivere in sardo. E´riconosciuto che esiste anche un differenza geografica fra zone piú interne della sardegna e zone piú costiere.
    La sarditá a Cagliari é vissuta in maniera diversa che a Fonni.

    La nostra realtá vuoi per le colonizzazioni, vuoi per la complessitá geografica della regione, presenta uno scenario eterogeno.
    La nostra storia é complessa. Ogni conquistatore ha lasciato il suo segno, ed almeno dal punto di vista culturale sarebbe difficile poter definire "la sarditá" partendo solo da tradizioni antiche.

    Certo ci rimane molto, sia geneticamente, che culturalmente, degli antichi abitatori della nostra regione, eppure se pur lentamente, anche noi ci siamo evoluti siamo cambiati e siamo cosretti a cambiare.

    Non é un male, ed anzi é una richezza.
    La ricerca di simboli nazionali, dalla valorizzazione della lingua sarda, alla rilettura della nostra storia, alla creazione della nazionale calcio, al cambiamento della bandiera, sono operazioni in parte necessarie in parte pericolose.

    Sono pericolose, se si tende a creare una visione ufficiale della sarditá, una visione stabile statica che ne cancelli la complessitá e si accontenti di pochi simboli e facili contrapposizioni.

    Mi assicurate che il vostro movimento non segue queste tentazioni. Alcuni interventi mi lasciano scettico al riguardo, ma credo nella vostra cristallina buonafede.



    La seconda critica é che se si vuole un indipendenza reale bisogna anche avere i mezzi per conquistarla ma sopratutto per mantenerla.

    Il ragionamento fatto invece da Kornus é quello che l'indipendenza debba essere raggiunta ad ogni costo. Siamo un isola, siamo altri, siamo sardi quindi é giusto essere indipendenti.
    "E in Sardagna questo è chiaro, in Sardegna non ci sono confini da discutere: è un'isola! Un'Isola che appartiene al suo popolo!
    E che il suo popolo si andrà a riprendere! Con le buone o con le cattive!"

    Su questo pensiero non posso trovarmi daccordo, Kornus é un idealista. Non vi é niente di male, ma io la penso in maniera diversa.
    Lui crede nell'idea che l'indipendenza non sia da raggiungere perché utile, ma perché giusta,qui io e Kornus ci differenziamo profondamente.

    Io credo che come individuo, potrei trovare le mie libertá personali minacciate in una Sardegna libera, che peró non funziona.

    Cosa intendo dire?

    Se noi Sardi ci liberiamo dallo straniero, abbiamo di fronte due possibilitá.

    Una che riusciamo a costituire un modello sociale che funzioni e che dia ad ogni cittadino sardo i mezzi per rimanere di fatto libero nella propria terra. Libero di lavorare, di avere una famiglia, ma sopratutto libero di sviluppare la propria personalitá e coscienza. Quindi abbiamo bisogno di una Regione che sia florida, aperta all'esterno, agli scambi, al futuro.
    Sarebbe un sogno se una Sardegna indipendente potesse raggiungere tutto cio´. Questo rappresenta lo scenario ideale, a cui noi tutti puntiamo.
    Su questo penso la maggioranza dei sardi sarebbero daccordo.

    La sconda possibilitá, e quella di conquistare l'indipendenza sulla carta, ma rimanendo deboli di fatto, rimanere una colonia. Chiamerei questo scenario, l'americalatinizzazione della Sardegna.

    Di esempi simili ne abbiamo a decine. Tutto il continente sudamericano é indipendente di fatto ma soggiace all'intervento diretto delle lobby americane. Lo stesso vale per tutte le ex colonie africane.
    Se la repubblica indipendente di Sardegna sará povera e debole, allora non continueremmo che essere una colonia italiana, o europea. Con una differenza peró, godremmo ancora di meno diritti e vantaggi.

    Come cittadino di un isola povera, separata dall'italia non avrei nemmeno la possibilitá di votare per il governo nazionale che indirettamente decide di fatto le mie sorti. Non avrei gli stessi diritti di coloro che la fanno da padroni sulla mia terra.

    Ripeto l'ennesima volta, saremmo come i portoricani dell'italia.

    Quindi il mio discorso sul concentrarsi sull'indipendenza economica e culturale
    prima che ancora quella istituzionale non é data da un indole mite e protesa al compromesso, ma nasce da una riflessione semplice.


    Quale sistema scolastico saprá dare una Sardegna povera e sola, quali norme in difesa dei lavoratori, quali norme contro lo sfruttamento delle nostre risorse?Saprebbero i politici di una repubblica Sarda sola e povera, opporsi alle multinazionali?
    Non credo. Se non ci riesono in Argentina e Brasile, perché dovremmo riuscirci noi?

