Il problema è che qualunque forma di reazione violenta contro un regime, se non è dotata di strategia e coscienza rivoluzionaria, costituisce un benefico "vaccino" per il regime stesso.
Certo, se la violenza è fine a se stessa, servirà solo al "Regime democratico" per rafforzarsi, nulla più. Strategia e Coscienza rivoluzionaria, sono fondamenta, e in quanto tali, necessarie per ogni movimento che vuole "Trasformare l'esistente".
Altrimenti, se la soluzione del problema fosse semplice come ipotizzata nello scambio Meridius-SPQR (ammazziamo il capo del regime - ti danno dieci anni di galera ), non ci sarebbe alcun problema.
Non si risolve nulla ad "ammazzare un capo di regime", poichè 1)questo non rappresenta il "cuore dello Stato"; 2) Un processo rivoluzionario comprende tre liberazioni : sociale, spirituale e politico/nazionale. Sviluppare la nostra azione su queste 3 direttrici, consente di isolare progressivamente le Istituzioni dello Stato, dal Popolo. "Socializzazione integrale - Liberazione Nazionale - Difesa dell'Identità".
Considerare un semplice omicidio, come il culmine di un processo rivoluzionario (nel caso di Moro, un attacco al Cuore del Sistema) è veramente banale.
La nostra rivoluzione si compie giorno per giorno, coinvolgendo un numero maggiore di individui, liberando coscienze imprigionate nei meccanismi perversi del Sistema (L'accettazione di una società Multirazziale, il consumismo, il materialismo che pone come fine ultimo della vita dell'uomo, la ricchezza - appunto - materiale etc...).
Attraverso ciò, si destabilizza un Regime, mettendo in discussione i "Valori", le "ideologie" che costituiscono il "nucleo centrale della propaganda borghese".




Rispondi Citando
Con l'uso improprio di filosofi intendevo moderni e contemporanei storici, analisti, politologi dell'Idea... che so, da Pound - questo sì, credo l'abbiano letto - a Evola, Pavolini, Fini (Massimo), Brasillach, Codreanu (che potrebbe essere, per certi versi, equiparato a quel 'mitologico' Subcomandante Marcos che, ammesso ch'esista come persona fisica, ho avuto modo di leggere in una raccolta di comunicati - "Racconti per una solitudine insonne" - e che ho apprezzato). Non penso si siano cimentati nella lettura di Rauti (oddio, questo non so quanto sarebbe costruttivo... non per l'autore in sé, quanto per l'approccio mentale), etc. - a dire il vero, è già difficile per noi arrivare a quei testi, che raramente popolano le biblioteche comunali e spesso vanno cercati col lanternino... (fortuna che c'è internet) In quanto al razzismo, beh è più un falso-mito che altro: sicuramente il nazionalismo 'cozza' con l'idea anti-statale delle falangi insurrezionaliste (mi chiedo, però, come intendano gestire, appunto, l'era post-rivoluzione... non penso abbiano cari i soviet, né si possa pensare ad una totale auto-gestione delle masse...), com'è altrettanto vero che la xenofobia a vari livelli è innestata nella nostra base come uno status symbol... ma sarebbe, questa, una banalizzazione pari a quella che dalla nostra parte potremmo fare delle teorie di un Bakunin o, di un Proudon... o di un Malatesta... per spregio, più che per effettiva antitesi (non che non ci siano contrasti più che evidenti, anzi... ma quanti di quei sedicenti razzisti hanno studiato sui tomi del 'nemico'? io stesso non nascondo di avere moltissima strada da fare, in un senso come nell'altro, quanto a letteratura). È un bel problema. Io mi ci siederei ad un ipotetico 'tavolo delle trattative', ma quanti sarebbero disposti a farlo? Forse più di quanti non mi aspetti... almeno, da questa parte della barricata.