    Viviamo in un epoca di scambi e di economia globale. Un epoca dura, che peró puo anche offrire potenzialitá a noi sardi la dove sapremmo essere furbi.

    Da circa il 500 avanti cristo tralasciando il periodo dei giudicati, la Sardegna é una colonia di questa o quella potenza.
    Perché?
    Perché nel momento in cui non siamo piu´stati in grado di diffenderci siamo stati soggiogati da potenze commerciali e militari superiori.
    Perché?
    Per il semplice fatto che la dove prima la Sardegna é stata centrale negli scambi dell'etá del bronzo, perse per un motivo od un altro la sua centralitá, non tanto geografica, ma economica.

    In cosa siamo, economicamente essenziali?
    Non esiste un ambito economico in cui noi possiamo fare la voce grossa, possiamo sederci ad un tavolo con altre realtá del meditterraneo e dettare le nostre condizioni.
    Siamo forse in grado di essere autosufficenti dal punto di vista energetico ed alimentare, ma non produciamo niente, che sia importante per i popoli che ci circondano.

    Che fare allora?
    Puntare sull'indipendenza con la speranza che con la buona volontá e l'orgoglio sapremmo anche mantenerla?
    Dimenticheremmo i migliaia di anni in cui tanti sardi come noi fallirono nello stesso progetto.
    Oppure creare le condizioni per riprenderci quella centralitá economica nel meditterraneo?

    Io credo che giocoforza l'europa dovrá risolvere il gap fra le coste del sud del meditterraneo da cui arrivano ogni giorno i tantissimi clandestini ed il nord del meditterraneo. Noi ci troviamo proprio al centro di questo confronto, che é anche un confronto religioso, culturale. Dobbiamo poter giocare un ruolo di cordinazione, una sorta di svizzera al centro del meditterraneo. Questo sará possibile solo se avremmo le figure professionali atte per farlo.

    Rispondendo ora a Itzoccor

    Chiaro che il movimento ha solo pochi mesi di nascita e che la vostra idea di politica sia nuova ed ha bisogno di tempo per maturare. Chiaro é anche il fatto che vi sia da parte vostra un attenzione al risveglio culturale della Sardegna che é poi presupposto per una crescita economica. Eppure vi inviterei, di cercare ancora di piú il link fra sviluppo ed indipendenza.


    "Sai benissimo che sarebbe necessario in primis una presa di coscienza sulle possibilità collettive di questa terra di stare al mondo, di esistere a prescindere dallo stato italiano.
    La risposta più scontata che sentiamo nelle strade quando parliamo di indipendenza è la seguente: " e come facciamo a sopravivere?"
    Ciò denota un asservimento dell'immaginario di molti nostri connazionali...
    come sradicare simili luoghi comuni? è logico che si tratta di un problema per cui non è sufficente l'elaborazione teorica o un semplice programma elettorale."

    Condivido, ed appunto questa mi pare la domanda centrale, come sta la Sardegna al mondo?
    Non basta una elaborazione teorica, eppure un movimento tale elaborazione a lungo raggio deve pur darsela, sopratutto se vuole convincere i Sardi della bontá del proprio progetto.
    Bada bene che se non altro sareste anche l'unica forza politica che abiia un tale progetto. Solo che mentre le altre forze politiche propongono un miglioramento a breve dello status quo, voi chiedete ai sardi di avere il coraggio di effettuare un cambiamento a 180 gradi.
    Quindi é giusto che si indichi anche dove volete andare a parare.

    Finisco l'interminabile articolo, precisando che non vi accuso di niente, ed anzi vi auguro nella riuscita del vostro movimento, e vi ringrazio dell'attenzione e delle risposte.

    Il mio non era un tentativo di adossarvi le colpe della poverta di una regione. Tali colpe sono semplicemente attribuibili a coloro che per milenni ci hanno sfruttato.
    Su questo siamo concordi.
    Spero continuerete a cercare una soluzione moderna ed aperta ai problemi della regione.

  6. #26
    Nuovo Iscritto
    Data Registrazione
    11 Jan 2005
    Messaggi
    29
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La riflessione sul sitema bancario é giusta, e ritengo l'annessione del banco di Sardegna uno scippo, uno scandalo.
    Ma anche qui, la domanda nasce spontanea, come é possibile che in Sardegna certe operazioni siano possibili ed in altre regioni non lo siano? Che cazzo facevano i nostri amministratori ai tempi dell'accaduto?
    Mi informeró sulla vicenda.
    Proprio su queste cose bisognerebbe avere un attenzione particolare, perché concorderete che é solo un utopia parlare di indipendenza se poi i nostri risparmi sono gestiti da altri, magari proprio quelle banche che finanziano gli imprenditori che vorrebberó cementificare le nostre coste.
    Come dire che la prendiamo due volte nel culo (scusando il gergo)



    Infine

    Continua ad irritarmi il vostro accanimento nel definirmi italiano.

    E´ un modo di eticchettare i sardi che non la pensano proprio come voi, o che non scrivono in sardo, o cosa?
    Non capisco.

    Ad essere sincero mi fa proprio incazzare.

  7. #27
    Nuovo Iscritto
    Data Registrazione
    11 Jan 2005
    Messaggi
    29
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LA FONDAZIONE BANCO DI SARDEGNA CEDE
    IL 20% DEL CAPITALE ORDINARIO DEL BANCO DI SARDEGNA
    ALLA BANCA POPOLARE DELL'EMILIA ROMAGNA

    Obiettivo dell'operazione: una stabile alleanza strategica tra i due Istituti

    Ai sensi dell'art. 66 della Delibera CONSOB n° 11971 del 14.5.1999 (adozione del Regolamento di attuazione del D.Lgs. 24.02.1998 n° 58 concernente la disciplina degli emittenti), con riferimento a quanto già comunicato al mercato sulla Privatizzazione del Banco di Sardegna S.p.A., si comunica che in data odierna il Presidente della Fondazione Banco di Sardegna Prof. Giovanni Palmieri e il Presidente della Banca Popolare dell'Emilia Romagna Dott. Carlo Baldoni, su mandato dei rispettivi Consigli di Amministrazione, hanno sottoscritto il contratto di compravendita relativo alla cessione del 20% del capitale ordinario del Banco di Sardegna alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna. L'esecuzione del contratto resta subordinata alle autorizzazioni di legge.
    L'accordo prevede, fra l'altro, un diritto di opzione della Fondazione, da esercitarsi entro tre anni, per cedere alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, in una o più tranches, quote del capitale ordinario del Banco sino ad un ulteriore 31%.
    L'accordo è volto a stabilire una solida alleanza strategica tra la Banca Popolare dell'Emilia Romagna e il Banco di Sardegna. "Contestualmente al perfezionamento della cessione del 20% - precisa il Presidente della Fondazione Banco Sardegna, prof. Giovanni Palmieri - le parti sottoscriveranno un patto col quale si impegnano a garantire nel tempo il mantenimento dell'autonomia istituzionale del Banco ed il rafforzamento del suo radicamento territoriale a supporto dello sviluppo economico della Sardegna".

    Come parte integrante dell'intesa, infatti, i due Istituti hanno previsto un accordo parasociale di collaborazione che assicuri la stabilità dell'azionariato e l'impegno delle parti a consultarsi sulle questioni di maggiore importanza relative alla gestione del Banco, con l'obiettivo di concordare soluzioni comuni.

    "Con la sottoscrizione del contratto - afferma il Presidente della Popolare Emiliana, Dott. Carlo Baldoni - si realizza oggi una stabile alleanza strategica, volta al perseguimento di obiettivi comuni di collaborazione operativa mirati allo sviluppo del Banco e coerenti con il primario ruolo di servizio che esso svolge nell'isola, oltre che di stimolo alla crescita economica della Sardegna".

    La Fondazione Banco di Sardegna è assistita per il processo di privatizzazione da Schroder Salomon Smith Barney, mentre, Arca SIM ha agito come consulente della Banca Popolare dell'Emilia Romagna nell'operazione.

    Con una capillare rete di 463 sportelli e 4.376 dipendenti, il Banco è il principale operatore nel settore del credito in Sardegna, con una quota di mercato complessiva a fine '99 pari al 52% sul totale intermediato. L'ultimo esercizio ha chiuso con la ripresa della redditività per il Banco, che ha registrato un utile netto consolidato pari a Lire 22,9 miliardi. Nel 1999 la raccolta diretta è stata pari a Lire 14.306 miliardi, corrispondente al 55% del totale della raccolta nell'isola; la raccolta indiretta ha registrato una crescita pari al 7,8% rispetto al 1998, assommando pari a Lire 7.900 miliardi. Gli impieghi ammontano a Lire 11.122 miliardi, il 46% circa al totale degli impieghi in Sardegna.

    La Banca Popolare dell'Emilia Romagna, con una rete di 457 sportelli e 5.557 dipendenti, è presente in 11 regioni italiane. A livello di Gruppo, la BPER, che ha in programma la quotazione in Borsa nel medio periodo, ha realizzato nel 1999 un utile netto pari a Lire 271 miliardi (+30%). La raccolta diretta è stata pari a Lire 25.782 miliardi (+19,8%), la raccolta indiretta si è attestata a Lire 28.854 miliardi (+16,63%) mentre gli impieghi hanno raggiunto la cifra di Lire 20.920 miliardi.

  8. #28
    Indipendentista sardu
    Data Registrazione
    25 May 2012
    Località
    Varese - Disterru
    Messaggi
    13,160
     Likes dati
    2
     Like avuti
    22
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Penso che l'"italiano" fosse dovuto al fatto che pareva inizialmente tu venissi dall'Italia. Comunque in generale assolutamente denota unicamente una provenienza geografica, lungi da ogni tipo di razzismo.

  9. #29
    Nuovo Iscritto
    Data Registrazione
    11 Jan 2005
    Messaggi
    29
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    http://www.isolanews.it/politica/200...3a28c5a806509/
    Cagliari, 02/12/2000
    Il Banco di Sardegna e’ stato ceduto alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna.
    Immediatamente si sono scatenate polemiche, conflitti, aspre lotte e disappunti severi.

    Il presidente della Regione Mario Floris e’ arrabbiatissimo e preoccupato per la facilita’ con cui evidentemente si puo’, a suo parere, contravvenire alla correttezza istituzionale.
    Le sue riserve vanno tutte ai componenti della Fondazione Banco di Sardegna, piu’ precisamente a Vanni Palmieri, Andrea Raggio e Andrea Pubusa, che non avrebbero informato la Regione delle decisioni assunte a proposito dell’ultima operazione di vendita della maggioranza azionaria del Banco.
    Secondo Floris la Giunta regionale avrebbe infatti delle competenze in materia di credito, che devono essere rispettate affinche’ nessuno possa permettersi di minare le prospettive di sviluppo dell’isola.

    Il Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna, Giovanni Palmieri, dal canto suo risponde che tal tipo di operazioni devono essere portate avanti con il massimo della riservatezza, e che non appena i tempi lo avevano concesso, loro tutti si erano affrettati ad informare la Regione, che comunque non avrebbe alcuna politica del credito.

    Intanto le operazioni sono state eseguite: il 51% del Banco di Sardegna e’ stato acquisito dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che fa capo a Guido Leoni, il quale si e’ dimostrato fiducioso e ottimista, soprattutto sordo a tutte quelle voci che mettono in evidenza la scarsa redditivita’ del Banco di Sardegna. Il suo obiettivo e’ quello di esportare fuori dall’Emilia Romagna il modello della banca modenese, dando luogo ad una banca federale: solo le banche locali potrebbero per lui rilanciare l’economia.

    E se e’ stata cosi’ aspra polemica tra la Giunta regionale ed il Banco di Sardegna, intanto e’ polemica anche tra maggioranza ed opposizione: per la prima e’ inammissibile che i risparmi dei cittadini sardi possano andare ad essere utilizzati, gestiti ed amministrati al di la’ del mare, mentre la seconda si e’ pronunciata in difesa della Fondazione, ad eccezione di Pier Sandro Scano.

  10. #30
    indipendentista sardo
    Data Registrazione
    21 Nov 2004
    Località
    sardigna/milanu
    Messaggi
    234
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bush.. l'unione tra il Banco di Sardegna e Popolare dell'Emilia Romagna non è giustificata da nessuna motivazione strategica militare ma da sole cause politiche..
    Se segui un minimo le vicende finanziare italiane vedrai il peso della massoneria ed il potere pierno ed assoluto di Fazio!!
    Decide lui tutto, su ogni singolo aspetto dello sviluppo del sistema bancario.. se vuoi ti mando una mail piena di link a riguardo!

    giusto per la cronaca non siamo noi sardi "inattivi" a questi attacchi.. certo potremmo, anzi dovremmo, sicuramente fare di più.. il problema è che delle nostre proteste in TERRA SARDA, nella tua Italia arrivano solo labili echi.. questo lo so per esperienza personale visto che sto studiando in continente!
    All'epoca della decisione di depositare le scorie in Sardegna, ci fu una forte "insurrezione" dei sardi.. nei VOSTRI giornali (corriere, repubblica, etc..) solo sporadiche pagine dedicate all'argomento..
    dopo inspiegabilmente quando si parlava di portare le scorie in Basilicata, la copertura mediatica dell'evento si è moltiplicata..

    non c'è peggior sordo, di chi non vuol sentire.. temo ke finkè non si menano le mani, non si fà notizia..

 

 
Pagina 3 di 5 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Pensate schiavi ...pensate ...pensate!!!
    Di Dogma nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 06-05-12, 13:58
  2. pensate che.....
    Di evasion00 nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 26-01-08, 16:34
  3. Che ne pensate?
    Di Herr Mann nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 19-10-05, 15:29
  4. Che ne pensate??
    Di Daniele (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 09-06-03, 00:39
  5. Ke ne pensate dei gay?
    Di Oli nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 78
    Ultimo Messaggio: 05-04-03, 11:18

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito